Lo scantinato trasuda
buio e silenzio.
Ogni cosa sepolta
giace quasi dimenticata
Credo adesso potrei trovarvi
anche qualche resto di noi,
del tempo buttato via
come un vecchio vestito lacero
indossato poco e male
e il vino imbevibile di una bottiglia
che non può donare
nemmeno una finta allegria,
su uno scaffale assediato
dalle ragnatele
nel lavoro annoiato e preciso
di chi le ha tessute.
Solo pochi metri più in là
qualche brandello di cuore.
Appartato...
E finalmente ci sono anche io
Il tempo di una sigaretta
Dai corridoi oscuri e bagnati
del tuo cuore,
dalle tue prigioni
impregnate di schiavitù,
dai tuoi occhi in ombra
la luce sempre fuggiva
perché il tuo buio non era fisico
e lei lo sapeva.
Era quel buio che nessun sole
osa penetrare
così maligno da diventare
macchia e cancro
nelle viscere dell'essere.
Così ostinato da chiudere
ogni minimo sentore di spiraglio.
Dal tuo pozzo di angoscia
la luce sempre fuggiva
richiamata verso l'alto.
Non fu il giorno a invocare pietà per te.
Fu assurdamente la notte.
Perfino lei sapeva
di dover concedere una tregua,
di dover aprire un pallido varco all'alba.
Alla tua alba.
Io non ho paura del buio,
delle ferite,
di cangianti stagioni venute
a trasformarmi il cuore.
Ho pelle di camaleonte
Occhi che mutano nel sole,
dalla cecità totale
alla visione improvvisa.
Sono la notte e il giorno
in un amplesso impossibile.
Sono loto e fango.
Palude e giardino.
Sono macchia e candore.
Ogni cambiamento
mi veste di crescita.
Mi sveste di antichi timori.
Il serpente che lascia
le sue scaglie vecchie
per lo splendore delle nuove.
L'uccello che perde piume consunte
per una nuova livrea di luce
nel suo volo spiccato dagli inferi.
Sono la fenice arsa
che ritrova la vita.
La vittima sacrificale smembrata
che risorge splendida e perfetta
oltre il suo stesso sangue.
Se non fossi mai invecchiata,
non avrei mai conosciuto
l'esaltazione della giovinezza,
se non avessi mai amoreggiato
con la colpa
non potrei abbracciare la purezza,
se non morissi ogni giorno,
non vivrei neanche un minuto.
Noi ci conosciamo,
ci siamo studiati.
Io ti ho studiato.
Tu hai provato a capirmi
e io forse
non ci sono riuscito.
So che ti devo un grazie,
che c’eri… e di questo
non me ne vergogno.
Che le hai riaperto gli occhi
rispedendola indietro,
che le hai restituito un sogno.
Non so per quale strano
motivo, ma non è la prima volta
che noi due abbiamo a che fare.
Forse ti sto simpatico o più
probabilmente ti faccio una gran
pena… non so che pensare.
Non so se ti credo
e non so
cosa io e lei faremo…
Ma ti credo… senza
logica, senza niente; noi ci
conosciamo… ci conosceremo.
Chimera senza tempo,
proteggi a fatica.
Mucchio d'ossa e carne questo resta..
È nell'aria il respiro del tempo
lascia aloni sotto gli occhi vitrei, senza immagini.
Addosso abiti che non riescono
a coprire il vuoto.
Pezzi di vetro, sotto ai piedi non fanno male,
acuiscono solo la sopportazione al dolore.
Arida la terra fuori e dentro,
tappeto d'amore estirpato dal cuore.
Tace il labbro,
Risucchio di parole, si strofina sulle guance
accentuando un lieve rossore...
Il tempo ...ora non scandisce nessun rumore.
Era il 1985
Era il mio tempo
Panchina e stazione
Attesa ed evoluzione
Binari portarono lontano
Pizze al bar
Panini al chiosco
Era il 1985
Nasceva poesia
Nasceva scrittura
Aiuole e marciapiedi
Qualcuno ancora doveva nascere
per pisciare poi nei fiori degli altri
Avrei preferito una famiglia unita
intorno al tavolo a Natale,
avrei desiderato fotografie con volti
sorridenti ai compleanni, e scale
qualche volta da scendere,
e non solo da salire
e avrei voluto solo ieri al telefono
a mio padre saper cosa dire.
Avrei preferito non smettesse mai
l’abito rassicurante della normalità,
avrei desiderato che, una volta schiavo del limite tra
coscienza e delirio, non avesse cercato la mia pietà.
Ma se ci sono molti modi di raccontare bugie,
e qualcuna me ne ha forse raccontata in questi anni
avrei voluto non mi chiedesse scusa per il presunto
odio annoiato di mia madre, le pene e i malanni.
Avrei preferito non mi pregasse di divenire
un sapiente che colma il suo vuoto,
avrei desiderato che la sua immaginazione
vagabonda non arrivasse a uno scacco finale, all’ignoto
e se nella sua vita si sentiva tradito da Dio e,
questa è una storia già accaduta, io ero l’appiglio
avrei voluto che quanto appreso dagli anziani
lo avesse portato solo a chiedere aiuto a suo figlio.
Avrei preferito non si fosse arreso alla massa con cui
è costretto a condividere il tempo il poeta geniale,
avrei desiderato mille e mille giorni di sentirlo
genuino, mai ciondolante in un ombroso viale.
Ma se ci sono molti modi di raccontare bugie,
e qualcuna me ne ha forse raccontata negli anni
avrei voluto non avesse pensato di affidare alla folla
invisibile delle parole gli acciacchi e gli affanni
e il suo ricordo, dovendo commuovere il lettore, a una
vecchia macchina da scrivere trovata da un rigattiere.
Avrebbe solo dovuto afferrare forte, come lui, la vita
quando l’alba debole e incerta raggiungeva il cantiere.
Osserva...
prova per la prima volta a guardare veramente...
l’orizzonte lontano è dopo ogni cosa, prima ci sei tu e il resto a seguire.
Osserva…
I tuoi comportamenti, le tue reazioni, i tuoi dubbi o mille pensieri…
sei sicuro di essere davvero tu?
oppure ciò che osservi con occhi veri per la prima volta
non sono altro che compagini fittizie che scherniscono e velano chi realmente sei?
Ciò che pensi di essere è ben lungi dall’essere...
pensaci bene (ma non troppo) ti inviterei più a sentire, ma se ti impegni ambe due le cose andranno bene.
L'uomo è un uomo solo quando è se stesso, ma per capire se è se stesso occorre un arduo processo
un discernimento effettivo dei vari strati che lo compongono, o almeno si comincia con quelli superficiali….
sei davvero ciò che pensi di essere?...
beh!!! Dal momento che ci pensi già la risposta è ovvia
ciò che è come può pensare che non è ahahah ( un piccolo tranello)
tuttavia fallo lo stesso, cerca davvero di capire se sei il tuo nome, la tua professione
la parte politica o idealistica presa, un marito, un dotto ( o indotto) laureato, avvocato o bordelliere che sia
se davvero credi nella religione che segui e il perché ci credi davvero
se senti che le "tue" emozioni arrivano dal tuo cuore o dal tuo status sociale...
è di vitale importanza che tu risponda a queste domande, difficile è farlo andando oltre
Il tribunale mentale autoproclamatosi giudice e giuria
perché il suo forte e becero istinto di autopreservazione non cederà il posto tanto facilmente…
il candidato chiamato in causa è il cuore, ma non l’organo o meglio anche quello centra
ma il vero condottiero e vettore della storia è ritrovare quella parte d’essere che siamo realmente
e ciò che fa vivere le cose il FOHAT ( poi chiamalo come ti pare) o principio vitale che è in ogni dove
e non si fa mentalstrumentalizzare dal primo calamaro saccente di turno.
FRATELLA MIO ( è un mix tra fratello e sorella )
probabilmente ti ho scompensato se hai letto attentamente ciò che è su scritto
ma è davvero importante che tu prenda coscienza di queste cose
altrimenti sarai sempre un burattino affidato al polpo del momento
che coi suoi avidi tentacoli coperti di brillanti ti porterà nel luogo peggiore di questo mondo…
OLTRE TE STESSO.
Per comprendere chi sei inizia col capire ciò che non sei…
Buon lavoro.
... e tutto questo silenzio
ancora mi sorprende
non importa se un battito di ali
abbraccia il cielo
o le nuvole attraversano
i miei chiaroscuri .
Io sono il mio silenzio
nel fruscio dei pioppi tremuli
nello scorrere pacato di un rivolo a valle .
Lungo il viaggio di uno specchio d'acqua
che si riempie di passi
e di sassi
mentre frantumo le parole
e mi riprendo
le mie robinie in fiore
a grappi bianchi e profumate di miele
dissolvo l'attesa .
E’ l’ultima sera dell’anno.
Un piede segue l’altro con affanno
sul tragitto
verso l’ospedale.
Mi sto recando a visitare i nuovi
arrivati del reparto neonatale.
L’ultimo di sinistra
farà il ladro,
quello in fondo il pedofilo.
Mi appare nitido il quadro.
A destra un omicida seriale e questo nel
mezzo avrà un’accusa pendente per dolo.
Il primo davanti che dorme
mi fa paura… è già solo.
E’ notte, e la strada è ormai invasa…
un piede accompagna l’altro verso casa.
con il cuore in gola.
Un passo alla volta
fra ansia e panico,
affrontando le emozioni
con molta fatica.
Un passo alla volta
verso la speranza.
Rincorro l'energia
per la vita
che corre velocemente.
Vorrei possedere
una bacchetta magica
per far sparire
tutto ciò che fa male.
E' tutto cosi illogico
e irreale.
Un filo invisibile
forte come una catena.
Un passo alla volta
provando e sbagliando,
ma anche sperando
di essere destinati
ad un mondo migliore.
un unico punto di vista,
un foglio nuovo per ogni prova
e quella tela gocciola ancora,
di bianco strati su strati,
che si ripetono.
Pelle, solchi e un viso stanco
tra le mani, nelle unghie.
Attraverso un riflesso,
a seguito di poche tracce
prendermi e perdere la presa
per l'ennesima volta,
l'avevo detto di non avere nulla da dire,
parole rovesciate su uno specchio,
rifletto ad alta voce.
Gesso, cemento e calcinacci
tra le dita, nelle unghie.
Senza più i suoi tumulti trema,
parole non riesce a sentire, a leggere neanche.
Che sia sul fondo raschiando
e nella forma, il contenuto?
Sarà forse scavando che si esce da lì.
Passo un'altra mano di bianco e ricomincio.
e l'angoscia
che
di molti anni fa








