mi lascio addormentare
L'odore di erba, di umido e qualche insetto
avvolgono il tiepido sonno
Occupo il mio spazio, come un tronco di legno tagliato
lasciato dal boscaiolo
Iniziando il sogno, non ho mete
non ho nostalgie
Scivolando fra cristalli ed alabastri
riordino i pensieri
Senza tralasciare nemmeno l'ombra del dubbio
m'abbandono e m'incammino nell'etere
senza perdere un passo, ne la mia ombra
A troppo, ho assistito
A poco, ho partecipato
Proseguo il viaggio
il nulla, è come uno sguardo.
Notte d'amarezza e fiamme d'allegria
tre vascelli e qualche storia al fuoco
qualche cassa di legno l'han buttata via
tutto non è scritto eppure manca poco
L'innocenza sopra l'inno americano
per la festa travestiti e male non farà
Qualcuno è con le torce in mano
e qualche altro coi figli della libertà
E ti ho vista ballare con gli inglesi
e mi hai buttato via senza un perché
tutti a ballare, tutti ubriachi
tutti ubriachi di oceano e tè
Ma si respira un'aria nuova
da giorni ormai non ti penso più
ma chi se lo immaginava:
tu in Europa ed io quaggiù
Ma chi l'avrebbe detto
vola un'aquila innevata
nessuno che va ancora a letto
per vivere la sorpresa inaspettata!
Ormai mi sto abituando
il tuo posto è in Inghilterra
qui tutti stanno cantando
che potrei giocarmela a morra
Ho visto il porto e l'ho salutato
ho salutato una nave che non c'è
per dieci giorni c'ho ballato
e mi sentivo in una scatola di tè
mentre mi guardi e sorridi spensierata
accarezzandomi il petto delicata.
Il firmamento limpido è il teatro
della nostra fusione eterea,
accompagnata da onde maestose
sopra sabbia cristallina immobile.
E in lontananza risuona l'eco di una sinfonia nuova,
meraviglia pura che cresce all'orizzonte
e crea una visione magica di trame d'incanto,
che ci legano all'uninsono.
Soli ed unici padroni dell'universo.
Soli ed unici viaggiatori nell'immenso.
L'infinito è nei nostri amori sovrumani.
finalmente un filo di luce.
Il silenzio mattutino della casa mi aiuta a riflettere,
neppure la mia tazza di caffè a farmi compagnia.
Come tutte le mattine da un pò di tempo,
arriva il buon giorno, di chi negli ultimi giorni
si è rivelato un grande amico, due chiacchiere seguite da un
“ci sentiamo dopo” “andrà tutto bene”.
E’ arrivata l’ora, si parte per un appuntamento importante
( forse quello che cambierà la vita ) la strada interminabile,
i miei occhi osservano tutto come una memoria fotografica,
rimaranno impresse nella mente.
Il sole spunta
dietro le montagne,
il correre delle macchine in strada,
impiegati, operai, studenti.
il sole fa capolino attraverso i rami degli alberi,
un contadino ara la terra,
dietro di lui degli uccelli
cercano qualcosa da mangiare.
Intanto si arriva a destinazione,
il solito parcheggio immenso,
il solito corridoio
che ormai conosco bene.
Una signora un pò assonnata
mi indica dove andare,
entro bene.... sono sola
cosi posso ridere oppure piangere.
Arrivato il momento tanto temuto.... tanto atteso....
buona notte amica penna,
ci rivedremo al risveglio
( forse ) se tutto andrà bene.
Svejamose ch’è tempo d’ariflette
soffocati da buffi e bollette
sto popolo, messo a le strette,
s’ariconsola co’ poesie e canzonette,
li tempi sò brutti, cupi e tristi
ce tocca rinuncià a ‘n sacco d’acquisti,
quanno che t’arzi te meraviji c’ancora esisti
ma noi se sà semo tutti nati artisti
e si er politico e ‘r potente ce tratta da cojoni
trovamo puro er modo de facce du’ canzoni,
‘na satira ‘na risata ma questo dimostra
solo che ridemo a la faccia nostra.
Semo così, quanto durerà
sta lunga tiritera
co lo stipendio (chi ce l’ha)
che dura da matina a sera?
Si, semo i primi pe lo spettacolo,
ma pe capì nun ce vò ‘n oracolo
pe sarvacce ce serve ‘n miracolo.
Possibile che non riesco mai a capire
che la vita è racchiusa in un attimo?
E ogni volta ci casco
la inseguo come il falco
sul filo del mare in tempesta
mi spingo lontano, fino a largo
e in bilico tra la morte e il ricordo
ci infilo il mio sangue e anche la testa.
Non riesco mai a capire
che la vita è solo un momento
magari forse due o forse cento
e tutto il resto è un contorno
di parole e di pianto.
Imperterrito
continuo a seguire le ombre
fantasmi di luna che specchiano luce
per distrarre le mie paure
nello specchio antistante
di un amore senza confine.
Che folle!
m’illudo sapendo
e non mi fermo
rincorro sagome e anche me stesso
giro e rigiro non trovando il pertuso
nel labirinto di una perenne bugia.
Sospiro
e raccolgo le ultime piume
di un volo iniziato per gioco
al di là del solito fiume.
dei ritagli azzurri di pigiama,
albatros - mai visti -
se non forse tra i piedi o
sotto il pedale di una sarta,
di una camiciaia.
Anche noi, anche noi le fate
al sole accennato del sottoscala
con l'anta blu scrostata
che inganna e fa da tetto
ai rondinini.

perché son qui
a leggere poesie
di chi non conosco
ma col bicchiere in testa
mi viene d’avventura
avere la natura
di chi è come me,
magari disperato
oppure soddisfatto
comunque indaffarato
a scrivere qualcosa
che sia di eterno amore
oppure di un inferno
di fatto sta che l’anima
è in stato di un’allerta
di come può morire
oppure essere eterna.
alla vita quando la rosa s’apriva
al raggio intonando canti al vivente
o quando l’aria s’accoccolava adagio
nel cuore del vento
per divenire vertigine in volo.
E mi chiedesti se la luna annuiva
quando la notte mi rapiva i sogni
sotto chimere vibranti di cielo
in nidi pigolanti e disperati
appollaiati al grido morbido e cavo.
E mi chiedesti se la poesia sapeva
ascoltare in silenzio il tempo del pianto
o l’amore maturato in radici d’ali
e se le voci spaccavano la vigna antica
scavando memorie in concerto d’ore
nell’infinito o in ultimo volo d’eternità
da nutrire sotto ceneri di valzer
nudi al fragile dialogo d’anima
come luna a specchio in mare aperto.
del mio garage
e mi colpisce il silenzio
delle ore,
assolata la strada
di un villaggio che dorme
mi ricorda che qui
regna la pace,
non altrove,
dove sfuggono alla morte
martiri innocenti
di una furia malvagia.
I colori accesi delle case mute
mi riportano quieti
alla canicola di agosto
dove cerco di inventarmi
un pomeriggio sereno.
urla stridente nella mia testa
Battista, pronuncio il tuo nome
ed è gioia
Che voglia di ascoltare la tua voce
Battista
Battista, pronuncio e sento il cuore
stringersi di amore
Battista, nel buongiorno
Battista, alla sera
Battista, cosa fare
Battista, nel consigliarmi
Battista, fratello mio
Battista sempre Battista
Battista, ora quanto mi manchi
Battista, ogni giorno ti chiamo
nel chiamare mio figlio
tuo nipote
Battista, quanto ti voglio bene
C'è un'aria di solennità fuori da questa nostra signora
che prende ragazzini in ostaggio
e che un po' rimane oscura
C'è un'aria di felicità attorno ad un occhio nero
Attorno ad un bianco che si uccide
e attorno ad un'iride fatta di fili d'alghe
Tu ora mi fai davvero pena
pensavo fossi migliore
forse una minaccia
Ma ora che minaccia vuoi che sia
il coltello e il telefono sono nell'acquaio
e nessuno ha voglia di andare a pesca
Il solo difetto di pensare troppo
non fa che imborghesire intimi arlecchini
Il fatto che i polsi non portino segni
la dice lunga su tutti quei nodi mai fatti prima
figlio di un essere dissociato,
a metà tra il tutto e il niente,
non esce mai dalla mente.
Ha il vuoto del colore del nulla
tra terra e cielo si trastulla,
non ha direzione né verso
eppure riempie tutto l’universo.
Ha il suono delle giornate liete
in riva al mare, profondo nella quiete,
è il sottofondo incessante
di ogni cuore sperduto all’orizzonte,
è il sogno di un ubriaco che farnetica,
non lo troverai nei testi di aritmetica,
è l’ordine originale, il caos finale
è il principio del bene e del male.







