Mi sa proprio che non sopravviveremo
Anche provando a rigare dritto
Rigando pure i vetri dei portaritratti
Tanto non ci salverà una foto
Io sono nonostante tutto
Non di certo quello che mi sarei aspettato
Allora lanciami la vita come un mazzo di chiavi
Fammi divertire sulla croce
Anche quando balla sotto lo specchietto
Non mi ridare indietro i miei regali
Ammettilo non sai nemmeno dove li hai lasciati
Non ti restituirò però i miei errori
Io mi tengo i miei soli ad insolarmi
di una grande quercia
un piccolo raggio di sole
abbraccia un cespuglio
di forsizia fiorita,
riversi fanno capolino lucertole timorose,
due creaturine svolazzano sui fitti cespugli,
echeggia il frinire dei grilli,
due passi e la luce del sole è benefica,
all'improvviso mi scrollo da dosso
l'inverno
con le ali di una farfalla.
È tutto sterile!
Questa mia voglia di emergere
questo tuo silenzio, lo sguardo immobile
parole non dette che tagliano ferite
nascoste lacrime che puliscono coscienze.
È tutto chiuso, come la mente chiusa
nel nostro mondo infecondo, sterilizzato.
Il guscio si è inumidito.
Non posso più nascondere
la mia voglia di volare:
mi sono cresciute le ali!
Mi ritrovo lasciata a morire
- Mi hai ucciso i sogni, sai?
con un sogno.
Incosciente vai avanti con gli occhi ciechi
portando occhiali di cavallo o di ignoranza.
Cosa mi trattiene ancora qui?
Trovo paure
Paura dell’alba, del tramonto, del girotondo
e scrivo sclerato, sgambato, senza senso, puttanato.
Si vive?
Sentendo l’odore che mi manca
di primavera, di sognato, di innamorato.
Eppure...
tra uno sguardo e l’altro
quando anche il cielo
si fermava a trasudare
gocce di rugiada
è stato tempo di tracce
lasciate su labbra porpora
quando pure le mani
afferravano polvere
lasciata dal mare
è stato tempo
in cui mazzi di profumi
lasciavano spazio
a pelli sempre più vicine
ed incantate
ed ora è tornato
il tempo di vestirsi di nulla
profumandosi d’estate
drappeggiando anche
nuovi respiri
ed ora è tornato
il tempo di abbracciare il ricordo
stringendo sorrisi
e parole da dirsi
ancora
Mare di note ritmi e tempi, su onde di pentagrammi
giovani, ingialliti o spenti
Accompagna l’aria e la cambia nel suo viaggiare
accarezza la natura, nel suo volteggiare
Gabbiani affamati
cantano dietro il peschereccio
mentre sulle vele, fischia il Libeccio
La musica porge quella spalla
che non poche volte, ci tiene a galla
Filtra nella testa ed ammorbidisce il cuore
e le parole che ne escono
la trasformano in canzone d’amore
Lei non muore e ci sostiene, finchè c’è del sangue nelle vene
Spesso non la consideriamo e non l’amiamo
perché dal nostro mondo, ci tiene lontano
Se stiamo attenti e siam fiduciosi, la musica ci chiama con gesti affettuosi
Lo fa solamente per ricordare, che qualche volta è bello
andarla a cercare
In fondo la musica, come altre cose, ci fa vedere solo le rose
Se poi nel toccare, sentiamo le spine
ogni altra nostra voglia, giunge alla fine
Apriamo il nostro vivere, anche a questo piacere
di cose belle ne potremo trovare
Dolce sentire e soave ascoltare
con questa musica impareremo a volare

Proverò a ricominciare
da dove son partito.
Farò un viaggio con i ricordi
senza farmi troppo male.
Un bel tuffo nel passato
delle storie più belle.
Per distrarre i pensieri
troppo spesso confusi.
Aprirò la finestra
per far prendere aria
al mio cuore deluso.
Proverò…
Non sarà facile
ma ci dovrò riuscire.
A far sparire la nebbia
di questo triste mattino.
Mi hai detto che ero come la polvere nera
e che bruciavo in modo lento e innocuo io:
proprio come il vero elisir dell’immortalità,
la panacea, la vita con un tocco d’alchimia.
Ti ho detto che eri come un granello di ghiara tu
e che bruciavi piano come una fitta colata lavica:
bella in modo assoluto, immortale e onnisciente,
un pugno di polvere rossa nel sogno dell’Athanor.
Ma non siamo nient’altro che cristalli di brina, noi,
che quandanche simmetrici non saranno mai uguali:
tu, la neve tonda che non si vede mai sul nostro mare,
io, un cristallo di galaverna, un fiore di ghiaccio scarlatto.
Sono passato dal Medioevo
e c'erano simboli senza prospettiva;
poi dal Rinascimento,
ma tutti fotocopiavano carta ingiallita;
poi dal Barocco,
ma le cose strane evitavano argomenti importanti;
poi dall'Arcadia,
ma si annoiavano anche le capre sarde;
poi dall'Illuminismo,
ma tutto quel cercare di capire metteva fame;
poi dal Romanticismo,
ma mandare il cuore da solo in giro
è stato come dare un mitra a un pazzo;
poi dalla Scapigliatura,
ma i ragazzi ragionavano solo con la rabbia;
poi da Naturalismo e Verismo,
ma di naturale c'ero io fotografato appena sveglio
o l'operaio che si malediva per non aver studiato;
poi dal Futurismo, ma nessuno sa ancora cosa sia.
Così sono arrivato a te,
che segnerai un'epoca tutta nuova.
Nel bene o nel male, sia chiaro.
Ti auguro di essere diversa
da tutto quello che è esistito.
come la mente di un operaio
in una catena di montaggio
un altro uomo si è arreso al potere
e ha perso il coraggio.
Con un'altra vittoria immeritata
in una battaglia immeritata
un'altra dittatura è aveanzata
nell'ennesimo silenzio
che le ha dato il diritto
di rimanere inviolata.
Intrappolato in se stesso
quell'uomo anche oggi
ha preso parte a una guerra
in cui l'ammesso non è concesso
in cui si va contro il progresso.
E lui rimane da solo
a scuoter la testa
disteso per terra
in attesa
del passaggio di una stella
per esprimere il desiderio
di uscire da un contesto
per lui deleterio
e poter vedere nella giustizia
qualcosa di più serio.
credo in questo ove sei tra i miei pensieri
tra la voglia di quanto non c'è e di quanto in realtà
poi abbiamo.
credo che quando dici ti amo
lo dici con il cuore
che il sentimento
non è invano
e che le parole hanno tutto un altro suono.
l'affetto l'effetto prendimi è un fatto..
dentro e fuori da un letto...
nei giorni negli attimi
vivimi e se puoi...
non smettere..
credo che non potrò cedere..
se questo fuoco lo alimentiamo... non
vedremo cenere.
credo che il mondo gira
e che non sta ad aspettare
mentre io rimango indietro..
credo che non mi importa raggiungerlo
ho già una meta a cui non so più attendere
io ti voglio credere.
l'attimo quel battito
che anche se non son sveglio sai
che sta pulsando
che se non sei tra le braccia
sarai di certo dentro un sogno
credo che non metterò
alcun filo all'aquilone
la direzione è il vento
in amore è sentimento.
e nasce un altro raggio donando
un candido mattino..
sarebbe dolce il risveglio
se non fosse che abbraccio un cuscino.
Del vuoto ho le palle piene
ancor peggio delle pene.
Dipingo un quadro?
magari di me stesso
mentre me ne vado?
O canto a squarciagola?
Sfogo questa rabbia
che pian piano mi divora.
Avete il vomito?
Allora scrivo della luna
delle onde, del mare e delle ombre
scrivo delle stelle e delle fronde.
Come dite?
Sono cose scritte e riscritte?
Allora scrivo delle fitte
dei fendenti che mi arrivano al cuore
lasciandomi ogni giorno nel languore.
Che orrore!
Avete ragione
sono un continuo lamento
e vi ha stancato il mio tormento.
Ho capito
scrivo dell'amore
dell'erotismo e della passione.
Con questi versi son sicuro
sarò acclamato vero poeta
Angelo dei mille fiori
e di sicuro non vi annoierete.
Ma forse è meglio che stasera
metto a tacere la mia vena
sarà meglio aprire la finestra
per lasciare entrare
una ventata d'aria fresca.
Noi due,
due semplici turisti
in questa stanza degli spettri.
Noi due,
due esseri imperfetti
sia con che senza specchi.
Noi due in mezzo a una guerra
nella quale non c'entriamo.
Noi due in mezzo a un mondo
dal quale ci estraniamo.
Noi due persi in quell'attimo
in cui ci siamo resi conto
semplicemente
che viviamo.
Così m' innamorai
-dal niente
m' innamorai
-dolcemente
come un lecca lecca
-semplicemente
si poggia sulla lingua di un fanciullo
-innocente
così m' innamorai
-come il vento
m' innamorai
-per le onde
che mi spinsero
-oltre l' orizzonte
e vi rimasero come barche
-ormeggiarono insieme dentro, dentro.
Come il nostro amore che
-dal niente -dolcemente - semplicemente -innocente -come il vento -per le onde -oltre l' orizzonte ,
le anime nostre che
-ormeggiarono insieme dentro ,dentro.
fitta, buia, perigliosa selva,
ape intenta a pollinar
un fior di petalo morente.
Non osar entrare al core mio,
pulcio ignaro che tenta
e ritenta il ritrovar di via perduta,
son sentieri più insidiosi dell'Inferno.
Non osar entrare al core mio,
ridente sole in ogne azzurro,
potresti spegnerti e mai più
irradiare cieli altrui.
Non osare ché ho paura.
Omai son serrati i miei cancelli,
vi son troiane mura.
Invalicabili, indistruttibili.
Non osare ché ho paura,
paur che non ritorni,
paura che ti perdi, che non ridi
per ogni minimo mio gesto.
Ti prego, ti prego non osare,
le chiavi dei cancelli
ho inghiottito, e ora sono in me,
nel più profondo, perdute.
Non osare scavalcare il muro,
non sono come l'"uomo",
voglio esser solo col mio Nero,
nuotando solo nel mio oceano.
Non osare... E BASTA!
Prenda esempio questo seme
capace solo d'affidarsi
ad Alto e altrui consiglio.
Non osare avventurarti
tra vermigli miei, non sai che troverai,
i cieli del cor mio son solo "notte"
sordi a amore e carchi di diffido.
Non osar ché non è'l veglio.
Sono morto...
...e sono nato.
e fuori invece nella stradetta polverosa
qualche femmina di tacchino dall'aria sconcertata e il collo pelato
gli archi in pietra lisciavano smussati il lusso di restarvi a regnare,
con un tripudio sfavillante i primi,
ventaglio verdeazzurro e blucobalto ed amarantone
aprivano con uno scatto tra una parola e quella successiva
sicché l'opera del canto potesse assumere il valore di un gioiello prezioso
da "p r o n u n c i a r e" quasi
dopo rulli di tamburo
facendo una riverenza
alla melanconia.
Aprivano il becco da morto le seconde,
guardando altrove,
le magre monache
dell'aia.









