incanto
S'affollano spume di luce
lungo la riva distesa.
S'aprono malinconie d'amore
nell'afa che incanta i pensieri.
Fuggono le memorie
nel vuoto di inquietanti vapori:
Lo scarabeo disegna curve di silenzio
nell'immensa distesa di sabbia.
1 commento
Tremule le mani sulla pelle
Accarezzano, un corpo muto,
Addormentato dal vento freddo.
Brividi increspano l'epidermide
Come piccole onde.
Risvegliano il fatuo fuoco
Sotto la cenere argentea e invischiante.
Si plasmano, s'intrecciano,
Diventano lava d'amore.
Bruciano al loro passaggio lasciando scie.
Assetando la gola che brama di bere ancora
alla bocca soffocata
Di baci e nettare.
Così aspiro aria nuova su di me,
Sull'anima troppe volte nascosta
Sotto foglie cadute.
Accarezzano, un corpo muto,
Addormentato dal vento freddo.
Brividi increspano l'epidermide
Come piccole onde.
Risvegliano il fatuo fuoco
Sotto la cenere argentea e invischiante.
Si plasmano, s'intrecciano,
Diventano lava d'amore.
Bruciano al loro passaggio lasciando scie.
Assetando la gola che brama di bere ancora
alla bocca soffocata
Di baci e nettare.
Così aspiro aria nuova su di me,
Sull'anima troppe volte nascosta
Sotto foglie cadute.
Che senso ha la vita,
quando vuoi lasciarti portare via dal vento,
perché, dove vivi, non sei contento.
Vorresti essere un fiume in piena,
per affogare dentro tutto quello
che, la guerra interiore, ti scatena.
Quanta rabbia nelle tue mani,
stringi i pugni e rimandi tutto a domani,
pensando che sia un giorno migliore.
Hai voglia di seguire la tua mente,
sperando, tra varie idee, di trovare una soluzione,
magari viaggiare, senza doverti fermare.
Fuori piove, se n'é andato il sole
e le gambe diventano pesanti per camminare,
senti freddo, è il vento che ti ferma e non ti fa volare.
quando vuoi lasciarti portare via dal vento,
perché, dove vivi, non sei contento.
Vorresti essere un fiume in piena,
per affogare dentro tutto quello
che, la guerra interiore, ti scatena.
Quanta rabbia nelle tue mani,
stringi i pugni e rimandi tutto a domani,
pensando che sia un giorno migliore.
Hai voglia di seguire la tua mente,
sperando, tra varie idee, di trovare una soluzione,
magari viaggiare, senza doverti fermare.
Fuori piove, se n'é andato il sole
e le gambe diventano pesanti per camminare,
senti freddo, è il vento che ti ferma e non ti fa volare.
Fratello Marx, perché ci hai lasciati in quel lontano aprile
dovevi vivere per sempre aspettare un po’
quantomeno illuminarmi su ciò che vedo arrampicarsi agli scaffali
mani indipendenti dal cervello
automi senza serie cercare luminarie
accontentarsi delle briciole di un addobbo
uno schizzo d’acqua invece della neve
cinese –dicono- come il grande timoniere
io lo ricordo quello lì
conservo in naftalina il suo pensiero
a guardia due o tre tarli armati fino ai denti
che nessuno tocchi il Libro Rosso
citazioni dalle opere
la contraddizione principale
l’alleanza con Chiang Kai Shek
tigre di carta
sul comodino
ed i figli a giocare con le sue mascelle
tu che guardi dai manifesti così tronfio
non sapevi delle ciotole di riso e delle Barbie allucinate
ti vedi ancora e ti sputi addosso e poi sbatti la testa contro un muro
perché pensi di aver perso l’occasione
il vecchio capitalismo fatto a pezzi
ma è qui che dovevi rifiorire in un fast food tra la gente che trangugia
passo dopo passo la mercificazione
in un boccale l’alienazione
il carattere di moplen in una smorfia
e la conferenza permanente sull’essere numerico
in un badge del tutto o niente
e fanculo
l’umanissima dittatura del proletariato
-E tu che fai? Sembri mi voglia chiedere
Io aspetto uno che sistemi l’Escher
di scale mobili e veneri cubiste
metterle a Citera non sarà facile ma vorrei
trovarmi pronto nella tomba degli atridi
ah, datemi quella maschera che combatta a Troia o con un gallo alla corte di Filippo
Quale non importa basta che ce ne sia uno combattivo razza libera
Una lunga marcia da sognare un divano per dormire
e non morire così di sfiga
numero in fronte
occhi sbarrati di un manichino
Benedetto Marx, qui dovevi stare
Vedi tu stesso come siamo ridotti
adesso che ci resta poco o niente e…ci si affida alla poesia
manco a dire: Majakowskij
solamente quel belletto che commuove di cipolla
- Cosa vuoi cambiare se temi la vendetta del tuo water?
prendi piuttosto Apollo e affogalo in una spuma di Marsiglia
dopo torna a riesaminare il bisturi attaccato al sole di dicembre
Non è un caso che perda sangue come una pulzella
né che mostri il fianco dolce
al quasi seno e succhio dell' amante bianca
sarà il riccio di castagna
a guidare il sottosopra delle guardie rosse?
E che fare con questi nasi che sempre emergono: io io io io
Occhi braccia menti muscoli tutto un masticare di formiche
tutto che fluisce a gadget e dentro al blob un’ occasione
Tutto per vincere una lotteria o porre dio in un taschino
Io non so nemmeno se Natale verrà, nemmeno è sicuro se Natale verrà
Potrò mutare nel frattempo saltellare in una padella
sostituire i miei faretti con occhi di avvoltoio
esigere un sosia che mi ragioni di questo fare circospetto
e lessi in una pentola ciò che resta dell’umano
qui tra gli scaffali coi bulloni che sussurrano il bisogno
s’aggira uno che necessita di niente
solo gridare oltre quell’ io che tutto chiude
e mangia e beve e si gira la stessa chiave
la stessa mandata mille volte
perché così funziona il giorno
e dentro non c’è sole né meraviglia né destino
ma tutto scorre senza assistenza
brevettato
nemmeno un intervento fuori ordinanza
e dentro al perno che rigira l’esterno carne
sa di genio se t’inventi una bevanda di mirtillo
battezzandolo col nomignolo “pensiero”.
dovevi vivere per sempre aspettare un po’
quantomeno illuminarmi su ciò che vedo arrampicarsi agli scaffali
mani indipendenti dal cervello
automi senza serie cercare luminarie
accontentarsi delle briciole di un addobbo
uno schizzo d’acqua invece della neve
cinese –dicono- come il grande timoniere
io lo ricordo quello lì
conservo in naftalina il suo pensiero
a guardia due o tre tarli armati fino ai denti
che nessuno tocchi il Libro Rosso
citazioni dalle opere
la contraddizione principale
l’alleanza con Chiang Kai Shek
tigre di carta
sul comodino
ed i figli a giocare con le sue mascelle
tu che guardi dai manifesti così tronfio
non sapevi delle ciotole di riso e delle Barbie allucinate
ti vedi ancora e ti sputi addosso e poi sbatti la testa contro un muro
perché pensi di aver perso l’occasione
il vecchio capitalismo fatto a pezzi
ma è qui che dovevi rifiorire in un fast food tra la gente che trangugia
passo dopo passo la mercificazione
in un boccale l’alienazione
il carattere di moplen in una smorfia
e la conferenza permanente sull’essere numerico
in un badge del tutto o niente
e fanculo
l’umanissima dittatura del proletariato
-E tu che fai? Sembri mi voglia chiedere
Io aspetto uno che sistemi l’Escher
di scale mobili e veneri cubiste
metterle a Citera non sarà facile ma vorrei
trovarmi pronto nella tomba degli atridi
ah, datemi quella maschera che combatta a Troia o con un gallo alla corte di Filippo
Quale non importa basta che ce ne sia uno combattivo razza libera
Una lunga marcia da sognare un divano per dormire
e non morire così di sfiga
numero in fronte
occhi sbarrati di un manichino
Benedetto Marx, qui dovevi stare
Vedi tu stesso come siamo ridotti
adesso che ci resta poco o niente e…ci si affida alla poesia
manco a dire: Majakowskij
solamente quel belletto che commuove di cipolla
- Cosa vuoi cambiare se temi la vendetta del tuo water?
prendi piuttosto Apollo e affogalo in una spuma di Marsiglia
dopo torna a riesaminare il bisturi attaccato al sole di dicembre
Non è un caso che perda sangue come una pulzella
né che mostri il fianco dolce
al quasi seno e succhio dell' amante bianca
sarà il riccio di castagna
a guidare il sottosopra delle guardie rosse?
E che fare con questi nasi che sempre emergono: io io io io
Occhi braccia menti muscoli tutto un masticare di formiche
tutto che fluisce a gadget e dentro al blob un’ occasione
Tutto per vincere una lotteria o porre dio in un taschino
Io non so nemmeno se Natale verrà, nemmeno è sicuro se Natale verrà
Potrò mutare nel frattempo saltellare in una padella
sostituire i miei faretti con occhi di avvoltoio
esigere un sosia che mi ragioni di questo fare circospetto
e lessi in una pentola ciò che resta dell’umano
qui tra gli scaffali coi bulloni che sussurrano il bisogno
s’aggira uno che necessita di niente
solo gridare oltre quell’ io che tutto chiude
e mangia e beve e si gira la stessa chiave
la stessa mandata mille volte
perché così funziona il giorno
e dentro non c’è sole né meraviglia né destino
ma tutto scorre senza assistenza
brevettato
nemmeno un intervento fuori ordinanza
e dentro al perno che rigira l’esterno carne
sa di genio se t’inventi una bevanda di mirtillo
battezzandolo col nomignolo “pensiero”.
Non si può lasciarmi così
fissa
su capelli lunghi e bruni
mossi
come il battere dei giorni
Non è tempo d'addormentare oblio
ora che falangi alle mani si fan velo
Nelle curve che furon bionde
rosse
blu
e che nessuno accarezzò
Fui felice ma di un astuto imganno
e non carezzavo palmi (nessuno a me lo fece)
non carezzai capelli (troppo giovane l'amore)
non vidi nè sentii la dolce pelle al tatto
quella che ora dona velluto di rosa
fissa
su capelli lunghi e bruni
mossi
come il battere dei giorni
Non è tempo d'addormentare oblio
ora che falangi alle mani si fan velo
Nelle curve che furon bionde
rosse
blu
e che nessuno accarezzò
Fui felice ma di un astuto imganno
e non carezzavo palmi (nessuno a me lo fece)
non carezzai capelli (troppo giovane l'amore)
non vidi nè sentii la dolce pelle al tatto
quella che ora dona velluto di rosa
La furia che dalle tue viscere dilaga dentro di me
la pienezza erculea dei tuoi fianchi
lo strapotere visivo dei tuoi seni
la fiera padronanza dei tuoi occhi
la fisicità cosmica che mi avvolge di erotico fervore
l’adorazione vibrante che lascia il cavalcante finale.
Che io possa avere ancora sogni
Teneri come germogli,
Sorridenti come occhi di bimba
Da strofinare con mani arruffate,
Come brina di barbe gelate.
Come caldo fuoco
E profumo di resina chiara.
Come respiro di una notte
Sotto raggi di luna.
Che io possa sentire
Olezzo di chimera,
Tra le mani come soffice crema.
Cioccolata e caldi biscotti
Consistenze di vasi rotti.
Solo fantasie a riempire
Un cuore nel profondo,
Che anela solo amore
Per una volta ancora tra le viole,
Nella prossima primavera.
Teneri come germogli,
Sorridenti come occhi di bimba
Da strofinare con mani arruffate,
Come brina di barbe gelate.
Come caldo fuoco
E profumo di resina chiara.
Come respiro di una notte
Sotto raggi di luna.
Che io possa sentire
Olezzo di chimera,
Tra le mani come soffice crema.
Cioccolata e caldi biscotti
Consistenze di vasi rotti.
Solo fantasie a riempire
Un cuore nel profondo,
Che anela solo amore
Per una volta ancora tra le viole,
Nella prossima primavera.
La strada alle spalle, sentiamo farfalle
nello stomaco, da quel primo giorno
è tutto cambiato: la somma dei baci,
la moltiplicazione degli amplessi
e quello sfiorare di mani senza fine
a ogni incontro. E poi gli abbracci,
stretti, forti, ma senza alcun addio,
gli occhi negli occhi, i suoni ovattati
del tempio dell’amore e gli strati
di miele delle parole- oh mio dio-
sensuali a ogni sillaba. Gli stracci
nello scantinato del cuore, le rapine
del tempo, gli angoli acuti delle catalessi
prima del sonno. E quando taci
è lo sguardo a parlare del ritorno
della memoria e del desiderio folle.
Si.Sono io... la madre…
madre! di quel figlio…
No! Non è quello inchiodato.
Trafitto.
Fermato.
Fissato con chiodi.
No; non è il Golgota
luogo maledetto
Dove è mio figlio?
mio figlio… è lì!
In campo di sangue.
E tu Maria fino a ieri l’altro
non straziasti le tue viscere?
Non strappasti le tue vesti?
Madre trafitta sotto legno trafitto.
Ricordi Simeone: “...una spada ti trafiggerà l’anima”
Ricordi le sue parole?
Non ero madre anch’io?
Non sarebbe la mia anima
stata trafitta come la tua…. ?
Ma senza alcun conforto è ora la mia voce
E voi donne non faceste del “Shabbat”
un giorno di lutto?
Sostenimi almeno tu…
… Maddalena
il tuo animo da angosciato divenne cantico di gioia
Alla tomba vuota…
al sepolcro spalancato…
racconta ancora…
ripeti ciò vedesti e udisti:
” donna, perché cerchi tra i morti colui che è vivo?”
Va corri dov’è mio figlio.
Rimani lì…attendi... ti prego.
Il mio dolore rimane.
E’ lì morto…
morto come il tuo Maria…
Morto!?
Il tuo ora è risorto.
E’ tornato a vita.
E’ vivo…vivo!
Tommaso tu l’hai toccato.
E per mio figlio
la tua fede non viene a mancare nuovamente?
No!. Non voglio credere al bacio dato.
Ne ho dati tanti al grembo mio.
Al ventre mio che voi tutti ora accusate.
Mormorate: ”… meglio se non fosse mai nato!”.
Per un bacio dato è un ingannatore?
Un impostore?
Per un bacio?
Tuo figlio…
con un bacio... tradito con un segno d’amore?
Perfino il gallo canto quella notte….
quella notte eravamo due madri che piangevano…
Sono ancora io madre ?
Madre che ha generato….
… il figlio della perdizione?
No! Ho generato mio figlio.
Mio figlio.
E non chiamatelo “giuda”
Perché Giuda è mio figlio…
e io sono sua madre.
Sua Madre.
madre! di quel figlio…
No! Non è quello inchiodato.
Trafitto.
Fermato.
Fissato con chiodi.
No; non è il Golgota
luogo maledetto
Dove è mio figlio?
mio figlio… è lì!
In campo di sangue.
E tu Maria fino a ieri l’altro
non straziasti le tue viscere?
Non strappasti le tue vesti?
Madre trafitta sotto legno trafitto.
Ricordi Simeone: “...una spada ti trafiggerà l’anima”
Ricordi le sue parole?
Non ero madre anch’io?
Non sarebbe la mia anima
stata trafitta come la tua…. ?
Ma senza alcun conforto è ora la mia voce
E voi donne non faceste del “Shabbat”
un giorno di lutto?
Sostenimi almeno tu…
… Maddalena
il tuo animo da angosciato divenne cantico di gioia
Alla tomba vuota…
al sepolcro spalancato…
racconta ancora…
ripeti ciò vedesti e udisti:
” donna, perché cerchi tra i morti colui che è vivo?”
Va corri dov’è mio figlio.
Rimani lì…attendi... ti prego.
Il mio dolore rimane.
E’ lì morto…
morto come il tuo Maria…
Morto!?
Il tuo ora è risorto.
E’ tornato a vita.
E’ vivo…vivo!
Tommaso tu l’hai toccato.
E per mio figlio
la tua fede non viene a mancare nuovamente?
No!. Non voglio credere al bacio dato.
Ne ho dati tanti al grembo mio.
Al ventre mio che voi tutti ora accusate.
Mormorate: ”… meglio se non fosse mai nato!”.
Per un bacio dato è un ingannatore?
Un impostore?
Per un bacio?
Tuo figlio…
con un bacio... tradito con un segno d’amore?
Perfino il gallo canto quella notte….
quella notte eravamo due madri che piangevano…
Sono ancora io madre ?
Madre che ha generato….
… il figlio della perdizione?
No! Ho generato mio figlio.
Mio figlio.
E non chiamatelo “giuda”
Perché Giuda è mio figlio…
e io sono sua madre.
Sua Madre.
Davanti a te hai sola una strada
quella del tuo viaggio interiore
fatto di gioia o di dolore.
Se guardi dentro il cuore di ogni persona che incontri,
puoi vederci il tuo sole o la tua tempesta,
i sogni comprati o venduti nei giorni di tormento.
Quante ore racchiuse dentro i ricordi,
ritornelli ripetuti con la mente,
attimi sommati di silenzi,
idee che si spengono nelle indecisioni.
Anni affogati nelle consuetudini,
mansioni replicate all’inverosimile,
diventano i cardini della quotidianità
segnano il quieto vivere di ogni uomo.
Rituali che imprigionano il futuro,
occhi ciechi dettano le parole a labbra serve,
finti sorrisi irradiano sarcasmo,
gli abbracci dei serpenti stritolano i cuori
di chi crede nell’amore.
quella del tuo viaggio interiore
fatto di gioia o di dolore.
Se guardi dentro il cuore di ogni persona che incontri,
puoi vederci il tuo sole o la tua tempesta,
i sogni comprati o venduti nei giorni di tormento.
Quante ore racchiuse dentro i ricordi,
ritornelli ripetuti con la mente,
attimi sommati di silenzi,
idee che si spengono nelle indecisioni.
Anni affogati nelle consuetudini,
mansioni replicate all’inverosimile,
diventano i cardini della quotidianità
segnano il quieto vivere di ogni uomo.
Rituali che imprigionano il futuro,
occhi ciechi dettano le parole a labbra serve,
finti sorrisi irradiano sarcasmo,
gli abbracci dei serpenti stritolano i cuori
di chi crede nell’amore.









