E ti fermi un attimo a guardare la tua vita
e sai che è quella adesso è quella
e se non puoi farci nulla per cambiarla non ti resta che viverla
e ti fermi un attimo e ti rendi conto che non ci sono soluzioni
adesso non ci sono soluzioni
e se non puoi farci nulla per trovarne una non ti resta che accettare la situazione.
e ti scende una lacrima e capisci che disperarsi non porta a nulla
se non a disperarsi di più.
tanto vale viverla con consapevolezza che adesso è cosi
e che amareggiarsi non porta a nulla .
e ti fermi ancora un attimo lasciando passare quel pensiero negativo.
con nella testa e nel cuore una sola cosa da fare ...fare un bel respiro profondo e proseguire sorridendo comunque...adesso.
Laghi, laghi, perché vi amo tanto
fosse per il colore sarebbe semplice,
forse perché chi viene a voi
lo fa per stare più solo.
Laghi, laghi, prima che la donna arrivi
e si metta a stirare
ho pochi minuti per voi,
per voi che siete me -
una volta siamo saliti a provare
quant'è instabile la terra.
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fronteggiare sbagli
che poi esploderanno
rinfacciandoti atteggiamenti dei quali
vorresti farne a meno
e scomparire per sempre in quei luoghi
dignitosi nel pentimento di un'anima sola
raggomitolata soffrendo, col fiato sospeso
di una insopportabile calura. Che tristezza
serrare gli occhi e le orecchie
e non avere più, la forza di parlare
l’aria ti muove
desiderando e peccando
sul velluto blu
hai preso mazzi di sogni
li hai regalati
alle delizie della vita
danzando sul velluto blu
in gioco di profumi
tra cerchi d’amore
hai raccolto pezzi
di anima e corpo
danzando sul velluto blu
l’aria ti muove
desiderando e peccando
sul velluto blu
dentro il fiume d’oro
ti sei tuffato
per potere bagnare
anche il seme
hai ascoltato
le parole dei fiori
crescendo dentro te
ed amando gli altri
danzando sul velluto blu
l’aria ti muove
desiderando e peccando
sul velluto blu
la regina del palco.
Notte di inizio estate
notte di stelle.
Vola come un’onda gigante
giri ti avviti.
Voli sulle note di quella musica
che tanto ami.
Notte di danze sotto una pioggia
di stelle luminose.
Vola non fermarti
danza come le stelle.
Una fra tutte
brilla più delle altre.
E’ li per te ti sorride
ti applaude.
Vola ballerina
balla per la tua stella.


Scoppio di vita
devastato
il mio corpo grida
“si sono salvo”.
L’universale
diviene semplice,
l’energia
contenuta e riversata.
Ballo, canto,
rido e gioisco.
Realizzo, intraprendo e creo
nessuno mi può nulla
tanta
è la sintonia con l’essenza
ma basta spegnere la luce,
il medioevo è tornato.
O divina luce
abbaglia
i miei occhi,
disseta il mio cuore,
fà che da quest’alba
nasca
un’angelico sole.
si distende
su una sintassi tortuosa,
vene ipotattiche recise
da cui sgorgano rime
e punti interrogativi.
La sua semantica è opaca
nel teatro del mondo
e spesso viene confuso
con l’esistere.
Il verbo vivere
non sopporta l’imperativo
e si culla nel futuro
agrappandosi al passato.
Il verbo vivere
è anche un po’ morire,
perdersi
per poi ritrovarsi
percorrendo a piedi
tre puntini di sospensione...
con fascetta lineare color zucca
catalogata numero 050959L
- avevo già arrotolato il materasso con i nostri fiori
sulla rete del letto,
maledizione,
ma ci sono cascato di nuovo.
In realtà aspettavo con ansia
un'altra tua carezza
lungo la spalla.
Le altalene le dondolava il vento,
il bar vuoto. Non una risata.
E noi?
Noi che eravamo a non esistere,
a guardare in basso,
a definirci come un intruglio di dati.
Noi con le dita troppo occupate
per passarle fra i capelli di qualcuno.
Pazzo il pendolare che parla con la sua voce,
guardato con stupore dai silenziosi passeggeri.
Autocelebranti senza un sorriso fatto con la bocca,
aspettando la notifica e fissando il display.
Mi piace, non mi piace,
aspettando una dannata approvazione
buttata lì come un'occhiata fugace.
Troppi pianeti, ciascuno abitato
da una sola persona.
E il sistema? Con quel suo sole
di cui nessuno si è accorto.
e piatti che volano nelle tane delle cicale
I dispetti del giardiniere che suona nel giardino
e la deludente scatola dei biscotti
con dentro aghi e gomitoli
(sarà un nuovo tamburello)
Mattina a cui spunta l'ultimo dente da latte
proprio mentre cade il primo
Sui promemoria più indelebili
si rovescia il calamaio del sonno
e non può essere altro
che un arrogante dormiveglia
Ho visto la luna stanotte,
aveva i suoi occhi
le sue labbra
il suo sorriso.
Ho dormito benissimo
abbracciando il cuscino
pensando fosse lei.
Ho sognato milioni di stelle,
volevo prenderne una
per regalarla a lei
non ci sono riuscito
ed ho pianto
svegliandomi come un bambino,
avevo paura del buio
dei rumori notturni
ma non di lei,
era lì!
Aspettava soltanto
qualche dolce parola.
Le parlai...
ho parlato così!
Come fosse la luna,
volevo farla innamorare
ancora di me.
Non so se sono riuscito
perché mi sono
riaddormentato....
Svanita, in fondo al viale
invisibile
silenziosa
in uno schioccar di dita
l’insistente promessa
Svanita, come bruma
del levante mattino
restia
vergognosa
la fuggevole età
Svanita, come acqua
nel deserto
come abisso
quasi come penombra
la forza della mente
Svanita, come folla in piazza
con timore
quasi con vergogna
la sobria caparbietà
delle ragioni
Svanite e raminghe
per descrivere
una brutta vicenda
annegata in una disgrazia
mondana, colorando
di nero i tetti che osservano
il mondo dall'alto e lo distruggono
fotografandolo con uno sguardo
inferocito
Non ci sono parole per dire
che il mondo è
non come ce lo descrivono
dietro inquadrature precise
ma finte, che non convincono
le mezze misure insoddisfatte
nei quartieri molto bassi
Nella luce splendente del mattino
Mentre guardo nel mistero dell’aurora
Che inizia ineguagliabile il cammino
Il perdono del regalo universale
Che m’incontra rivelandosi vicino.
Alle rondini dal volo diseguale
Mi volgo per capire lo stupore
Di tutta questa luce naturale
E loro a proprio agio nel colore
Di tutta questa festa mattutina
Mi dicono” Non vedi è solo amore!
La mano del Signore come brina
Si stende sull’umano vagheggiare
Estende la sapienza sua divina
In modo che possiamo festeggiare
Il giorno dedicato alla sua gioia
E usiamo solo il tempo per pregare








