Odore a metà strada tra questura e ospedale
vite immaginarie
più vere del reale.
Sentimenti sotterrati che riaffiorano
in sprizzi di lucida pazzia,
creatività messa a tacere
e risucchiata
da scansioni cronologiche artefatte.
Ecco gli oracoli del nuovo millennio:
occhi affamati d’amore
ingozzati da infernali sedativi.
vite immaginarie
più vere del reale.
Sentimenti sotterrati che riaffiorano
in sprizzi di lucida pazzia,
creatività messa a tacere
e risucchiata
da scansioni cronologiche artefatte.
Ecco gli oracoli del nuovo millennio:
occhi affamati d’amore
ingozzati da infernali sedativi.
5 commenti

Bugiardo è il bambino
dice menzogne
ma dopo un po
lui si spaventa
può crescergli il naso
come Pinocchio.
Racconta bugie pure la donna
inventa storie
quando ha un altro amore
poi dopo un po
la storia stanca
lei dice che ha in testa
altre cose da fare.
Bugiardo è l’uomo
lui esce ogni sera
con una scusa
ma sa dove andare
non ha nemmeno
un po di rimorso
poi vuol cambiare
quand'è troppo tardi.
Non raccontiamo bugie
all'ultimo viaggio
forse abbiamo paura
di renderne conto.
Diventiamo buoni
tutto d’un tratto
per poter avere su in paradiso
il posto migliore
per raccontare ancora
le nostre bugie...
Che caldo mi disse
pensosa
nel mese di giugno infuocato,
mi torna alla mente il passato
di dolci stagioni d’attese
di maggio d’aprile
di risa di giovani intenti
a vivere i giorni futuri;
col caldo di giorni finiti
che lacerano gli occhi già stanchi
dei vecchi che attendono
il buio
aspetto la morte che dia
riposo alle gambe
ed al cuore
all’anima arresa da tanto
vagare nel mondo diverso,
mi disse la vecchia pensosa
nel mese di giugno
col sole che splende cocente
ed io che l’ascolto
non vedo speranze neanche per me.
pensosa
nel mese di giugno infuocato,
mi torna alla mente il passato
di dolci stagioni d’attese
di maggio d’aprile
di risa di giovani intenti
a vivere i giorni futuri;
col caldo di giorni finiti
che lacerano gli occhi già stanchi
dei vecchi che attendono
il buio
aspetto la morte che dia
riposo alle gambe
ed al cuore
all’anima arresa da tanto
vagare nel mondo diverso,
mi disse la vecchia pensosa
nel mese di giugno
col sole che splende cocente
ed io che l’ascolto
non vedo speranze neanche per me.
L'autobus va e non si volta
Inesprimibile nella Rimembranza
il limio d'un vento statico col cuore in pace
Nella via appiattita ogni tomba insondabile
Ma in gioventù è così:
strano
rassegnarsi serenamente
scrollando la smania di stupide attese
Primavera dei gelsomini
penso a quella gioventù
come la pentola a pressione
che vuole esplodermi dentro
Penso
Risuona floscio fino a qui
un granello di meteora disintegrata
nel viaggio
consumata rotolando
senza smuovere il silenzio aleggiante
E' il botto sordo senza eco di Bouazizi
Penso
Inesprimibile nella Rimembranza
il limio d'un vento statico col cuore in pace
Nella via appiattita ogni tomba insondabile
Ma in gioventù è così:
strano
rassegnarsi serenamente
scrollando la smania di stupide attese
Primavera dei gelsomini
penso a quella gioventù
come la pentola a pressione
che vuole esplodermi dentro
Penso
Risuona floscio fino a qui
un granello di meteora disintegrata
nel viaggio
consumata rotolando
senza smuovere il silenzio aleggiante
E' il botto sordo senza eco di Bouazizi
Penso
Ho un ricordo strano
di un muso estraneo
che lecca piano le cortecce
e guarda gemere le foglie
di un muso estraneo
che lecca piano le cortecce
e guarda gemere le foglie
con tutti i sensi
ho un disaccordo di intervalli
un panno sulla bocca
e l’aria lenta
la lontananza che atterrisce
ho un’astrazione da restituire
a te
una scultura d’ombra
senza sguardo
il mio peso vuoto
devastante
più tardi sarà la calma ai vetri
niente avrà nome,
la realtà-invenzione
com’è che scivola -vedremo -
giù dalla testa
ho un disaccordo di intervalli
un panno sulla bocca
e l’aria lenta
la lontananza che atterrisce
ho un’astrazione da restituire
a te
una scultura d’ombra
senza sguardo
il mio peso vuoto
devastante
più tardi sarà la calma ai vetri
niente avrà nome,
la realtà-invenzione
com’è che scivola -vedremo -
giù dalla testa
Cosa sono i sogni?
Bhè i sogni sono esperienze passate, esperienze che l'individuo ha già vissuto ma che in passato mentre ne era il protagonista non se ne accorgeva, non si accorgeva che fosse immerso in un sogno reale.
Il pensiero, grande treno del nostro io, funziona al contrario, ritorna indietro e fa rivivere le esperienze passate nella sua integrità, recuperando quel lato puro e idilliaco, che solo poco dopo l'individuo capisce che avrebbe potuto già viverlo se solo non fosse stato così immerso nei suoi pensieri...
Bhè i sogni sono esperienze passate, esperienze che l'individuo ha già vissuto ma che in passato mentre ne era il protagonista non se ne accorgeva, non si accorgeva che fosse immerso in un sogno reale.
Il pensiero, grande treno del nostro io, funziona al contrario, ritorna indietro e fa rivivere le esperienze passate nella sua integrità, recuperando quel lato puro e idilliaco, che solo poco dopo l'individuo capisce che avrebbe potuto già viverlo se solo non fosse stato così immerso nei suoi pensieri...
Siamo ore che passano;
siamo parole
che entrano
ed escono...
Siamo gocce di sudore,
siamo il Sole
e diventiamo Luna
nel silenzio di una notte
di una spiaggia
di una distesa
di girasoli...
Siamo ore che passano
e tempo che passa
e passato
e futuro
perché non c'è presente
in questo presente
e ricordiamo cosa è stato
ma non abbiamo idea
di quello che sarà...
Abbiamo tempo,
lo abbiamo da perdere
perché lo lasciamo passare
senza sapere
che c'è solo passato
e solo futuro
e che, nel nostro futuro
resteranno solo parole
scritte nel passato.

Fiume di dolore
mi scorre dentro
sorella solitudine
m’ avvinghia contro!
L’umano insieme di dolori
che portomi dentro
lacrimare mi fà
occhi e anima!
Ora
sconfortato dentro e fuori
piango!
Nessuno mi vuole,
non ho l’energia,
forza vitale
che fuori solo io posso tirare,
non ho le armi
che solo il padre mio può darmi!
Vago ignaro
nello scorrer del tempo,
la mia meta è lontana,
non ho appoggio,
cammino solitario è il mio,
con tanta farina nel sacco
che l’ebete vita
usare non mi vuol fare.
L’anima mia grida a Dio
“manda la mia forza”
il mio angelico sostegno,
il motore di me stesso,
senza il quale
camminar non posso!
Che dolore ricordarvi
grossi frammenti
del mio cuore che va in pezzi,
angoscia
che mi distrugge dentro.
Nei miei occhi
si scorgon sguardi di dolore,
il valore mio non esiste più!
Trovomi in un mondo
che più non m’appartiene!
Marietta morirai strangolata
dalla mia stopposa carovana biondo cenere di parole,
la tengo sotto vetro
come una pendola parigina
non va più avanti
né indietro,
meraviglioso è stare immobili
perduta la chiavetta per sempre,
e sapere
dove potrebbe essere.
dalla mia stopposa carovana biondo cenere di parole,
la tengo sotto vetro
come una pendola parigina
non va più avanti
né indietro,
meraviglioso è stare immobili
perduta la chiavetta per sempre,
e sapere
dove potrebbe essere.

Sol, rovente perla accolta
fra braccia d'un neofreddo,
E tu, oh Luna, mai più fioca
per lucciola mi tolta,
d'allor mi prese e gioca
Natur d'illuso avvolta.
Distanza eterna fia,
triste e afflitto da perir.
Addio, via dal cor bambina mia,
muto, la tua scia saprò seguir
di vita. Ama, e non stregare
deboli altrui cuori,
cercatori in alto mare
di caldi e veri amori.
Ti prego, attenta'l mentitor
che ti tenta in due parole,
a rao iusto avrai calor,
sì sarai, d'Apollo sole,
conscia e carca di stupor,
che non tocca diva prole.
Mio sol di gelo ardente
come me di stelle e astri
amica pari e più ridente
nei miei cieli ancor nerastri.
Che male! E'l cor morente
si finge ed odia mano d'altri
de'tuoi fianchi sì bramante.
Il mondo solo scaltri
d'omini è accogliente,
ti prego, sii prudente.
Mai più alcuna bugia
insidierà le tue certezze
ché fia come la mia
la voglia lieta di carezze
di quel giusto. Batte e batte
non al capo ma sul cor
el caldo che ribatte
e consente vita a un fior
fiancato a gocce esatte
nel deserto dei dolor.
Arriverà, sta certa, arriva.
E' una lieta attesa.
L'impazienza è sempre viva
sotto pelle sì indifesa,
consigliera più cattiva
che prudenza rende offesa.
Non udir li suoi sussurri
e quando il manto uggioso
dal cor e da li azzurri
decide il suo riposo
non frenar, ma dai, su, corri,
cogli l'attimo gioioso.
Corri vie, sogno mio
ver epilogo imminente,
udrò quel tuo vocìo
ch'al pianto il core induce.
Segui il tuo brillìo
stella mia cadente
seguirò con guardo pio
la tua brillante luce.
E se alla sera, mentre cadi
a passeggiar tra quelle stelle
per sublimi e incanti guadi
ti verrà poi men la lena,
non temer che non hai bradi
cuor devoti e a tue sorelle.
E zel virili a mo' di gladi
fenderanno quel c'hai in pena,
pur quan niuno par ti voglia
e'n cui tutto batte'l tuo destino
di quel ciel varcan la soglia
cercherò, per poi starti vicino.
fra braccia d'un neofreddo,
E tu, oh Luna, mai più fioca
per lucciola mi tolta,
d'allor mi prese e gioca
Natur d'illuso avvolta.
Distanza eterna fia,
triste e afflitto da perir.
Addio, via dal cor bambina mia,
muto, la tua scia saprò seguir
di vita. Ama, e non stregare
deboli altrui cuori,
cercatori in alto mare
di caldi e veri amori.
Ti prego, attenta'l mentitor
che ti tenta in due parole,
a rao iusto avrai calor,
sì sarai, d'Apollo sole,
conscia e carca di stupor,
che non tocca diva prole.
Mio sol di gelo ardente
come me di stelle e astri
amica pari e più ridente
nei miei cieli ancor nerastri.
Che male! E'l cor morente
si finge ed odia mano d'altri
de'tuoi fianchi sì bramante.
Il mondo solo scaltri
d'omini è accogliente,
ti prego, sii prudente.
Mai più alcuna bugia
insidierà le tue certezze
ché fia come la mia
la voglia lieta di carezze
di quel giusto. Batte e batte
non al capo ma sul cor
el caldo che ribatte
e consente vita a un fior
fiancato a gocce esatte
nel deserto dei dolor.
Arriverà, sta certa, arriva.
E' una lieta attesa.
L'impazienza è sempre viva
sotto pelle sì indifesa,
consigliera più cattiva
che prudenza rende offesa.
Non udir li suoi sussurri
e quando il manto uggioso
dal cor e da li azzurri
decide il suo riposo
non frenar, ma dai, su, corri,
cogli l'attimo gioioso.
Corri vie, sogno mio
ver epilogo imminente,
udrò quel tuo vocìo
ch'al pianto il core induce.
Segui il tuo brillìo
stella mia cadente
seguirò con guardo pio
la tua brillante luce.
E se alla sera, mentre cadi
a passeggiar tra quelle stelle
per sublimi e incanti guadi
ti verrà poi men la lena,
non temer che non hai bradi
cuor devoti e a tue sorelle.
E zel virili a mo' di gladi
fenderanno quel c'hai in pena,
pur quan niuno par ti voglia
e'n cui tutto batte'l tuo destino
di quel ciel varcan la soglia
cercherò, per poi starti vicino.
Nelle forre dei Valvidoni
il mormorìo della vita si risveglia.
Nei canaloni della Vellaneta i cardellini
cantano in competizione con i cuculi.
Appoggiato a una grossa quercia
ascolto il battito delle foglie
che escono dal bocciolo.
Nei prati delle mie emozioni
l’erba è verdissima
e sale in alto.
Tutt’attorno gli uccelli
si raccontano qualcosa
nel folto del bosco.
il mormorìo della vita si risveglia.
Nei canaloni della Vellaneta i cardellini
cantano in competizione con i cuculi.
Appoggiato a una grossa quercia
ascolto il battito delle foglie
che escono dal bocciolo.
Nei prati delle mie emozioni
l’erba è verdissima
e sale in alto.
Tutt’attorno gli uccelli
si raccontano qualcosa
nel folto del bosco.
Scoppiato e' il caldo,
PAM, sono stesa,
magari fossi
nei giardini di Stresa!
Poi osservo il gatto,
distrutto, mi dice
"tu cosa pensi?
che io sia felice?
mi hai condannato
nel tuo appartamento,
ora nel bosco
sarei più contento".
Pero' alza lo sguardo sornione
e fusante i suoi gommini
alzato ha già,
" Aspetto le coccole
e poi passerà ".
PAM, sono stesa,
magari fossi
nei giardini di Stresa!
Poi osservo il gatto,
distrutto, mi dice
"tu cosa pensi?
che io sia felice?
mi hai condannato
nel tuo appartamento,
ora nel bosco
sarei più contento".
Pero' alza lo sguardo sornione
e fusante i suoi gommini
alzato ha già,
" Aspetto le coccole
e poi passerà ".

Un senso di stanchezza m’avvolge,
apatia staziona all’uscio
malgrado il sole
è sì forte!
Valli beate
di odori incantate,
inebriate di colori
e di quiete intonate!
Ma cotanta pace trabocca
come ricolma una brocca
sotto la fonte ribocca!
Mare amico diletto
sempre vigente
tu sollevarmi non puoi.
È un riprender fiato
che desio inalare,
nei fori di Roma
o qual si voglia capitale.









