PARVENZA DI LUCE NELL'ATTIMO SOGNO,
LE LABBRA TUE SPARSE DI CONTINUO ARDIMENTO.
LE MANI SULL'ALTRO CHE TEME L'ADDIO,
L'ODORE DI CARNE APPESO ALLE VENE,
FARFALLA BIANCHISSIMA CHE IL TEMPO CI TIENE.
Da consumarsi preferibilmente entro un...
Monticciolo verde che volge alla stipa dei primi colli
intorno alle ciocche dei faggi e dell’ibisco nella foce di un gran salto
ove rocca sovrana impalma il fruscio dell’acqua che fa nebbia e muove l’irrisoria luce
a quel glicine cobalto umettato al vento in primitivo eterno spirto...
Anche ammesso che un posto così esista,sappiate che ci sarà sempre uno che sta lavando la macchina.
come tempo andato.
Trascorsi gli attimi necessari
passando su mattoni già rari.
Presi il segno da un gradino,
trascinando dietro un celato segreto.
Nel mezzo che volge al declivio
ora odo del balzo il risciacquo sulla prua,
vedo il suonare lontano,
ascolto il colore d'un perduto mare.
Amo del grigio i toni,
aspetto che il palco restituisca doni.
Scendo nel basso ritmando uno stanco passo,
son polvere e fumo
nel frastuono sparso,
nuvola di me dal fuoco arso.
Banchine vuote attendono i miei versi
bagnando il pensiero
di rivoli d' amori persi.
Scivolo sulle colonne del molo
osservando in alto
dei dubbi il volo.
Nel fondo un pietroso arco
d'edera colmo
sa d'essere ultimo varco.
Fantasma appari,
fra nebbia e giostra
nel bianco cavallo scompari.
Oramai
son stanco,
son flutto di rima
e nel rifluire d'inchiostro
sbatto sulla sponda
sperando di partire con la prossima onda.
su un tappeto di farfalle
come zefiro lunare
abbozzolato per le strade
ed una minestra di sguardi
interrogherà i petali del vespro
come l’onda una conchiglia
fra le ciglia della vita
ed i coriandoli del tempo
sfameranno il mio io
in una danza d’accenti
dal color dei miei riflessi.
Passano tra amori e tragedie
Nessuna gli appartiene
La recita esalta
Giocose parole rapiscono
Tra lacrime e risa
Nel falso apparire.
Intensità negli sguardi rapiti
Profumo di voci
Celebrano l'incanto
Tra moine e applausi
Nei ventagli di fini ricami
Perle rare nell'anima d'istrione,
Svelato il sipario
Tra guitti e attori
Nella polvere del tempo
Di cerone coperto.
che qualche tempo fa
dovetti venir meno
ad un gravoso impegno
preso con l'ineffabile
signora senza età.
Non ci fu da parte mia
mancanza di rispetto
o poca serietà. Mi creda
ineluttabile signora!
Fu colpa di un banale
(ma per me provvidenziale)
ritorno di salute personale!
quanno che sente odore di padella.
T’arintorcini tutta e poi me sgusci
a mani vote infine tu me lasci.
Fermate, fatte abbraccià
e mica ho detto che sei da magnà !
E’ vero che me piace er capitone
ma solo l’urtima sera, quella der cenone.
E poi,’o dico a te, io sono timido
nun c’a farei a magnatte in umido,
sono sicuro che darei de matto
vedette ‘gnuda e bollita inder piatto.
A me me piaci co le forme tue
semmai abbronzata e senza scottature.
Si poi proprio nun poi fare a meno
da ‘ntorcinarti anche in modo osceno,
pensa che io t’ho sempre amato
e a dirla tutta, tranquilla che ho magnato !
che non posso viverti
sei il mio amore sbagliato
quello che mi farà male,
mi farà soffrire.
Per questo anche se ti desidero,
non ti cerco.
Vorrei sapere come stai.
Hai litigato con tua madre oggi?
Stamattina hai già bevuto il tuo cappuccino?
Sei andata in palestra?
Sei felice o sei triste?
Vai a ballare piú tardi?
Quando sei tornata dal mare?
Vorrei tanto sapere di te
Sei sempre nei mei pensieri
Ma non domando
Non chiedo alle persone
che ti conoscono
Ho il tuo numero
Ma non ti chiamo
vedo la tua foto
salvata trai i contatti
del mio telefono
Ma non ti mando un messaggio
Ho il tuo indirizzo
Ma non ti aspetto sotto casa
Non mi fermo neppure a guardare
sotto la tua finestra
Eppure ti penso e soffro
Amare e soffrire sono due emozioni diverse
Ed io amo e soffro
Ed ho paura
Per questo non ti cerco.
E tu non mi cerchi
Chissà se mi pensi.
È la dispotica faccia che ghigna sulla tua inutile fatica
è la stupidità umana che si duplica
pur essendo misera nell’anima e nella moneta
è il sacrilego vuoto che ti lascia il lavoro
è la repressione dell’ingegno
è la disperazione di mezzo secolo
speso per accalappiare sogni che non avevi il tempo di inseguire
è il corpo che si macera e cade come un involucro senza peso
è l’anima che si corrode e vola via
verso l’unica eterna liberazione.
Mi riprendo la speranza
con quei caldi sospiri al cielo
sono la voglia di cambiare il tempo
che non appaga e passa inesorabile e veloce.
Si perde quando è sera come rugiada sulle foglie
la mia parola attesa e appesa ad una preghiera .
Eppure oltre il vetro
ogni mattina e ogni sera li s'annida il cuore
quando il mare è una tempesta
quando l'assenza è silenzio
quando la nebbia m'avvolge
quando l'anima vaga tra i ricordi che fanno rumore e
i sogni chiedono la luce .
Nell'infinito sguardo delle stelle
ci sei tu SIGNORE
e non manchi alle mie labbra
quando spezzo il pane e mi bevo la vita
seduta alla finestra di ogni giorno
ingoio il dolce e l'amaro
che si scioglie lentamente
tra le mia dita.
Sotto veli si nasconde
Anche ai cuori.
Muti i canti degli uccelli
Dentro i campi d'erbe e stoppie.
Stringono i lacci
Tra sospiri e nostalgie.
Timorosi gli animi
Si prostrano al cielo
Volta opale senza fumo
Di castagne arrosto.
Un novembre prossimo
a venire con mestizia
E odore di candele.
Mentre sulle mani scorron fiumi
Senza meta
Nel brumoso freddo mattino.
critici
amici di miei amici
voi che scartate uomini come caramelle
che avete calli ai pollici a conteggiar denaro
ed unghie pronte a tessere corde a soffocare
non oda Dio lustrarvi queste mie parole
Lui che vi ama comunque voi decidiate d'essere
Sarei carogna d'uomo e i miei giudizi pure
ma non toccate l'anima di chi d'anima vive
di chi non schiaccerebbe formiche al suo passare
Ma io
a voi
putridi schifosi
che fan di merda oro
dirò soltanto verbo
parole cucite d'ago
e che Dio -il mio- mi perdoni
se per amore uccido in alfabeto figli suoi
Dall’alito sorgivo,
nasceva Adamo, su terra consacrata;
dalla sua costola predetta, s’innalzò Eva, appariscente, immacolata bellezza.
Tra i lillà, soggiacevan alla vita; prorompenti e innocenti, le lor caste nudità. Compagni d’avventura... o di sventura, per l’arbitrio di chi non avea pari alcuno.
Silenzio in scaglie,
negli anfratti del seno prescelto,
fra costante rumor di fauna sibillina
e flora abbarbicata, ch’odorava persino nei colori.
Acqua adamantina, di purezza straripante.
Quasi giardin del cielo,
quell’Eden acquisito e primordiale;
singolare riflesso d’eccelso Paradiso.
Tra fronde verdeggianti e frutti sconosciuti,
avean casa viscide serpi velenose.
Fra cosce candide di donna, divenute esasperate,
strisciava, il vile ingannatore,
scatenando qualcosa d’inconsueto,
oltre alla percezione del pudore.
Di sangue, s'infradiciaron le di lei gambe.
D’istinti d’altra specie, esagitò Eva, ch’ignuda si sentì,
fin a coprirsi con la foglia d’un tenero virgulto.
Negata, quella mela che porse al prediletto Adamo,
che la seguì, privo d’obiezione.
Tremolii, su primitive labbra consenzienti,
dischiuse,
nello sfiorar d'un cristallino bacio,
seppur prologo d'ulteriori eccessi fattisi irruenti.
Tra oleandri e rampicanti,
betulle e piante sempreverdi,
gli olezzi dei roseti
inebriavano l'olfatto.
Parossismi equipollenti, nei lor sensi ossessionati;
sguardi impertinenti
supplicavan il coraggio,
per quegl'istinti di cui non erano coscienti.
Coperti dal primigeneo cielo,
vermiglio, nei riflessi conturbanti ceduti al mare,
nel suo ospitar il sole e i suoi colori rosseggianti,
nell'imbrunire, sì posto a ventaglio,
il femminile corpo seducente e nudo.
E nell'atavico amplesso sconsacrante,
dacché non eran sposi consacrati,
godeva, il serpente, nella sua spira avviluppato,
nel mentre ch'il sole perdeva i suoi appigli,
calandosi nell'acque divenute turbolente.
Ma s’oscuraron cirri, su di loro,
forgiando nubi di carbone;
si coprì il cielo, delle tinte della rabbia e d’impotenza,
scatenatesi all’indegno tradimento.
Poi giunse il tuono, nell'ira del Creatore palesato,
lor Dio Padre, che li additò a spergiuri e stolti peccatori,
sancendo pene gravi e pianti disperati,
per l'avventata Eva e il suo compagno Adamo.
Nel sospiro, che dal petto s’immolava,
s’arrancava il pentimento,
valicando il confine di tal Eden
sì perduto e benedetto.
D’uno sguardo dissonante,
si vestiron i lor occhi già cacciati e maledetti;
artefatte, la bellezza e la purezza,
ai compagni di condanna e di dolore...
Stranieri a quel giardino,
nel lor errar nel mondo ignoto,
alfin conobbero le vesti.









