s'impreziosì per un paio di minuti
e dai polsini e dal colletto
un filo bordo'
fino ai gusci della riva.
Assaggiami, le dissi,
usa la tua famosa luce -
di bava con le mie parole
formiamo l'impasto del mare.
Ricordo com'erano
i suoi occhi,
belli come il sole
di un tramonto
riflesso sul mare.
La sua bocca era dolce
cercava la mia,
con un lieve soffio
respirava il mio cuore.
Nei miei ricordi
nei suoi,
dentro questa poesia
con un colore infinito
dipinto di rosa
da mani leggere, sudate,
dopo ore d'amore...
La compagnia degli anni migliori
Passati a vedere dai primi colori
Cose mai viste ma piene di brio
Ora è finita e ritorni all’oblio
Della scomparsa da umana memoria,
Anche se invero la tua grande storia
Già dagli inizi negli anni sessanta
Sta dentro gli occhi di gente che canta.
Mio coetaneo amico discreto
Io ti saluto con semplice affetto
E come la Luna s’affaccia alla sera
Piango e ti dedico questa preghiera.
Addio.
Scarta le foglie peggiori la sigaraia,
con la stessa pazienza
di chi fumerà quelle più buone
dopo fatto l'amore.
Tortura della ripetizione,
di questa umidità.
Piccozza che non esce dal ghiaccio,
il ghiacciolo cucito sulla lingua.
Che farai mai con quelle mani?
L'amore si fa quando si fa,
non si fa mai dopo.
l'aria di mare quando sanno di salsedine le dita,
vieni ad ammirare il tramonto
quando tutto diventa infuocato e
la luna stretta ai fianchi solletica la schiuma
che bagna e accarezza la pelle ambrata
e riempie il petto,
riempie gli occhi e riempie il cuore
della sua magia.
il tuo volto appare crudele,
mostri un arido cuore,
le tue spiagge sono nere
come anime in peccato mortale,
i tuoi tramonti sono sulfurei,
come esalati da gironi infernali.
E’ nella storia antica
la tragedia che ti ha mutata
in un isola incandescente,
in una pietraia tagliente,
in un mondo inerte e ardente.
Lanzarote,
nelle profondità delle antiche colate laviche,
nelle morbide sabbie annerite da lapilli
nelle aride pianure pietrificate
l'uomo ha percepito il mistero dell’energia creatrice
e della modalità naturale con cui il nostro pianeta
fu plasmato.
Lanzarote,
isola ferita e guarita,
isola violentata e addolcita,
isola inaridita e vivificata,
insegnaci, con la tua pacificata energia,
a volgere verso il bene
la nostra indole spietata,
superando con animo audace ma sereno
le asprezze, le complessità e le incognite
del nostro inarrestabile viaggio
verso una meta che ci è ignota.
rimane ai due ragazzi
che nel loro baciarsi
scuote l’aria emozionata
mai finita ne ferma
che al pullular di risposte, si gira
guardando le profonde pupille, vaganti meraviglie
lanciando strali d’amore pulsante
Non è un amore diverso, solo amore
che ammanta, subbuglia, sbatte
Nient’altro serve
I due ragazzi come giovani virgulti, bussano per crescere
ansimano nell’incontrarsi, per poi stringersi come lacci
Il tempo di un sogno, setaccia quel che accade
lasciando passare germoglianti sentimenti
e caldi baci
Inerme, davanti a quanto abbiamo
a quanto possiamo
Ho sempre pensato
che dovrebbero farsi una vita
anche i violinisti che fanno da sottofondo
alle storie d'amore dei ricchi.
O si vantano del loro mestiere in un angolo dello schermo
o cercano d'imparare qualcosa
perché non sono così esperti come lascia credere la loro musica.
Non sanno fare altro
che musicare mentre una nave affonda.
Loro si rassegnano sempre al degenerare delle situazioni,
si limitano ad accompagnarle per questa sala lussuosa
mostrando cordialmente alle tragedie ogni scompartimento.
Per questo ho sempre odiato i musicisti.
Li trovi invitati ai party con lo smoking e nessuno bada a loro
mentre qualcuno intrattiene qualcuno per interessi,
una coppia balla e i camerieri trucidano le tartine con lo sguardo.
Tutto quel blues sembra un piangersi addosso
come per quegli scapoli della Louisiana.
Struggono accordi melanconici come caramelle
quando l'esattore porta loro via la casa
e a quel punto non so chi sia il più ridicolo.
Ad ogni modo stasera mi avrebbe fatto comodo
un'orchestra mentre tornavo a piedi dalla città.
Mi avrebbe fatto comodo
una melodia a guardarmi le spalle.
Almeno non mi sarei sentito nudo.
Ma alla fine non mi serve
che uno strumento accompagni la mia strada.
Li lascio suonare al piano bar da qualche parte in quel panorama,
o a interpretare Chopin a qualche sagra o comunione
o a racimolare monetine sul ponte col fantasma di Mozart.
Non hanno mai scritto o composto qualcosa di proprio
solo perché non si credevano all'altezza.
Hanno sempre leccato il culo a quei fantasmi
autoconvincendosi di sentirsi comunque appagati
mentre le mogli non dovevano neanche farlo di nascosto.
Non hanno mai suonato qualcosa di nuovo e autentico.
Per questo li ho sempre odiati.
era nell'anziana signora che attendava invano
un parente lontano;
era nel grembo della giovane donna sola
in un letto d'ospedale, che fissava il soffitto senza esitare;
era nel mio volto riflesso nello specchio,
la pena e la carta riposta in un cassetto.
di stare oltre il mare
sopra le montagne
concedimi il blu
lo spazio infinito
la densità perfetta
concedimi solamente di essere
sospeso in corpo e mente
pelle da sfiorare
concedimi l’introspezione
la magia del tempo
che si ferma
Camminavo sui bastoncelli
con quello sguardo fisso;
Io corro lungo il guscio della chiocciola
s'un'antica mappa disegnata in spire
e la terra d'Utopia ritrovo
(o son solo macchie di tabacco?)
e così più ci metterò.
Ma quante curve strane
e schizzi di tribù in contorsioni;
mi dicevi che quel coso di porcellana
era un vero fossile di vecchi mondi
per aprirmi il portone senza ritorno
e sentivo nel fondo indizi mugghianti.
Per questo un po' fossile era davvero
e ancora voglio credere
che sia stato manto di paguri estinti,
copricapo di condottieri, tesoro di navi,
sacro turibolo d'indigeni
e labirinto leggendario di mosche.
Eppure era solo un guscio a chiazze marroni di terre.
Fossile forse veramente non era
e lo è ora del tempo che mi tende esule un dito
ma so che al mercatino me lo comprò.
Intanto, solo,
sprofondo nel ghiaccio bollente,
attendo e la pioggia voglio
ché quel che manca pioverà,
dal niente pioverà. Dal niente pioverà.
Forse spunterà domani
e sarà piovuto niente.
Ma la chiocciola fischiettava il mare
-sovrappensiero-
anelante nello schiumare
e forse per ricordarsi un po' meglio
quel che non rivedrà.
Io l'ho perso nel fondo di casa
e da anni lo sto ricercando;
dove sei, mio vecchio guscio?!
Un’emozione da togliere il fiato
Colora l’amore
Una magia
La stagione dei fiori

E' faticoso arrampicarsi per il sentiero
che alla cima del monte porta,
lo spettagolo di cui si gode
meraviglioso agli occhi appare
Appaga la fatica, stanne certo, sarai contento
io ci ho provato ed esterefatto sono stato
anche se senza fiato,
apri le braccia ed esso ritorna
ed insieme la volontà di provarci un'altra volta ancora
Se il calore del sole non vuoi che la pelle ti baci
nasconditi sotto la tenda e sentirai il cuore
battere i denti dal freddo.
Odorare non vuoi il profumo del cielo
trattieni il fiato forse morirai
ignorando un'altra opportunità
Se una volta giunto sulla sommità
la veduta che ai tuoi occhi si allarga
non vuoi vedere, tieni la benda che il buio dona
fai due passi in più e cadrai nel vuoto,
il destino che volevi arriverà
ma se il desiderio di tornare indietro
ti sfiorerà la mente, ricorda anche Icaro ci provò
ma gli uomini non hanno ali per volare
Inspira profondamente, pensa intensamente
questo pacchetto è un dono che il tempo vuole farti
è un'opportunità ancora dalla vita offerta
su un piatto d'argento, non sdegnarla
sputerai sangue ma c'è l'ha puoi fare
la vita è bella in ogni modo sempre
amore mio non la sprecare !!









