Un bacio dato così!
In punta di piedi
con le nuvole addosso.
Lei diceva ti amo
ma il treno non poteva aspettare
per quel viaggio senza ritorno.
È stato un ultimo bacio
come una rondine
sei volato lontano
dicesti che saresti tornato
il giorno in cui le foglie
rinasceranno ancora.
No! Non è stato così
è già passato un altro inverno
alla stazione c’è un immenso deserto.
Dell’amore non sai più cosa farne.
ricordi sempre quel lontano ti amo
più passa il tempo
e si disperde nel cielo.
Non c’è più sole,
mentre l’acqua del fiume
ha trasformato un sasso
in una lama tagliente,
qualcuno dice non era vero niente.
E sei rimasto così!
Le lacrime ti piovono addosso
chiudi gli occhi ricordando quel bacio,
senti ancora il fischio del treno
che corre veloce.
E tu scrivevi una bella canzone…
Improvvisata d’amore.
lo ricordava solo vestito di un bianco puro...
e mentre fiocco dopo fiocco quel manto gelido cresceva,
a lui bastava restare legato a quel calore...
per scaldarsi sereno nel calore di un abbraccio...
Quei due corpi riuscivano a comunicare senza pronunciar parola...
L'unico linguaggio da loro conosciuto,
parlava di sguardi, ascoltava di carezze
e respirava con cuori tanto infiammati quanto intimoriti...
Perchè com'è solito imporre il copione di questa vita,
ogni momento sereno e solare sta solo aspettando
l'istante oscuro che incenerirà il tutto...
Ma dentro di loro restava la certezza che la nube che iniziava ad avvolgerli,
sarebbe svanita in un batter d'occhio non appena quei due sorrisi magnetici
si fossero scontrati ancora una volta
in uno sguardo complice dal colore cristallino dell'infinito...
Lei lo avrebbe atteso...
Lui anche...
Consapevole che, se con gli artigli del cuore
era riuscito anche solo a graffiare un angolo del suo di cuore,
lei non sarebbe mai più riuscita
nemmeno a desiderare di cercare altre mani...
Al di fuori delle sue.....!
quasi impazzito
non ti ascolta
non sa che vorresti fermarti
un attimo in più
a guardare
l'ultimo raggio di sole.
Scorre il tempo
cambiano le stagioni
ma tu in questa corsa
sei la stessa donna
che si emoziona
davanti a un sorriso
donato con il cuore
sei la stessa che
in questo pazzo mondo
senza pudore
rincorre quella lacrima
dove si soffre
per dolore regalato.
Pile di carta
salgono verso il cielo,
migliaia di segni mai capiti,
di inutili e vani memorandum,
di liste di cose che non realizzerò:
i fondamentali di una mente confusa
che conserva traccia di ogni male,
che si perde e che poi si ritrova
per poter sperare ancora.
Gli omini verdi sono qui,
calcano i miei pensieri
e irrompono sul foglio;
sciolti in pasta di crisocolla
o ridotti in polvere gialla di stelle.
Sono loro che tracciano queste traiettorie,
queste parabole, queste iperboli,
questi troppi scorci dolenti.
È forse illusione?
Ancora non so:
per me, al momento,
sono solo segni, orme,
solchi, impronte e graffi.
Nient’altro che mirabili parole,
che ahimè, non mi spiegano la vita.
per le strade della città.
Brandelli di frasi cadono
come elemosine dell’ironia
nella scuola invisibile
della mia meditazione.
Tra rovine d’edifici,
piedistalli grezzi e insudiciati,
superba e unica
s’innalza la statua del tedio.
Sembianze d’impenetrabili sorrisi
oscurano i volti
glorificandoli vagamente di segreto.
L’infelicità si blocca
sulle mie labbra
in un pozzo di gesti abbozzati.
E le tenebre si rischiarano
nei fuochi fatui dell’infedeltà.
torna la Memoria
un ricordo che non passa
con il gelo della merla.
Chiudo gli occhi e ascolto ...
Sul campo passi pesanti
di sentinelle armate
vigilano la notte gelida
senza fuoco e senza stelle.
Ascolto ...
il ringhiare dei cani e
il pianto disperato
di cuccioli d'uomo
che non hanno un pezzo di pane.
Mi pungo
con il filo spinato,
sento la paura,
immagino l'odore,
la morte lenta senza rumore.
Figli, fratelli, padri, madri, sorelle,
in lacrime
su rotaie assoldate
senza voce e senza occhi
verso l'ultimo viaggio.
Uniti
da un unico e solo destino
morire senza perchè
nel fumo di un camino.
c'è solo un pò di rumore
di vento
ad interrompere
i sussulti del cuore
in un momento d'amore.
E non vorresti esagerare
con i verbi
o troppe frasi appassionate
potrebbe essere anche scontato,
ma dell'amore rimani incantato,
incatenato e senza chiave
non sarà facile uscirne.
Che strano dopotutto,
anche se fa freddo
ed hai le mani gelate
o le coperte son poche
per scaldare i tuoi sogni
rimani sempre l'uomo che eri,
anche se poco rimane
perché la neve ha coperto tutto
ed è rimasto soltanto il silenzio
tu fingi di non saperne niente
aspettando...
Ed aspettando ancora...
E qui
che mi ritrovo
in un sospiro di vento
e un tappeto
di foglie ingiallite
in attesa
di fessure fiorite
aspetto
nugoli di margherite
e papaveri a iosa.
Sordo
è il ruscello
giù nella valle,
non più s'immergono
cuculi e usignoli
qualche stella riflessa
nel cielo
e pennellate sbiadite
hanno
i pendii erbosi
in attesa.
la mia casa era molto distante
e ogni calice pieno
mi esiliava sempre di più.
Capovolta la realtà
ci vidi più chiaro
e un essere nuovo nacque
votato al cielo
amico di ogni essere.
Versavo pianto
sui passi degli smarriti
attaccato dai sordi d'animo
e da velenosi rigidi cuori
che non apprendevano la luce.
Sono Francesco e parlo d'amore
banchetto con gli animali
e abbraccio i meno abbienti
in modo ch'io possa vedere
il fulgore di Dio
anche adesso che cieco e stanco
mi assopisco tra le preghiere
erette con nuove parole.
Non è facile abbandonarsi
alle folate del Marin,
che prima
è un varco giallo
su un cielo bianco celeste,
e dopo
una nebbia umida
che riveste cuori e animi.
Ci si sente imprigionati in quel limbo:
nel muro di Föhn, la zona di transizione,
nelle nubi dense e lenticolari
che insinuano il dubbio,
nel sollevamento
che ogni tanto è discesa
ma sempre tristezza.
C’è chi fluttua e non ha piedi,
chi cerca, chi indaga,
chi non piange,
chi accetta
e chi non indugia.
La nostra vita è qui,
e non è mai stato un segreto
il rincorrersi delle quattro stagioni:
siamo poeti noi, marinai,
anime caduche,
pensatori;
siamo vite frastagliate
che talvolta sanno anche gioire,
quando questo cielo corvino
finalmente rischiara
e l’amore sboccia.
Un acquarello tenue e dolce,
una lacrima su un sorriso,
un panorama
che è come rinascere:
posso dirlo no,
che ne vale la pena?
Stampa, tribunali e televisione
sono una dolorosa realtà.
Crimini nefandi e processi clamorosi,
fatti turpi dentro e fuor nazione,
letti o visti per curiosità,
producono gli effetti più morbosi.
I tribunali, dal severo aspetto,
son teatrini o luoghi di trambusto,
hanno perduto stima e dignità,
sono il cibo peggior dell'intelletto.
L'addebito può sembrare ingiusto,
ma penso che sia la verità.
La serenità sacra della legge
la lede l'eloquenza tribunizia,
nonchè l'intemperanza da comizi,
che poi, talvolta, la stampa ricorregge,
dando al lettor altra immondizia,
che desta sospetti e falsi indizi.
Come se ciò detto non bastasse,
la televisione, assai più verista,
è la peggiore d'ogni narrazione,
perchè lì si vedono in azione
le scene ben curate dal regista
che, destando più passioni basse
e stimolando gli istinti feroci,
che turbano dei deboli la mente,
annientando ogni nobil sentimento,
predispongono a delitti atroci
per imitazione, per vanto e sovente
per interessi o per divertimento.
Gli eroi della pistola e del coltello
per alcuni cervelli son l'attrattiva.
La fantasia è colpita dal mistero,
il fatto truce affascina e il duello
per gli uomini è la prerogativa
per detener lo scettro dell'impero.
Sangue, furti, rapine e violenza,
scandali politici ed orridi delitti
sono per i mass media pane
e per tanti licei di delinquenza,
dove s'impara a ledere i diritti
per poi diventare pescecane.
Molti mezzi di comunicazione
son le tribune della confusione.
Se il prossimo ne riceve danno,
l'informazione è licenza delittuosa,
è falsa verità e solo inganno,
è il flagello della società corrosa.
In nome dell'onestà e del buon senso
conviene che la pubblica opinione,
invocando leggi sempre più severe,
per evitare questo gran scompenso
vieti ai mezzi di trasgressione
di dar notizie, se non sono vere.
I mezzi, infatti, di cui io parlo,
se usati per migliorar la gente,
sarebbero i canali della pace
e non le erose gallerie del tarlo,
che rende vuoto ovver demente
l'essere ottuso che subisce e tace.
Un plauso, però,vada ai giornalisti,
che non hanno di passero il cervello,
nonchè ai togati seri specialisti,
che aborrono il sofisma ed il tranello.
Degni son pur di stima e lode
color che usano la televisione
per dare una benefica istruzione,
piacevole e senza alcuna frode.
Vorrei soffermarmi un momentino
sul perché noi scriviamo con passione,
la notte , la sera ed il mattino,
di giorno quando c’è la confusione;
scriviamo perché l’animo ci detta
le cose che sentiamo dentro il cuore
la vita che ci transita in diretta
avanti con la gioia e col dolore.
Sentiamo quest’angoscia del finire,
il magico universo intorno a noi,
il sole con le stelle lo stormire
di angeli che amiamo prima o poi,
scriviamo perché siamo insoddisfatti
del mondo che circonda i nostri affetti
i nostri desideri contraffati
i nostri inconfessabili difetti;
il nostro è un mondo tutto da scoprire
persino nel Parnàso abbiamo sede
le cime dell’Olimpo da salire
in cerca della nostra buona fede.
Scriviamo perché siamo solo umani
in cerca di capire l’infinito
temendo le incertezze del domani
che solo accarezziamo con un dito
e il tempo che trascina sul momento
ogni essere che vive in questo mondo
va via come nuvole nel vento
lasciandoci nel vuoto più profondo.
Del foglio bianco
esploro ogni angolo,
e come il marmoreo blocco informe
cela l’opera d’arte,
so che nasconde i versi che cerco.
Come note sul pentagramma dei pensieri,
appare una frase
ecco la metafora sottile.
Le rime si rincorrono
sul niveo prato dell’allegoria.
La licenza freme in attesa
di metter pace fra discordi suoni.
Sto poetando !
Sto scrivendo in rima !
Forse è sogno
Il foglio bianco mi abbaglia
chiudo il quaderno
e torno nell’ombra .
Dopo un pò di anni è comparsa una scritta illuminata
Tutte le mattine si faceva a gara
Tutti i bambini del paese siamo cresciuti con loro
Tutto il paese ad attendere
Ma purtroppo era troppo tardi i nonni dell’antico forno
Da quel giorno il pane
largo come un ultimo orizzonte
prima che le sfere cullate dall'azzurro
implodano nel vuoto
languido del giorno.
Rimasugli dell'anima
sono gli arti bloccati
dall'oblio, gli attimi, le effusioni
e i silenzi immani,
arti che trascinano, come un fardello,
l'ultimo barlume della notte
sui gradini dell'alba,
verso un lontano chiarore o
un desiderio incessante di vita.








