Ho infilato la mano nel mezzo
di un reticolato per carpire
una foglia d’erba
annusarne il profumo
e masticarla tenendola in bocca
il più possibile per saziarmi.
Ho bevuto l’acqua piovana
facendomi scivolare le gocce
sporche di fuliggine sulle labbra
succhiarle per dissetarmi
mentre scendevano dalle grondaie ferrose.
Nascondermi calcolando il tempo
trascorso dal passaggio dei fasci
di luce potente dei fari
posti sulle torrette
ai bordi del campo che
fendevano la fitta nebbia gelata
sciogliendo di notte
il manto di neve tra le baracche
puzzolenti di vita marcia.
Da una storia raccontata di mio padre
ricordando il suo periodo di prigionia in Germania.
Piove sangue, dalle nuvole grigie
e lamenti, si alzano al cielo
strazianti oggi, come ieri
senza riuscir a cancellar dolore.
E il pensiero, va alle immagini
che mettono sotto morsa, il cuore
per la ferocia di uomini
che nel cammino, hanno perso l’onore.
E non finirà, il venir giù di lacrime
finché il ricordo, resterà dentro
a memoria, di anime pure, volate via
con la sola colpa, d’esser nate.
nella mia mente
alcuni familiari e amati
e altri freddi e inopportuni
un guazzabuglio di frasi monche
che non riesco a terminare
vorrei, ci provo
ma all'ultima parola fugge,
e mi ritrovo a sospirare.
Rabbia perdono amore
ne son pieno
quasi a soffocare
ma non c'è spazio per pensare
e ne ho paura.
Vorrei che tutto si fermasse
che ogni frase rallentasse
e desse il tempo
di apporvi il suo finale,
ma sono stanco,
e allora quatto quatto
mi accovaccio e aspetto l’alba,
che rischiari i miei pensieri
così potrò guardarti in viso
aprire le mie braccia
ed abbracciarti,
come quand’ eri piccolina
e tu potrai sentire attorno a te
tutto ciò che ho nel cuore,
non guazzabugli di frasi monche,
ne risentimento e rabbia,
ma in quell’abbraccio
ci sarà tutto
l’amore di tuo padre
Ma in quale cantico serale,
se le nostre anime sono lupi
rivolte al fosco della caverna...
Solamente un punto di luci
è, diafano sgusciato dentro
a una ciliegia di polvere.
L'insieme è, muto
imbalsamato
attraversa gli sterpi
dell'eterna illusione.
Ho visto delle cose
uguali a un conto che non torna
la macchia bruna
nell’occhio color dell’acqua
(un figlio, il portatore sano)
mi passa dentro, m’interroga,
parla di inviti
a leggere tra le righe
saltuariamente guardo un ramo
spezzato, penso la voce in pasto al vento
morire senza colpa
Se ha tocco incisivo la pioggia sulla pietra
da sciogliere la memoria
in una pozzanghera che assolva la sete
finisce al mare qualche certezza
Il caos universale, forse ci prende
classifica, scarta, determina
appende una chiave nel subconscio
che apre la mente a più faccettature
come andare oltre, lo sguardo
sulla strada piegata in curva
Quando il vento dell’est soffia potente
sul mare le onde bieche
si trasformano in vortici scuri.
Folate potenti rubano
le gocce d’acqua salate
che sul viso pungenti si sentono.
La spiaggia lascia libero spazio al mare
che minaccioso l’inghiotte
coprendola di schiuma bianca.
Anche i gabbiani non godono
del bagno giornaliero e attendono
sulla riva il ritiro dell’onda per il loro saziarsi.
Quando il vento dell’est muta il suo passaggio
io aspetto di veder l’ondeggiar calmo del terzo giorno
e raccogliere sulla spiaggia il frutto abbandonato.
non poteva insegnare nulla,
la sua idea di maestra
era quanto meno opprimente
per chi a cuore aperto continuamente ascoltava,
tragico che l'avessero presa a insegnarci la vita.
Lo si vedeva dalle immagini che costeggiavano suoi proclami
alberi senza vele
per un'esistenza triste quasi defraudata
come se l'infanzia non l'avesse mai avuta.
Narrano i quadrupedi che il suo alito
sapesse di terra e di sangue rappreso,
a loro bisogna credere.
è un velo morbido
di seta bianca,
che quando spira aria
di rabbia egoismo o arroganza,
avvolge la mia anima
e la scalda,
la protegge,
e quando la tristezza,
avida e tenace,
piano piano
si siede accanto a me,
gentilmente la ricopre,
sicchè io
non possa vederla.
travasano gli anni
e in questi frangenti
in cui sono avvolto dall'oblio
sento il tuo calore
è una sensazione che avevo perduto
in qualche tasca di pantaloni
arrugginiti dalle illusioni e dalle abitudini
resta incolume il desiderio
quello di tenerti stretta a me
e respirare il tuo sapore
Devo solo resistere.
nell'emisfero di fronte al tuo,
incontrerai una
"Poesia quasi d'Amore".
E' mia,
per te
per tutto quello che io sono stato.
Essa ti parlerà per sempre
del po' di bene forse fatto,
e del tanto, sicuramente ricevuto.
Tu,
leggila a tratti
nelle tue corti notti,
t'accorgerai
che le tue stanche membra ritroveranno,
con essa,
la forza per ricominciare senz'affanno,
questa fatica che si chiama vivere.
Ascoltami, ti prego,
un giorno dissero a un bambino
che nella vita bisogna sempre
guardare a chi sta peggio...
Adesso posso dirtelo
occhi che scrutano in fondo al cuore mio,
quel bambino ero io...
E qui, nella mia testa
ho una domanda come un tarlo
che consuma quel che di me resta:
ma io, sono riuscito a farlo?
Solo tu puoi dirmelo...
Oggi,
al cuore tuo lascio soltanto
una "Poesia quasi d'Amore",
incompleta,
a te il compito di continuarla,
e di "aggiustarla"
per renderla migliore.
E poi, domani a loro,
ai figli tuoi, tu fanne dono,
essa era ciò che conservavo in fondo al cuore.
Lei che nel mentre,
nelle tue mani ormai sarà diventata:
Poesia di compiuto Amore.
quando quella ha già
preso possesso di me.
Stringere tra le mani
il ricordo del tuo sguardo
quando quello vive nel mio iride.
Tendere il dolore
fino al punto di non ritorno
e poi ..
lasciarsi andare
in un unico urlo
che squarcia il tuo respiro
sdoppiando la mente
nella pazzia immane
e diventi un essere astratto
fuori da tutto,
fuori da ogni memoria,
un respiro vagante
tra i cumuli della notte.
i piedi
a disegnare
il vissuto
nelle dune della vita.
Era una carezza
alla pioggia
che bevevo
con lo sguardo.
Quel calore
del primo bacio
lasciato
sulla parete
della scuola,
le onde
di una mano
tenuta stretta
mentre danzava
il cuore.
La tua voce
scolpita
in un affresco
della mente
che con me
scriveva versi
da sussurrare.
Quel sentiero
percorso insieme
e se pur lontani ora
ha lasciato sul volto
del destino
il rammarico
di non esserci osservati
camminare
per un po..
ancora.
L’età scorrendo
regala frutti, altri ne rimuove,
come corda che si dipana lenta,
per ingranaggi complessi,
sempre sconosciuti.
Giusto e feroce tempo,
scritto da mano
che premia, innalza, abbatte
e mai perdona.
Capitoli lunghi o brevi
spesso non chiusi,
riassunti inconsci di dubbia
appartenenza.
Episodi e momenti
mai totalmente chiari.
Perle d’acqua dolce,
piccole o grandi che non hanno filo
come collana
che non si può indossare.







