il paesaggio buio
graffiando il cuore,
giardini decorati
da farfalle colorate a macchie,
come delle ferite d’amore.
Passeggiando nei boschi,
fra piante e alberi,
ubriaca del tempo che passa,
del sole che trasforma la giornata.
La vita mi invita a capire
qual'è la strada da prendere,
mi invita ad aprire gli occhi
indicandomi la speranza di accettare.
Prima o poi forse senza un motivo
mi dimenticherò di esistere
in quella strada di passaggio
senza possibilità di cambiare rotta.
davanti a questa luce
che violenta l'aria
ascolto il sottile
lamento del bosco
nel sussurrato ricamo
dei miei silenzi
mentre il pugno chiude
un foglio sporco
di parole
... dentro questa
iterata
agonica
eutanasia
del giorno
di una giornata uguale
sotto un cielo
dalle nuvole violato
ascoltando una musica
di foglie al vento
e l'incessante accento
delle onde sulla riva
sono un sasso levigato dal tempo
radice strappata alla terra
seduto su una vita di fantasmi
e aspetterò il tramonto
assediato dai ricordi
intrecciando
origami di pensieri
... e in questa imminente notte
muta di parole
sarò l'ospite gradito
del mio silenzio...
Quando le persone che amo
sognano al sicuro,
il poeta può lasciare
l’umano essere di un corpo che
necessita di dormire, e nello scuro
raggiunge le impressioni
che scricchiolano sulla candela
accesa e i pensieri che profumano
di buono, appesi alla matita.
Quando si smorzano
e abbassano le palpebre anche le ultime
finestre, e le tenebre fan quasi spavento
chiudo gli occhi per trattenere
la genialità della fiamma,
che spegnerà per sua indole il vento.
Le parole si impadroniscono della testa
come un demone dal facile eloquio,
e scorrono dalle vene alla carta drenate
come da un catetere attraverso la matita.
Poi torna il buio.
I bambini sognano
di essere un’astronauta e un calciatore,
e la ballerina con un cigno sul cuore.
O un cavaliere, da grandi.
Io da piccolo volevo fare il poeta,
quando di sera avevo paura.
Invece in cortile cercavo una fessura
nelle corazze dei ragazzi, quelli giusti.
E sognavo d’essere un maniscalco
per poter stare come chiunque altro,
con le mie paure che mi tremano contro,
tra le loro dame almeno nella mascalcia.
E’ meraviglioso “correre scivolando
sull’acqua”, e smettere di avere paura
e dire a qualcuno oltre l’armatura
quanto ti sia mancato e ancora ti manchi.
“Alzare anche se con difficoltà le ali”
e coprirti di qualcosa come un pensiero
il volto e col braccio, collo di cigno nero,
avvolgerti dove iniziano tutte le mie paure.
-le frasi tra virgolette sono parole di Pablo Neruda, il titolo è un pensiero di Arturo Graf
mi rimetto in cammino a levigare i sassi
dimmi che sei naufrago assetato di sabbia
un albatros che volava alto e si è arenato
poi aggomitati col volto sperso sulla via
a spiare i corpi che vanno e non si arrestano
non sanno dove vanno e si confondono
tra i ciottoli e le pozze d'acqua piovana
anche tu sei una luce prossima al tramonto
un cane che si lecca le ferite e uggiola
dimmi che fai fatica a vivere per crederti davvero.
Dentro, il disordine imperava.
Tanti tasselli da recuperare,
i soliti perché d’una serata no
mentre la vita insisteva a dire,
ad ascoltare, a fare, a respirare…
Di che parlare quando si è soli
e come agire nel silenzio doppio?
Cosa udire se non la chiara eco
di mille voci a dirti mi dispiace?
Ma respiravo…
Vidi i segni di perfette curve
che lingua d’onda abbozzava
nel pigro suo venir alla battigia
e poi nette, nette le disegnava
nel pigro suo arretrar dalla battigia.
Scampoli di luce offrì la notte,
chiesti a una luna indifferente.
Non protestai contro nessuno,
non chiesi spiegazioni al fato.
In quelle curve placai le ire.
Stacco un petalo all'ombra
che scivola come velluto
oltre il mio corpo.
È come parlare con un sussurro
alla parte più intima dell'essere.
Che non ferisca gli occhi
una lama aliena di luce
mentre mi cullo
nella soffusa sera del cuore.
Questa pace che mi ricrea bambina
e mi accarezza con la dolcezza
di affusolate mani materne.
Un limbo che profuma di fiori.
E il mio accovacciarsi morbido
nell'utero del sogno.
Al fluttuare leggero
le membra vuote di peso,
piene di improbabile infinito.
Il sentiero più travagliato
è quello pieno di salite e discese, dove...
ad ogni sasso è stato assegnato un nome
di qualcuno che ha lasciato il segno.
Ad ogni filo d'erba è stato assegnato un tempo
da imprimere nella propria memoria.
Ad ogni buca è stata assegnata
il momento in cui siamo crollati.
Ad ogni albero che lo affianca è stato assegnato
un giorno delle mete raggiunte.
Ad ogni granello di terreno è stato assegnato
una nostra sensazione.
Ad ogni fiore germogliato è stato assegnato
una gioia ricevuta con amore.
Ad ogni ramo seccato è stato assegnato
un dispiacere che ci ha marchiato.
Ad ogni bivio è stato assegnato
il momento delle nostre scelte.
Ad ogni curva è stata assegnata
il momento di difficoltà di andare avanti.
È il sentiero più trafficato ed è quello dei ricordi.
Viaggio nel tempo,
viaggio di solitudine e pianto,
viandante di una vita stanca
mi attardo con lo sguardo.
Perso ormai lo slancio
in questo deserto livido ,
dove la vita è polvere ,
e nessuno ti cammina accanto.
Viaggio a ritroso, in questo lungo tempo,
e non c’è luogo dove riposare
ne ci sono amici da salutare.
Vagabondo tra i ricordi
con salti di luoghi e tempo
e in fondo sento che niente si e perso,
c’è tutto il mondo in questo viaggio
tutto il mio finito passaggio.
E nell’immenso io vivo.
Sguaiate cornacchie si rincorrono
nelle ultime luci del giorno
Viene presto la sera coi suoi
primi aliti freddi
nei rumori ovattati
nei respiri spezzati
nei gesti iterati
Questa calma mi spiana
le rughe dell'anima e mi
porta il ricordo di
una goccia del mare
di un cristallo di sale
di una rosa appassita
di un amore...
... una vita...
in evirato sogno
Apro una finestra
come aprire uno scrigno
.. chiarore soffuso
svela ombre di cose
pensieri compressi
rilasciano molecole di memoria
simulacri di un tempo passato
Confusione
stupore
anima appannata
Il sentimento è denso
come un fiume d'olio
ma la foce è ancora lontana....
al sorriso nella notte
aspettando l'alba.
Mi sento defraudata
della vita, dell'amore
dai sentimenti,
aspetto l'orizzonte
forse
mi riporterà la ragione,
forse
tornerà il sole,
le nuvole se ne andranno
oltre la vita.
Cercherò rifugio
oltre il tramonto
da questo mondo
grande come un’arancia.







