Tutto dalla parte della vita
E dell’amore
Guillaume Apollinaire
Ovvero:
Della poesia elettrica e mille battiti senza più ore.
Alta la tensione e slanci alati
evviva tutti i moti accelerati
Ma ben venga se dici anche scellerati.
Ti attraversano persino le ginocchia
Scatenano la corsa estrema della mente
La colonna vertebrale scrocchia.
Il treno è partito e già arrivato
Ha attraversato anche i divani
L’avvenire era tutto nelle mani.
Peccato .
Svanì d’un tratto il senso
Il mondo è diventato un gran bestiario
Di religioso credo irreligioso.
Nell’epoca che scorre forte
Di rombi e di boati è rimasto ben poco di gioioso
E così tremante il destino dei fiori
il destino del vento
il destino del vento
Non è rinascimento
nell'epoca oscura.
nell'epoca oscura.
Non sono quelli i versi di fresca stesura.
Serve rilanciare un‘avventura
una ragione ardente
un amore carnale , struggente
infinitamente dolce
terrestre
nelle sue sfumate variazioni
anche celeste.
E basterebbe programmare
un destino storico più agreste
un movimento tellurico
un futurismo lirico.
Firmato
Guillaume Apollinaire
Guillaume Apollinaire
Ovvero:
Dello spirito che raggiunge il sogno
E le bionde sfere.


6 commenti
Su una terrazza, qualcuno
sta suonando un Sax.
Quasi ne avverto il pianto.
È la notte di Lorenzo.
Dal cielo fuggono le stelle
per sfuggire a miliardi
di occhi curiosi e perversi.
"Se vedi cadere una stella
il tuo desiderio si avvera"
L'uomo: eterno Sciacallo!
Sempre pronto a gioire
di ogni fine.
sta suonando un Sax.
Quasi ne avverto il pianto.
È la notte di Lorenzo.
Dal cielo fuggono le stelle
per sfuggire a miliardi
di occhi curiosi e perversi.
"Se vedi cadere una stella
il tuo desiderio si avvera"
L'uomo: eterno Sciacallo!
Sempre pronto a gioire
di ogni fine.
Oltre quelle parole, il silenzio della notte,
amica mia di sempre, ardore vivo,
ma sconosciuto a chi da essa non sa farsi abbracciare,
poema scritto con le stelle.
Tutto muta, nella immutata consuetudine,
mi porti ad assaporare il tuo piacere, m’intingi l’anima.
Ferrato giorno, sconfiggi il silenzio e il buio
trascinando a disperdere i sogni tra il baccano quotidiano,
occhi rivestiti di veli neri,
come volessero portare con sé la notte per farla conoscere al sole.
Non guardo il beffardo crepuscolare che non sa decidersi con chi andare,
lasciandosi dalle ombre trascinare, tra le tenue luci della luna.
Della notte, assaporo così il profumo.
amica mia di sempre, ardore vivo,
ma sconosciuto a chi da essa non sa farsi abbracciare,
poema scritto con le stelle.
Tutto muta, nella immutata consuetudine,
mi porti ad assaporare il tuo piacere, m’intingi l’anima.
Ferrato giorno, sconfiggi il silenzio e il buio
trascinando a disperdere i sogni tra il baccano quotidiano,
occhi rivestiti di veli neri,
come volessero portare con sé la notte per farla conoscere al sole.
Non guardo il beffardo crepuscolare che non sa decidersi con chi andare,
lasciandosi dalle ombre trascinare, tra le tenue luci della luna.
Della notte, assaporo così il profumo.
Seduta come lei sa essere
di lato o di profilo
comunque mai frontale,
la gonna a rombi alati
che volano via
lungo sentieri modificati.
La scena è a bocca aperta
eccetto qualche strepito
e file di zeta che sfarfallano
sulla calvizie del professore.
Nuvolette, nuvolotti sparsi
sulle cime delle teste
sui casotti, sui paraggi,
le prime vanno in sottrazione
e sotto gli altri,
a sopportare il peso della frazione.
Poi la vedi ritornare, la ragazza,
con le sue chincaglierie avvitate ad arte,
seduta come lei sa essere sudata
con le gocce sue cadenti
a rallentatore,
che piovono sul sottosuolo
infiltrandosi nel sottosopra,
dove le storie sono storie
e sono facili da raccontare,
storie di lombrichi che brulicano,
storie di storioni inerti,
storie di come si parta senza arrivare,
di come da un punto casuale
ci si arrampichi sulla parete occipitale,
ci si apposti per bene sul davanzale
per vederla
come lei sa vedere.
di lato o di profilo
comunque mai frontale,
la gonna a rombi alati
che volano via
lungo sentieri modificati.
La scena è a bocca aperta
eccetto qualche strepito
e file di zeta che sfarfallano
sulla calvizie del professore.
Nuvolette, nuvolotti sparsi
sulle cime delle teste
sui casotti, sui paraggi,
le prime vanno in sottrazione
e sotto gli altri,
a sopportare il peso della frazione.
Poi la vedi ritornare, la ragazza,
con le sue chincaglierie avvitate ad arte,
seduta come lei sa essere sudata
con le gocce sue cadenti
a rallentatore,
che piovono sul sottosuolo
infiltrandosi nel sottosopra,
dove le storie sono storie
e sono facili da raccontare,
storie di lombrichi che brulicano,
storie di storioni inerti,
storie di come si parta senza arrivare,
di come da un punto casuale
ci si arrampichi sulla parete occipitale,
ci si apposti per bene sul davanzale
per vederla
come lei sa vedere.
Sponda d’oralità e di frulli
la mente, paradigma dell’erranza
intorno all’indelebile profumo
di un fiore indico marmoreo
dove il cielo s’impianta
abbandonarsi, offrirsi
ornamento dei giorni
aquila che sorvola macchie,
mancanze -saette d’oscurità.
Un vento sfizioso mgirando e girando
srappò un fiorellino di un campo lontano.
Stordito che l'ebbe da mille volteggi,
cader lo lasciò in angusto giardino.
Tra fiori silenti e dai strani profumi
non perse il coraggio quel fiore piccino.
Lì sul terreno il suo posto trovò
e visse straniero cinto di sterpi.
Finché non tornò quel vento bizzarro
che vistolo triste, opaco e stranito
gran pena ne ebbe, così che provò
ad ancora strapparlo per poterlo all'infine
sul prato adagiare d'onde lo prese.
Ma il piccolo fiore udita la voce
del brutto rapace, si avvinse agli sterpi
chiedendone aiuto; allor non potendo
riiparare al suo danno, il vento pentito
a pianger si mise. Oh Dio! Che bufera
su prati e giardini. Il piccolo fiore pensò
d'annegare, ma mentre sfinito
nell'acqua annaspava, un raggio di sole
quel vento legava. Lo cinse ben bene
e via lo portò. Adesso il giardino
di lindo odorava, il fiore sorrise,
cantare voleva! Quando li accanto
udì passolini, poi -ridenti- vocine piccine
<<guarda che bello quel piccolo
fiore>>. Abbassarsi sentì la mano piccina
che lo strinse vogliosa e poi lo strappò.
Ma annusato che l'ebbe il caro piccino
di lui si stancò.Cadere lo fece e poi lo schiacciò.
srappò un fiorellino di un campo lontano.
Stordito che l'ebbe da mille volteggi,
cader lo lasciò in angusto giardino.
Tra fiori silenti e dai strani profumi
non perse il coraggio quel fiore piccino.
Lì sul terreno il suo posto trovò
e visse straniero cinto di sterpi.
Finché non tornò quel vento bizzarro
che vistolo triste, opaco e stranito
gran pena ne ebbe, così che provò
ad ancora strapparlo per poterlo all'infine
sul prato adagiare d'onde lo prese.
Ma il piccolo fiore udita la voce
del brutto rapace, si avvinse agli sterpi
chiedendone aiuto; allor non potendo
riiparare al suo danno, il vento pentito
a pianger si mise. Oh Dio! Che bufera
su prati e giardini. Il piccolo fiore pensò
d'annegare, ma mentre sfinito
nell'acqua annaspava, un raggio di sole
quel vento legava. Lo cinse ben bene
e via lo portò. Adesso il giardino
di lindo odorava, il fiore sorrise,
cantare voleva! Quando li accanto
udì passolini, poi -ridenti- vocine piccine
<<guarda che bello quel piccolo
fiore>>. Abbassarsi sentì la mano piccina
che lo strinse vogliosa e poi lo strappò.
Ma annusato che l'ebbe il caro piccino
di lui si stancò.Cadere lo fece e poi lo schiacciò.
A volte
cerco il punto di ripristino
stacco gli elettrodi e verifico se io esisto.
A volte
cancello il mio presente
il passato e il futuro che sarà
l’idioma assurdo di questo mio penoso stato.
Cerco e scavo, copio, incollo e poi cancello
nella mia mente perversa
la nullità del corpo che cerca appartenenza.
Entro ed esco e poi viceversa
e mi sorprendo sempre
quando m’adagio e poi scivolo profondo
nelle sabbie mobili della mia testa.
A volte
conto i giorni e quello che mi resta
per rimanere vivo tra le rose
conto le ferite e le risate
e mi chiedo perché ancora spero
perché cerco tra le pietre
l’ultimo granello
e quando conto le mie perle
mi perdo irrimediabilmente
nella lucentezza delle ombre.
cerco il punto di ripristino
stacco gli elettrodi e verifico se io esisto.
A volte
cancello il mio presente
il passato e il futuro che sarà
l’idioma assurdo di questo mio penoso stato.
Cerco e scavo, copio, incollo e poi cancello
nella mia mente perversa
la nullità del corpo che cerca appartenenza.
Entro ed esco e poi viceversa
e mi sorprendo sempre
quando m’adagio e poi scivolo profondo
nelle sabbie mobili della mia testa.
A volte
conto i giorni e quello che mi resta
per rimanere vivo tra le rose
conto le ferite e le risate
e mi chiedo perché ancora spero
perché cerco tra le pietre
l’ultimo granello
e quando conto le mie perle
mi perdo irrimediabilmente
nella lucentezza delle ombre.
Controllami mentre dormo.
Scaccia via gli incubi e proteggi i miei sogni.
Sostienimi nelle mie fragilita'.
Incoraggiami nel migliorarmi sempre.
Prendimi per mano e a piedi nudi,
passeggiamo sulla sabbia umida.
Asciuga le mie lacrime,
quando la vita mi ferisce.
Stringimi forte,
in un abbraccio rassicurante.
Guardami negli occhi ,
con lo sguardo innamorato.
Sorridimi mentre ti prendo in giro.
Addormentati vicino a me,
quando sei stanco.
Fammi sentire i brividi
quando mi baci sulla bocca.
Chiamami quando hai bisogno di me,
ti daro' la mia forza.
Amami come hai sempre fatto e fai
ancora adesso.
Scaccia via gli incubi e proteggi i miei sogni.
Sostienimi nelle mie fragilita'.
Incoraggiami nel migliorarmi sempre.
Prendimi per mano e a piedi nudi,
passeggiamo sulla sabbia umida.
Asciuga le mie lacrime,
quando la vita mi ferisce.
Stringimi forte,
in un abbraccio rassicurante.
Guardami negli occhi ,
con lo sguardo innamorato.
Sorridimi mentre ti prendo in giro.
Addormentati vicino a me,
quando sei stanco.
Fammi sentire i brividi
quando mi baci sulla bocca.
Chiamami quando hai bisogno di me,
ti daro' la mia forza.
Amami come hai sempre fatto e fai
ancora adesso.
Ti vedevo tra le ombre vestirti di fantasia
e rincorrere treni, per fare salire, con te, la tua malinconia,
affinché essi, per sempre, la portassero via.
Ho visto i tuoi sorrisi riempire il mio cuore
di gioia, tenerezza e amore.
Il tuo corrermi incontro per stringermi in un forte abbraccio,
un bacio, per poi finire in una giornata d'amore.
Ora più che mai sai essermi costantemente vicina, come un raggio di sole,
che arriva solo per me, a scaldare il mio cuore.
e rincorrere treni, per fare salire, con te, la tua malinconia,
affinché essi, per sempre, la portassero via.
Ho visto i tuoi sorrisi riempire il mio cuore
di gioia, tenerezza e amore.
Il tuo corrermi incontro per stringermi in un forte abbraccio,
un bacio, per poi finire in una giornata d'amore.
Ora più che mai sai essermi costantemente vicina, come un raggio di sole,
che arriva solo per me, a scaldare il mio cuore.
La brezza marina travolgeva il respiro
ed il vento giocava con i nostri capelli
sciamando con le nuvole
a battere i tamburi sugli scogli:
era la nostra scenografia
di estati smaglianti
riflesse in zolle di topazio e oro.
Gioia da incamerare:
nutrimento del nostro sentimento!
Ora questo tempo non ha più voce:
sono ore amorfe
passate nel seno delle distanze
mentre gli occhi osservano un buio arcano
che non trova più le stanze del cuore
avendo nello sguardo solchi avari di sorriso.
Ci muoviamo come sbiadite sagome
con mani che viaggiano disunite
in quell’indifferenza che sale dal profondo.
Un amore smarrito non riesce
a dissetare l’arsura
di due anime lontane.

Non vedo se mi guardo
con l'altro occhio,
ma osservo col cuore
ciò che m'hanno tolto.
Sono bella, senza pelle,
con l'espressione
che non conferma.
Ed è ferro questa
forma che tronca
il mio essere e pone
distanza.
E sono bella,
fuori luogo...
tra i pensieri d'un respiro
coraggioso;
tra i timori d'ogni giorno
che incontrano un ibrido
fuori dal branco.
Sono bella anche così,
baciata dai sassi
in bella mostra,
in uno spazio acquisito
che si confonde nelle piaghe
dei suoi trascorsi.
Cieli come bagni di luce
archetti tesi
su corde di immenso
Piedi sul tetto
viso scuro in cerca di luna
Ho ascoltato
i violini diChagall,
musica su tela,
invocare gli dei
mentre i colori urlano
il loro divino richiamo
nel suono muto
che l'anima sente forte
nelle sue viscere di fuoco
mi incantano i pittori,
sacri strumenti d'arte,
che immergono il cuore
in una segreta orchestra,
perchè essa ha le tinte sublimi
di melodie uniche
archetti tesi
su corde di immenso
Piedi sul tetto
viso scuro in cerca di luna
Ho ascoltato
i violini diChagall,
musica su tela,
invocare gli dei
mentre i colori urlano
il loro divino richiamo
nel suono muto
che l'anima sente forte
nelle sue viscere di fuoco
mi incantano i pittori,
sacri strumenti d'arte,
che immergono il cuore
in una segreta orchestra,
perchè essa ha le tinte sublimi
di melodie uniche











