Fa luce nei pensieri
il mio canto alla luna
mentre arriva un'altra notte
che ammorbidisce il mio silenzio
con il suo chiarore
Un altro sogno cade
inciampa contro il giorno
contando ogni respiro
e ogni frullar dei ricordi
assecondando il volgere reale
che rallenta il suo tempo ogni notte
E non vi è più tempo ameno
che la sabbia non possa cancellare
e brucia ancora dentro il tuo volto
mascherato tra le rose e la tua assenza
Aspetto ancora
che tu venga a prendermi per mano
e a portarmi via dalla pioggia d'estate
da questa luna che mi tiene prigioniero
alterando e mutando le tue tracce
con il livore degli attimi
Suona il tamburo
Sul viale aperto
Cadono i muri
In taverna, sordo
Il vino mette dolce
Rossore in viso mio
E vesto sua foglia
Dai botti d’ambrosia
Canticchia il sole spento
Sul marciapiede rotto
Dal nostro ubriacare
Che porta il piede morto
Sospiri di chitarra
Si sentono lontano
Piangendo un amore
Impossibile salvare
È viva vita mia
Che mente e cuore accende
Ma non importa niente
Io bevo il presente
Come eravamo
quando i nostri visi
erano fragili e sorridenti.
E quel bambino così piccino
Stava attaccato alla mamma
Si nascondeva
per non essere fotografato.
Come era giovane allora
quell'uomo dai riccioli neri
allegro e spensierato
con pochi soldi in tasca
la sua ricchezza
stava dentro l’animo.
Come eravamo
tutti parenti e amici
con tanta musica nel cuore.
Ed un bambino di quei tempi
giocava ai soldatini.
Non esisteva un calendario
i giorni parevano tutti uguali.
Si brindava alla nuova sposa.
Ed io piccino…
Le regalai una rosa.
Mi sembra il mare
La somiglianza mi basta
Mi capovolgo
Ritorna il cielo
Una differnza sottile
e con occhi da nuotatore
mi pare di attraversarlo
Andare per il largo
E poi ritornare
alla spiaggia di cielo
ad asciugarmi e riposare
E quando vorrò
potrò di nuovo nuotare
attraverso l'azzurro
Con il sorriso nel cuore
Cos'hai studiato foglia, Armonia?
Forse Diritto Aereo Internazionale?
Può accadere di te ciò che voglio in poesia
farti cadere volteggiando pensosa
- si chiama Giada... -
dalla finestra murata da un glicine aperto
calpestarti spossato,
irritato e innamorato insieme
sotto il tuo azzurro sguardo indifferente.

Insetto sociale, anche tu voli fiera verso un certo destino,
quasi euforica, inebriata da questo sciame di ciclo vitale.
Però non lo sapevo che eri formica di specie schiavista
e che io avrei perso la vita, mentre tu soltanto le ali;
per me eri solo il più bello esemplare di femmina alata,
prepotente forse, malvagia forse, ma tanto, troppo bella.
Sarà breve il mio volo nuziale, ma sarà al fianco della regina.
ad aprire la serratura
ma ho sbagliato porta
e forse anche palazzo.
Sgualcita e avvinazzata
cammino in un magma di cemento,
come un giudice severo mi processo
crivellandomi con proiettili mentali.
E forse ingombro anche il passaggio
ai passanti dal lavoro sicuro
quelli che pensano al futuro
e si alzano presto la mattina.
Il cielo di Torino è ancora sudato
e io vorrei solo tornare a casa
per mangiare un po’ di pasta avanzata.
stamane mi ha svegliato
e d’incanto ho ritrovato
i miei versi smarriti,
ov’erano finiti
o nascosti in attesa
di un dolce cinguettio
mattutino d’aurora
non so;
ma l’anima sospira
e riprende a sperare
librandosi respira
e comincia a pregare.
che corre ed impenna,
lasciala danzare
brucia di vita
scarabocchiare.b
Ora senti l’odore della benzina
il sapore di un bacio
o di un corbezzolo amaro.
Ode alla penna
anche quando arranca e si ferma
Lasciala stanca in fondo al foglio
riposa in pace
davanti allo scoglio.
Spesso ti ho immaginata grattare il suolo
alla ricerca di semi, lucertole e lombrichi;
e ti ho sognata che chiocciavi, sottovoce,
mentre covavi nel tuo nido i miei pensieri.
Non ero ancora nato, che già ti amavo io,
come un pulcino destinato al gallodromo,
con la sua ingenuità e con la sua purezza,
con tanto ardire e con la voglia di esserci;
in solitaria, verso l’immaginario collettivo.
Sarebbero bastate appena quattro moine:
sul pancino, sì, come nel rito apotropaico,
perché anche i miei sogni, si schiudessero.
se tra i fiori
o nell’acqua da bere
oppure nei colori
di cangianti aurore
o addirittura nell’inferno
tra le fiamme della sera.
Non so più dove adagiarmi
cullarmi e violentarmi
se negli spasmi
d’effimeri orgasmi
o tra le braccia
di un egoistico amore.
Non so più dove nascondermi
se nel sogno del primo mattino
o in un salto nel vuoto
a piedi uniti
nel ricordo di un bambino.
E Intanto il tempo passa
e si scioglie il cuore
sulla sabbia e sulla ghiaia
squama la pelle
e ritrovo i brandelli
tra i cespugli della notte.
Solo l’anima mi è rimasta fedele
intatta e trasparente
come ieri, come domani
a sfidare gli untori
tra il coraggio e la viltà
di un sole che m’acceca ancora.
Nascono dal cuore
Sorridere
Qualche ora prima
Sono bastate due parole
La musica
Il mondo che prima
Con la musica giusta
La musica del cuore
Fa viaggiare fra le costellazioni
Ancora una volta
La musica













