le grida di un'emozione pura che
ad un passo da noi due, vibrava
silenziosa tra i granelli di una sabbia
umida di luna, secca di parole.
Ho udito...
la voce di un pensiero senza tregua...
al centro del cuore ormai freddo,
nel pieno di una notte struggente...
dove un faro s'è scontrato nel buio.
Ho udito...
l'accanirsi di foglie mosse dal vento
cadute nel mare dei mille "perché"
con le risposte delle tante lampare:
"Guarda che è bello anche amare"
Ho udito...
l'ammirare delle punte dei piedi
con occhi luccicanti, si sfioravano,
iniziando una vita d'amore e pace,
in un deserto arido d'amore.
Ho udito...
anche se non ho ascoltato.
Ora attendo la verità nell'anima
che passeggia fragilmente nella tua
facendo ancora tuffi nei tanti dubbi.
Nuvole lievi, notturne trame
con lo sguardo perso a voi mi affido.
Sottili ghirigori
eburnee mani, dita di stelle
rilucenti in questa volta buia e silenziosa,
siate la guida dei mie pensieri
che cercano risposta.
Nel vento caldo di una notte estiva
vi affido i sogni ed ogni mio respiro.
D’estate
andrò per i sentieri
solleticando la terra polverosa e secca
voli minuti convoglieranno le gambe
ma lasceranno volare ogni piccola creatura .
La rugiada
disseterà i miei frammenti d’anima
e il vento indisturbato
ne raccoglierà
il profumo.
è lì che al meglio sono i miei talenti,
il mio sottile sarcasmo,
le mie rime migliori.
C’è del conforto nell’esser triste:
è quando meno rido
che più forte è il mio scopo,
la mia spinta all’oltre.
C’è del conforto nell’esser triste:
è tempo perso quello in cui io non mi rivaluti,
è spazio vuoto quello in cui io non balli allo stremo.
C’è un nodo nel mio cervello
che si scioglie a mano a mano,
ma per ora cerco conforto
nei pochi momenti in cui sono umano.
per pensare
in questo mondo
dove tutto è lasciato alla paura,
paura di sbagliare,
paura di svegliarsi
e non trovare più l'inchiostro
per scrivere
la gioia e la delusione.
Troverò il tempo
e la forza
di tornare ad amare la vita
troverò il tempo
per donare ancora sorrisi
e parole impercettibili
Il vento
porterà via le parole...
Ritroverò l'inchiostro
per scrivere nel cielo
fra nuvole e stelle
quello che solo tu capirai.
Ritroverò il tempo
che mi ha lasciata.
Mi sento un po' anch'io una farfalla , con ali di carta.
Ho sempre volato, tra le parole tra carta e musica.
Per sognare, per aver rifugio quando la vita diventa dura.
Ho ali di poesia, ho sogni ancora che tengo stretti.
Ascolti una melodia , che rende l' anima più leggera .
Riprendo in mano la vita, torno a sorridere.
Anche se tutto mi sembra diverso, non mi abbatto .
Torno sempre, in quella mia voglia di affrontare le difficoltà.
Ricomincio anche dopo , un periodo duro più forte e serena vado avanti.
Tra musica e poesia, con la fantasia di essere me stessa .
Sono ancora più forte, lotto e non mi arrendo una gioia nel cuore ora sento.
Tutto sembra andare per il verso giusto solo quando il verso giusto è quello sbagliato
e scendo con la testa dalle nuvole
solo per appoggiare il cervello tra i tetti ed i palazzi
e da li viaggiare un po’.
Ed è un cuore quel che batte nel mio petto,
ma un’anima che abita il mio corpo
e a volte sento di essere molto di più che un mucchio di ossa,
una distesa di pelle.
E scarto via un po’ del mio cinismo
solo, a volte, per le situazioni più improbabili:
inciampo nel credermi più di ciò che sono,
aggrappo la speranza di valere un po’ di più.
E non mi cambiano i miei abiti, la mia casa, i miei soldi.
E non mi cambiano i miei capelli, il mio ruggire, il modo che ho di ridere.
E non mi cambiano l’evenienze, gli appuntamenti, le occasioni perse.
E non mi cambiano i traumi, i rimorsi, le droghe sintetiche.
Ho dentro un qualcosa che bussa alla mia glottide,
una spinta romantica,
un ideale incompreso,
un vagare gli astri ed i buchi neri.
Ho una cicatrice sul mio fianco e il suo rossore mi conforta:
qualcosa di mio esiste ancora,
quell’essere me che non può aver nessuno.
Ma un ragionevole dubbio grava più di ogni certezza,
e sento, dentro, di prestarmi
all’infinito, al buio, al blu.
lascerei le orme sulle nuvole
e lì inchiodato
anche il mio mistero
di un domani senza pioggia.
Se potessi aggrapparmi alle stelle
così come giornalmente
m’inerpico sui muri
resterei in equilibrio
come un giglio bianco
che illumina la notte.
Se potessi rimanere sospeso
legato a testa in giù
in mezzo al mare dei segreti
imbastirei ricordi
insieme a pesci e bracconieri.
Se potessi ululare
come i lupi nella foresta
aspettando l’eco
di un domani senza speranza
sarei trasparente come l’acqua
che tracima dal torrente
prima di sfociare nell’immenso
mio inconcludente.
in cima alle ragioni tra nubi d'illussioni.
Canalizzavo pensieri e mille desideri
nel mesto sospiro al tramontar della sera.
Ma quanta saggezza si cela
nel quietar dell'anima
tra spazio infinito e tempo limitato?
È il silenzio il mio vero alleato
in questa giungla terrestre
ove tutto è correlato.
E tu che leggi questi versi,
dimmi, cosa pensi
della solitudine che amplifica i sensi?
Non cade foglia che l'inconscio non voglia;
mi rilasso sulla soglia del contrappasso
e ancor discerno una Luce suprema
in questo principio che regola la pena.
Ci ho posato sopra le mie
mani, ed è uscito un suono.
Qualcuno lo ha sentito.
I passi sordi del frastuono
che ho dentro, con le ance.
L’orma è quella sulle canne
dell’anima mia, lo strambotto
vola come vento tra le spanne.
Parte del giorno resta seduta
su questo pugno orfano
delle ore andate, l’usignolo
suona la voce di un organo.
con questo vento che non molla
ma per fortuna non fa freddo.
Prego per lui che non c'è più
non sentirò più
quello scooter così rumoroso
che arrivava ogni mattina,
non porterà più quella bella armonia
coi suoi racconti e la sua voglia
di volere ancora bene.
Una preghiera
ancora una volta
come per tante altre,
per lui per chi lo ha amato
e coccolato.
Il vento ancora non si placa
in cielo le nuvole
non trovano spazio,
aspetterò che smetta
così lassù qualcuno potrà coccolarlo ancora
e accompagnarlo in Paradiso.
e dal guado casupole in ombra dei tempi
apparivano or come albe or come declivi serali
Triste nel cesto dei se stava il pensiero
che mai comprensione ebbe
e lapilli infuocati ornavano manici
S’era nella sera del gaudio e nel vestibolo dei cenci
e dal palco corvi e neri orpelli pendevano
Triste e radioso il canapo mortuario del desco
in tavole imbandite da pergamene
e ogni cosa volgeva al volere di candele elise e derise
Suol animo abbandonare ragioni e calare sipario
quando luci traballano nel misticismo delle incomprensioni
e apparenze scalfiscono verità
S’era nel convivo dei morti viandanti
che senza vedere calzavano lame nei gemiti altrui
e cera veniva a colare sulle ferite aperte
S’era così nel quando che spense l’arroganza i moti dello spirito
e buie stanze accolsero il divenire
che principio e fine in fine stanno
al voltar degli astri
che poco sanno dell’umano agire.











