Ventosità e spensieratezza
riempiono il vento
di rosso e di delicatezza
come "I Papaveri" di Monet
stanno i miei pensieri.
C'è il cielo azzurro
di nuvole bordate giallo oro
e i papaveri stanno sul ciglio di un campo
e nella memoria di qualcuno,
dove l'aria è fresca e ne agita
il fragile rossore
che spicca proprio li ,
in mezzo a quel campo verde in fiore
come un docile amore.
Guardo e non tocco
perchè non cadano i petali
da quel fragile stelo
protetti da ogni declivio e dal vento
che non osa tacere.
Sotto ad un parasole
che solo si può amare
fisso quel momento pieno del suo dare.....
Tra l'erba verde incolta
e qualche margherita
passeggio serena e
riprendo vita.
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« ...ecco dal tumulo levarsi due snelli virgulti; e in quel momento il silenzio stava sul mondo intero, e altro suono non si udiva salvo il cantico di Yavanna. Alle sue note gli alberelli crebbero e divennero belli e alti e si coprirono di fiori; e così nacquero al mondo i due Alberi di Valinor. »
(J.R.R. Tolkien)
In questo rapido ciclo di nutrienti
il nostro bosco ombrofilo cresce,
disegna percorsi assurdi, magici,
traccia sentieri da seguire,
spigoli da esplorare:
fermi immagine
così belli
da far
male,
così folli,
così necessari
e così indispensabili
da annichilire il mio spirito;
e da svilire il corso di chi persiste
sull’eroica via per l’immaginazione.
La donna del desiderio
è sensuale, di dolci pensieri
e sussurra una poesia d'amore.
Intrigante si posa in ginocchio
da te
e raccoglie gli attimi più belli,
li conserva tra labbra rosse
scolpite da un pittore.
La donna del desiderio
sa rubarti tutte le stelle
e dipingere la luna
su un letto d'argento
sa brillare di passione
e sedurre con una carezza
e mentre il temporale
si fa più forte
si lascia sfiorare
la pelle dolcemente.
è sensuale, di dolci pensieri
e sussurra una poesia d'amore.
Intrigante si posa in ginocchio
da te
e raccoglie gli attimi più belli,
li conserva tra labbra rosse
scolpite da un pittore.
La donna del desiderio
sa rubarti tutte le stelle
e dipingere la luna
su un letto d'argento
sa brillare di passione
e sedurre con una carezza
e mentre il temporale
si fa più forte
si lascia sfiorare
la pelle dolcemente.
Farsi cumulo di vestiti molli
L'angolino respira
sa aspettare eterni secondi
Si apre come un paio di gambe faticosamente convinte
e si richiude subito in una fuga incavata
Non c'è ancora la differenziata
Allora tutto il mormorio nello stesso bidone
Ciò che era da ripetere
e ciò che era da dimenticare
formano ora il nuovo Dualismo
L'angolino respira
sa aspettare eterni secondi
Si apre come un paio di gambe faticosamente convinte
e si richiude subito in una fuga incavata
Non c'è ancora la differenziata
Allora tutto il mormorio nello stesso bidone
Ciò che era da ripetere
e ciò che era da dimenticare
formano ora il nuovo Dualismo
Le nostre passeggiate lungo la Neva
nell’agghiacciato febbraio, ascoltavamo
il canto allucinato di Sologub.
“La terra di Ojle naviga sulle onde dell’etere”
Quanto amavamo il poeta!
E quanto lui vedeva in noi
le ombre di un'umanità perduta.
Lui, i suoi demoni e i suoi santi.
I nostri passi crocchianti sulla neve
ritmavano una vecchia canzone del Volga
e noi, liberi in una terra schiava
affrancati da Poesia, ci amavamo
di un amore tiranno.
Ti penso, ora che il tempo e la poesia
consunti, ci guardano da lontano.
nell’agghiacciato febbraio, ascoltavamo
il canto allucinato di Sologub.
“La terra di Ojle naviga sulle onde dell’etere”
Quanto amavamo il poeta!
E quanto lui vedeva in noi
le ombre di un'umanità perduta.
Lui, i suoi demoni e i suoi santi.
I nostri passi crocchianti sulla neve
ritmavano una vecchia canzone del Volga
e noi, liberi in una terra schiava
affrancati da Poesia, ci amavamo
di un amore tiranno.
Ti penso, ora che il tempo e la poesia
consunti, ci guardano da lontano.
Lo sguardo all'orizzonte
attende l'incedere del crepuscolo
mentre l'aria effervescente
si culla tra le mie gote
e la pioggerella non fa paura
illuminando la strada
che si confonde con la luce.
Dal vecchio pontile
i pensieri tornano indietro
lontano verso fanciulleschi ricordi
catturati dalle onde marine.
È un quadro
il paese che si affaccia sul mare
un dipinto che raffigura la sofferenza
in un volo armonioso di desideri
benché sia vestito a festa.
Vigile si erge il chiosco delle limonate
sotto l'aspetto imponente della “Matrice*”
mentre la piazza brulica di voci
conservando antiche storie.
Alla fine del vespro
come sempre mi ritrovo perduto
in un tempo senza tempo
smarrito sulla via del ritorno
con le spalle sempre più cariche di vita
e gli occhi lucidi di malinconia.
(*Chiesa Madre)
attende l'incedere del crepuscolo
mentre l'aria effervescente
si culla tra le mie gote
e la pioggerella non fa paura
illuminando la strada
che si confonde con la luce.
Dal vecchio pontile
i pensieri tornano indietro
lontano verso fanciulleschi ricordi
catturati dalle onde marine.
È un quadro
il paese che si affaccia sul mare
un dipinto che raffigura la sofferenza
in un volo armonioso di desideri
benché sia vestito a festa.
Vigile si erge il chiosco delle limonate
sotto l'aspetto imponente della “Matrice*”
mentre la piazza brulica di voci
conservando antiche storie.
Alla fine del vespro
come sempre mi ritrovo perduto
in un tempo senza tempo
smarrito sulla via del ritorno
con le spalle sempre più cariche di vita
e gli occhi lucidi di malinconia.
(*Chiesa Madre)
Hai indossato migliaia di sorrisi
e mai una volta quello della misura giusta,
centinaia di vestiti senza che ce ne fosse uno
che ti sentissi bene addosso,
ti sei spogliata decine e decine di volte,
togliendoti di dosso tutto tranne che il velo
che ti ha sempre nascosto,
di tutte le parole che hai condiviso
mai una che parlasse di te
per come ti pensi.
Hai eretto muri invisibili ma invalicabili,
costruendo scale, a volte ascensori,
ma nessuno che portasse al tetto o alla cantina,
di tutte le volte che li ho percorsi,
in su e giù, non ti ho mai incontrata,
a volte mi è solo sembrato di sentire una risata,
o i tuoi singhiozzi, deboli dietro le pareti
e nessuna porta per raggiungerti.
Hai trascorso tanti di quei giorni
soffiando contro le nuvole,
per aiutarle a scappare
sperando che non piangessero
le loro lacrime insapori,
anche se poi quando lo facevano ne eri contenta,
quelle gocce avrebbero nascosto le tue;
quelle gocce avrebbero nascosto le tue;
pomeriggi interi ad aspettare impaziente
i raggi di sole, per colorare la tua pelle pallida
e scaldare i tuoi sogni, per poi accorgerti
che nemmeno il deserto è infinito abbastanza
per qualcuno che non sa trovarsi.
Hai traversato le vie su tacchi e scarpe sportive,
spiagge a piedi nudi e infradito,
spiagge a piedi nudi e infradito,
hai volato e navigato, corso e nuotato,
eppure, sembra sempre che qualunque luogo
e qualunque cammino
non porti mai da nessuna parte.
Anche se gli sguardi si sospirano su un tramonto,
la notte è già alla finestra,
e chiudere i vetri non impedirà alle ossa
di sentirsi troppo strette nella tua pelle.
Sai che ci si può amare anche distanti un metro?
Quante volte avrei voluto averti nuda
Quante volte avrei voluto averti nuda
senza che ti togliessi alcun indumento.
Solo per vedere dentro quella stanza tutta tua,
che per quanto enorme,
rimpicciolisce sempre troppo
Il mondo intorno a te.
Carovane di emozioni,
come sulle vie della seta
e scrosci di ricordi
agognano il torrente fresco
della spinta originale.
Il cuore raggomitolato
come un lombrico,
cerca il coraggio di un balzo
inimitabile,
l'animale che è in me
fiuta gli orizzonti di fuga.
In alto e in basso, spontaneamente,
seguo la luce di un pensiero
che solca libero questa terra e mari,
ma la salvezza non verrà dall'alto o dal basso:
dovrò costruire
in un istante indifferente
quello che infiniti tempi
non mi hanno concesso.
come sulle vie della seta
e scrosci di ricordi
agognano il torrente fresco
della spinta originale.
Il cuore raggomitolato
come un lombrico,
cerca il coraggio di un balzo
inimitabile,
l'animale che è in me
fiuta gli orizzonti di fuga.
In alto e in basso, spontaneamente,
seguo la luce di un pensiero
che solca libero questa terra e mari,
ma la salvezza non verrà dall'alto o dal basso:
dovrò costruire
in un istante indifferente
quello che infiniti tempi
non mi hanno concesso.
Ancora non mi capisci
ascolti la tua ombra
nascondi il futuro
dentro il passato
ancora non mi capisci
scrivi e non ti ricordi
prendi la mano
e poi la fai scivolare
dentro i tuoi occhi
giace lontano
il pensiero di chi
come me ama
ancora non mi capisci
segui il fluire
di vortici di presente
che ingorgano la mente
ancora non mi capisci
parli oltre il are
sovrasti l’azzurro
ed il dolce orizzonte
dentro i tuoi occhi
giace lontano
il pensiero di chi
come me ama
ancora non mi capisci
ma io sono qua
ancora vicino
ancora vivo
ascolti la tua ombra
nascondi il futuro
dentro il passato
ancora non mi capisci
scrivi e non ti ricordi
prendi la mano
e poi la fai scivolare
dentro i tuoi occhi
giace lontano
il pensiero di chi
come me ama
ancora non mi capisci
segui il fluire
di vortici di presente
che ingorgano la mente
ancora non mi capisci
parli oltre il are
sovrasti l’azzurro
ed il dolce orizzonte
dentro i tuoi occhi
giace lontano
il pensiero di chi
come me ama
ancora non mi capisci
ma io sono qua
ancora vicino
ancora vivo
Non
c'era
legna
da ardere
e la nostra casa
era un puntino rosa,
un germoglio prematuro
che quasi moriva dimenticato,
solo su una collina bianco inerte.
Poi c’eravamo tu ed io, ancora sereni,
che scrutavamo l'immenso rovere piegarsi
sotto il peso della neve, come se fosse amore,
come se fosse lì per proteggere il tuo ciclamino.
Avevo avuto fortuna, perché quel fiore carminio
dalle radici perenni, avrebbe superato l’inverno
e tu con lui, chiusa in un calice persistente,
fra i petali porporini di chi, come me,
era nato per dedicarti un riparo,
per vegliare sui tuoi molti
pensieri appiccicosi:
le mie prossime
memorie.
Il fuoco vivo
rosso
scoppiettante.
Indispensabile
a far sparire
i brividi del corpo.
Danno calore
le fiamme
del camino.
Pensavi
di essere
importante.
Ma in realtà
non sei niente
non sei nessuno.
Ti consumi
rimani solo
cenere.
Un residuo
uno scarto
da buttare via.
Grigia
come il nulla
emana calore.
Quel fuoco scoppiettante
ridotto solo a della povera
ed inutile cenere.
Adesso inonderà
la terra ravvivandola
almeno a qualcosa servirà.
rosso
scoppiettante.
Indispensabile
a far sparire
i brividi del corpo.
Danno calore
le fiamme
del camino.
Pensavi
di essere
importante.
Ma in realtà
non sei niente
non sei nessuno.
Ti consumi
rimani solo
cenere.
Un residuo
uno scarto
da buttare via.
Grigia
come il nulla
emana calore.
Quel fuoco scoppiettante
ridotto solo a della povera
ed inutile cenere.
Adesso inonderà
la terra ravvivandola
almeno a qualcosa servirà.
Volerai tra le nuvole
tra cime rosa
e tramonti di ghiaccio
sciolti dal calore del tuo cuore.
Ombre al tuo passaggio
ali aperte in vortici,
in alto
e poi giu',
verso la terra
e ancora voli,
su in alto
con quel vento
che apre le ali.
Cuore
Ghiaccio
Montagna
Cattedrale sul tetto del mondo
Imponente.
In reale posa
siedi tra il bianco della neve
e abbracci il regno di una natura
che vista dall'alto racconta
una favola
tra cime rosa
e tramonti di ghiaccio
sciolti dal calore del tuo cuore.
Ombre al tuo passaggio
ali aperte in vortici,
in alto
e poi giu',
verso la terra
e ancora voli,
su in alto
con quel vento
che apre le ali.
Cuore
Ghiaccio
Montagna
Cattedrale sul tetto del mondo
Imponente.
In reale posa
siedi tra il bianco della neve
e abbracci il regno di una natura
che vista dall'alto racconta
una favola
La sera scende monotona
e senza pioggia,
con tonalità di luce
avvilente e incerta.
Il colore dei fiori,
nell’ombra diffusa degli alberi,
sfuma e si ritrae
oltre l’allineamento di viottoli e aiuole.
Vivo tra resti masticati di sensazioni
nell’involontarietà dei sogni
e in croste umide di desideri.
I miei pensieri vagano,
tra briciole d’allegria,
nell’imbrunire della coscienza
e nella vanità di spettacoli intervallati.
E la malinconia
dispiega brunite vele,
tra intrigo e maldicenza,
nell’orrenda consapevolezza
della propria insignificanza.
e senza pioggia,
con tonalità di luce
avvilente e incerta.
Il colore dei fiori,
nell’ombra diffusa degli alberi,
sfuma e si ritrae
oltre l’allineamento di viottoli e aiuole.
Vivo tra resti masticati di sensazioni
nell’involontarietà dei sogni
e in croste umide di desideri.
I miei pensieri vagano,
tra briciole d’allegria,
nell’imbrunire della coscienza
e nella vanità di spettacoli intervallati.
E la malinconia
dispiega brunite vele,
tra intrigo e maldicenza,
nell’orrenda consapevolezza
della propria insignificanza.
Ciao amore, sono di nuovo con te.
Lo vedi che si è già fatto San Valentino
qui per le vedute pittoriche della Riviera?
Su e giù per il vecchio borgo di Pieve Ligure
e attraverso le sfumature del Golfo dei Poeti?
In questa terra che come me, povera marza,
è da sempre pianta di specie pioniera?
La vita però oggi è una ramo fiorito,
e a guardarlo da Becrux, l’amore,
è un pensiero in giallo intenso,
il solo che ci porti il mare.
Sono come tante stelle
i sui capolini sferici,
tante voci soavi
che ci dichiarano
un’idea preziosa:
"basta davvero poco
per sollevare un cuore".
Sia che la guardi dal cielo,
dal Principato o da Capo Corvo,
dalle aspre vie che scendono al mare
o dal promontorio della Caprazoppa,
solamente montando sull’albero
e imitando il movimento
della mia mano,
finalmente,
lo capirai
anche tu
che la vita
è tempo breve,
che è infiorescenza.







