La spettrale maestosità
della cattedrale di San Gallo.
Un prato fiorito
d'estate in baviera.
Un Natale a Lubecca.
Il cielo d'Irlanda
di Giugno un mattino.
Una malga in Trentino.
Due giorni a pescare
sul Baltico in mare.
Per Sant'Agata
il cinque Febbraio
a Catania col saio...
Io in quei posti
ogni tanto ci torno.
Peccato che il viaggio
tra andata e ritorno
adesso duri solo
qualche secondo.
della cattedrale di San Gallo.
Un prato fiorito
d'estate in baviera.
Un Natale a Lubecca.
Il cielo d'Irlanda
di Giugno un mattino.
Una malga in Trentino.
Due giorni a pescare
sul Baltico in mare.
Per Sant'Agata
il cinque Febbraio
a Catania col saio...
Io in quei posti
ogni tanto ci torno.
Peccato che il viaggio
tra andata e ritorno
adesso duri solo
qualche secondo.
2 commenti

Troppe volte mi ritrovo nel caos della folla,
nell'inquietudine della gente,
e lì, imprudente,
gioco con i fantasmi della mente.
Scruto i volti di chi parla e ride
per cercare te, mia adorata Paky,
per scorgere la tua presenza,
tu che hai rapito la mia anima, la mia essenza.
Sembra tutto un gioco irreale,
beffardo e immorale;
un balletto lento a ritmo di intuizione
che rasenta un'eterna illusione.
Mi tuffo incosciente in visioni di pura follia,
di abbandono e incomprensioni,
di vaghe rimembranze, di lunghe peregrinazioni.
Il tuo ricordo ritorna prepotente,
la tua immagine è qui in un istante,
forse non sei così assente...
Mi sento un naufrago sognatore
che si avvinghia invano alla speranza
di poterti incontrare.
Eppur sembra di averti accanto,
così vicina da poterti respirare,
troppo lontana per poterti toccare.
Presente è il tuo bagliore, ne percepisco il calore;
sento il tuo respiro come un tiepido vento
che alimenta ogni mio sentimento,
accarezza le mie incertezze,
avvolge la mia anima e si insinua nella mente.
Mia adorata Paky, so che ci sei...
Il tuo profumo mi fa strada
come un raggio di sole in piena notte;
la tua onirica presenza
disseta la mia voglia con una pioggia di speranza.
Ti sento,ti sento,ti sento...
Sento questa meravigliosa sensazione,
questa travolgente e calorosa emozione.
E' il tuo sentire,
è qui che mi attraversa
e mi fa trasalire.
Mi sta a cuore
Il succo del mondo
IL dialogo sentimentale con la terra
Il suo corpo d’efebo
Eccitante.
La sua linfa- i suoi volumi
Lo sfarzo delle linee
L’eclettismo delle forme.
La sua sovrabbondanza
I suoi tamburi-le sue cetre
I nulla cosmici.
Cos'altro mai vogliamo:
Oltre la vita ci ridà ancora la vita!
Bisogna solo abitarla madre terra
- perdersi
I suoi tamburi-le sue cetre
I nulla cosmici.
Cos'altro mai vogliamo:
Oltre la vita ci ridà ancora la vita!
Bisogna solo abitarla madre terra
- perdersi
Dentro la sua pelle
- Le sue ossa- i suoi intestini.
La sua orchestra d’etere
Le sue infinite scale;
Il suo cordone ombelicale.
Il suo cordone ombelicale.
Tutto questo- davvero-
Mi sta follemente
Mi sta follemente
-Fanaticamente a cuore!

Non cercare più l’impaurito
cappuccetto rosso
nei boschi della vita, ...
già da tempo aveva scambiato il suo fiore
per un telefonino alla moda,
con il lupo cattivo,
bramoso di comprare la sua giovane virtù.
Nemmeno la nonna non cercare,
nella casetta in mezzo il bosco,
non c’è più che la sta ad aspettare,
il lupo l’ha sfrattata
e il cacciatore che la proteggeva lo ha licenziato
e la casa ora l’ha trasformata in discoteca,
dove potersi sollazzare.
La madre da anni la lasciava sola,
non aveva tempo per cucinare focacce,
la ingozzava nei fast food e di merendine,
perché doveva rincorrere una mera chimera,
diventando a sua volta un lupa affamata,
di vite da rubare alle persone che la circonda,
perdendo tutto quello che aveva,
per un sogno di diventare una manager in carriera.
cappuccetto rosso
nei boschi della vita, ...
già da tempo aveva scambiato il suo fiore
per un telefonino alla moda,
con il lupo cattivo,
bramoso di comprare la sua giovane virtù.
Nemmeno la nonna non cercare,
nella casetta in mezzo il bosco,
non c’è più che la sta ad aspettare,
il lupo l’ha sfrattata
e il cacciatore che la proteggeva lo ha licenziato
e la casa ora l’ha trasformata in discoteca,
dove potersi sollazzare.
La madre da anni la lasciava sola,
non aveva tempo per cucinare focacce,
la ingozzava nei fast food e di merendine,
perché doveva rincorrere una mera chimera,
diventando a sua volta un lupa affamata,
di vite da rubare alle persone che la circonda,
perdendo tutto quello che aveva,
per un sogno di diventare una manager in carriera.
C’è un potere che stilla
dal verde scialbo. Prima una
e due, e tre foglie:
lo sciame è un esodo di senza terra
disperata leggerezza
al gioco estremo del fortunale
un polso grigio
che sospende il giudizio -feltro
ogni desiderio si espande in viscere,
strabilia ossari di farfalle.
Con pazienza ti ho aspettato
ma tu sempre tardi sei arrivato
Per un po’ ti ho pensato
ma tu te ne sei fregato
L’amore per me era importante
per te era una cosa distante
Ho provato con discorsi soavi
ma tu la partita guardavi
Solo la notte eri diverso
e capivi il mio universo
Un giorno ho molto pensato
e la valigia ho preparato
Sono arrivata al mare in una notte stellata
per un po’ mi sono riposata
Poi in compagnia di tanto splendore
ho cantato un inno all’amore
ma tu sempre tardi sei arrivato
Per un po’ ti ho pensato
ma tu te ne sei fregato
L’amore per me era importante
per te era una cosa distante
Ho provato con discorsi soavi
ma tu la partita guardavi
Solo la notte eri diverso
e capivi il mio universo
Un giorno ho molto pensato
e la valigia ho preparato
Sono arrivata al mare in una notte stellata
per un po’ mi sono riposata
Poi in compagnia di tanto splendore
ho cantato un inno all’amore
E' lei, la semplicità, che non mette in difficoltà
è lei che d'innanzi a una parola in più
fa risplendere volti che pensano di non avere un futuro
che possono vederlo soltanto in un miraggio
Lei è la vita, con le sue doti gentili che si appresta
a ridare speranza alle genti scoraggiate
da un ingorgo di fiumi che si intrecciano
fermando un cammino spaventato
e abbandonato, da quelli che molta strada fanno
e non varcano un respiro nella terra bisognosa
è lei che d'innanzi a una parola in più
fa risplendere volti che pensano di non avere un futuro
che possono vederlo soltanto in un miraggio
Lei è la vita, con le sue doti gentili che si appresta
a ridare speranza alle genti scoraggiate
da un ingorgo di fiumi che si intrecciano
fermando un cammino spaventato
e abbandonato, da quelli che molta strada fanno
e non varcano un respiro nella terra bisognosa
Acepsut rapito dall'amore per la bellissima Akenafis
s'abbandona nella perdizione per lei.
Irraggiungibile come una Dea per il sacerdote diviene ossessione d'amore.
Nei suoi scritti egli così declama.
Prima lettera d'amore:
“Labirinti di perversione
tu che in me sei ossessione.
Trancio serpenti ingoiando occhi.
Scruta il falco nella notte,
il fiume dei morti ribolle d' anime.
Passi inconsistenti appaiono.
Labbra infuocate nel destino del suono.
Sfioro turgide emozioni,
sigillo in tombe mere passioni.
Re del trapassato pensiero,
manovro le membra dell'uomo.
Osservo le fattezze tue.
Nelle trasparenze m'immergo
per morire rinascendo.
Siano notti nella lussuria del dio Amos,
siano effluvi della disciplina di Sefor.
Siano corpi privi di sembianze,
nel contorcersi dell'essenza del peccato.
Io sono nel sibilo del vento
che attraversa le tue vesti,
io sono acqua che nelle tue forme si compiace,
freddo come il mondo che non esiste,
caldo come l'anfora del divino nettare.
Io sono privo d'inizio,
senza orizzonti finiti.
Io sono tramonto sul Nilo.
Io sono luce delle parole,
io sono freccia persa
nella valle del fremito,
nei sentieri della tua pelle di luna,
nell'arco delle infinite perdizioni.
Io sono Acepsut signore del silenzio,
padrone dei vasi sacri,
custode dei segreti dell'immortalità,
io sono tutto e nulla,
sono in ogni dove e in nessun luogo.
Sono quello che sono,
schiavo dei tuoi occhi di smeraldo,
oh mia regina Akenafis”
Seconda lettera d'amore:
Io sono,
quello che sono.
Oh Akenafis.
Signore del mondo dell'oltre,
padrone delle tenebre di Assurbal.
Tra rive di reconditi perché mi ritrovai
e cascate di nubi
sorte dove non erano tentazioni.
Io che del corpo tralasciai discipline
per essere empio e poco.
Cercai il colmo
d'un bicchiere vuoto.
Come fiori d'un deserto
assaggiai il corso del sapere
avidamente affamato,
digiuno dell'universale moto.
Seppi di te,
oh dea,
amante di perdute reminiscenze.
Da te venni a imparare
turgide carezze nel bagno del peccato.
Bevvi da infuocati seni,
l'arte della incoscienza
perdendomi nel tempio di Oniro.
Io che vissi morendo,
fui vita quando morte colse
il senso del nonsenso.
Quando l'abbandono nel tuo flessuoso velluto
mi rese avido di te.
D'avorio e mirra vestii le mie mani,
d'oro furono i gemiti,
di mosto e miele
fu il succo dell'amore.
Ventagli di spezie adornarono il pulsare,
onde del mare s'infransero nella calma d'obliate lagune,
scrosci di tempeste mi inebriarono del tuo amplesso.
Fui tutto in un momento.
Fui esistenza,
spegnendomi in quel momento.
Mai più vissi,
mai più compresi.
Lasciai la foresta delle gocce di lussuria,
lasciai il tramonto sui tuoi occhi d'argilla pura,
mi specchiai nel regno del mirto in fiore.
Divenni fiore
dell'oscurità
per esser preda
d'un convulso esistere.
Divenni lacrima per bagnare il tuo viso.
Divenni sole per prosciugare la tua sete.
Divenni effimera sospensione d' acque di rugiada
per acquietare i tuoi sensi.
Divenni emisfero di luce
per illuminare il tuo lato oscuro,
Infine divenni ombra per ghermire le tue sembianze
e custodirle nel mio paradiso dei sensi.
Terza lettera
Acepsut s'abbandona a se stesso nella dolcezza dell'amore impossibile:
“Trascorro il tempo
sospeso tra il crepuscolo che abbraccia il mare
e le tue labbra rosso fuoco.
Intreccio le onde
con i tuoi capelli scuri come profonde acque.
Freme l'aria,
scossa da fulmini e tuoni.
Freme la tempesta che sferza il cuore.
Solco le acque senza timore
per giungere da te,
mia regina.
Spargerò d'ambrosia il sentiero degli dei.
Trasformerò in oro i calici in cui berrai
il nettare dell'amore.
Riempirò le otri di novello succo.
Miele sarò per i tuoi sensi.
Sarà amore a far germogliare aridi deserti,
sarà amore,
per sempre scritto sulle pietre dei templi,
che al vento offrono passioni e desideri”.
Quarta lettera
Acepsut s'addormenta nel desiderio e la sua passione diviene amore puro:
Dolce miele,
delizia della mia lussuria,
di te mi nutro in ozio
saziando l'insaziabile,
estinguendo il pulsante tremare del desiderio.
Tu che sei rovente sabbia del mio crogiolo,
lascia che io ti assapori fino all'ultimo lembo,
lascia che io stenda le mie mani sul tuo inebriante
profumo.
Lascia che il notturno gemere svegli l'universo
dal suo oscuro torpore,
lascia che io sia quello che sono:
l'amante tuo.
Amore se mai accarezzerò
il colore della vita,
ascolta le frasi scolpite nella mia pazzia.
Ascolta il torrente di solitudine
che scorre nel mio cuore.
Ascolta il lamento del mare
che sussurra nenie dimenticate.
Oceani confusi
oltre l'orizzonte danzano nella libidine.
Laggiù l'eco s'inchina al tuo splendore.
Laggiù la profondità dei tuoi movimenti
innalza le onde delle nostre paure.
Ultimo atto.
Acepsut si sveglia del sonno onirico e nel tormento assoluto
decide di suicidarsi con il veleno:
Ancora una volta
attraverserò le più remote regioni dell'impossibile,
per stringere a me l'origine del peccato.
Tu che fosti mio peccato
tu che silente ascoltasti il mio ultimo “ti amo”,
cantato per te.
Ascolta ora il mio ultimo respiro oh mia regina Akenafis.
s'abbandona nella perdizione per lei.
Irraggiungibile come una Dea per il sacerdote diviene ossessione d'amore.
Nei suoi scritti egli così declama.
Prima lettera d'amore:
“Labirinti di perversione
tu che in me sei ossessione.
Trancio serpenti ingoiando occhi.
Scruta il falco nella notte,
il fiume dei morti ribolle d' anime.
Passi inconsistenti appaiono.
Labbra infuocate nel destino del suono.
Sfioro turgide emozioni,
sigillo in tombe mere passioni.
Re del trapassato pensiero,
manovro le membra dell'uomo.
Osservo le fattezze tue.
Nelle trasparenze m'immergo
per morire rinascendo.
Siano notti nella lussuria del dio Amos,
siano effluvi della disciplina di Sefor.
Siano corpi privi di sembianze,
nel contorcersi dell'essenza del peccato.
Io sono nel sibilo del vento
che attraversa le tue vesti,
io sono acqua che nelle tue forme si compiace,
freddo come il mondo che non esiste,
caldo come l'anfora del divino nettare.
Io sono privo d'inizio,
senza orizzonti finiti.
Io sono tramonto sul Nilo.
Io sono luce delle parole,
io sono freccia persa
nella valle del fremito,
nei sentieri della tua pelle di luna,
nell'arco delle infinite perdizioni.
Io sono Acepsut signore del silenzio,
padrone dei vasi sacri,
custode dei segreti dell'immortalità,
io sono tutto e nulla,
sono in ogni dove e in nessun luogo.
Sono quello che sono,
schiavo dei tuoi occhi di smeraldo,
oh mia regina Akenafis”
Seconda lettera d'amore:
Io sono,
quello che sono.
Oh Akenafis.
Signore del mondo dell'oltre,
padrone delle tenebre di Assurbal.
Tra rive di reconditi perché mi ritrovai
e cascate di nubi
sorte dove non erano tentazioni.
Io che del corpo tralasciai discipline
per essere empio e poco.
Cercai il colmo
d'un bicchiere vuoto.
Come fiori d'un deserto
assaggiai il corso del sapere
avidamente affamato,
digiuno dell'universale moto.
Seppi di te,
oh dea,
amante di perdute reminiscenze.
Da te venni a imparare
turgide carezze nel bagno del peccato.
Bevvi da infuocati seni,
l'arte della incoscienza
perdendomi nel tempio di Oniro.
Io che vissi morendo,
fui vita quando morte colse
il senso del nonsenso.
Quando l'abbandono nel tuo flessuoso velluto
mi rese avido di te.
D'avorio e mirra vestii le mie mani,
d'oro furono i gemiti,
di mosto e miele
fu il succo dell'amore.
Ventagli di spezie adornarono il pulsare,
onde del mare s'infransero nella calma d'obliate lagune,
scrosci di tempeste mi inebriarono del tuo amplesso.
Fui tutto in un momento.
Fui esistenza,
spegnendomi in quel momento.
Mai più vissi,
mai più compresi.
Lasciai la foresta delle gocce di lussuria,
lasciai il tramonto sui tuoi occhi d'argilla pura,
mi specchiai nel regno del mirto in fiore.
Divenni fiore
dell'oscurità
per esser preda
d'un convulso esistere.
Divenni lacrima per bagnare il tuo viso.
Divenni sole per prosciugare la tua sete.
Divenni effimera sospensione d' acque di rugiada
per acquietare i tuoi sensi.
Divenni emisfero di luce
per illuminare il tuo lato oscuro,
Infine divenni ombra per ghermire le tue sembianze
e custodirle nel mio paradiso dei sensi.
Terza lettera
Acepsut s'abbandona a se stesso nella dolcezza dell'amore impossibile:
“Trascorro il tempo
sospeso tra il crepuscolo che abbraccia il mare
e le tue labbra rosso fuoco.
Intreccio le onde
con i tuoi capelli scuri come profonde acque.
Freme l'aria,
scossa da fulmini e tuoni.
Freme la tempesta che sferza il cuore.
Solco le acque senza timore
per giungere da te,
mia regina.
Spargerò d'ambrosia il sentiero degli dei.
Trasformerò in oro i calici in cui berrai
il nettare dell'amore.
Riempirò le otri di novello succo.
Miele sarò per i tuoi sensi.
Sarà amore a far germogliare aridi deserti,
sarà amore,
per sempre scritto sulle pietre dei templi,
che al vento offrono passioni e desideri”.
Quarta lettera
Acepsut s'addormenta nel desiderio e la sua passione diviene amore puro:
Dolce miele,
delizia della mia lussuria,
di te mi nutro in ozio
saziando l'insaziabile,
estinguendo il pulsante tremare del desiderio.
Tu che sei rovente sabbia del mio crogiolo,
lascia che io ti assapori fino all'ultimo lembo,
lascia che io stenda le mie mani sul tuo inebriante
profumo.
Lascia che il notturno gemere svegli l'universo
dal suo oscuro torpore,
lascia che io sia quello che sono:
l'amante tuo.
Amore se mai accarezzerò
il colore della vita,
ascolta le frasi scolpite nella mia pazzia.
Ascolta il torrente di solitudine
che scorre nel mio cuore.
Ascolta il lamento del mare
che sussurra nenie dimenticate.
Oceani confusi
oltre l'orizzonte danzano nella libidine.
Laggiù l'eco s'inchina al tuo splendore.
Laggiù la profondità dei tuoi movimenti
innalza le onde delle nostre paure.
Ultimo atto.
Acepsut si sveglia del sonno onirico e nel tormento assoluto
decide di suicidarsi con il veleno:
Ancora una volta
attraverserò le più remote regioni dell'impossibile,
per stringere a me l'origine del peccato.
Tu che fosti mio peccato
tu che silente ascoltasti il mio ultimo “ti amo”,
cantato per te.
Ascolta ora il mio ultimo respiro oh mia regina Akenafis.
Per i tuoi occhi neri
lucenti come more di rovo
in un mare di latte
soffierò sul tuo collo
collane di vetro
e coprirò le tue spalle
con uno scialle di baci.
Sarò sulle torri del seno
un maggiolino operoso
come un'ape sul fiore.
Sarò pioggia e tempesta
vento e sabbia
di un caldo deserto
sul tuo morbido ventre.
Artiglierò con le mani
i tuoi fianchi
per non cadere dal cielo.
Cercherò come un orso goloso
negli anfratti e nei boschi
tutto il miele nascosto.
Sarò sacerdote pagano
legato a colonne del tempio
del dio del piacere.
Sarò luna piena curiosa nel cielo
per vedere i tuoi occhi
affogare nel mare di latte
in un lungo appagante respiro.
lucenti come more di rovo
in un mare di latte
soffierò sul tuo collo
collane di vetro
e coprirò le tue spalle
con uno scialle di baci.
Sarò sulle torri del seno
un maggiolino operoso
come un'ape sul fiore.
Sarò pioggia e tempesta
vento e sabbia
di un caldo deserto
sul tuo morbido ventre.
Artiglierò con le mani
i tuoi fianchi
per non cadere dal cielo.
Cercherò come un orso goloso
negli anfratti e nei boschi
tutto il miele nascosto.
Sarò sacerdote pagano
legato a colonne del tempio
del dio del piacere.
Sarò luna piena curiosa nel cielo
per vedere i tuoi occhi
affogare nel mare di latte
in un lungo appagante respiro.
Nel nulla mi muovo
Sospesa..
Delicata e fragile vibro,
Piena di speranza che il mio oggi
Possa fiorire di nuovo
Come tappeto a festa.
Il mio passo possa calpestare
Terra soffice e
Nell'acqua immergermi con purezza.
Senza sterili grida
Che si contraggono nel cuore come serpi
Sento il calore di una mano
E da lei assorbo linfa.
Ho lasciato vento nuovo
A baciarmi i capelli
Vago...
Ma ho già visto
Nei miei sogni la mia meta.
Sospesa..
Delicata e fragile vibro,
Piena di speranza che il mio oggi
Possa fiorire di nuovo
Come tappeto a festa.
Il mio passo possa calpestare
Terra soffice e
Nell'acqua immergermi con purezza.
Senza sterili grida
Che si contraggono nel cuore come serpi
Sento il calore di una mano
E da lei assorbo linfa.
Ho lasciato vento nuovo
A baciarmi i capelli
Vago...
Ma ho già visto
Nei miei sogni la mia meta.
Il fiume scorre, l'acqua a disperdersi
perderai le gocce, ma mai il flusso
no, il fiume non lo dimenticherai
nè la sua sorgente per quanto antica,
ti tornerà sempre un'onda nel cuore
a smuoverti come un piccolo brivido
e tutto passa e va via ,per sua natura
soggetto al cambiamento costante
ma un filo sottile lega ogni tempo
ed ogni cosa, innegabilmente
sottile ma non fragile ,se non all'apparire,
ed è ciò che mi strugge il cuore
e mi fa credere ai possibili "per sempre"
L'immutabile potere del ricordo
perderai le gocce, ma mai il flusso
no, il fiume non lo dimenticherai
nè la sua sorgente per quanto antica,
ti tornerà sempre un'onda nel cuore
a smuoverti come un piccolo brivido
e tutto passa e va via ,per sua natura
soggetto al cambiamento costante
ma un filo sottile lega ogni tempo
ed ogni cosa, innegabilmente
sottile ma non fragile ,se non all'apparire,
ed è ciò che mi strugge il cuore
e mi fa credere ai possibili "per sempre"
L'immutabile potere del ricordo
Se mi commuovo
di fronte a così tanta poesia
è perchè troppo profonda
risulta la percezione
malinconica e triste,
vissuta nella fatica
del suo compassato disagio,
nella stanchezza della propria
quotidiana esistenza.
E non è vero che la sofferenza
si offre per fare grandi i poeti,
lui sarebbe stato immenso lo stesso.
Dove è adesso,
ovunque esso sia,
queste inadeguate
inopportune parole
non saranno mai sufficienti.
Voglio credere avrà trovato la pace,
la stessa che riusciva a trasmettere
dal basso della sua condizione.
E allora gli dico riposa
perchè possa essere sempre
e in eterno scrivere ancora.
di fronte a così tanta poesia
è perchè troppo profonda
risulta la percezione
malinconica e triste,
vissuta nella fatica
del suo compassato disagio,
nella stanchezza della propria
quotidiana esistenza.
E non è vero che la sofferenza
si offre per fare grandi i poeti,
lui sarebbe stato immenso lo stesso.
Dove è adesso,
ovunque esso sia,
queste inadeguate
inopportune parole
non saranno mai sufficienti.
Voglio credere avrà trovato la pace,
la stessa che riusciva a trasmettere
dal basso della sua condizione.
E allora gli dico riposa
perchè possa essere sempre
e in eterno scrivere ancora.












