la poesia m' ha lasciata
mi curava e lavava
dagli insani pensieri
Incostante e sospesa
tra la gioia e il dolore,
tra paura e piacere,
ho taciuto il mio cuore
E m' illudo in un bel sogno
dove Amor mi culla sempre
e il tuo sguardo sul mio corpo
per un' ora o eternamente
Salvatemi sogni !
Risvegliatevi versi!
Che gia' una volta, nel buio,
senza voi , io mi persi.
mi scalderei,
se fossi qui
mi accenderei,
se mi parlassi
troverei
la terra e il cielo da capire,
il mondo intero da scoprire
il bene e il male del Principio
come fine e come inizio;
ma tu fuggi,
sublimata dai miei sogni,
dallo strano desiderio
dell’attesa di un amore.
Sto nel male più profondo
senza infamia e senza lode
come quella sigaretta
che fa male alla salute
solamente quand’è accesa.
smarrirmi che bella idea
amarti ..che forte marea
di infinite pulsioni
di rabbie e dolori ,
conquistatore incallito
seduttore invaghito
di uno straordinario mondo chiamato donna .
Riperderti che bella idea
perdermi che bella idea
chiamarti ..che dura odissea
di paure di un no
di incoscienza, non so,
amante assetato
uomo affascinato
da un magico pianeta chiamato donna .
Donarmi che bella idea
ascoltarmi che bella idea
distrarmi ..che folle marea
di lunghe fughe da giustificare
da tradimenti da negare ,
lurido impantanato
sporco stregato
da un ipnotico mondo chiamato donna .
per saltare
su quel treno in corsa,
sfidando i venti e le ostilità
di un destino che sogghigna lontano.
Trovare gli attimi
che mancano ancora
a questa eternità
che ci ruba il cuore,
per chiudere il cerchio
dei tuoi ritorni.
«La civiltà mi sta lentamente abbandonando. Comincio a pensare con semplicità, a non avere più odio per il mio prossimo, anzi ad amarlo. Godo tutte le gioie della vita libera, animale e umana. Sfuggo alla fatica, penetro nella natura: con la certezza di un domani uguale al presente, così libero, così bello, la pace discende in me; mi evolvo normalmente e non ho più vane preoccupazioni». Paul Gauguin
Gerusalemme, Roma, Parigi,
poi la sindrome di Stendhal,
e infine la Tahiti di Gauguin:
ma è stata breve la strada,
irrilevante la distanza.
Un niente a cospetto
del volo dei pappi.
Di questi tempi, amore,
è meglio se ti aspetto a casa;
al riparo dal bello, salvo dall’eden,
dal mio desiderio per i mondi perduti.
Rintanato fra la stufa e quello sguardo,
che se lo segui lui ti porta dritto al mare.
Ma quando poi questo attacco passerà
e tu mi ricorderai che era tutto reale,
ed io mi sentirò vuoto triste e cupo
come un burattino senza storia,
allora io sì che potrò davvero
sognare con occhi aperti.
Ancora perplessità,
ancora immagini,
ancora musica,
poi altro male,
altro tormento.
Ma tu confida in me
e porta tanta pazienza:
che tutto, come sempre,
sarà solo da preludio
ad un nuovo fiume
di parole oscure,
in enigmatico
linguaggio.
Si inaridisce questo silenzio
aggrovigliando i ricordi con l'attimo
mentre si sbriciola l'attesa
come la sabbia castelli al vento
che colpisce gli occhi.
Dolcemente in quel silenzio
il corpo depose le armi
ora misura il tempo con le emozioni
e con tutti quei sorrisi disegnati
che riempiono la mente
in questo vuoto fatto di dolore.
Cosi senza colpo ferire
hai deciso di fare
quattro passi in quel silenzio
lasciando tutti a capo chino
sulla veglia dei tempi
con l'acre odore della tua mancanza
rimasta come ultima carezza.
Il sangue ha un sapore dolciastro sulle labbra: l'assapori.
Quando dicevo di volerti raccontare una storia incredibile parlavo della mia vita,
ma tu eri così incredula da pensare che me l'ero inventata.
I punched you with the truth, just like it was a fist.
Blood has a sweetish flavour on your lips: you taste it.
When I said I wanted to tell you an astonishing story, I was referring to my life.
But, you were so distrustful to believe I had invented it all.
Ti sento e stropiccio
i miei versi
nel riverbero di virgole e sbuffi
ancora tra punti d' inchiostro
mio è il pensare di te.
Del tuo parlare s'appende il cielo
quando è Agosto e s'agogna la pioggia.
Ma scivola ormai questa memoria
nel freddo del mio cuore
e spettina i miei Natali.
Intessuto e ricamato
dai pensieri
rimani caldo di voce
in quel posto ad incastro
chiamato ieri.
Intreccia trame, forgia destini.
Talvolta indugia sulle crepe dei muri
e sulle rughe dei volti,
poi prosegue inesorabile,
accumulando e incrociando storie,
creando immense scenografie
di cui non è più possibile vedere l'inizio
né immaginarne l'esito.
Scrive senza sosta, il tempo,
cinico e indifferente,
uccidendo e partorendo creature,
generando speranze e tradendo illusioni,
provocando fiumi di lacrime e talvolta
illuminando di sorrisi i visi.
Anche di noi si è preso gioco
facendoci incontrare ed innamorare.
Ci siamo affidati alla sua invisibile corrente
come fosse la via maestra verso la sospirata felicità.
Ma il tempo gaglioffo gioca con le contingenze,
si trastulla con gli imprevisti, si balocca con le distrazioni.
D'improvviso, come fiume che trascina inesorabile
ogni cosa verso spaventevoli cateratte ,
così il flusso del tempo
ci ha condotto dentro un tragico vortice,
dove la storia che stava dipanando su di noi
ha trovato la parola fine.
E' precipitata nel gorgo,
ad accrescere in quel fondale
la catasta di resti e macerie
d'attimi infinitesimi e di storie lunghissime,
d'appuntamenti mancati e di progetti falliti.
Si disferà rapidamente
e tornerà ad essere semplice molecola,
sparpagliata nel vento,
per diventare semente di nuove, effimere storie
nel ventre instancabile del tempo
piega dolcemente i fiori.
Spunta un timido sole
dietro le nuvole bianche.
I Raggi riflettono
sui fiori.
Sulla coltre bianca
si formano dei colori.
Come un
arcobaleno.
Impronte di animali
scendono a valle.
Mentre gli ultimi
fiocchi di neve.
Toccano
terra.
Nel sogno ricorrente
non mi sorprendo più
dei tuoi passi bendati
al freddo chiaro della luna
Fumo d’avorio, la rete va essiccandosi
-si aprono celle ad una ad una-
Solo la mosca trascina la sua polvere
Io no, ho una piccola piuma
già tra le mani del mattino
ad un silenzio.
Il termosifone lo abbraccia l'anima
con una stola di quelle trascinate per anni,
il gatto per un momento la rincorre
e poi è distratto da un nuovo mistero,
o dal pappagallo sul vassoio
a passare l'inverno al centro dei tavoli -
mi solleva un po'
fossi neve immacolata sulla cima degli alberi
o un tè che solo tramonta verso le sei.










