tornano a planare sul mio teatro chiuso.
Provano le scene che ho dimenticato
ed io assisto zitto da seggiole amaranto.
La mano cerca l’oro-argento del sipario
perché l’apra tutto nella sera generosa.
Evitate, vi prego, giravolte e bizzarrie!
Offrite l’arte vostra a chi l’apprezza ancora!
Ed ora che ho guardato con occhi tramortiti
i picchi della vita e i manti trasparenti,
ora che ho sognato l’ultimo sogno possibile
non riesco più a ridere di me.
Ho già volato sui tappeti della fantasia.
L’ho stretta in pugno, quando l’ho raggiunta.
Se andate via nel mezzo della notte indifferente,
io smonterò per sempre la pedana dello show.
it's a ray of sunshine
cold as snow.
The soul tries to escape
from a cage of words,
your hope drowns
in the storm of the heart.
A sudden light
that comes from the horizon
illuminates a way out in the sky.
A distant voice urges you to react
to conquer decidedly
the enchanting Paradise,
it gives you the strength to open your wings
and stand up forever in the glorious flight.
Traduzione in Italiano :
Una voce lontana, una luce improvvisa
Scende sul tuo viso
una lacrima di sale,
è un raggio di sole
freddo come la neve.
L'anima tenta di fuggire
da una gabbia di parole,
la tua speranza annega
nella tempesta del cuore.
Una luce improvvisa
che vien dall'orizzonte
illumina nel cielo una via d'uscita.
Una voce lontana ti incita a reagire
per conquistare deciso
l'incantevole Paradiso ,
ti dona la forza per aprir le tue ali
e spiccare in eterno il glorioso volo.
Non rubare i miei colori, non mi consumare il blu!
Usa i tuoi, per favore, apri la tua scatola di latta!
Così gridava Giò le volte che noi due si dipingeva
il cielo sulle nostre teste e il mare quasi in mano.
Alla scuola dei monelli, dei sospiri e primi sogni,
io rubavo fantasie altrui nell’attesa anch’io di averne.
Benedetta quella voglia di salvarle, quelle tinte,
d’occultarli, quei pastelli, troppo belli per finirli in fretta.
Con la scusa di serbarla per chissà quali occasioni,
l’ho tenuta fino ad oggi, la mia scatola di latta.
Bianco e nero intorno a me, è il momento ora d’aprirla
per vedere se i colori sono ancora come allora.
conta gli istanti e ogni istante
piega le labbra
ogni piega è il tempo
è un ricordo di felicità
una stagione di vento
dove si allontanano le nostalgie .
L'essenza si è dispersa
in un campo di leggerezza
io l'ho racchiusa in un bocciolo di Maggio.
- Nel silenzio s'apre !
Ed è poesia infinita.

Dal Web
scavai nel cielo senza darmi tregua,
sicuro prima o dopo di scovare
l’inizio di quel raggio che non vedo.
Mi piacque demolir fosche figure
formate dalle nuvole in cammino,
figure a guisa dei dannati ghigni
che già all’avvio spezzano il sospiro.
Fu poi la volta della pioggia nera,
di quella che di netto disunisce
il vezzo di guardar lassù, in alto,
con la speranza di vedere il sole.
Toccai la ruggine degli uomini
che mai la diluiscono giù in terra
e, al contrario, l’affidano al futuro
per conservarla nell’aria maledetta.
Scavai nel cielo anche da grande,
armato più di quando ero fanciullo,
ma a malavoglia presi buona nota
che nulla nell’aria era cambiato.
Ero mutato io, l’uomo dei sogni,
che del bambino non ho più la stoffa,
pietrificato nella certezza stolta
di alterare il mio assegnato fato.

Tra le pieghe del tempo
districai nodosi dubbi
per giungere alla verità.
Alleggerita dall'immane peso
riportai la mia vita al sicuro,
lontano dai sotterfugi;
appartenevano a chi dell'inganno
ne aveva costruito il suo credo.
Nuove albe erano sorte,
nuovi sentimenti albergavano nell'animo
colorando giorni
di nuove e sincere passioni,
cancellando vecchie striature
d'un passato obsoleto e claudicante
che stonava tra le note briose del mio presente.
in questo micro tempo vincitore.
Ora che i brividi giungono al cuore
come se la felicità non fosse mai esistita,
io, dietro i vetri della mia finestra,
vado sfaldando i resti dell’attesa.
E mi abbraccio, quasi innamorato
di ciò che non riesco a dimostrare,
dell’aria ingenua che mi ha pervaso
da quando bimbo credevo nelle fate.
Mi porto al collo un lembo di coperta
ma non del gelo tutta è la colpa.
Sono brividi d’insana solitudine
che spossa e spossa più dei ghiacci,
che spoglia la mia anima indifesa
e la trafigge senza che sangue n’esca.
Mi coprirò, aspetterò la dolce luna
ma questa notte alle abusive stelle
intimerò di togliersi dal campo.
Non ho la voglia di legittimarle…
tuttor si pavoneggia l’alba antica
che lui non vede eppur morta non crede.
Il bel ricordo avanza verso l’oggi
e la sostanza appena ne scalfisce
com’onda bassa ch’a baciar lo scoglio
residui d’erba bruca al suo passaggio
lasciando eretta la falesia, esposta
al sole, al vento e del cielo all’acqua.
Mirabil vista viene offerta agli occhi
nel mentre monta ingenua onnipotenza
per quel serbar, del catenaccio in atto,
la chiave ch’apra la sala dei miraggi
rivolta a Sud con la finestra al sole
e giù, al mar, salsedine impazzita.
L’ancor dormiente e provocante specchio
al Nostro va, protetto dalla sorte
nella porzion di tempo ad intervallo
tra il cobalto e la nascente aurora
e calmo il miracolo s’avvera
al primo raggio sopra l’orizzonte.
E nastri e nastri incidono la luce
sul blu ch’adesso vuol chiamarsi azzurro,
azzurro pria che il cielo se n’avveda.
Schiarito appar metà dell’universo
a mo’ di quando dopo il lungo inverno
i primi verdi muovono la zolla
prendendo posto ov’era solo brina
con il silenzio a fare da interregno
nel freddo assolo regalato al vento.
Fantasma destinato negli abissi,
solitudo, che scoglio or abbandona,
sfibrata defluisce verso il largo
e lascia spazio a piedi di fanciullo
dacché le orme su quel ner lui vuole
calcare ancora come pria ha fatto.

Io, la mia chitarra,

Impervia speranza sotto scoscesi pensieri;
per antichi massacri
che ritornano
con nuovi nomi
grondanti morte.
Ma non temete,
le bombe sono intelligenti.
L'oasi di un coprifuoco
ci risparmierà la fine
almeno per qualche ora,
in una piccola isola
di grandi paure nascoste.
In un bottone
i pruriti del potere.
Il cielo vomita,
la terra inghiotte.
Intanto si lucidano arsenali
come si giocasse
con i soldatini,
ma il legno e la latta
non sanguinano
come le carni esposte
alla battaglia.
Il dio denaro immola
una svenduta umanità
al prezzo di occhi bambini
il ricco immune
si compra rifugi
ma spesso solo di polvere.
cosi come sono
nostalgica virgola di pioggia
che va oltre
quel volo sul mare .
In quelle onde
lo sguardo fermo
in un addio
ma è un ritorno
di piccoli fiati.
Tra le mie dita
granelli pieni di parole
tra i miei pensieri
un' anima
piena di vita.

Una sera di Maggio di fronte al mare
ad ascoltar la Luna che ha voglia di parlare.
Vibra la luce del suo volto splendente,
irrequieta e curiosa mi pone delle domande.
Nel tuo cuore cosa sta accadendo?
Dimmi, che dimensione stai vivendo?
Spirituale o materiale?
Immagino i sogni che ti ostini a inseguire
e conosco anche il tunnel
nel quale si rischia di finire.
Non c’è niente da capire, non ti è dato sapere;
vivi questa vita come le precedenti,
cogli l'attimo, suggella l'istante più importante,
ma non farti domande, sii paziente.
Antiche emozioni dinanzi ai miei occhi,
ondate di passione dal canto del mare,
un sospiro di saggezza, una docile carezza.
E le lucciole, piccole stelle terrene
che volteggiano silenziose...
Che vita misteriosa,
che serata meravigliosa...
il cuore batte ma la mente non riposa.

Emerge continuamente,





