Leggi in me
di sorte mal venuta,
che fu 'sì appariscente augurio,
me che mai seppi il perché.
Amore che tormento concedesti
accogli lo sguardo lontano,
ascolta il lamento delle foglie sospinto dal respiro del mare.
Ascolta mani aride,
consunte,
mani che non toccano,
mani che abbracciano.
Sfiorai ancora il tuo sorriso,
nei rivoli del pianto,
nel chiuso d'un arcano suono,
nell'aria gelida d'un marzo trascorso.
Sfiorai il tuo sorriso,
io che non ne possedevo uno.
Prendesti del corpo arroganza
rendesti dello spirito solo speranza.
Scrissi di te quando
le fronde mossero rami spogli,
quando le terre mostrarono rosse tonalità,
quando glicini fiorirono nei giardini dell'eden.
Scrissi in silenzio,
nel silenzio d'un amore,
nel silenzio d'un verbo non pronunciato,
d'un consenso non amato.
Scrissi in silenzio,
un silenzio sconosciuto fino ad allora,
compiaciuto di sé,
morto in te.
Scrissi d'amore
trovai odio
riversato sui ciottoli di pietra,
fra lapidi eterne
nei cimiteri del cuore,
sparso nel sangue dei ricordi,
cosparso di ceneri portate via dal maestrale.
Qualcuno mi ha detto che
la mente mente
gli occhi ingannano
ma l’anima è l’unica ad essere sincera.
Ma quando l’anima
che non mente
ti fa vedere cose che non vuoi
perchè fa male
allora fuggi
come una lepre
di fronte al lupo
feroce
che feroce poi non è
perchè è solo il bisogno di sfamarsi
allora
l’anima
cerca
in qualunque modo
di acquietare la sua fame
di riempirsi
di quel cibo prelibato
che è il proprio sè.
Spesso la mia anima
come una lupa
cerca quell’unica fonte
per saziarsi.
Cerca ...
lei
la lupa
che
ancora
non trova
pace
fuggi via
senza mai più tornare indietro.
E mi sento sola
in mezzo a tanta gente.
Il vuoto spegne il cuore
senza provare dolore.
La vita mi insegna
che il dolore non si spegne mai...
Il tempo non guarisce mai.
Quante volte mi sono sentita fragile
quante volte
il silenzio mi ha detto
più di mille parole.
Ma la vita è breve per i rimpianti,
ama chi ti ama,
chi ti merita,
dimentica la sofferenza
senza paura mostra ciò che sei.
Non nasconderti
cerca la tua meta
non fermarti davanti a niente,
realizza i tuoi sogni
non arrenderti.
Trasforma il tuo odio in amore
rischia e vivi.
manca l'aria da respirare.
Ragioni e vuoti immensi avvolgono
Doveva andare così...
Non voglio spiegare i
sorrisi forzati,
le presenze perse per strada,
anime pronte a perdersi per sempre.
Momenti e sogni infranti.
Illimitatamente cielo e sole,
solitari ali per volare,
con la poesia,
dove regna la pace e l'armonia.
provo invidia
a chi ci crede
sempre e comunque.
Mi chiedo perché
loro si e io no,
vivere è difficile
ma chi crede è felice.
Vedono un perché
anche se non c'è,
il fato è divino
e pregano un po',
già stanno meglio
nel loro credo
e ci stà.
Noi diversi e arrabbiati
con i nostri pensieri
non vediamo una via,
muri innalzati
ponti levatoi scardinati.
Siam tutto un disordine
il cuore che cozza
cozza e rimbalza
come palla di gomma.
Aiuto lui chiede
non ha ancora capito
che aiuto non c'è
deve trovarlo
dentro di sé.
Sono come le mie nuvole
increspate sul mare
soffici o gonfie di tempesta.
Nell’eco dei miei tuoni
sono parole di pioggia
ombre , luce e
morbidezza .
E nell’azzurro
che mi attraversa l’anima
sono l’essenza del vento che
quando passa
scuote e da freschezza.
Vivere con me
è destarsi da un pisolino
per il cigolio passionale
del letto del vicino.
E’ sopportare un dittero
fastidioso quanto una ciancia.
Tollerare un essere
inusitato, una mosca bianca.
Accettare che non è semplice
scostarmi: un parassita che attacca e
rovina l’albero genealogico con le sue
buffonerie atte ad allietare i convitati
alle riunioni di famiglia, analoghe
a uno sciame sulle feci di un bue
in riunione di gabinetto.
Un’entità piccola ma in grado di
provocare danni alle parti
calettate, eccentrico come
gli elementi dell’albero a camme.
Vivermi è anche sopire all’ombra di un
albero del pane, destarsi da quel pisolino
accanto alla forma riflessiva del pronome.
Chiudi gli occhi.
Qualche pedalata
sulla tua saltafoss
ancora con le rotelle.
A destra dopo il bacio
di mamma, e ancora
avanti col ginocchio
sbucciato; e le caramelle
nella tasca bucata dei
calzoni alla zuava ancora
buoni dei tuoi fratelli.
Ancora dopo la solita latteria,
asciugata l’unica lacrima
sul volto sporco per la mota,
mi avrai trovato: una piccola
targa “Opificio della Poeteria”
Polvere
destino e provenienza
dalla terra
il sale. Purtroppo
il Maestro non è rimasto,
nessuna fotocopia ...
- rari -
e con virgulti alla macchia
sempre
dai primordi si riparte.
Per progresso, quello vero
alle spugne manca il permesso
di un buon maestro
che a misura del suo valore
sappia accettare
d'essere dall'allievo superato.
Ma l'ego ... non s'allevia
e pel contrario lotta,
rifiuta d'esser ponte
tant'è, non luccicando,
non regala amore e passione
- sapere e canna -
necessari ...
per poter pescare oltre.
I poeti non vanno solo capiti
non vanno letti come compiti.
O corretti come bozze.
I poeti vanno percepiti, sentiti,
come ferite aperte,
come profumi invadenti,
come schiaffi o carezze.
Vanno sfiorati come spettri
che aleggiano sul cuore,
i poeti non vanno ascoltati
con orecchie distratte
vanno sentiti dentro
dove le parole hanno sudore
hanno sangue, vene e vita,
non solo suono.
Dove le parole sono verbo e nervo.
I poeti vanno sentiti
euforia di vino sulle labbra
e musica interna.
Brivido leggero e sussulto.
Dannazione e benedizione.
E se non mi senti, nessun problema
io non sono un poeta.
Ma forse vorrei esserlo.
Voglia di rinascere
o forse
di nascere.
Seme nuovo sarà piantato nella terra.
Mani grandi lo accudiranno e lo abbevereranno.
Smania di novità nell'aria.
Sentore di terra bagnata da lacrime scoscese
su rughe dimenticate dal tempo
che ha indurito il cuore.
Ma tu con la tua dolcezza e tenerezza gli stai ridando
la sua forma materia originale.
Carezze in quest’anima che langue da troppo tempo.
Non chiede altro che di essere amata
Con quell’ardore che solo tu puoi.
Facendo sbocciare quel fiore ancora chiuso.
Lentamente con tutto l’amore che puoi.
vicino al fiume,
che splendide parole
mi sussurra nella sera.
E qui non devo celare il pianto.
Il sole ha scelto un bel punto
per andare a morire.
L'acqua ora è sanguigna
come la mia ultima ferita.
Cantami vento la tua nenia,
qui non devo nascondere
proprio nulla,
tantomeno il dolore
eppure sai, assurdamente
sto così bene,
Una fronda di salice
complice mi accarezza il viso.
Riposo qui,
lascio andare via i ricordi
su una barca vuota.
Il tempo perde importanza.
Non dimentico ma perdono.
E se anche il tuo nome
resta sasso sulla nuda sponda
io sorrido al cielo.








