Ti senti persa smarrita hai creduto per
tanto tempo che era la cosa più importante.
Ma non era cosi…. cadi nella disperazione.
Quante bugie…. adesso hai capito la verità
sta li davanti ai tuoi occhi non vuoi crederci.
Forse perché sai che quel sole che credevi ti
Illuminasse si e spento definitivamente.
Sei tornata nelle tenebre
in un buio che ti fa sprofondare
nella disperazione più totale.
Parlava il dialetto
quel vecchietto
chiedeva soldi, disse
che non mangiava
da giorni, pregava
passanti a mettere
monete nel suo cappello
malandato.
Mi allontanai, ma faticosamente
con una frase che mi attirò
andandole dietro, confidandole
il mio dispiacere, per non essermi
fermata e darle un piccolo
simbolico aiuto
Solo per sfamarli un pò, non è proprio un vero aiuto
la notte al poeta
reca conforto.
Cala la sera
sui suoi pensieri
il sonno giunge.
Luna calante
la corona di stelle
sfoggia sul mondo.
Notte profonda
insegue suoi sogni
passi felpati.
Cuore sognante
nell'algida notte
alba riscalda.
Cede la notte
al giorno incipiente
scettro dell'ombre.
Sole levato
riprende il fardello
segreta pena.
rannicchiati negli angoli
nascosti della vita
accartocciati e anneriti
dal tempo.
Il tempo che passa
lento , veloce, sfibrato
illeggibili parole
del passato.
Note stonate disegnate
su un pentagramma senza do
abbandonate al rumore
di un brogliaccio stanco.
ma ti stringevo come fossi vita
ed era un sasso agli occhi
il tuo alito smarrito
sono contorti i vicoli del corpo
la voglia di vivere taceva
ti appendevi ai singhiozzi
ne dondolavi l'altalena
cercavo le parole
sfiorandoti i capelli corti
ma la gola si strozzava
il troppo amore aveva sete
e l'acqua fuori che veniva giu'
ed io foglia di settembre
che non so posarmi
ed essa è parte di me.
Come una freccia
sulla superficie del lago
scivola dolce
il suono del vento.
La freschezza dell’aria
e l’acqua piovana
sono parte di me.
I boschi
e le colline
sono parte di me.
Grilli e farfalle,
bisonti e lupi
sono parte di me.
Come un bambino
rannicchiato nel sogno felice
vorrei comprare
una porzione di cielo
per lasciarlo in eredità.
Oh sciura!
Quanti an so passà
tanti che nianca
te se regordet.
Cinquant'an d'amour
e de sufferenza
poi un bel dè
lù te diseva
che il se sentia
mia tan bè
ghe girava la crapa
el stava mia in pè.
Cinquant'an d'amour
jè nà a fas benedè
in dun de
e te se restada
de per te
ma te se regordet semper
de che l'omm
che ogni sira el rivava
col surris in bucca
e te diseva
"oh sciura!
Te me det semper
la solita minestra".....
Ma la minestra l'era buna
la magnava duma lù
e adéss che chel'omm
el ghe pieù
ghe ne minga per nesseun.....
Parole come petali di rose
tappeto morbido
dove posare passi stanchi
di piedi ancor più stanchi
Parole come cirri bianchi
navigano nel cielo
sorridono di un sorriso fiacco
Parole come lacrime di pioggia
gocce ghiacciate feriscono la pelle
stilla sangue nero
nero come il buio di una notte
che mai finisce
Parole come raggi di un sole
sbiadito abulico
contagiato dal virus
della tristezza che permea
sul mondo
Parole danzano dentro di me
note impazzite di una melodia mozartiana
un requiem alla vita
che amica non mi è ora ….
imprigiona
la mente
con squame
avvolge il corpo
trasformato
in sepolcro di vizio
Nel buio
ferisce
costantemente
Arrabbiato Derelitto
L’amore
brezza di demoni
soffia
dolenti ipnagogie
su vele
spinta
negli abissi
dell’inconscio.
Alba terge
l’anima
tremori di un rimorso
evaporano dalla coscienza
nella tenebrosa luce
di
uno spento giorno.
Conosco il mio occhio,
nasconde nel liquido opaco
quella parola che fugge
da una pagina
all'altra.
Non conosco ancora bene l'inerme creatura
afona, cieca, che scivola in tondo
sopra le delicate lamelle
dei polpastrelli.
Appena un brivido nel freddo,
come se mi segnassi la fronte
con le dita bagnate d'acqua.
La porta sbarrata
e la bestia dentro
sollevo le mani
per allontanare il buio
e il cuore batte piano
per non far rumore
Rivesto di brandelli
la dignità che cieca
chiede l’elemosina
ad occhi bassi.
Era rosa di campo
su letto innocente
appena sbocciata
ora
memoria svenuta
e petali strappati
non si riconosce
Ha odore di lapide
la cicatrice sulla pelle.
Su di essa la gente inventa
cammina con piedi distratti
e mena il dito
Non sarai mai più la stessa.
Resta immagine aperta
Urlo silenzioso di pianto
Inferno cullato
che tutto infetta.
a fermare gli occhi
e neppure la notte
a nascondere l’orizzonte
non sarà l’inverno
a coprire le parole
e neppure il silenzio
a riempire le mura
continuando ad essere
continuando a sentire
ciò che l’acqua porta con sé
continuando a crescere
continuando ad ascoltare
ciò che l’acqua specchia e rivela
scorrendo lenta
scorrendo profonda
sarà facile bagnarsi
e lasciarsi andare
galleggiando sui pensieri
fluttuando sulla fantasia
seguendo il fiume
scivolando verso il mare
seguendo il fiume
nascondendo il corpo
per poi riemergere
tutto nuovo
tra scatole di buio
che scuotono dagli attimi
-quelli che scivolano-
come edera che abbraccia i fianchi
letame agli anni dopo le viole
sabbia che parla tra le dita
per diventare
libero di masticare follia
spezzando l'ovvio, il non baciare
saturo di farfalle tra i capelli
che applaudono a sorrisi
nudi da bussole, assoluti
gustando nespole col vino
seduti a un tavolo di noce stinto
e al capo tavola soltanto lei
il resto è aspettare
su di una punta d'universo
al cioccolato nero







