Brezza con voce suadente a scuoter le piante,
batton le foglie come mani protese al plaudo
e più forte si agitano a sembrar acqua scrosciante.
Profumi… d’estate calante,
tra rivoli e fossi di una campagna fiorente,
che dolcemente infrange
il cuore dormiente.
batton le foglie come mani protese al plaudo
e più forte si agitano a sembrar acqua scrosciante.
Profumi… d’estate calante,
tra rivoli e fossi di una campagna fiorente,
che dolcemente infrange
il cuore dormiente.
Rincasa la sera.
La luna è
sfiorata dall’acqua di fiume
e s’infila tra i sassi.
Tra fronde
(s’infila)
di alte betulle che zitte,
si bevono il cielo.
Rincasa la sera
(senza far rumore)
tra i tetti di gesso.
Dipinge penombre,
s’appresta sull’uscio,
arrossa lanterne.
Rincasa la sera
(poi)
in camera mia.
Il faro nel buio
illumina il mare,
prosegue il suo giro
insegue la rotta,
intruppa...
e di luce,
macchia la notte,
macchia la notte,
in camera mia.
Mi porge una stella.
Ho il mare
cucito addosso
come una sottana
ho il suo profumo
come una carezza stretta
un bacio intatto
e umido il suo sentire.
Pacata , profonda, immensa
Pacata , profonda, immensa
goccia d'azzurro
battito d'ali in viaggio
alba all'orizzonte,
sete in un bicchiere.
Ho il vuoto
di una conchiglia
che aspetta quel ritornello antico
di antiche primavere.
Tornerai chiacchiericcio
di rumori
vanità del cielo
note dell'anima al tramonto.
---Azul y Blanco---
“Il peggior nemico della creatività è il buon gusto.”
(Pablo Picasso)
Avremmo dovuto
restare fedeli
a noi stessi,
alle nostre radici
e ai nostri veri amori:
così sarebbe stato più facile
lanciarsi in audaci voli acrobatici,
verso il recupero della memoria
e oltre lo spazio che separa
un corpo dall’altro.
Povero cieco,
io ti ho sempre voluta,
persino quando mi strillavi
e cercavi di sopprimere il genio
che a tuo dire mi rendeva pazzo;
prima di quei miei capricci cubisti,
prima dell’abolizione dello spazio,
prima ancora del brusco risveglio
della mia fragile aura visiva,
e di quella sua vaga
malinconia.
E intanto
che il mondo
si tingeva di grigio,
io non ho mai smesso
di diluire il mio male
con il tuo rosa
soffuso:
il solo tono
che abbia mai amato.
Se non fosse stato per lui,
sarei morto senza speranza,
avvelenato dal magnetismo
della mia propria perfidia:
come una macchia gialla
che non sa farsi sole.
“Solo io so quello che lui è... è uno strumento di morte... non è un uomo, è una malattia.“
(Dora Maar)
L'avola paziente mi raccontava favole
finché fui cosciente
che il lieto fine non avviene sempre
Dopo le fiabe
dalle serie rosa
e dalle soap opera
dell'amore
ho imparato ogni cosa
"A volte stretta
e senza foglie
è la via:
dite la vostra
vi ho detto la mia"
finché fui cosciente
che il lieto fine non avviene sempre
Dopo le fiabe
dalle serie rosa
e dalle soap opera
dell'amore
ho imparato ogni cosa
"A volte stretta
e senza foglie
è la via:
dite la vostra
vi ho detto la mia"

Pensieri sognati ti
rifugi, e con un soffio
respiro distruggi, danzi
leggero soave,
portando con te la
mia chiave, non posso
nemmeno volare, nel cielo
la devo lasciare, tu
sciogli i nodi del
cuore, trasmetti lamento
solcato, nell' ora del
sole infuocato, intrighi
la pelle setosa, mi
ondeggia nel cielo
ombrosa, sui rami
ormeggi germogli
folati, al canto della
vita approdati.
Intense emozioni
in arrivo
con leggera brezza
sui litorali esterni dell'anima,
con vigorose precipitazioni
di parole sconnesse
e idee allucinate.
Calma piatta
sul versante dei cuori,
con leggera pressione
di aneliti cosmici.
Strato di pensieri
persistente
sulle coste della mente
ai confini con il vuoto
che soffia impetuoso
sui volti di pellegrini
in cerca di un'altra ragione di vita,
Desiderio
vicino allo zero assoluto
nelle alte quote
della conoscenza globale.
Si sconsiglia
la navigazione
nei mari della noia.
in arrivo
con leggera brezza
sui litorali esterni dell'anima,
con vigorose precipitazioni
di parole sconnesse
e idee allucinate.
Calma piatta
sul versante dei cuori,
con leggera pressione
di aneliti cosmici.
Strato di pensieri
persistente
sulle coste della mente
ai confini con il vuoto
che soffia impetuoso
sui volti di pellegrini
in cerca di un'altra ragione di vita,
Desiderio
vicino allo zero assoluto
nelle alte quote
della conoscenza globale.
Si sconsiglia
la navigazione
nei mari della noia.
Lo guardavamo insieme
ci chiedevamo se dormisse
o fosse morto lì fra quelle cime
Il naso rosso dal gelo
non era quello più a sinistra
così adunco a perforare il cielo
Era sdraiato sulla Terra
e non se ne vedeva la fine
con le sue rughe di entroterra
che ci regalavano il fiume
Ti inventavi la sua storia
ma non c'era il lieto fine
per quella sparatoria
ingaggiata contro tre formiche
Parlavamo troppo forte
con la voglia di vederlo sveglio
con l'idea di un pianoforte
per farlo stare meglio
A sera il vento lo sbuffava
e coi torrenti ci piangeva
L'arenaria lo arrossava
ed un rimpianto lo prendeva
Perché averle tolto il mare
e averle tolto ogni dolore
era triste quanto l'aspettare
che tornasse il suo primo amore
Era quella l'ennesima estate
con l'ennesima ghirlanda di fiori
ma a lasciar passare le giornate
perché ormai passate le migliori
I vaporosi castelli incantati
li sognava pur avendoli davanti
Sentiva i baci come aerei schiantati
e lei invecchiare fra i prati verdeggianti
A guardare te avrei fatto io lo stesso
ma a guardarlo sarebbe stato un prezzo alto
Restar per sempre con il rosso addosso
e negli occhi la miseria del cobalto
ci chiedevamo se dormisse
o fosse morto lì fra quelle cime
Il naso rosso dal gelo
non era quello più a sinistra
così adunco a perforare il cielo
Era sdraiato sulla Terra
e non se ne vedeva la fine
con le sue rughe di entroterra
che ci regalavano il fiume
Ti inventavi la sua storia
ma non c'era il lieto fine
per quella sparatoria
ingaggiata contro tre formiche
Parlavamo troppo forte
con la voglia di vederlo sveglio
con l'idea di un pianoforte
per farlo stare meglio
A sera il vento lo sbuffava
e coi torrenti ci piangeva
L'arenaria lo arrossava
ed un rimpianto lo prendeva
Perché averle tolto il mare
e averle tolto ogni dolore
era triste quanto l'aspettare
che tornasse il suo primo amore
Era quella l'ennesima estate
con l'ennesima ghirlanda di fiori
ma a lasciar passare le giornate
perché ormai passate le migliori
I vaporosi castelli incantati
li sognava pur avendoli davanti
Sentiva i baci come aerei schiantati
e lei invecchiare fra i prati verdeggianti
A guardare te avrei fatto io lo stesso
ma a guardarlo sarebbe stato un prezzo alto
Restar per sempre con il rosso addosso
e negli occhi la miseria del cobalto
I versi del cielo sono grigi.
Eccoti, parla di nuovo un altro colore di monte,
quello più mollemente poetico che
vira su Parma tra le violette,
e non si ha il tempo di fissarla
in un sasso
quest'idea di cielo.
Subito sbiadiscono qui a me davanti,
mentre dietro nessuno sa, in quali occhi di ragazzo
o in nuove parole
tenute sul palmo della mano
dalla pioggia.

mentre dietro nessuno sa, in quali occhi di ragazzo
o in nuove parole
tenute sul palmo della mano
dalla pioggia.
“L'attesa è lunga; il mio sogno di te non è finito.”
(Eugenio Montale)
Io
ho
cibo
tutti
i giorni,
dalle nove
del mattino:
ma è te
che aspetto,
non questa manciata
di granturco e frumento.
E se ormai il prima e il poi
non cambieranno più
(da quando ti amo),
sarà nell’immobilità essenziale
della mia memoria involontaria,
che il ricordo diventerà il capire
e che il continuo pensare,
da inutile e transitorio,
si farà idea fissa.
Ho dimenticato,
e poi rivissuto,
ho provato
nostalgia,
ho amato
l’oggetto
perduto
e odiato
il ricordo
ritrovato;
ma alla fine,
nel mio oblio,
io ho custodito
quel che ho potuto:
lo sdoppiamento
di me stesso
e la perpetua
insoddisfazione
di chi ha provato
il male di vivere,
tutte le occasioni
di una solitudine
nient’altro che
esistenziale.
“L'uomo coltiva la propria infelicità per avere il gusto di combatterla a piccole dosi. Essere sempre infelici, ma non troppo, è condizione 'sine qua non' di piccole e intermittenti felicità.”
(Eugenio Montale)








