QUO VADIS, OMNIA INVICTUS ET UNICUM STATUS, ERGO SUM DEUS ET NOBILIARE ANIMA MUNDI…….
Troppe domande incerte ed equivoche non che fuorvianti risposte……..
ovunque pullulano saccenti e profeti, divini esseri astrali
terrestri misti e miti millenari si accalcano e alimentano qualcosa che non comprendo
o forse effettivamente è tutto veramente semplice che senza questi ingolfamenti vari
ogni cosa si assesterebbe da sé, guidata dalla vibrazione primordiale
che tutto ha creato e che ci permea tutt’ora…… magari sono solo stupido
e non capendo una stra mazza di fisicaquantisticamolecolareeterea
o matematico dipendente che sia, lascio perdere come se guidato da una trascendenza
che pare ignoranza mascherata da saccenza elementare
ma che tuttavia mi rende vibrante e sereno in cuor, corpo e mente……
un processo anti complottistico asincronico puro e contrario
a quest’ingrippamento di massa che ahahah vai a sapere mi parla a modo suo
e la sua voce è talmente basilare che quasi mi partono i nervi…….
si davvero mi verrebbe voglia di urlare talmente forte da far esplodere tutto!!
ma molto probabilmente mi scoppierebbe una vena nel cervello trasformandomi in budino al caramello…….
eppure questa voce per così dire è li e non va via, mi sussurra piano piano
come farebbe uno che durante una messa racconta all’amico l’avventura della sera passata
e con voce smorzata ciò che esce è: FIGLIO IO SONO TE……… TU SEI ME……… NON STAI SBAGLIANDO
SEGUI IL TUO CUORE NON TI ABBANDONERO’………….. LASCIA CHE SIA……….
TRASFORMATI…………… ERRA……………COMRENDI…………. VIVI!!!
PER DIO!!! VIVI E CHE TU SIA CIO’ CHE SEI E NULLA PIU’……
TI AMO……. AMATI E AMA………. A PRESTO…………………
TE STESSO.
.
Voglio i cavalli e la carrozza
per adagiarmi come il firmamento
per assaporare attimi antichi
per respirare magnifiche melodie
annusare corpi d’armoniose forme
leggere dentro gli animi perduti
avere mille secondi di naturale battaglia
per ovviare alla mancanza di un mezzo
che mi sappia riportare indietro
Sull’orlo di una lunga introspezione
s’incamminò verso il baratro
di un crescente mistero;
prigioniero in stanze pregne di dubbi,
si denudò da illusioni presenti
soggiogando l’orgoglio da errori precedenti.
Scrutò il suo volto pallido e tremante
riflesso su una lacrima di gioia
di un desiderio vincente.
Rinvigorì la forza dei suoi sussulti
e avvolse col mantello dell’istinto
tracce indelebili di mendaci insulti.
Alzò la mano in segno di arresa
e accolse la salvezza tanto attesa
colmando di gioia una luce improvvisa.


Nella brezza della notte che non consola
tutto tace nella quiete del silenzio.
Mi circonda il desiderio di riaverti,
mi consola il pensiero di sognarti.
Quanta nostalgia per parole non dette,
quanta tristezza per carezze non fatte...
Nel tormento risonante
che attanaglia la mente
non si rassegna quest'anima irrequieta,
ulula alla gelida Luna
e ridesta emozioni a lungo sopite.
Nella caotica frenesia dei giorni d'oggi,
nell'atavico dilemma dei miei rimorsi
ho udito a lungo i tuoi discorsi,
per scacciare il torpore dei miei silenzi.
Nel respiro cosciente che inebria la mente
attendo inerme in stato di quiescenza
tra le ombre furiose della mia coscienza,
fin quando la radiosa luce del tuo sorriso
mi riapra le porte del Paradiso.

Mi accorsi di amarla sul serio
E venne sera.
La sera del rifiuto,
nel tempo non voluto
nell'anfora dei ricordi.
Si chiusero le vie del mondo,
nel silenzio unico dell'anima.
Ti racchiudesti nei tuoi pensieri,
nulla poteva essere
e la noia rifiutò ogni contatto.
L'universo provò a chiamarti,
ma quella sera era unica.
I malesseri della vita ti rapirono,
la paura dell'esistenza si presentò
d'improvviso alla porta del tuo rifugio.
S'imprigionarono gli stipiti del cuore
e un senso di debolezza pervase.
Il desiderio della pace si sposò
con quello d'essere asceta nella sera.
E sera fu aspettando solo il proprio sguardo
rivolto dentro,
aspettando che le luci della strada scomparissero
dietro le tende del vuoto.
Fu quel rifugio dello spirito
in cui ti chiudevi a vincere
e nulla avrebbe potuto scalfirlo.
Lasciasti una luce accesa nel corridoio dei dubbi
e nel tuo malessere t'addormentasti nella sera.
La tua sera.
Rincorsi azzurro e nero
Spiagge e coralli.
Il vento sorrise al mio saluto,
il mare freddo e tranquillo
si scosse dal torpore.
Aprii le porte dei sogni al futuro,
nel sangue e nelle lacrime
nacqui e d'esse mi nutrii,
come fonte disseta deserti.
Deserta rimase l'anima
e io divenni refolo di pensiero,
brace spenta d'acceso fuoco.
Nel falso tempo mi tuffai
nuotando nelle acque perigliose
delle innocenze.
Mi chiamai nell'eco del perduto canto,
mai risposta trovai.
Scrissi di me sulle battigie d'aprile,
nei segreti appesi a ragnatele dimenticate,
nelle bianche sabbie delle passioni.
Morii infine,
per rinasce nel mio terminato agosto
e fu vita da allora,
vita da poeta.

Ritorna la tempesta
come un suono che si perde
dove
il sole si ripara.
L’anima buia indovina
sequenze di pagine.
D’isola in isola
vivo cornici
di mogano liscio
tocco l’impronta
sul vetro, stringo
la luce che mi placa
di foglie dentro il nero.
Sotto la rosa di velluto
si schiude un fiore
eterno che vi dono.
Fra giardini in fiore
Intrecci di rami
Senza ricordare esattamente
Ritorno in volo, ritorno alla base,
Ritorno a guardare
Vedo le nuvole
Allontano la tristezza

Lieve nostalgia
all’imbrunir della sera,
soave ricordanza
di un tempo andato.
Sento di aver smarrito
le ali della fantasia
precipitando nel tunnel
dell’ipocrisia...
Nella flebile brezza del posto
seguo il vestigio
di anime precedenti
che mi conduce
verso l’onerosa catarsi.
Pensieri pesanti,
L'amore vive ormai
lontano da qui.
Ti vorrei stringere
E sogno ...
Che l'anima si allegerisca,






