Sono come un uccellino in gabbia,
Aspetto di volare.
Campi di cemento accolgono il mio sguardo.
Il pensiero mio rifugge dallo scappare,
Ciò che c'è oltre non è preferibile.
Siamo prigionieri in un carcere voluto,
Criminali senza colpa.
Che questo mondo manchi di speranza,
poiché non si vedono più le stelle?
tutto ovattato
dal mare in petto.
Stesa su un letto
di pronto soccorso,
aspetto controlli
e cerco di calmare
questo tumulto
interiore.
NOTTE orizzontale,
capire quanto
siamo fragili,
labili, basta poco
e dobbiamo dipendere
dagli altri.
Tastano le note di un pianoforte
dalla dolce sinfonia che,
entra nell'anima ed acquieta i sensi,
e ogni verso di una intensa poesia.
Quanta forza in queste mani che faticano
per una carezza che stringe
il cuore già usurato dal torturato amore.
La stessa forza che hanno, quando
impugnano una penna per scrivere
come una lama affilata che
taglia in due ogni parola dettata
dalla mente insana.
Quelle stesse parole che rimangono
fisse nel tempo... sul molo di ghiaccio
in attesa di eventi o di un onda impetuosa
che spazza via la ragione
aprendo il sentiero di una perfetta follia.
in questo cammino
verso la libertà
di anime silenziose
di pensieri che volando
di nuvole
in questo cielo blu...
Arriva la notte
con i suoi sogni
le sue costellazioni
di un'estate ormai lontana
con le sue incertezze
lasciati in sospeso
dalla presenza
dalla speranza di cambiare.
Esser forte
non distruggere
ma sorridere
guardare negli occhi
e perdonare.
sotto il cielo silenzioso
percepisco il tacere
di questo giorno
brilla di speranza
nel pianeta dell’Amore.
Mi perdo ogni volta
nel più atroce ricordo
della tua voce
di quel momento unico,
irripetibile,
intenso,
meraviglioso,
quando i tuoi occhi
la tua bocca
si posarono su di me
le tue mani mi accarezzarono
mi lasciarono andare...
non avrei mai voluto abbandonarli.
la flebile luce di un antico pensiero.
Boato di guerra, un ricordo che torna a galla,
mi paralizza, mi distoglie dal presente,
mi tortura e consola nello stesso istante.
E dinanzi al mare d’inverno
con l’iconica Luna smarrita e tradita
dal continuo sciabordio dell’onda impazzita.
Si occulta tra le nubi,
respinge il mio desio dai mille dubbi,
anch’essa forse è in cerca di un alibi.
Ma io sono innocente,
ho reso tutto nell’ascolto e in amore
eppur mi sento in errore,
cerco risposta in ogni dove,
cosa mai avrò commesso nell’altrove?
Un urlo sommesso in un silenzio d’onore,
è un istante furente, una calma apparente,
ed io che ostento pace
seppur la Luna si nasconde e tace.
La strada è buia e infinita
nell’invisibile insidia di codesta vita,
ma sarò paziente durante il cammino
e mi aprirò nella pienezza di ciò che sono.
Lo sguardo s’illumina e dilaga nel vuoto,
è un viaggio solitario a ritroso nel tempo
che anela a svelar i segreti della mente.
È notte, è sempre notte,
e spero che il buio perda le mie tracce.
Tendo la mano ad una Luce immaginaria
in questa indagine segreta
di origine millenaria.
Alzo lo sguardo e vedo l'occhio opaco del cielo.
Lui ci osserva,ci dá fugace speranza.
Non ci lascia soli,
è sempre presente nella notte.
Silenzio è intorno a me,
Neanche il cuore batte più .
Sono davanti ad una porta con un mazzo di chiavi sconosciute.
con cui inondar l’anima e il cuore
ma si spegnean al primo sguardo mio.
Chiedevo al sonno mare e solo mare
per ripartire dal miglior fondale
ma l’alba mi svegliava tra le antenne.
Cadean versi su foglio immacolato,
frantumi al tocco della bianca carta,
racconti persi in un intenso affanno.
Il sogno che si avvera non esiste
se non per chi, poeta fino in fondo,
s’aggrega lesto al volo del miraggio.
Sopra un cielo scarno di luce
ritornano i fantasmi a gridare un nome,
e perpetua rimane la paura del vuoto,
a colmare i giorni che trascorrono lenti.
Sei fuoco d'amore quasi spento,
ma non riesci a volare.
Tu cerchi qualcosa, dentro questo mondo
sempre più stretto e opaco,
cerchi il tuo posto che sia respiro,
mute sono le bocche e gli
occhi persi su cristalli creano
automi che non hanno emozione,
guidati come pipistrelli senza direzione.
Tu, no tu vuoi ancora gridare e fare sentire
la tua voce che ancora ha tante cose da dire.
Respira, prendi fiato qualcuno forse
potrà ascoltare ...
Balla anche lei, piccina
nell’abbraccio morbido
di quell’ombra in bilico
sul riflesso della luna...
elegante sui suoi passi
lenti e nobili, nell’alba
che incarta inopportuna
un’ultima volta i palazzi.
Bimba, adagiata nella culla
la guarda da dietro mentre
sale la scalinata di lenzuola
verso il cielo che l’accoglie
come un cellophane… sulla
coda di un pianoforte vola
ora lei in un valzer di angeli…
Lei che non sa di piangere.
Giorno dopo giorno ballerina
è cresciuta su quei passi,
intanto tutti intorno a lei
sono diventati troppo altrove.
Espressioni dure come sassi
su visi tirati, troppo lontani
tutti, e stanchi, troppo grandi
per ricordarsi di girare la manovella.
Da quando nella flebile fiamma
d’un mattino l’ingranaggio s’è rotto.
Diciotto soli passi lenti e morbidi
come l’abbraccio di una mamma.
Ora che il carillon ha ricominciato
a girare ballerina è libera di danzare
…il cielo adesso l’accompagna
in un tempo di 3/4 sul pentagramma.
al nascere del sole,
muore il sorriso.
Succede che la vita ti sveglia brutalmente
nascondendo la visione brillante.
Si spengono gli occhi
si alzano barriere
quel destino che credevi
quasi realtà scompare
senza far rumore.
Un'onda gigante travolge tutto,
si infrange contro la luce.
Non si placa neppure
davanti alla forza
dell'immenso paesaggio silenzioso,
dove lo sguardo diventa deserto.
C’è un pressoché
d’irrazionalità
che crea confine
tra la fuga
liberatoria
della prima ora
e la nostalgia
d’essere casa
tra le parole
scritte
e non più dette,
quella porta
che segue
l’alone
delle spalle
sfumate
nel concetto
della mia
incredulità
e regala
un anticipo
di solitudine
nella bestialità
di una promessa.






