Lacrime sparse
Tra cuori tachicardici
Mi rimandano a vuoti
Di memoria
Di stelle mai cadute .
E se il cielo potesse parlare
Grandinerebbe desideri
Di inconsci irrisolti
E dimentico del passato
Suonerebbe un racconto di vita ,
Fatta di scorie di cielo e terra
E di echi di profondi perdoni
Gravitanti in un cuore
Salato come il mare .
Tra cuori tachicardici
Mi rimandano a vuoti
Di memoria
Di stelle mai cadute .
E se il cielo potesse parlare
Grandinerebbe desideri
Di inconsci irrisolti
E dimentico del passato
Suonerebbe un racconto di vita ,
Fatta di scorie di cielo e terra
E di echi di profondi perdoni
Gravitanti in un cuore
Salato come il mare .
2 commenti
Sordo,
piccolo ritaglio di mondo,
piccolo ritaglio di mondo,
ingorgo di luci, spesso senza senza cuore.
Strana fiera vivente
di passanti stanchi,
sfuggenti,
come fossero strani migranti,
distanti.
Nei quartieri soli, si ritrovano
assottigliati, rarefatti,
come fossero strani migranti,
distanti.
Nei quartieri soli, si ritrovano
assottigliati, rarefatti,
quasi estinti.
Dentro fiumi lunari, vagano
senza trovare;
senza trovare;
senza semi da trapiantare.
La Pioggia amniotica piove,
piove sulla testa,
piove sulle spalle,
scivola sull’arcano
che vorrebbe volentieri ritornare
un ultimo volo d'amore, spiccare.
Ricordo di Me...
Ero, davvero!
Poi mi sono perso
dentro un selfie veloce e prodigioso.
Meglio,
Meglio il panico che nutre l’attesa!
L’Apocalisse?
Cosa?
Forse il mare perirà
le stelle non avranno più prati da guardare;
annegheranno anche i pesci
nell’onda minimale del disgusto.
Meglio ancora un'altro selfie,
un soffio,
come un solo attimo senza capirsi
cioè…
–Sparirsi-
E’ meglio!
Meglio un’ombra dal vento flebile
che un incontro dal vento fatale;
meglio il panico d'attesa,
l'Apocalise
e svenire.
meglio il panico d'attesa,
l'Apocalise
e svenire.
Il mare si sposterà su Marte
le stelle non sapranno
più cadere
e non c’è ancora un Santo.
Dicono, (le voci al vertice),
che si stia tirando a sorte
per chi scriverà il romanzo.

Le feste dovrebbero essere solenni e rare, altrimenti cessano di essere feste. (Aldous Huxley)
La stanca estate
vorrebbe tramontare
nella noia albescente
di un deja vu ritorto.
Le espressioni sguarnite
da ballatoi alieni
incartano la luce
-lanciano guizzi poveri di vento.
Una musica sorda, va girando le schiene
verso geminidi di polvere
euforie raggrumite in cocci d’anime
siamo
dentro spigoli spenti
con insetti nei pugni
e ragnatele delle feste
che inerti ci finiscono
come gli amori
in fila, nel passato.
La stanca estate
vorrebbe tramontare
nella noia albescente
di un deja vu ritorto.
Le espressioni sguarnite
da ballatoi alieni
incartano la luce
-lanciano guizzi poveri di vento.
Una musica sorda, va girando le schiene
verso geminidi di polvere
euforie raggrumite in cocci d’anime
siamo
dentro spigoli spenti
con insetti nei pugni
e ragnatele delle feste
che inerti ci finiscono
come gli amori
in fila, nel passato.
Avrei potuto dirti
mille e mille volte
ancora ti amo
se pur mille e mille volte
lo dissi sussurrato
sulle tue labbra
Avrei potuto stringermi a te ancor di più
come l'edera al tronco dell'albero
gurdandoti negli occhi
folgorandoti d'amore
Vorrei avere stretto le tue mani
più di quel che ho fatto
per sentire il tuo calore
scaldarmi nelle notti fredde
Avrei voluto sciogliermi
nel tuo sguardo
ancora ed ancora
bastava quel piccolo intenso gesto
ad accendere il desiderio
dal ventre fino al cuore
Lo spegnevamo in raporti d'amore
passione ed emozione
raggiungendo orgasmi
di corpo e d'anima
che una stella in più
accendavamo in cielo ogni volta
come fosse sempre la prima
Noi di mezza età ma spiriti giovani
vivevamo in una simbiosi
senza eguali, i nostri pensieri
un solo pensiero
i nostri sogni un solo sogno
Avrei voluto urlare
quella maledetta notte,
nei tuoi occhi lessi la tua fine
tu sorridesti, ti strinsi la mano
una parte di me se ne andò con te
come fu per tutta la vita … insieme

Strana è nel secolo la mano d'autore
che diceano celasse il segreto del volgo
quand'anche le piume ataviche ai grandi
rubavan parole ed il callo non v'era
Che la piuma sol fosse a scrivani devota
lasciando tormento inespresso al mezzadro?
Intorno a un tavolo tondo indiscusse
parvero tesi d'alta saccenza:
-ponete la mano in dorso e si osservi
se candida e morbida al tatto essa appare-
Quanti calli
a fatica di guerra
raccolto e semina
difesero il verbo allo spremersi d'estro
Da quel giorno decise solo l'inchiostro
chi ridondare a rose bianche lo scritto
Ci sarà il giorno del sole tutto l'anno,
giorno dell'eterna ignoranza
o della presa di coscienza.
Finirà il gioco e il dado un buco nero segnerà
Cadranno le armi
e sguardi attoniti di mani vuote
bambini scarni abbraccerà.
Verrà il giorno già non lontano
che tutto niente ci sembrerà.
Giochiamo ai grandi
come se il mondo davvero nostro sempre sarà.
Ma il sole sorge di giorno in giorno
e lui la regola detterà.
Noi siamo niente
e non lo sappiamo
e della fine non ci accorgiamo.
Già sorge il sole ormai ogni giorno
E noi giochiamo ...giochiamo...
giorno dell'eterna ignoranza
o della presa di coscienza.
Finirà il gioco e il dado un buco nero segnerà
Cadranno le armi
e sguardi attoniti di mani vuote
bambini scarni abbraccerà.
Verrà il giorno già non lontano
che tutto niente ci sembrerà.
Giochiamo ai grandi
come se il mondo davvero nostro sempre sarà.
Ma il sole sorge di giorno in giorno
e lui la regola detterà.
Noi siamo niente
e non lo sappiamo
e della fine non ci accorgiamo.
Già sorge il sole ormai ogni giorno
E noi giochiamo ...giochiamo...
Scampata al tempo,
stinta la targa e scolorita,
a stento s’evince “Trattoria”.
L’insegna sbatte,
fatica per opporsi al vento.
Quinta della vecchia via,
tien duro, parente del passato
sembra esiga un posto nel futuro.
Sbatacchia, stride e si dibatte,
mostra il rovescio che rimembra
oltre trattoria fui<Locanda>.
Imposte semichiuse, vetri rotti,
mi sembrava percepire nella via
il dì che fu e quello ch’era stato.
Schiamazzi, insulti, grida d’allegria:
per un momento ecco tanta gente,
un avanzo di tempo lì fermato.
Profumate donnine col cliente
mercenarie di precari amori,
nel confuso viavai d’avventori.
Mischiar di carte, trillare di posate,
tra il puzzo di vivande riscaldate,
bestemmie e tuonar di buzzo
l’ingresso semichiuso spande.
Chi entra e chiede una bevanda,
chi certo di se recita e canta.
Sulla soglia fa la chiacchierata
chi dell’ora passata in compagnia,
si vanta di non saper chi sia
colei che per una bicchierata
gli concesse tutta la nottata.
In una vecchia locanda trattoria
queste cose e molte altre ancora
svanendo mi passavano per mente,
un rimpianto che non mi riguardava
ma che non m’ha lasciato indifferente.
stinta la targa e scolorita,
a stento s’evince “Trattoria”.
L’insegna sbatte,
fatica per opporsi al vento.
Quinta della vecchia via,
tien duro, parente del passato
sembra esiga un posto nel futuro.
Sbatacchia, stride e si dibatte,
mostra il rovescio che rimembra
oltre trattoria fui<Locanda>.
Imposte semichiuse, vetri rotti,
mi sembrava percepire nella via
il dì che fu e quello ch’era stato.
Schiamazzi, insulti, grida d’allegria:
per un momento ecco tanta gente,
un avanzo di tempo lì fermato.
Profumate donnine col cliente
mercenarie di precari amori,
nel confuso viavai d’avventori.
Mischiar di carte, trillare di posate,
tra il puzzo di vivande riscaldate,
bestemmie e tuonar di buzzo
l’ingresso semichiuso spande.
Chi entra e chiede una bevanda,
chi certo di se recita e canta.
Sulla soglia fa la chiacchierata
chi dell’ora passata in compagnia,
si vanta di non saper chi sia
colei che per una bicchierata
gli concesse tutta la nottata.
In una vecchia locanda trattoria
queste cose e molte altre ancora
svanendo mi passavano per mente,
un rimpianto che non mi riguardava
ma che non m’ha lasciato indifferente.
Nodo in gola blocca il respiro
Si fa' leggero come un sospiro
Solleva il petto
Le tue mani morbidi fiori
Accarezzano il viso danno pace,
Danno voce, raccogli le tue certezze
E falle mie
Dividi lo stupore di un sorriso
Che nasce come luce
E mi accompagna su le mie altezze.
Alito che libera il fiato
Riempie respirando
Il sereno dei tuoi occhi
Fragili laghi dove i riflessi
Sono sogni senza me
E della certezza della mia pelle fresca
Resta solo il profumo da ricordare
Sottile sogno che riempie l'aria
Arrivo nella notte e mi corico vicino a te
Stesa tra le braccia riprendo sonno
Con la mia l'anima bianca senza peso
Sul tuo petto riposo.
Si fa' leggero come un sospiro
Solleva il petto
Le tue mani morbidi fiori
Accarezzano il viso danno pace,
Danno voce, raccogli le tue certezze
E falle mie
Dividi lo stupore di un sorriso
Che nasce come luce
E mi accompagna su le mie altezze.
Alito che libera il fiato
Riempie respirando
Il sereno dei tuoi occhi
Fragili laghi dove i riflessi
Sono sogni senza me
E della certezza della mia pelle fresca
Resta solo il profumo da ricordare
Sottile sogno che riempie l'aria
Arrivo nella notte e mi corico vicino a te
Stesa tra le braccia riprendo sonno
Con la mia l'anima bianca senza peso
Sul tuo petto riposo.
Poesia d'Amore:
Nasce come il sole
infonde calore.
Sgorga leggera
da animi gentili.
Inebria i cuori
sveglia le passioni,
cavalca l'onde
di tenere emozioni.
S'adagia dolce
su fogli immacolati,
si libra nei sogni
degli innamorati.
Sconvolge il respiro
nei giovani amori.
Esce solo di notte
con Poeti e Scrittori.
Nasce come il sole
infonde calore.
Sgorga leggera
da animi gentili.
Inebria i cuori
sveglia le passioni,
cavalca l'onde
di tenere emozioni.
S'adagia dolce
su fogli immacolati,
si libra nei sogni
degli innamorati.
Sconvolge il respiro
nei giovani amori.
Esce solo di notte
con Poeti e Scrittori.
C’è chi fa il modello per i versi
della poetessa dei fiumi neri
come me, ieri c’eri, ci sarai domani
sto zitto per non disturbare
l’ispirazione, un po’ cialtrone
anzi mentitore, pesante il giusto
questione di gusto, di sfizio
natalizio, ora a Ferragosto
è più dura indossare il cappotto
e la nebbia c’è solo in salotto
quando l’umidità è al diapason
cerco i tuoi occhi, mentre il clacson
non suona, ti abbraccio e ti sfotto
tra un bacio e l’altro, poi dirotto
l’attenzione sul solito posto
l’anfiteatro ci aspetta, è stato l’inizio
solo quello. Può ancora sembrarti angusto
questo spazio, ma se suona la nostra canzone
puoi vederci l’infinità del mare
e l’amare a scatola aperta. E quelle mani
appoggiate al mento-già sono fuori
dal sogno- nel countdown dell’amarsi.
Suor Anatecla all'asilo
mi diceva impara:
la mano destra è quella
del segno della croce!
Mi parve giusto allora
svelare il trucco
a Riccardo il nipotino.
- Ma quale segno -
mi rispose un pò seccato.
- La mano destra è quella
del cucchiaio per mangiare! -
Adesso voi pensate pure
quello che vi pare, ma io
metafisicamente parlando
ci son rimasto male.
mi diceva impara:
la mano destra è quella
del segno della croce!
Mi parve giusto allora
svelare il trucco
a Riccardo il nipotino.
- Ma quale segno -
mi rispose un pò seccato.
- La mano destra è quella
del cucchiaio per mangiare! -
Adesso voi pensate pure
quello che vi pare, ma io
metafisicamente parlando
ci son rimasto male.
I poeti scrivono di notte,
trovando la forza nel silenzio
e le parole tra le stelle.
Con la penna san fare una magia,
di una lacrima una poesia.
Il cuore ti san rubare
e gli occhi far sognare,
con la notte loro amica.
Ringrazian spesso Dio,
chiedendo che li benedica,
affinché col loro cuore
possan sempre trovare la forza
di scrivere poesie d’amore.
trovando la forza nel silenzio
e le parole tra le stelle.
Con la penna san fare una magia,
di una lacrima una poesia.
Il cuore ti san rubare
e gli occhi far sognare,
con la notte loro amica.
Ringrazian spesso Dio,
chiedendo che li benedica,
affinché col loro cuore
possan sempre trovare la forza
di scrivere poesie d’amore.
Stanotte non si dorme,
gli occhi rifiutano
la barriera delle palpebre,
eppur sapendo che fuori è buio
vogliono comunque guardare.
Le orecchie sono tese
per percepire il più tenue fruscio
come se si fosse in un agguato di caccia.
Ma qui non c'è nessuna foresta,
solo la banalità di una camera da letto.
Eppure sento intorno me
la presenza di qualcosa di eccezionale,
una fata forse volteggia invisibile sopra di me?
Oppure da lidi lontani una sirena
canta senza interruzione il mio nome?
O forse in mezzo al bosco più sperduto
una ninfa guarda il mio riflesso
sulla superficie di una stagno fatato?
Niente di tutto questo.
La causa della mia insonnia
non è fantastica,
ma tremendamente terrena.
Sei tu, nel silenzio del tuo ricordo
che mi hai tolto il sonno,
con la promessa di ridarmelo
quando avrai avuto di nuovo
le mie mani tra le tue.
I fiumi hanno visto passare città
fatte a pezzi dallo scorrere del tempo.
Il tempo ha fatto poltiglia
di ogni cosa, di ogni uomo.
Ha spezzato i fiumi, li ha nascosti affamando i mari.
Verrà anche un tempo che tutto sarà cheto;
mentre esso si riposa.
Dormirà nei millenni, rassettando la memoria
nel silenzio planetario.
Poi al suo risveglio, per primo,
un fiume scorrerà.
Aprirà il cammino di un nuovo movimento.
Intanto, l'uomo, più non sarà
nei ricordi del fiume, del tempo.
fatte a pezzi dallo scorrere del tempo.
Il tempo ha fatto poltiglia
di ogni cosa, di ogni uomo.
Ha spezzato i fiumi, li ha nascosti affamando i mari.
Verrà anche un tempo che tutto sarà cheto;
mentre esso si riposa.
Dormirà nei millenni, rassettando la memoria
nel silenzio planetario.
Poi al suo risveglio, per primo,
un fiume scorrerà.
Aprirà il cammino di un nuovo movimento.
Intanto, l'uomo, più non sarà
nei ricordi del fiume, del tempo.
Guardavi quel melograno con
Infinita tristezza e
Orribile il ricordo ti premeva
Sentendo uno strascico di doglie
Una morte prematura in
Età tenera ed il
Cuore ti grondava di dolore
Ancora immatura la pianta
Rapita dal vento e
Dante volava in cielo
Unico indifeso fiore strappato
Come in un baleno
Come un lampo veloce
Infinito unico amore.
Infinita tristezza e
Orribile il ricordo ti premeva
Sentendo uno strascico di doglie
Una morte prematura in
Età tenera ed il
Cuore ti grondava di dolore
Ancora immatura la pianta
Rapita dal vento e
Dante volava in cielo
Unico indifeso fiore strappato
Come in un baleno
Come un lampo veloce
Infinito unico amore.













