Camicie non sapete quante siete
Soprabiti non sapete quanti siete
Paltò non sapete quanti siete
Impermeabili non sapete quanti siete
Da dove venite
Dai ferri da stiro
Dai ferri da stiro
Dopo qualche spruzzo d'acqua
Ricordate mai le pacifiche fontane
Piene di carpe rosse?

1 commento
Quel maestrale di lacrime
sulla tua bocca confusa
raggomitola un temporale di sé,
raggio di sole appassito
sulle cicatrici di un cuore sfinito
ed un vigneto di stelle riflesse
snocciola settimane d’inverno
fra le corrispondenze del mio tempo.
Il sonaglio del silenzio
smarrisce il crepuscolo di un fiore
in un mosaico di nuvole vuote:
stringimi al calore dei tuoi occhi
nei colori ritrovati della notte.
sulla tua bocca confusa
raggomitola un temporale di sé,
raggio di sole appassito
sulle cicatrici di un cuore sfinito
ed un vigneto di stelle riflesse
snocciola settimane d’inverno
fra le corrispondenze del mio tempo.
Il sonaglio del silenzio
smarrisce il crepuscolo di un fiore
in un mosaico di nuvole vuote:
stringimi al calore dei tuoi occhi
nei colori ritrovati della notte.
Vamos, adelante, a buscar la estrellas
Gridava il vecchio sciamano messicano,
esortando i giovani guerrieri
che danzavano intorno a un falò!
Le stelle questa... notte vi stanno a guardare
e a loro la vostra anima dovete donare.
Guerrieri voi siete e la paura nel sangue non avete.
Le armi che luccicano questa notte,
non sono fatte per donare la morte.
Vi sono state date per provare il vostro ardore
e saggiar la forza del vostro cuore.
Agli dei vi siete votati
e loro in vostro onore,
questa notte con gli occhi delle stelle
vi stanno a guardare.
Danzate fino all’alba senza sosta,
questa notte è speciale
è quella del rituale,
dove ogni guerriero diventa immortale.
Gridava il vecchio sciamano messicano,
esortando i giovani guerrieri
che danzavano intorno a un falò!
Le stelle questa... notte vi stanno a guardare
e a loro la vostra anima dovete donare.
Guerrieri voi siete e la paura nel sangue non avete.
Le armi che luccicano questa notte,
non sono fatte per donare la morte.
Vi sono state date per provare il vostro ardore
e saggiar la forza del vostro cuore.
Agli dei vi siete votati
e loro in vostro onore,
questa notte con gli occhi delle stelle
vi stanno a guardare.
Danzate fino all’alba senza sosta,
questa notte è speciale
è quella del rituale,
dove ogni guerriero diventa immortale.
Questo giorno d’autunno
ha nell’aria il sentore
dei rami frondosi
e di rossa fragranza di foglie
che il vento smuove
oltre i vetri della finestra.
Mentre io giro per la stanza
in me
è rimasto il segno della notte:
l’amore che sfugge all’udito
ma impregna l’anima
di quella sazietà di ore,
di quello stringersi le mani
in un’ignota emozione che alberga
come nella fragranza di una rosa
a suggellare l’unione.
Siamo immersi
in un’orbita segreta
illuminata
da pianeti congiunti in brividi
che divengono ritmo e silenzio
nell’aura che ci contiene.
Io vivo la serena consapevolezza
della precarietà legata alla mia vita.
Mi alzo presto, all'alba, tutte le mattine
ma vado a letto troppo tardi e dormo poco.
Vorrei potermi dedicare a mille cose:
spazi miei, soltanto miei...
Ma il tempo mi è nemico.
Mi dico spesso: "Da domani cambio tutto"
e mi è successo di pensarci seriamente.
Ho fatto un calcolo sommando la mia vita
ed ho scoperto che è in ritardo anticipato.
Ma come posso progettare qualche cosa
se ovunque vado perdo e cado?
State frenandomi.
State fregandomi.
La città è grande e non tiene conto di me.
Brucia ossigeno e anime e le sporca di fuliggine.
Vorrei fidarmi della gente per le strade.
Vorrei recarmi alla stazione per tornare.
E invece resto qua bloccato dalla città
nel lento traffico che uccide i desideri
come un semaforo a fermare i miei pensieri.
Vorrei ossigeno anch'io...
Morire sì, ma a modo mio.
A sedici anni andavo a Como con la moto
Vedere il lago mi aiutava a meditare
Stavo seduto sulle rive ad ascoltarmi
Guardavo l'acqua accarezzare le mie sponde.
E immaginavo i relitti in fondo al lago:
scheletri invisibili.
E sono ancora lì...
Io sono ancora qui.
La follia è grande: coinvolge tutta la città.
Brucia ossigeno e anime e ci uccide di pazzia.
Vorrei sedermi e respirare la mia gente
Vorrei imparare a vivere semplicemente.
E invece spreco ossigeno a fumare sigarette
E passa il tempo ed anche io invecchierò
beffardamente con la bombola d'ossigeno.
della precarietà legata alla mia vita.
Mi alzo presto, all'alba, tutte le mattine
ma vado a letto troppo tardi e dormo poco.
Vorrei potermi dedicare a mille cose:
spazi miei, soltanto miei...
Ma il tempo mi è nemico.
Mi dico spesso: "Da domani cambio tutto"
e mi è successo di pensarci seriamente.
Ho fatto un calcolo sommando la mia vita
ed ho scoperto che è in ritardo anticipato.
Ma come posso progettare qualche cosa
se ovunque vado perdo e cado?
State frenandomi.
State fregandomi.
La città è grande e non tiene conto di me.
Brucia ossigeno e anime e le sporca di fuliggine.
Vorrei fidarmi della gente per le strade.
Vorrei recarmi alla stazione per tornare.
E invece resto qua bloccato dalla città
nel lento traffico che uccide i desideri
come un semaforo a fermare i miei pensieri.
Vorrei ossigeno anch'io...
Morire sì, ma a modo mio.
A sedici anni andavo a Como con la moto
Vedere il lago mi aiutava a meditare
Stavo seduto sulle rive ad ascoltarmi
Guardavo l'acqua accarezzare le mie sponde.
E immaginavo i relitti in fondo al lago:
scheletri invisibili.
E sono ancora lì...
Io sono ancora qui.
La follia è grande: coinvolge tutta la città.
Brucia ossigeno e anime e ci uccide di pazzia.
Vorrei sedermi e respirare la mia gente
Vorrei imparare a vivere semplicemente.
E invece spreco ossigeno a fumare sigarette
E passa il tempo ed anche io invecchierò
beffardamente con la bombola d'ossigeno.
Amami! Amami!
E non pensare ad altro
- Che tanto l'amore è finito
L'altra sera (a digiuno)
E più precisamente alle ore 21.00
Amami!
E non pensare a niente
Che tanto l'amore ha i suoi -fulmini-
-Le sue apparizioni
-Le sue dissolvenze.
Amami!
-Con il mio cuore e tutta l'anima
Per te -andante-
Che tanto l'amore è - l'unico-
-Nostro immenso istante!


Passa il vento sul mare
come un pennello
su la tela di un pittore.
Esalta ora il blu cobalto
e in alto, più in alto
ricci di schiuma danzano.
Vola l'attimo e il blu cobalto
è verde smeraldo.
Sull'onda alta la schiuma
rotola sul mare
e in basso si consuma.
Così tutto continua
diversamente in mare.
come un pennello
su la tela di un pittore.
Esalta ora il blu cobalto
e in alto, più in alto
ricci di schiuma danzano.
Vola l'attimo e il blu cobalto
è verde smeraldo.
Sull'onda alta la schiuma
rotola sul mare
e in basso si consuma.
Così tutto continua
diversamente in mare.
E un giorno avverti lo strappo
delle radici, ora solo cornici della tela
del viaggio. Il villaggio alle porte
della città sul mare ha le ali chiuse,
il vento al profumo di sale nella notte
di pioggia si sente appena e i sussurri
segnano il tempo dimezzato. Le torri
non le vedi, al lato opposto delle grotte,
giocano in proprio la partita delle muse,
dall’alto è tutto in discesa, le rotte
sono aperte a ogni scia. Questa vela,
docile sulle acque, ora è il mio drappo.
Saperti felice
mentre l'edera cresce
ed il nostro giardino
fiorisce ancora.
Ma noi ormai
non ci siamo più
ed altri occupano
le nostre giornate.
Vorrei vedere
se sorridi ancora
distrattamente
mentre leggi Pavese.
Oppure se provi ancora
a finire quel quadro
che avresti voluto
donarmi a Natale.
Sarai ancora
la bella persona
che viveva
di semplicità?
Oppure come tutti
avrai barattato
l'anima tua grande
per un pezzetto di normalità.
Io resto ancora qui
accanto alla mia
docile follia
sperando che tu scenda.
E che distrattamente tu
prima di chiudere
il portone di casa
mi rivolga uno sguardo ancora.
Dentro un otre ricolmo
roteo il mestolo e scandaglio
alla ricerca delle impurità
i tranci dismessi di una vita
ancora pezzettoni
di cose non sciolte
tenute forse dalla rabbia
dalle insoddisfazioni
Ho paura dei rimpianti
Le cose cominciate e mai finite
gettate nel filtro e ributtate giù
senza la loro integrità
ormai prosciugate
a galleggiare nel succo
Molli e infelici
Rimescolo la speranza
di ritrovarle un giorno fuse
in tutto quello che va bene,
niente da togliere non ce n'è ragione
C'è chi sta accanto a dire che è sbagliato
e su a mostrare il cristallino
pronta a riporvi un coperchio di lustrini
a nascondere quei pezzi secchi
nel fondo, tra le pezze
pronta sempre a dire che va tutto bene
truccata di beltà
mi ci sarò nascosta sotto
ben bene mascherata
mescolata a qualche verità.
roteo il mestolo e scandaglio
alla ricerca delle impurità
i tranci dismessi di una vita
ancora pezzettoni
di cose non sciolte
tenute forse dalla rabbia
dalle insoddisfazioni
Ho paura dei rimpianti
Le cose cominciate e mai finite
gettate nel filtro e ributtate giù
senza la loro integrità
ormai prosciugate
a galleggiare nel succo
Molli e infelici
Rimescolo la speranza
di ritrovarle un giorno fuse
in tutto quello che va bene,
niente da togliere non ce n'è ragione
C'è chi sta accanto a dire che è sbagliato
e su a mostrare il cristallino
pronta a riporvi un coperchio di lustrini
a nascondere quei pezzi secchi
nel fondo, tra le pezze
pronta sempre a dire che va tutto bene
truccata di beltà
mi ci sarò nascosta sotto
ben bene mascherata
mescolata a qualche verità.
In questo presente ti ho rivista
con sguardo di lacrime senza sosta,
dei leggiadri pensieri nel silenzio
evocano remota nostalgia.
Nella solitudine che or ti regna,
di giovani cuori rimani madre,
di infiniti ricordi sei custode
e di una lontana infanzia sei alba
con sguardo di lacrime senza sosta,
dei leggiadri pensieri nel silenzio
evocano remota nostalgia.
Nella solitudine che or ti regna,
di giovani cuori rimani madre,
di infiniti ricordi sei custode
e di una lontana infanzia sei alba
E io all'ottobre
cambio colori
Quelli d'estasi a baci assetati
lune nascoste
agli amori mancati
e mi sovviene il penar di quelli persi
al ciondolar di foglie
nel silvano evolversi di rito arcano
nel celar mistero dei tuoi pallori
dei tuoi occhi al sole
senza lacrime nè pianti
in assenza ancora di rimanermi Io
cambio colori
Quelli d'estasi a baci assetati
lune nascoste
agli amori mancati
e mi sovviene il penar di quelli persi
al ciondolar di foglie
nel silvano evolversi di rito arcano
nel celar mistero dei tuoi pallori
dei tuoi occhi al sole
senza lacrime nè pianti
in assenza ancora di rimanermi Io













