o meglio con vigore discutiamo;
non è forse anche questo essere amici,
gettarsi in faccia senza alcun inganno
quel che dell’uno sta pensando l’altro
a rischio poi di battersi ed urlare
o consigliare fino allo sfinire
senza diplomazia, indugio o tatto
quale cammino, quale scelta fare!
Non è amicizia semplice la Tua
che pur celato lì nell’oltrespazio
sei ovunque intorno a me e dentro il mio io
ma senza mai mostrare quel Tuo volto
che tanti hanno cercato e tanto cerco;
non è del tutto facile parlarTi
quando gli umani sensi non aiutano
sapendo tuttavia dentro il mio cuore
che Tu realmente sei pur non essendo.
Che dire poi di tutte quelle colpe
che Tu con il Tuo Verbo metti a nudo
cercando di redimermi e guidare
e degli orrori di cui Ti chiedo conto
(pene, martiri, infanticidi, guerre)
seppur sapendoTi innocente e puro,
chè l’anima non può veder più sangue!
No, non rispondi o forse non Ti sento,
o forse non m’è dato d’ascoltare
quella Tua voce ch’altri ben più degni
hanno attraverso il fuoco, nel deserto
o nelle sofferenze del martirio
udito come un tuono od un sussurro.
Sì, litighiamo spesso io e Te mio Dio
ma nonostante tutto noi ci amiamo
io perché so che sei fedele e retto
Tu perché nella grande onnipotenza
credo altro non sai far se non amarmi.
ai silenzi
sul comodo manto
della notte;
le piccole ombre
appaiono nitide agli
occhi,
dove il freddo
la morte.
Mesta, la vita;
s'adagia al mio giorno
d'inferno,
dal volto nero
e sorriso impuro.
Ed io
dilato pupille
alla paura,
con la faccia sempre
rivolta alla luna.

Mesto e' il cuore
che s'allontana
lasciando note d'amore
passi stanchi
varcano confini
e tratteggiano come bambini
parole racchiuse
confuse nel silenzio
di un amore sconfinato
che non dà sollievo.
frecce lanciate
da abile guerriero vanno a segno
facendo sanguinare anche l'anima
in ascolto di una voce
che cerca piano
di cancellare come mano.
addii e rinunce
lasciano il posto
da fermentare come mosto,
la distanza che divide
che svuota e recide.
nel mio piccolo universo
Solitario, volo
nel mio piccolo cielo
Sono solo energia
sparpagliata
in miliardi di cellule
annacquata
da qualche litro di sangue
Movimenti ritmici
retaggio di un passato
che ancora invoca
il suo futuro
Voli pindarici
segno di un futuro
che mai
avrà un suo passato
E così, distrattamente
mi muovo e volo
e cerco... cerco
raccolgo cellule
che qua e là
come frutti maturi
cadono
È un piccolo universo!
Ricordi schiacciati
come frutti maturi
in un frutteto dimenticato.

Temo la notte
il gelido vento
il nero silenzio.
Temo pensare
ad un futuro incerto
fumoso, incoerente,
incosciente.
Temo la mia mente silenziosa
temo l'infima strada
il profondo mare
temo i tuoi occhi
che come due fiammelle
mi tremano davanti
dalla tristezza posseduti.
Temo le nostre mani
che si cercano
mentre sfuggono
ed ho paura.
E i minuti che scorrono veloci
pixel dopo pixel, un po’ le gambe
e un po’ il sorriso, miss sbadiglio
ha un giglio nei capelli dorati
ma non lo sa e corde vocali
senza ragnatele, se mi guarda
fisso negli occhi con la mano
appoggiata al mento, sento
che potrei amarla per sempre.
Con lo scirocco di agosto o di dicembre
la nebbia, sorrido e acconsento
a lasciarla dormire. Per l’ora tarda
gli occhi ormai una fessura, le corali
sono soliloqui nel sonno. I lati
della stanza gli stessi, lo specchio
riflette contorni più scuri, stampe
in rilievo di acque che hanno più foci.
in bubble gum
e muso lungo,
paparino ti aspetta
con orgoglio,
aglioeoglio senza permesso
alla fermata
dei disabili.
Squash e doccia,
in tilt la goccia d'acqua
sul phon filo nero,
il tic di chiudere
gli occhi
alle notifiche whatsapp"kevomokuesta? "
confondendoti nelle impronte del passato,
l’inquietudine tradiva i ricordi,
troppo lontani per viverli nel presente.
Marosi i pensieri, smossi dall’increspar dell'onde,
trascinati via come fine sabbia,
vanno a morir nel profondo dell’oblio
che l’anima rifugge sempre.
Non hai ali che nel cielo si librino nel vento.
Incline ai dubbi, nella confusa ricerca del cuore,
tu vuoi sanare le cicatrici dell’amore
che, chiuso dentro in una dorata gabbia, muore.
Non vi sarà pianto o riso a ridestar il sorriso spento,
quello che insegui lasciandoti trasportar dal vento,
che non cancella l'orme degli errori del passato,
ma le ricopre soltanto d'una patina accumulata,
generata da indifferenza e da rancore.
Or stai a rimirar chi ti sembrava un tempo il faro,
cercando di comprender e di farti illuminare dalla luce
che illuminava il suo cammino,
ma, cieca, inciampi nell'ombre dei suoi tanti errori.
Vita, mia cara amica, allunga ancora le tue mani,
per aggrapparti al tuo domani,
sarà sol esso a scortarti nel percorso,
fatto di gioie e fors'anche di dolori.
Rami-braccia
l'ho ereditato da mia madre
nel pianto e nel dolore
mentre le nuvole
da bianche diventavano nere.
Custodisco l'amore
l'ho ereditato da mio padre
nell'urlo d'insegnarmi un mestiere
nello stringere i denti
nei passi stanchi
verso l'inferno dei gobbi.
Custodisco l'amore
e l'ho portato da te
ai tuoi piedi
vergine e immacolato
l'ho iniettato
come un insetto
sul fiore piegato.
Custodisco l'amore
nella stanza segreta
dove nessuno è mai entrato
e rimane un rimbombo
sulle pareti dorate
e la voce di un corvo
che lacera e rivive ferite.
Custodisco l'amore
e in questa prigione
mi porto la croce
di un poeta fallito
che la cerca ragione
di questo segno sul cuore.
che mi albeggi
in sguardi d’amore,
come rossetto solare
fra le rovine d’un fiore,
tu,
che mi sradichi
farfalle dal cuore,
come lanterne di cristallo
fra le ciglia della notte,
tu,
che mi stringi d’alfabeti
come il vento le messi,
scrivimi fra i tuoi giorni,
acconciami fra i pensieri,
annodami alle tue labbra
come vela ad una barca.
L’anima è un fiammifero
d’universo
e d’improvviso piove
e siam noi,
due lacrime d’amore
in questo orologio di cielo
sconfinato in quel silenzio
d’onda di mare spento.










