Quando riavvolgo questo nastro
e mi rivedo in questo amore nostro
non c’è nient’altro che abbia un senso
che appartenerci in questo immenso
vuoto che adesso mi addolora
che trasfigura ogni ora
che sia di sera o sia mattino
che sia vittoria o sia declino
sei l’unica che ho… chiamato amore
sei l’unica che ho… chiamato amore
quando la sera sono stanco
vorrei poterti avere a fianco
senza affogare i sogni in un bicchiere
e smettere così di bere
tutto d’un fiato questa vita
troppo difficile da domare
che sia discesa o sia salita
che sia partire o sia aspettare
sei l’unica che ho… chiamato amore
sei l’unica che ho… chiamato amore
quando il silenzio poi mi avvisa
che il tempo è diventato corto
io so indossare una divisa
bussare alla tua porta e dire che è morto
questo amore così giovane
troppo ruvido e troppo sincero
che sia idea oppure immagine
che sia ricordo o sia pensiero
sei l’unica che ho… chiamato amore
sei l’unica che ho… chiamato amore
Il vento sfiora
i tuoi capelli
sei appoggiata alla porta
aspetti che il sole
ti venga a trovare.
Chiudi gli occhi
ed ascolti la musica del mare.
E non c’è nessun dubbio
un equilibrio perfetto
il tuo cuore che cerca l’amore
ogni giorno di più.
Ci morirei di te
ogni volta che vuoi
ci morirei tranquillamente.
Tu che sai dare amore
regina del mio cuore
ora ti posso dire
cosa sarai per me.
Sarai quel mare
l’evento più speciale
la donna dell’amore
anche quando non c’è il sole.
Quella che aspetta
davanti ad una porta.
Ci morirei di te
Regina del mio cuore
ogni volta che vorrai
io ci sarò
dietro la porta
e aspetterò impaziente
accarezzandoti insieme al vento.
cigolante
come una nave nel porto
Accarezzando i contorni delimitati dal paesaggio
il mare annusa l’aria
assaggiando nuovi sapori ed acri profumi
Nel suo corpo
crespe d’onda
strade obbligate, dalla luna delineate
Chiama a raccolta anche ciò che non vorrebbe la natura
la sera lo impone ed il mare annuisce
Drastico il segnale del tempo
che vibra i momenti
Assaggia la stagione
questo nuovo mondo alla deriva
dondolami dentro l’indaco
fammi volare
dentro il viola che diventa blu
dipingimi
tra il fresco e la serenità
nascondimi dentro le labbra
stringimi sopra ogni cosa
fammi sognare
dentro l’amaranto che diventa rosso
segnami
tra passione ed amore
vestimi di pelle tua
adornami con ghirlanda di gocce
portami via
dentro il bianco che diventa azzurro
insegnami
tra l’io e l’es
fammi volare
fammi sognare
fammi amare
fino a quando
acqua e terra
aria e fuoco
non diventeranno tuttuno
Mi sfrutta.
Mi teme.
Mi cinge con dita tremanti,
piu bianche se vuoi delle cere.
Mi cerca al bisogno, sennò non mi guarda,
io nera memoria del lento suo dramma.
Son plastica e ferro con dentro il suo umore,
dì come potrei io lenirgli il dolore?
Non fossi una penna e con questo colore.
Non fossi d'inchiostro.
Se avessi anch'io un cuore.
La fresca gentilezza del tuo sorriso
accarezza gli sguardi incantati
e la grazia dei tuoi gesti è melodia
che addolcisce lo spazio che ti circonda.
Sei puro come un fiocco di neve
che sta per toccare terra, e vibrante
come violini tzigani agli sposalizi.
Sei incontaminata isola d'innocenza
in mezzo alle acque tormentate
dall'insulso furore di chi si dice adulto.
Soffro al pensare che la tua amabilità di sentimenti
possa essere violentata dall'incalzare degli eventi,
aggredita dagli atteggiamenti ingannevoli di un mondo
che si esprime con squallidi atti vestiti a festa,
frustrata dall’invasiva sete di sopraffazione
che anima i gesti più futili dei singoli individui.
So che non v'è rifugio, né riparo, né asilo
che possa essere scudo insuperabile alla bile
che monta costante dalle viscere dell’umanità.
Ma noi, che ti amiamo,
ci armeremo di occhi vigili, di orecchie attente,
persino di braccia potenti, per donarti una serena transizione
dall’attuale candore fin alla soglia del peccato originale,
che non è quello con cui si nasce,
bensì quello che incontriamo, inevitabilmente,
a toglierci ogni traccia d'innocenza e soavità,
durante il nostro cammino verso il nulla senza respiro.
Di più non potremo fare.
Starà a te, e solo a te,
non oltrepassare quella sinistra soglia.
Là al Foro si voltano un attimo
e tornano a festeggiare le loro proteste
con un certo volume troppo basso
Il fiume intanto parla nel sonno
con la sua coperta raccorciata a morsi
Le madonne in vacanza galleggiano
dove non c'è sale
accanto agli isolotti deserti delle anatre rimaste
Loro sono rintanati
e chissà in quale di questi buchi
Tolgono il fiato a San Bartolomeo
un po' per pudore
un po' per i fumi nella foga di lavorare
Regalano spille usurate ai segreti che non hanno
e vecchi con l'oro in bocca
l'argento fra i capelli
e il piombo sulle gambe
spazzano i cortili
come per pulire pigotte mai animate
Si perdono dietro i fogliami
fili elettrici
cimiteri di scorribande
miagolii
grida di ragazzini
prospettive inglesi
e mentre i citofoni confondono le voci
e le voci le dita
si fa l'inventario dei secoli
passati a guardarci alla finestra
della mia tristezza
che si fa sconforto
nell’io quotidiano
mi vien di pensare
che tutto va male
che tutto è al contrario
di come dovrebbe,
che la morte sovrasta la vita
che l’amore è al contrario di sempre
che l’uomo fa leggi che non vuole nessuno
l’impero il potere il dolore
son come serpenti di un Eden nefasto,
che i fiumi ci odiano
e i monti ci uccidono
che il mare ruggisce
tremendo a vedersi.
Nelle pieghe della mia tristezza
il mondo è al contrario
con tanto di male che sradica il bene.
ho preso il coraggio a due mani per scriverla, dopo aver letto le profondissime/bellissime poesie di Demetrio-"non sarò mai il poeta"- "l'mbrunire" di Raffaello e "l'ultima speranza" di renato, che mi hanno letteralmente folgorato, vi ringrazio e scusate.nanni
in punta di piedi
senza far rumore.
Sfumerà la mia immagine
lentamente
come una canzone.
Poi sarò finalmente libero.
Andrò giù
un'ultima volta
a confondere i miei passi
con la gente,
prima di apparire
dall'altra parte della vita
a ritrovare Te
per camminare insieme
ad occhi spalancati da turisti
e celebrare ciò che gli altri
chiamano soltanto morte.
né quello del mese
e tanto meno quello dell’anno
Non sarò mai il poeta da incorniciare
da acclamare o commentare
il poeta sugli scudi
di poesie paranormali
Non sarò mai poeta dei sussidiari
di poesie patinate e sorridenti
colonne di applausi
nella bacheca dei perdenti
Non sarò mai il poeta dei poeti
perché non vedo niente oltre la luna
non vedo niente oltre il cielo
e l’infinito è la mia fortuna
Non sarò mai quello che non sono
perché racconto solo
del vibrare delle vene
di quello che vedo
e quello che ogni giorno mi succede
del mio amore sparso tra le pieghe
di spine conficcate nel midollo
di pene che sguazzano nel cervello
e della gioia di afferrare quel momento
tra le stelle che brillano
mentre gli occhi miei si riempiono
di magiche lacrime che accarezzano
l’anima di un poeta che non trova pace
a modo mio
facendo spazio a nuove osservazioni
a nuove idee
Osservando l’incontrollato e frenetico muoversi
percepisco e traduco la gravità delle azioni
Si rinvigoriscono le spente speranze
nel raccogliere
la futilità delle parole
Abbandono i bisogni
salvando le necessità
trasportando i giorni come pesante fardello
Aspetto al confine il sospirato sollievo
ove respiri cattivi si perdono
inabissati nelle frustrazioni
del cuore, che si pente
che si chiede scrutando l'orizzonte
del tramonto, se amato verrà
almeno lassù, in quel cielo onnipotente
nei paradisi spaziali, dolci oceani
immensi, con magiche distese
invidiate dalla terra, un respiro
scalcinato, da forti tensioni solari
mi sfogli con l indice il petto come io fossi un libro, mentre lascio le pagine andare.
Ricordo di ringhiere scrostate e un cortile di ciottoli e muschio,
non conscio del tempo osservavo,
con gli occhi sbarrati.
Avevi mani più grandi e abissi fra labbra di pesca matura, io solo con gli anni avrei visto per intero quel quadro silente che sei.
Ricordo di te, di una penna e una vecchia abat-jour,
un filo di seta non sai,
lega quell'attimo a questo.
Il tempo è uno strato sottile di polvere.
Un soffio e va via.
E nelle sue pieghe noi.
Silenti come un quadro, che un giorno appenderemo alla parete del cielo.










