Le strade vuote
ospitano fantasmi che camminano.
Ombre leggere sui muri
e sogni di impronte
non ancora posate sull'asfalto,
hanno odore di morte
e il cuore cinerino dei silenzi.
Hanno occhi nascosti
nelle finestre dei ruderi
apparentemente disabitati.
Le strade vuote
portano i segni dell'abbandono,
cicatrici sulla terra dissestata
e un cielo lacrimoso
a salutarle nelle notti desolate.
E, come il cane che sembra passare,
si, che sembra passare,
conservano un'aria randagia.
Queste sono le vie morte
tracciate come vene esangui
sotto riverberi pallidi di luna malata...
Ma sai , un tempo i miei sogni
conoscevano altri spazi
immensi e immersi nella luce.
Non sono quel che vedi ora
nell'assenza che cavalca
i cancelli chiusi mangiati
dalla ruggine rossastra,
già rossastra
come il sangue secco dei giorni
spirati sul letto freddo del tempo.
Al di là di questi, cose che mi sfuggono...
Spio come un bambino curioso
eppure spaventato
ed appoggio il mento
tra le sbarre di ferro corrose
indagando segreti e prigionie
che ancora mi trattengono
in luoghi fatti della stessa materia
del mio nulla.
procedo tra querce selvatiche e taglienti frinii di cicale,
squarci di sole di fuoco
come schizzi di sangue,
come aghi di pino
sinistramente s'intravedono.
Sospesa avanzo su un filo di seta,
la tela del ragno mi abbraccia,
mi culla ai limiti del mio bosco.
Uno sguardo dolente scorge scarlatteali di farfalla all'orizzonte.
sono destini senza il tocco di una mano,
e dell'alba che nasce rimane il ricordo
di notti senza rimembrare.
D'amore ci si riempie e si dilata,
ci si nutre come baco da seta,
avvolgendo l'anima nuda,
per nascondere la sua fragilità,
Aspettando la lieve farfalla
che presto volerà.
Di colori variopinti e sete preziose
saranno vestite anche le rose,
ma un sol giorno rimane alle sue ali,
per poter donare il cuore.
Dona amore...
Resteranno solo le spine recline
Prendevo un tempo perso
e sognavo pupazzi e templi d'amore.
Correvo e lasciavo scie di sogni
dietro ruote infangate.
Le ore del tempo erano fragili
nei miei momenti del tempo perso.
Vivo ancora nei mille percorsi
del Sole di marzo,
vivo nelle scritte pietre dei nomi,
nelle sonorità dei moli,
nelle eternità delle smosse mani.
Conto le rughe del volto
e siedo sui gradini del mio monumento,
siedo nel tempo d'un secondo empio
vittima di passato scempio.
E sognavo di pupazzi e fili
nella valle dei templi
fra mari e sentieri di terra,
nelle scritte d'un istante di guerra.
Morivo nelle zolle aride,
nelle fila di glicini appesi
al sospiro dell'Oriente.
Morivo nei profumi delle parole scritte,
mentre un carretto trasportava le grida del mattino.
Morivo lentamente nella valle delle sentenze
lasciando sgretolare ogni lembo di pelle
dalla tua voce lontana,
dalla tua mano sanguinante.
Ora sono polvere bagnata dalle piogge inesistenti
nel mio tempo perso,
ora sono canto d'amore,
nel rivolo d'un sorriso inesorabilmente disperso.
o almeno a sfiorare il suo volto
così da sentire più da vicino
il mite respiro che slaccia la notte,
l’antico segreto che arma i poeti,
la vibrazione d’eterno e infinito,
quel freddo da mille stelle falsato
prima che viri al caldo del cuore;
se fossi per una volta capace
di farmi vago in abisso incolore,
fluttuare tra il plancton di un mare
poco azzurrato dai miei sorrisi,
rifugio caro nell’ora a declino
com’é la pretesa dell’uomo perso
che nell’amore il porto non trova
ed acqua e sale in zucchero muta;
se credibile ciò fosse appena,
darei inizio al ripristino nuovo,
all'essere in corsa per un riscatto
d’eroe illuso nel tempo che vola.
Mi stanno a guardare, il mare e la luna,
e forse ridono di me, del sogno
che come nuvola al sole si sfila
o come onda sullo scoglio s’infrange.
Giugno
ha un peso leggero di nuvole
e m'inonda di luce .
Sulle guance nutre una carezza
per respirarmi ancora
e tra i capelli il vento si avvicina
per raccontarsi .
Un giorno che non ha ritorno
è un ricamo di occhi .
Un giorno che non ha ritorno
ha la bellezza di un attimo .
Vento d’estate
Soffi ancora seppur leggero
appesantendo il peso del tempo e del dolore.
Vorrei fermarti ma non posso,
continui ad alitare rafforzandoti
come un turbine intorno a me,
sferzando e lacerando la mia anima
che ama la pacatezza del silenzio.
Sapessi quanto è salutare il silenzio,
dona quella pace a cui molti ambiscono,
ingaggiano lotte per averla,
basta semplicemente tacere e ascoltarlo.
Parlo col silenzio come un amico fedele
rafforzando la consapevolezza che dovrai fermarti.
Erigerò un alto muro come barriera per proteggerlo.
Intanto soffi ancora ma …
Presto arriverà il nuovo vento d’autunno
pian piano vedrò cadere le foglie morte,
vorrei cadessero anche le cattiverie e le ingiustizie
in questo mondo pregno e sazio del nulla.
Intanto soffi ancora ma…
Quando arriverà il vento dell’inverno
finirà di imbiancare i miei capelli
spazzando via i tristi pensieri
sarò pronta per correre nella valle
dove tutto tace
e trovare finalmente pace.pomeriggi assolati al sapore di mare .
in una goccia.

dal Web
Ho percorso le notti d'Oriente.
Ho inventato universi e mondi.
Ho giocato con i fili dei burattini.
Ho cercato l'inizio e la fine del tempo.
Ora del mio tempo son prigioniero
e fra sogni e tramonti
dormo la vita
scucendo gli abiti dalla realtà.
E son solo polvere sparsa...
Lo amplia con cura, lo articola al meglio
finché nel punto il pensier non si esprima.
È sfogo di fonte che rivolo trova.
Lo plasma, lo accresce, lo affida alla terra
finché nel letto fiume diventa.
È acqua che l’alveo abbandona.
Lo estende, lo abiura nel tacito accordo
finché nel suo delta mescola idea
e, confusa, muore nella vita del mare...
azzurre si intrecciano nei silenzi crepe
ingannate da falsa luna
che calunnie lor comanda
Nell'oblio ripieno di illusioni
zoppica timida una vela
collezione di stordenti avori
spaurando menzognera copia
che indarna la scalciava
Nelle sue venature di crepuscolari grani
linfa passata scorre
di tempi ancor in sé marchiati
con disperanti vacui
dal singhiozzante e spento incedere
Secco è l'albero maestro
all'imperturbarsi della popolata gabbia
per altri senza sbarre
Nel soffonder del meriggio imperversa
il nero blu
nell'indifeso bianco
Peso tutta la sabbia della mia clessidra
la capovolgo ancor prima del tempo
e guardando i granelli scendere
penso a quando non potrò
più vederli.
Uno o cento
mille o più?
Cosa importa?
Svuoto l'anima e...
In una ampolla vuota finisco il mio tempo.
come loro viaggio
con lo stesso ritmo di stranezze e meraviglie
mentre si perde il giorno e
si fanno piccole stelle nel cielo .
Mi fermo e m'incanto
e riscopro le luci .
Sotto lo stesso cielo
Napoli è uno sfarfallio di colori
Roma grandiosa , maestosa trabocca di sogni
Firenze s'illumina e
Milano pullula di un pieno d'occhi .
Sotto lo stesso cielo
il mio borgo prende forma
arreso ai monti ha voci d'acqua e parole di mare
sui tetti odori e vecchi natali
nei vicoli di ricordi le mie radici e
piccoli passi cullano gli sguardi .

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