Ad occhi chiusi se penso ad un abbraccio
penso al tuo materno ed avvolgente
come una carezza della sera.
Lasciami allora toccare le tue mani
di fumi e di profumi e di sapori antichi,
lasciami ascoltare il lamento dei tuoi stornelli
cantati alla luna nelle sere d'estate,
lasciami ricordare i gesti e le parole
di innumerevoli viavai di ricordi
che non moriranno con i tramonti del sole.
Fammi ascoltare tra i vuoti del cielo
le divine fiammelle di anime
che raccontano storie
per chi ha voglia di ascoltare
e che rendono sereno il mio sonno,
occhi scuri di luce
vita della mia vita.
penso al tuo materno ed avvolgente
come una carezza della sera.
Lasciami allora toccare le tue mani
di fumi e di profumi e di sapori antichi,
lasciami ascoltare il lamento dei tuoi stornelli
cantati alla luna nelle sere d'estate,
lasciami ricordare i gesti e le parole
di innumerevoli viavai di ricordi
che non moriranno con i tramonti del sole.
Fammi ascoltare tra i vuoti del cielo
le divine fiammelle di anime
che raccontano storie
per chi ha voglia di ascoltare
e che rendono sereno il mio sonno,
occhi scuri di luce
vita della mia vita.
3 commenti
Muschi coprirono rugose cortecce.
Pioggia,
lenta
s'affacciò,
a risaltare brunite venature.
Linfe dai Tigli in fiore,
appese a lucide foglie,
aspettarono l'aurora
prima di lasciare per sempre
umide sensazioni.
Rumori lontani
solcarono sonorità dormienti
da un tempo incerto,
che tempo non era.
Ascoltai i sussurri del vento,
che con impertinente fare,
nell'animo destarono orientali immagini
di tramonti persi.
Fischiò a est una locomotiva,
lasciando neri sbuffi,
che dipinsero sull'iride del cielo
amorose tonalità di grigio e rosa
e nello svanire leggero del fumo
un profondo dolore rimase confinato nell'azzurro.
Arrivò l'inverno
ad ammantare di gelo la trascorsa vita
di bagliori persi.
In un barattolo di vetro raccolsi
trasparenze d'un offuscato esistere.
L'esistenza apparve offuscata chiusa
in un trasparente barattolo di vetro.
Venne l'inverno,
ma luce non trovò ad attenderlo.
Si schiusero i gusci dei segreti,
le trame dell'ignoto
si mostrarono nelle loro filamentose
ragnatele.
Gli alberi si piegarono al volere del nulla.
Quanto ancora avrebbero vissuto le stagioni.
Quanto nella tela bianca sarebbe rimasto
degli antichi colori.
Quanto del dolce miele delle passioni
avrei ancora contemplato il sapore.
Quanto del mio andare sarebbe rimasto,
in un inverno che del corpo tutto prese?
Pioggia,
lenta
s'affacciò,
a risaltare brunite venature.
Linfe dai Tigli in fiore,
appese a lucide foglie,
aspettarono l'aurora
prima di lasciare per sempre
umide sensazioni.
Rumori lontani
solcarono sonorità dormienti
da un tempo incerto,
che tempo non era.
Ascoltai i sussurri del vento,
che con impertinente fare,
nell'animo destarono orientali immagini
di tramonti persi.
Fischiò a est una locomotiva,
lasciando neri sbuffi,
che dipinsero sull'iride del cielo
amorose tonalità di grigio e rosa
e nello svanire leggero del fumo
un profondo dolore rimase confinato nell'azzurro.
Arrivò l'inverno
ad ammantare di gelo la trascorsa vita
di bagliori persi.
In un barattolo di vetro raccolsi
trasparenze d'un offuscato esistere.
L'esistenza apparve offuscata chiusa
in un trasparente barattolo di vetro.
Venne l'inverno,
ma luce non trovò ad attenderlo.
Si schiusero i gusci dei segreti,
le trame dell'ignoto
si mostrarono nelle loro filamentose
ragnatele.
Gli alberi si piegarono al volere del nulla.
Quanto ancora avrebbero vissuto le stagioni.
Quanto nella tela bianca sarebbe rimasto
degli antichi colori.
Quanto del dolce miele delle passioni
avrei ancora contemplato il sapore.
Quanto del mio andare sarebbe rimasto,
in un inverno che del corpo tutto prese?

Pensiero che incornici i miei giorni indifesi
ed in memorie scorri a ritroso nel tempo
a comparare presente e passato
a rimestare in quelle sinfonie d’erbe
di mattini gentili quando il petto esultava
in quell’aria lieta di maggio
anche se scorrevano nuvole silenti
o sotto tigli che di fragranza l’aria inondavano
sotto lo zucchero dei raggi del sole.
Adesso confondi il mio cuore ed il mio io
nell’alternanza di serenità e timori.
Alti e bassi di pioggia e sereno
m’inviano a percorrere un vago cammino
lasciandomi sospesa ed indecisa
come foglia altalenante al ramo
aspettando timorosa il colpo di vento.
Non so se il cielo rifulgerà chiarore
alla mia porta
o sarà la tempesta a sbiadirne l’azzurro
che in luce aspra e scura
scrosciando pianto sui tenui virgulti
li porterà a marcire dentro la bocca del buio.

Viaggio lungo fiumi di silenzio
senza mai vera pace,
sbattono ali uccelli neri
osservandomi da un cielo interiore.
All’improvviso l’incomprensibile
si è fatto squarcio
parlandomi ancora
di un passato che ritorna,
mi lavora ponendomi davanti
massi da scansare
ed alte barriere da scavalcare
in un ansare a ledere il respiro.
Vorrei poter ammirare paesaggi lucenti,
monti e valli riverberate dal sole luminoso,
immergermi nel verde variegato dell’erba
ed invece m’imbatto e mi dibatto
in aure crepuscolari che mi confinano
in un tempo amorfo
dove il mio io ascolta i tumulti del mio cuore
che si dibatte tra il buio della notte
e brividi di gelo.

Mi adagio inerme sulla sabbia umida
fra pause e note di musica limpida,
accerchiato da lontani ricordi
sbeffeggio i più fragili sentimenti.
Controllo il respiro... mi rilasso.
Occhi al cielo nel sole accecante,
cuore in volo di un futuro invitante
e l’onda del mare travolgente
sfida la presenza irruente
di questo gioco silente.
Controllo il respiro... ti penso.
La chitarra sprofonda nella sabbia,
il vento accarezza le sue corde,
solo musica, niente rabbia.
Soave melodia di relax emotivo
culla la speranza con note di fragranza;
fluttua sull’onda del vento
il suo tenero ricordo...
il ricordo di lei
che dal cuor mio
non se ne andrà mai e poi mai.

Maestosa e azzurra
l'onda irruente che si scaglia
sull'immobile scoglio.
Pause di libera poesia
e note di ancestrale armonia
nel rauco garrito dei gabbiani.
Ricordi inconsci e stelle marine
emergono dalla bassa marea
per il magico poter della luna,
mentre verdi alghe
ondeggiano sospese
nell'armoniosa vita del plancton.
Sensazione primordiale viva e presente
nel docile afflato di ponente
che innalza granuli di sabbia pungente.
Effluvio di salsedine...
Ebbrezza marina.
riparto,dopo mesi d'assenza
come un panettiere piaceri sforno
delle rime non potevo starne senza
volo come un uccello in uno stormo
accompagnato da dolci parole
davanti il sole, alle spalle un cielo torvo
rondine che accudisce la sua prole
la passione dev'essere curata;
accudita come un bimbo appena nato
viva per mangiar ciò che gli hai dato
ricca come una pianta concimata
è difficile, bisogna aver pazienza
un viaggio forse senza ritorno
l'importante resta la partenza.
come un panettiere piaceri sforno
delle rime non potevo starne senza
volo come un uccello in uno stormo
accompagnato da dolci parole
davanti il sole, alle spalle un cielo torvo
rondine che accudisce la sua prole
la passione dev'essere curata;
accudita come un bimbo appena nato
viva per mangiar ciò che gli hai dato
ricca come una pianta concimata
è difficile, bisogna aver pazienza
un viaggio forse senza ritorno
l'importante resta la partenza.

Ore quattro, la solita ora...
c’è poesia in questa stanza,
c’è malinconia nella mia speranza;
restar sveglio ormai è un’abitudine,
mi faccio compagnia nella mia solitudine.
Sai, a volte rimpiango d’averti incontrato,
da allora non ho mai più riposato;
mi perdo nei miei pensieri
ad immaginar ciò che ci siamo persi
mentre aspetto l’alba di questa lunga catarsi.
Dannato orologio che con il suo ticchettio
sembra giocar con lo scorrer del tempo,
sembra divertirsi a farmi dispetto
mentre solo ti aspetto
in questo freddo letto.
A taccuino chiuso il destino
imbevuto riverbero d’arcano
posta in gioco librante molo
l’infantile desio d’unisono
dipinto puro sospeso al sono.
Ecco ch’ebbe incredulo invero
sospirato lume il mero sentiero
fino a giunger stasi di china
l’eco al fato sin in fauci riarse
schianto silente e matto
stretto al voluttuoso incastro
Lembo dal delicato piano
il cuore alleva il pegno
sulla punta passi in fiato
ridotti nugolo di maroso cielo.
Delicato l’alare gioco, fuoco
d’assolo incalza il volo
arride chi inseguito l’invito
tesse versi su gladioli muti
cedendo il passo a vecchi sentieri
trattenuti ai piedi di danzanti guadi
Invero sconfitto il fragile incesto
ritrovo l’opulenza al flusso
abbraccio l’ultimo capoverso
fuggitivo morso di ritorno
cadenzato inno ripetuto e snello.
Ora oso gesto senza nulla al caso
oso innesto soave di metamorfosi
rintano l’anima al materno stelo
abbraccio al dio il figlio cielo
così l’ amor mio con te accanto
innocente, consegnato inverno
ad esser miracolo di primavera
sogno viatico d’estrosa cura.
Ad andar bene ogni giorno
deve passare come fosse l'ultimo
ma ... in armonia col prossimo.
Io nel frattempo mi strofino
al verseggiatore e viaggio col tempo
smusso angoli e carattere affino,
vorrei imparare anche a creare
per annaffiarvi di fantasia,
senza pensiate d'esser solo fiori
ma per spostarvi anima e mente
e non solo verso oriente.
Intanto scavo la roccia, spero
nella nicchia che ripari dal vento
che grave soffierà il suo tormento
irrisolto da qualche millennio
e ci sarà bisogno di un tetto
o ... di base d'appoggio.
deve passare come fosse l'ultimo
ma ... in armonia col prossimo.
Io nel frattempo mi strofino
al verseggiatore e viaggio col tempo
smusso angoli e carattere affino,
vorrei imparare anche a creare
per annaffiarvi di fantasia,
senza pensiate d'esser solo fiori
ma per spostarvi anima e mente
e non solo verso oriente.
Intanto scavo la roccia, spero
nella nicchia che ripari dal vento
che grave soffierà il suo tormento
irrisolto da qualche millennio
e ci sarà bisogno di un tetto
o ... di base d'appoggio.

Travolto dall’onda del mistero,
viaggia inerme e solitario
l’eco ribelle del mio pensiero.
Cavalca l’onda del tempo
sopra oceani di stelle
verso inesplorati sentieri.
Sosta nel tetro buio,
barcolla, ansima, osserva
e si ripete all’infinito universo...
Eco di parole mai dimenticate,
una nenia di rimpianto abbandonarsi
al rosso vermiglio del tramonto.
Non vedo più me stesso riflesso,nello specchio del tempo,
l'io di una volta,svanito,disciolto nel vento.
Quel vento leggero,che con il suo va e vieni perpetuo,
allontana le scure tempeste spazzando via in un momento
tutto il male,l'odio e i rancori che mi porto dentro.
Mi asciuga le lacrime,e come pioggia le sparge nel mondo,
mentre mi accarezza il viso,e come un dolce lamento,mi porta conforto.
Mi sussurra di andare,che nulla è perduto,che questo è il momento,
di risvegliare la mia luce sopita,e far brillare ciò che sono davvero.
Nonostante gli errori e le promesse infrante lasciate per strada,
perchè ogni cosa,bella o brutta,è servita ad impostare la meta
.Amore e dolore si fondono insieme danzando nell'abisso del cuore,
si completano,si prendono e lasciano,dando vita a emozioni nuove.
Donano nuovi occhi,traguardi e prospettive diverse ,
sensazioni ed occasioni,che credevamo fossero perse.
Perchè non esiste distanza più grande,di quella che creiamo da soli,
allontanando noi,da noi stessi,cancelliamo i nostri colori,
uccidendo i nostri stessi riflessi.
Il vento che arriva,mi ridesta dal sonno,mi scuote l'essenza,
mi dice che quello che cerco,è esso stesso in presenza.
E' il connubbio di quello che ero con quello che sono,
che ha reimpostato la mia nuova esistenza,creando me stesso.
Un essere nuovo.
Quel vento leggero,che con il suo va e vieni perpetuo,
allontana le scure tempeste spazzando via in un momento
tutto il male,l'odio e i rancori che mi porto dentro.
Mi asciuga le lacrime,e come pioggia le sparge nel mondo,
mentre mi accarezza il viso,e come un dolce lamento,mi porta conforto.
Mi sussurra di andare,che nulla è perduto,che questo è il momento,
di risvegliare la mia luce sopita,e far brillare ciò che sono davvero.
Nonostante gli errori e le promesse infrante lasciate per strada,
perchè ogni cosa,bella o brutta,è servita ad impostare la meta
.Amore e dolore si fondono insieme danzando nell'abisso del cuore,
si completano,si prendono e lasciano,dando vita a emozioni nuove.
Donano nuovi occhi,traguardi e prospettive diverse ,
sensazioni ed occasioni,che credevamo fossero perse.
Perchè non esiste distanza più grande,di quella che creiamo da soli,
allontanando noi,da noi stessi,cancelliamo i nostri colori,
uccidendo i nostri stessi riflessi.
Il vento che arriva,mi ridesta dal sonno,mi scuote l'essenza,
mi dice che quello che cerco,è esso stesso in presenza.
E' il connubbio di quello che ero con quello che sono,
che ha reimpostato la mia nuova esistenza,creando me stesso.
Un essere nuovo.
Non cerco nessuna figura
nè occhi e nè parole
ammaliata dal mare
rimango qui
tra le ombre giocose del sole
ad osservare il tempo che passa distratto e
reclama un cenno di vita .
Rammento il cielo
increspato di luci
il tocco placido dei gabbiani
inondare la sera.
Inevitabile il vento scompiglia
il mio foulard carta da zucchero
e mi confonde un pot- pourri di essenze
di gigli di campo.
Respiro e trattengo
una piccola folata
di pace .






