Siano benedetti i capelli bagnati delle ragazze.
Siano benedetti i tavolini scaraventati in città.
Siano benedette le pozzanghere
coperte dai cappotti dei gentiluomini.
Siano benedette le danze di indiani improvvisati,
i fiumiciattoli sotto il vomito delle canale,
il mio cane che apre la bocca al cielo
e il mio gatto furbo sotto la tettoia.
Sia benedetto chi finalmente si addormenta:
qualcuno ha azzeccato le note della ninnananna.
non me la sento di rendermi schiava di quest’unico senso
Ho bisogno di guardare oltre, ingannare il gusto, abbandonarmi in un intenso profumo e sentirmi sfiorata dalla brezza…
mio il patto di solitudine
nuvole accolgono il sentiero
rupe commossa in volo d’estasi
ostia attesa alla bocca del cuore
divorante luce, scie su pelle lungo la navata
e gli occhi chiusi fissi sul sogno inatteso.
Sono angeli roteanti, cosmi di salme colme
dipinti in coro sul percorso del mondo.
Erge aria in tango, gemente ruggine ruggente
il dolore ingenuo, strisciante su brandelli di vita
immolato martire lungo scorci clandestini di colpe
compagnie al fronte lanciate insorte.
E tu a me, altare fiume, ascolto digiuno
sedimenti l’eternità graziata di mosaici lunari
mondi d’umanità amante senza tempo,
carpe diem colto in lascivi mari accattivanti
tuffi di mille secoli tra tegole di rimpianti
rivoli d’antichi fari tramandati custodi d’abissi
come questo mio vivere in libertà,
presenza urlante di parola assente.
Accenno discendente dall’interno
carillon di tempo scalzi ai piedi del bambino
incanto su piani paralleli, gemellati da cuori sinceri
inanellati amandoci, amandomi disarmata e sfiorita
estirpando fragili messe dal mio roseto in fiore.
Soffochi i passi
ramati di pelle lucida
è un passaggio lieve
sottili carezze
Nei gusti nei gesti
diversamente uguali
nei ricordi vividi
ancora accesi
Desisti all’istinto
d’infilar quei sandali
e correre, correre
la dove lasciasti il fuoco
S’accorciano le ore
battenti dal cucù
lì appeso da sempre
stancabile scruta
E’ ora
l’ultimo sguardo riflesso
accarezzi un ricciolo ribelle
la stessa carezza
mai dimenticata.
Si dice che nulla accade per caso …
Che quando meno te lo aspetti succede ,
un incontro,un amore passionale;
una storia che indossa la follia .
Ma io ci sarò !
Quando il cielo si oscura ,
quando la terra si colora di rosso avena;
quando sento il tuo richiamo.
Ci sarò quando penetra in te
la voglia dell’amore ,
ove gli estremi raggi
folgorano le innocenti nuvole.
Ci sarò e ruberò il tuo respiro
il tuo profumo ch’è m’inebria e mi solleva ,
ove l'eterna passione
sarà lì a infrangere ambizioni .
Si mi avvicinerò come il vento
zitto, zitto col fiato in gola ;
vivrò per te l’ampiezza spirituale ,
verrò di sera a darti primavere.
Non potrò fermarmi sull’uscio del destino !
Perché ogni cosa bella è breve ,
naufragherò in mezzo al mare ;
ti ascolterò con il canto delle sirene .
la strada idiota del bel pensiero
con la spinta del vincitore
con lo spasmo dell'atleta
con la tranquillità di chi riposa
mentre osservi
dai suoi bordi in fiamme
la profonda caverna delle tentazioni
giusto per convincerci che
la paura, non ci accompagnerà
E nel cader lento degli sguardi
mostraci come i nostri fratelli
sono nemici, avversari nascosti
ma vicini
Vedremo la meta promessa
il risultato giusto che ci attendeva
tutti
senza aver proferito calunnie
e brandito bastoni
E sarà il gioir e ritrovarsi
di zingare passioni
fino alla perdizione
Se ne sta li dentro, chiuso
come la puzza in cantina
se ne sta li dentro recluso
l' aver studiato non ti da la lode
di diventar menefreghista
di chi almeno in faccia vederti vuole
esci fuori respira st' aria viziata
come la tua camminata
osserva la sofferenza radicata
ma tu non esci la stanza é bella
colma di fogli e penne firmate
ma il malato non l' osservi in cartella
non lo vedi dai globuli bianchi
non lo vedi dai globuli rossi
ma dagli sguardi atroci e stanchi
dalla bocca serrata ,il sopracciglio,
che quasi sparisce dal dolore
e cerca nelle urla un mezzo appiglio
non me ne voglia il medico
più che una lotta é una speranza
lungi da me esser polemico
ma sta vita é una sola
e seppur tu allunghi e curi
meglio é viver bene un ora
che arrivare a dire stufi
-quando arriva la mia ora?
coatto è'l cristallo mio a brillare
per alcuno se non per se e mai vecchi
desiosi fieno i raggi di volare
e rapir soli fulgidi e lucenti
oltr'ogne lieto zàffìro o rubino.
E straziano lo scarno cor pungenti,
riflessi e giovan aghi sul bambino
ch'è ancora la mia vita. Or piange
con lagrime di sangue onde lenisce,
issando ilar sorrisi su cui frange,
quest'algia del mentir che non perisce.
Come immoto legato in maglia odiata
pazzo opaco s'agita'l fer brillante,
smanioso de la luce ben placata
diviene servo in pugna più straziante
che lo sventra, e ritorna su lo scudo
avversario e amico a quel mio "vuole",
squarciato da una tema in su del crudo,
segnato da un talento ch' ancor duole
ed emacia e scolora in logoranti,
in minute, in opache gemme l'ore
mie valenti or ora più ch'avanti
perché chi muore viene e chi vien muore.
vedi sfuggire il mondo
immergendoti
nei tuoi scatoloni
che si aprono mostrando
una povera realtà
sotto stelle di carta
con scintillanti polverine
azzurre, negli angeli
promessi, da spiriti
buoni, che aspettano
di ritrovarti, inseguito
da anime buone
pitturando le tue storie
di un color verde smeraldo
o un metro più in la,
navighiamo curiosi
sul tempo che va,
raccogliamo conchiglie
disperse qui in spiaggia,
scrutiamo orizzonti
e la mente viaggia.
Tra un bizzarro turista
ed una scimmia curiosa,
c'è un magico scrigno
dove la storia riposa,
giocando col vento
e un gabbiano che vola
si scioglie un sorriso
e questo nodo alla gola.
L'infinito ci abbraccia
qui ai confini del mondo,
un'avventura da vivere
con te, fino in fondo.
Sarai ricca lo
prometto avrai
l'albero nell'orto
per gli orecchini di ciliegia
ti basti questo
mia pressoché inutile fantasia,
lo scroscio d'acqua passò
al tuo apparire
riparando i cagnolini tenuti al guinzaglio,
uno per marciapiede
forse uno molto più stanco degli altri.
di quei signori che
con la nostra umana appartenenza
si sporcano la bocca
abbandonata all’intelligenza, di menti e corpi incontrollabili
Scende, la scura pioggia di nuvole catramate
colme di fiati sprecati
che come nodi di cappio, tolgono la vita
e quel che resta del nostro avuto
Lampi di spari nell’oscurità dei giorni
lasciano corpi sconosciuti
immobili su macerie
che furono sacrifici e pianti
soldi di sangue
che gonfieranno forzieri inutili
segretamente nascosti
Melma, figlia d’invidie ed ori
frutti degli alberi stupidi dell’ego e della vittoria
scivola tra le nostre mani scultoree e bianche
che mai riuscirono a fermare i danni
della nera ignoranza di alcuni
che dell’ esistere non si curarono

Vane illusioni
si presentan nel cammino mio!
Io
che portavo lo stendardo dell’amore
e a capo fitto
mi lanciavo nella contesa
mi trovo ora sconfitto.
Il corpo mio è giù per terra
sanguinante e colmo di frecce e lance
che dal gentil mondo
trapassato mi hanno
corpo,
anima e cuore.
Valori?
non contan più nulla!
L’amico
ti colpisce alle spalle,
lei annida misteriosi fini
che in dolce forma
mi vengon dati
baci, carezze, coccole
e tante promesse!
È tutto falso
strada piena d’ipocrisia,
di scopi da raggiungere!
Io per te, tu per me,
formula da medioevo
eppure
maschera indossata ogni dì
da innumerevoli genti!
Ci credevo fortemente
ma più non posso dare
linfa vitale,
rubata mi è stata
con fine inganno
all’occhio accorto.











