Ci son giorni di vento,
che fan smuovere le nuvole
coprendo il sole.
Sono quei giorni che mi fermo,
guardo le nuvole correre veloci,
inizio a fantasticare.
In quei momenti i miei pensieri,
seguono il vento e s’increspano,
come le onde del mare.
Cozzando contro gli scogli dell’anima mia,
spruzzando malinconia dai miei pori,
di cuore inquieto.
Però poi arriva sempre a fermarsi
e acquietarsi il vento
e con lui se ne vanno anche le nuvole,
torna il sereno e il caldo sole
e il mio cuore ritorno a viver d’amore.
che fan smuovere le nuvole
coprendo il sole.
Sono quei giorni che mi fermo,
guardo le nuvole correre veloci,
inizio a fantasticare.
In quei momenti i miei pensieri,
seguono il vento e s’increspano,
come le onde del mare.
Cozzando contro gli scogli dell’anima mia,
spruzzando malinconia dai miei pori,
di cuore inquieto.
Però poi arriva sempre a fermarsi
e acquietarsi il vento
e con lui se ne vanno anche le nuvole,
torna il sereno e il caldo sole
e il mio cuore ritorno a viver d’amore.
E ora possiamo passare in modalità notturna
luci spente e palpebre quasi chiuse
perché se siamo fatti della materia dei sogni…
che coincidano allora ad ogni discesa nel buio,
le fasi rem della mente. Ti troverò ancora,
nell’abbraccio del respiro, le gambe a intrecciare
anime in simbiosi. In modo d’ allontanare
ogni ansia dal petto, nel letto di ogni aurora
col cielo per tetto e per orizzonte il dio
dell’infinito. L’abbiamo visto che i segni
ci sono tutti, ne hanno parlato anche le muse
del tramonto...della fiamma nella lanterna.

Io che sogno davanti al mare e mi incanto ad ascoltare .
Io creatura nata per scrivere , nutrire menti e anime delicate.
Io figlia di sole stelle, ricordatemi nelle poesie più belle.
Io che cerco di trovare nuovi argomenti per rinnovare l' emozione.
Io figlia della natura che mi commuovo ad ogni sofferenza, ogni forma di violenza.
Io anima dolce che profuma di cielo e nuvole
Io dono solo sensazioni che mi arrivano al cuore
Lasciatemi qui nel mio elemento naturale, tra sole e mare ora devo riposare.

Sulle scale del destino
non voltarti mai
su l'ultimo gradino;
nel percorso della vita
non abbassar lo sguardo
ad un passo dal traguardo.
C'è poco da sperare
se non provi a cambiare
il tuo modo di sbagliare;
c'è poco da dire
se non riesci a sentire
chi prova a farti capire.
Insomma,
c'è poco da fare, c'è poco da dire
se non riesci a capire
che almeno una volta devi reagire.
Non arrenderti a chi vuole domarti,
non rassegnarti alle nevrosi degli altri...
Cantami, o verso
del pelide vivermi l'ossa dello sterno
ove mani su tasti neri e bianchi
diedero all'estro
melodiche armonie
Tinsero di fusa letti a castello
libri e spartiti in dolenti amori
persi
appesi all'unghia della sera
La clessidra in sabbia assente
continua a disegnarmi l'ora nona
-sempre più viva
vicina
caduca
eterea-
tomba della terra
del pelide vivermi l'ossa dello sterno
ove mani su tasti neri e bianchi
diedero all'estro
melodiche armonie
Tinsero di fusa letti a castello
libri e spartiti in dolenti amori
persi
appesi all'unghia della sera
La clessidra in sabbia assente
continua a disegnarmi l'ora nona
-sempre più viva
vicina
caduca
eterea-
tomba della terra
Avevo un problema tempo fa. Non che oggi sia risolto
ma era come mettersi alla pari del dovuto
Nel caso non dovevo nulla ma avevo lo stesso un problema
L’anima mi rifuggiva perché il mercurio è feroce nella fuga
E usa la coda di coccodrillo per carezzare la zebra
Così la spina cede all’insidia mortale.
Ah la ragione era potente e universale!
Avete mai visto l’anima chimica
come rifulge nel sole?
Anima giusta e superba, figlia della temperanza e sacrificio
Pirite e virtù mescolano il canto nobile del lavoro
In solide porzioni. L’anima mundi lasciatela ai poeti
Che cantino l’inutile nodo in docili diamanti
Zolfo piange la morte di Esenin, sapete?
Una corsa folle attende Isadora, lo stesso nodo, invincibile
Così sembrò del tutto naturale che l’ontano si facesse portavoce
Dei segreti violati, lo sterco in prima fila a chiedere del potere
Armata la vacca del sigillo bolscevico, era lì a stringere Sergeij
Il 1917 era stato un anno di grazia
e Mendeleev il più facile dei piani quinquennali
l’alchimia ha un codice per stupire di poesia adesso
passione in principio, segue dolore, si prevede felicità
ed è stirpe che guida l’universo
come Isadora la sua rossa fuoriserie
Dove andavano le ruote, -le stesse di Febo-
era stato il mio problema ma ripeto
Non tutto si può spingere all’infinito
Nemmeno se di mezzo c’è un cigno che canta la fine del contado
Nemmeno se recita versi che non reggono il peso del rimorso
Ma bisognava colare il ferro in una roccia
e questo soltanto gli alchimisti sanno farlo.
Sì, finalmente era chiaro come fissare la cima
E salire su in vetta. Non si cambia uno spettacolo, sapete?
Esenin, il figlio non previsto, lo sapeva.
ma era come mettersi alla pari del dovuto
Nel caso non dovevo nulla ma avevo lo stesso un problema
L’anima mi rifuggiva perché il mercurio è feroce nella fuga
E usa la coda di coccodrillo per carezzare la zebra
Così la spina cede all’insidia mortale.
Ah la ragione era potente e universale!
Avete mai visto l’anima chimica
come rifulge nel sole?
Anima giusta e superba, figlia della temperanza e sacrificio
Pirite e virtù mescolano il canto nobile del lavoro
In solide porzioni. L’anima mundi lasciatela ai poeti
Che cantino l’inutile nodo in docili diamanti
Zolfo piange la morte di Esenin, sapete?
Una corsa folle attende Isadora, lo stesso nodo, invincibile
Così sembrò del tutto naturale che l’ontano si facesse portavoce
Dei segreti violati, lo sterco in prima fila a chiedere del potere
Armata la vacca del sigillo bolscevico, era lì a stringere Sergeij
Il 1917 era stato un anno di grazia
e Mendeleev il più facile dei piani quinquennali
l’alchimia ha un codice per stupire di poesia adesso
passione in principio, segue dolore, si prevede felicità
ed è stirpe che guida l’universo
come Isadora la sua rossa fuoriserie
Dove andavano le ruote, -le stesse di Febo-
era stato il mio problema ma ripeto
Non tutto si può spingere all’infinito
Nemmeno se di mezzo c’è un cigno che canta la fine del contado
Nemmeno se recita versi che non reggono il peso del rimorso
Ma bisognava colare il ferro in una roccia
e questo soltanto gli alchimisti sanno farlo.
Sì, finalmente era chiaro come fissare la cima
E salire su in vetta. Non si cambia uno spettacolo, sapete?
Esenin, il figlio non previsto, lo sapeva.
Di me poche foglie sparse
Nel gelo della brina
Mi confondo
Umida terra
Congeli nel tuo cuore
La carne della mia anima
Fredda
Come le braccia
che stringono il cuore
Rinascono nella notte le streghe
Ogni magia ha il colore di un cuore infranto
Che batte sempre
Dove la fantasia e la speranza vivono
Sogni incolori
Germogliano sulla terra
Nati dal buio
Splendono in questi fiori
Che io guardo
Adesso
Nella vita
Nel respiro
Che ha il mio nome
Mi metterei fino all’epifania
ad ascoltare i legni
donandosi bruciare
dentro muri di pietra il cuore
nel non sentire i campanelli.
Hanno portato nastri d’oro
e vino, sarà comunque festa e chi
non si stupisce della luce spezzata
rompe noci e gioisce
al dubbio dei contrasti:
la notte quieta -sembra
sotto una stella insanguinata
d’oppio e sorrisi, ch’è fin troppo facile
“l’amore è dentro te” se un nodo
di dialoghi e silenzi implode
idealizzato in verbi all’infinito
-sentire, cogliere.
Ma bisogna affacciare
ali, liberare, correre.
Ho un profumo nel cuore
che parla di te,
essenza felice di giovani vite,
di giorni sereni.
Ho un ricordo nel cuore
di canti e di nenie,
di dischi suonati i sabati sera
davanti al gran fuoco,
e l’albero enorme
giocava di luci,
adorno com’era
incantava gli sguardi.
Ho un presepe nel cuore,
il tuo ingegno,
il tuo amore,
la grotta era il centro
di tanto splendore.
Ho un Natale nel cuore,
la Festa che univa,
che brillava di luci e di vita,
in cui divampava l’Amore
e l’uomo era migliore.
E’ ferita nel cuore
il ricordo ancor desto
di un piccolo abete voluto,
con Maria e il Bambinello,
in fondo a quel letto.
Quest’anno a Natale
giungono dal petto versi di preci,
profumo d’incenso,
un fiore, una lacrima,
d’effetto più sobri
per festeggiare con te.
Svestita di fior
accesi nel dolore,
donna,
sei apostrofo di luna
sporcato d’insulto,
ombra di cristallo
quel tuo volo d’amore
fra sguardi d’uomo violento
e graffio di pensiero spento.
Un raggio d’anima s’eclissa,
quel lui calpesta la tua vita
come cielo spoglio d’incanto,
e sei lacrima di cuor senza tempo,
coccio di inutile bambola,
gelido soffio di uno stupido possesso.
L’alba del pianto sporca i tuoi sogni,
la pioggia carezza le tue ferite,
sanguinano d’inferno le notti ed i giorni,
ma d’improvviso s’accende come stella,
polline di nuda speranza
e sei risveglio d’una spiaggia di marzo
fra le labbra di una nuova vita
colorata d’amor vero per se stessa.
accesi nel dolore,
donna,
sei apostrofo di luna
sporcato d’insulto,
ombra di cristallo
quel tuo volo d’amore
fra sguardi d’uomo violento
e graffio di pensiero spento.
Un raggio d’anima s’eclissa,
quel lui calpesta la tua vita
come cielo spoglio d’incanto,
e sei lacrima di cuor senza tempo,
coccio di inutile bambola,
gelido soffio di uno stupido possesso.
L’alba del pianto sporca i tuoi sogni,
la pioggia carezza le tue ferite,
sanguinano d’inferno le notti ed i giorni,
ma d’improvviso s’accende come stella,
polline di nuda speranza
e sei risveglio d’una spiaggia di marzo
fra le labbra di una nuova vita
colorata d’amor vero per se stessa.
Son calde le tue mani
e piene di sogni
intrisi di magia.
Disperdi polvere di stelle,
nell’anima di chi vai ad amare.
Un soffio caldo dalle tue labbra,
arriva alle mie,
di baci che son poesia,
per questo cuore innamorato.
Dolcemente tra le mie mani
ti tengo piccolo fiore,
mia Margherita.
Non sarai il gioco,
di strappare tutti i tuoi petali
per sapere se sei o no il mio amore.
Da quando ti ho incontrata,
i nostri cuori,
si sono riempiti di candidi colori
e di luce fatata.
Forse su di me, con la tua polvere,
hai fatto una magia.
Ma di sicuro so
che hai rubato l’anima mia.
e piene di sogni
intrisi di magia.
Disperdi polvere di stelle,
nell’anima di chi vai ad amare.
Un soffio caldo dalle tue labbra,
arriva alle mie,
di baci che son poesia,
per questo cuore innamorato.
Dolcemente tra le mie mani
ti tengo piccolo fiore,
mia Margherita.
Non sarai il gioco,
di strappare tutti i tuoi petali
per sapere se sei o no il mio amore.
Da quando ti ho incontrata,
i nostri cuori,
si sono riempiti di candidi colori
e di luce fatata.
Forse su di me, con la tua polvere,
hai fatto una magia.
Ma di sicuro so
che hai rubato l’anima mia.
Al coro mi unisco volentieri
per un augurio sincero
ché domani non sia come ieri.
ché domani non sia come ieri.
Patisco ... ai morsi del freddo
poco resisto e l'anima tace,
non regge e pian pian si spegne.
poco resisto e l'anima tace,
non regge e pian pian si spegne.
Potrei al mondo vagare fantasma:
uno dei tanti, dei troppi
ma se del traboccar fossi goccia?
uno dei tanti, dei troppi
ma se del traboccar fossi goccia?
Male d'amore
Si sparge nell'aria
Vaga...
Sottile vello ricopre,
Soffocando tenui voci.
Calma l'anima
Immota..
Sotto mute dissonanze,
Reclama ancora.
Stella nel petto
Come nucleo di luce,
Vibra..
E ridisegna storie
Dove i protagonisti fantasmi
Si muovono incapaci
Ancora di esprimere
La loro identità
Amando...
Si sparge nell'aria
Vaga...
Sottile vello ricopre,
Soffocando tenui voci.
Calma l'anima
Immota..
Sotto mute dissonanze,
Reclama ancora.
Stella nel petto
Come nucleo di luce,
Vibra..
E ridisegna storie
Dove i protagonisti fantasmi
Si muovono incapaci
Ancora di esprimere
La loro identità
Amando...
Il cielo smuove i ricordi
ma non ha toni tristi
si odono calici tintinnare tavole
piene di discorsi .
Alleggerita dai pensieri
con il vento gelido della mia collina
punto al cielo lo sguardo
in un'affascinante confusione di colori .
Passeggio e riconosco gli odori ,
le strade,le case , i tetti ,
di quando ero bambina
è poesia che mi vive intorno .
Sulle vie che odorano di zeppole fritte
penso agli occhi che ho incontrato .
Oggi ci siamo tutti amati.
Natale è una carezza.











