Giorni felici
colorate vivaci
come girasoli.
Tutto sa d'infinito.
La sveglia non pesa
tranquillità, serenità,
tutto diventa semplice.
Perfino le difficoltà non pesano.
Senza di te non ho forze
mi manca il coraggio di
affrontare tutto.
Quel girasole
è appassito
senza vita.
Cosa provi adesso, anima erroneamente illusa?
Sento solo questa voce: rombo trionfante al primo sole.
Mente che s'intralcia da sola,
mogli insoddisfatte, mamme esaurite si prostituiscono e...
barba nera, pungente e spelacchiata di troppi giorni fa,
uno zitello sdentato prende boccate di fumo sul terrazzo dell'ospedale;
parcheggi vuoti sotto stelle chiare, il cielo rosso pomodoro dell'Apocalisse.
Costa troppo lo scotch nei supermercati di ideologia comunista!
Folla vociante per i saldi, neofascisti con cappellini e rasati a zero,
sorrisi lascivi e suoni metallici di soldati dell'esercito irlandese
che cercano fucili all'ultimo grido (di quale battaglia?);
giovani neri in giacche chic al banco, mentre i loro fratelli
tornano nel paese natale per un provino con la nazionale di calcio
e senza un pass per ritornare qui in caso di un calcio in culo.
Pali grigi di luci notturne ancora accese mi cinguettano addosso.
Un gatto nero mi attraversa gentilmente la strada.
Squittisce quel grigio topolino che sono: stritolato,
litigato e conteso come una star
fra i denti di gatto e cane in giardino. Che onore!
Girovago senza meta correndo ubriaco e nudo lungo le mura storiche,
nemmeno il mio bus trova la contea delle sbornie felici,
amaro l'alcool per le dolci dimenticanze. Oggi mi sposo
o rado i peli sulle gambe?
Uno zingaro felice e cordiale mi chiede se per favore
mi può stringere le mani intorno al collo, sollevarmi da terra
e farmi singhiozzare, sbavare a schizzi, poi puntarmi un coltello
alla gola e rapinarmi: ci mancherebbe altro, amico!
Un vecchio con la barba bianca e lunga, seduto a ridosso
di un muro crepato con il suo cane denutrito e gli occhi
che gli cadono dal volto stanchi
disegna pescherecci
affondati nel cielo color abisso.
Immagino...
Ma cos'hai? Effetti collaterali? Cosa prova un'anima bastarda
e beatamente distrutta?
E non dovevi essere felice?!
si staglia la torre angioina.
Come un mastio in navigazione
il campanile del monastero
fende l’aria dell’aurora.
E ha in sé una certa dose di solidità,
ma non ha ancora riconquistato
la nettezza degli spigoli e degli incastri
e sembra calarsi dietro un velo
di sudore freddo pietrificato.
L’erba verdissima cresce rapida
nei prati collinari
accarezzati dal tepore lieve del favonio.
L’azzurro del cielo,
tra rododendri e ginestre,
si scialba nell’ossido di piombo
perdendo la profondità del cobalto.
E si riverbera
in umane trepidazioni,
affastellate come matasse
in un cesto di vimini.
in un hotel riciclaggio camorra a cinque stelle
tra le giacche e le cravatte
ne ho trovata una sui cinquanta
vestita alternativa
a me ha fatto piacere
visto che tra i ragazzi è routine
la solita slinguazzata dal culo di londra
per il risciacquo in milano torino
fino allo scolo nel mezzogiorno
dove l'adolescenza
si affranca indossando il globo
ammuffito da vent'anni
beh, tornando al fatto della signora che spiccava
mi soffermai a pensare...
non si capisce proprio quando è stata fottuta
se dalla moda a 13 anni o dalla coerenza
che l'ha resa unico sole in sala
se dall'ingenuità o dalla cecità
verso un mondo che cresce
straripa si contorce
a mille all'ora
Vorresti essere te stesso
e non soltanto un illusione.
Vorresti far capire a lei
non è una terra da conquista
da raccontare poi ubriaco
in qualche bettola la sera.
Dovresti farti perdonare
rimescolando il tuo passato
non se mai stato
certamente un santo
ma solamente un uomo
senza volere illudere nessuno
l’unico che veramente
ci ha rimesso il muso
sei stato solo tu
mio caro amico…
se' 'n roseo albeggiar d'insonne immago;
parmi al piovoso pianto fiacca e viva,
assetata d'amor e affetto e vago
desio ch'irradia ciò che'l cor ravviva,
come fiata in cui, per incantamento,
si spiaggia, nudo, su festosa riva.
Come stuol de l'audaci nauti intento
a liberare de la santa terra,
ardenti, sì vegg'io quel viso e sento
umile e altero l'obbligo alla guerra
che non volge nel fero accento 'l sangue
a l'arme, ma con maggior doglia atterra.
Armato priega e sì la speme e piangue:
"Madre delle Madri, di tua fattur
fattura, eterna morte e ciò che tangue
vita uman intendi quant'alte mur
che restano all'assedio del Felice,
son, imponenti e 'mpietose. Sì dur
è lo glorioso volo che si dice
esse'l miracol de la dolce vita ?
E par soave modo cui s'addice
pietà beata'l piangere smarrita;
or dunque come può cor che s'infama,
fedele a la segnor che l'ha accudita,
intonar divo canto che reclama
que l'unico convivio colmo e voto
ov'è l'Amor il pane onde si sfama?".
Qual fior, in pinte foglie, che di loto,
e pur ontato da cotan fanghiglia,
clarezza e purità non vende al moto
così che più resplende e al sol s'infiglia,
tal è'l ridente tuo e leggero volto
ameno e vivo e terso cui s'abbiglia
lo mondo ignaro e da buon fato colto,
ma ver, venduto e avaro e perso, Dite,
vorace e 'nsoddisfatto pur s'è vòlto.
Insigne Regia, quanto calma e mite
destasi fedel la face d'esse e alta
e grave e cara veste in speme vite
che lindo o lercio ogn'om eterno essalta.
Destati allor da que l'armata veglia;
in piedi, fera, mostra la ribalta
del desider potente che mai inveglia.
All'alba e 'n risi incanta a gui' di mago
i cuor torpìdi con un dolce: Sveglia.
Mi sorprendo quando scopro
di essere la natura più nera
di uno stillo, una lacrima presa a pugni,
Eppure questo stupore si chiama Luce,
tre fasci fiochi nella palestra che
disegnano un volto disfatto sul rivolo,
un volto conscio ma sorpreso
non tanto di essere una natura nera,
quanto di possederla ed esserne parte astratta.
li depone credendoli
sempre uguali
come discrete delizie
da conservare delicatamente
parlandone in silenzio
con uno sguardo scaltro
fra mura di cristallo
mentre il sole si alza
e scruta occhi tranquilli
per appoggiarsi piano
alla tristezza che piange
e non fa rumore
ma composta si nasconde
dietro ai sipari socchiusi
centro e fulcro di un cerchio
che però è maschio.
Amante nelle notti senza luna
quando il cielo rimbomba
e il teatro del mondo
sembra dimenticarsi
perfino dei briganti.
Lei
tra corbezzoli e lentischi
vede solo un uomo
la cui colpa
è aver schernito la patria e il regno
per un tozzo di pane o un sorso di dignità.
Danza leggiadra tra rovi di mora
e fili di ragni
rifiutando ruoli imposti
di madre e matrona.
La donna del bandito
sporca di sangue
e pura come un giglio.
C'è un nervo di legno di ciliegio
lungo la parete d'oro
così che io non
la possa più graffiare
c'è una commedia alla radio notturna
così che io possa solo ascoltare
c'è una tenda tra i due comò -
e è scura e è di fiori
dai grandi petali come vasche da bagno -
o era caduta dai miei pensieri.

S’ammentat d’esser fiza ‘e su peccadu
E pensat chi su peus siat passadu
Mancari chi s’avanzed’in edade
Abbarrad’a su male ereditadu
Dai poveru Cainu chi su frade
Hat mortu sena dolu ne piedade
In d’unu paradisu immaculadu.
Ancora sa feroze malasorte
La faghet de bibetica padrona
Ancora semus anghelos de morte
Chi damus a su male sa corona
In nottes chi su bentu sulat forte
Intradu a tribulare s’ora ona.
traduzione
Ogni tanto l’umanità
Ogni tanto l’oscura umanità
Si ricorda d’esser figlia del peccato
E pensa che il peggio sia passato
Anche con l’età che avanza.
Ritorna al male ereditato
Dal povero Caino che il fratello
Ha ucciso senza pietà
In un Paradiso immacolato.
Ancora la feroce malasorte
La fa da bisbetica padrona
Ancora siamo angeli della morte
Che offriamo al male la corona
In notti dove il vento soffia forte
Entrato a devastare l’ora buona.
partecipa ad un concorso in lingua, e siccome l'ho già spedita posso pubblicarla.
dedicata a quella mamma e ai suoi due figli,
« Ma l'amore, per me, non è nient'altro che un materasso d'aghi su cui dare da bere a queste femmine crudeli » Cit. Charles Baudelaire
Sei stata per anni l’ideale del mio ego lo sai?
ed io ho combattuto per noi, con ferocia:
la vergona, il senso di colpa, l’angoscia,
e persino il timore della punizione.
Mi sono appellato al sovrannaturale,
ho placato le mie proprie ansie,
ed ho vissuto una vita non più mia,
in uno stato illusorio di autoipnosi:
permanente, indotta, inutile.
Così la mia mente è naufragata
nei meandri dei garbugli umani,
nella memoria di ricordi rimossi;
e racchiudo in me il disagio della civiltà,
la disarmonia, il nonsenso, l’utopia,
un’irrisolta infelicità psichica.
Volevo solo te, io, ossessivamente,
volevo l’attaccamento amoroso
che solo mi poteva portare
la pace di una gioia intensa,
volevo un affetto ricambiato,
volevo crescita emotiva e intellettuale;
ma sono di nuovo solo ora,
per scelta involontaria,
incline dalla nascita
ad un’estrema disperazione.









