che per darmi la vita, ha rubato...
l’azzurro del cielo per il color dei miei occhi,
i petali di rosa per darmi morbida pelle,
la forza degli alberi per forgiar le mie ossa,
al vento, il sospiro, per donarmi il respiro
e il canto degli usignoli per la voce.
Il tatto perché la possa accarezzare
e le labbra per assaporare i baci d’amore.
Gambe, per correre fin dove arriva l’infinito
è lì, stanco, potermi sedere così
che con gli occhi possa ogni cosa guardare.
Infine, due possenti braccia
con cui stringer sul mio petto chi amo,
affinché oda il palpitar del mio cuore.
di cava è il quartier generale
- intorno a ogni pietra la terra.
Fragore: muto alzo lo scettro
e resto - raccolto sul palmo -
connesso allo scranno che frana.
Al buio lavato di luna
s'inerpica un tremulo corso:
scintille sull’acqua, nel sorso
la pace dell'occhio di cruna.
Un’onda s’infrange…
accarezzando il mare
scivolando su altre ondecome in un gioco
trasmesso dal suo nascere!
Si riflettono adagiate
e sonnolente
bianche dimore…
su colline lussureggianti
alcove di teneri amori
di abbracci e sussurri di vita
tra pianti di felicità
e dolori consumati in lacrime.
Un’onda s’infrange…
sulla roccia scivola la risacca
rispettosa in un tranquillo mare…
tavolozza speciale del Creatore!
Fuoriescono leggiadre come miele
i colori si intrecciano fra loro
appaiono monti, mari e lusinghe
e presto il dipinto prende forma
lanciando all’inizio timidi sguardi
ma al ripassare del pennello
da malizia e slancio
agl’occhi sfumati della sua opera.
Hanno visto quel dannato proiettile
falò di nuvole
in un bicchier di vento,
lacrime al rossetto
mietono la sera
ed un crine d’aprile
acconcia i miei passi
come petali innevati
mangiucchiati d’astri.
L’anima è un quaderno
di quadri ubriachi,
carillon di stagioni,
architettura del ricordo,
maree di un lontano porto
e fra matite e margherite,
l’alfabeto dei nostri visi
rivive nel chiaror sottile
d’un bacio intrecciato fra le spighe.
e amor non coglie morte.
L’amor non sceglie sorte
gustandone il sapore.
Cresce, si fa più forte
afferrandone il valore,
sapendosi sicuri
d’esserne maturi,
pregni del calore
che il tempo non oscuri;
convinti che l’affetto
è il tanto di perfetto
che resta un’emozione
senza alcun difetto;
scheggia di creazione
caduta giù dall’alto,
sacra coesione,
unico lucido smalto
di eterna unione.
che cambio colore!
Non più tesa a dubbi
ma di sensuali attese
Certezze affittate
per la notte
soltanto
e muoiono appena il vagito di un crampo
alle tempie e all’addome
intessuti di lino
dà suono alla tonica
nota
di un oggi
Siamo come il fiore
che sboccia al mattino
diffondendo la sua fragranza
in tutto l’Universo,
siamo come mondi
che entrano in contatto,
l’uno sconosciuto all’altro
l’altro ignoto al primo.
Siamo come acini
sul grappolo d’uva fragola
a sé stanti ma entrambi connessi
dalla stessa linfa vitale.
Siamo come api ebbre
che ronzano attorno
al fiore carico di nettare,
così Noi danziamo
di fronte alla meraviglia della Vita.
Oh fiore fragrante,
mondo inesplorato,
acino d’uva fragola,
ape ebbra carica d’amore:
io non so che cosa sia l’Amore
so solo che spesso è un urto accidentale
dal quale si esce
- irrimediabilmente-
coinvolti.
hanno smesso di vedere.
Per il combattente sempre uguali
giorni e sere.
La granata devastante
si conficca sulla fronte,
alto il prezzo per il milite
che conquista il fatale ponte.
Il cielo chiama a squarciagola
un novello martire.
IL tribunale esige una nuova
vittima.
Violento tripudio
di urla e bestemmie.
Obbligato a tacere
nel nido della menzogna.
L'eroico combattente
è preso per la gogna.
Sibila sinistra in quel piazzale
la pallottola assassina.
Non risparmia neppure
il prete confessore.
La medaglia d'oro degradata
a nera masserizia;
girovaga per giorni
sul camion dell'immondizia.
E l'odio di alcuni
dirigenti nostrani
non ha il vigore
di spegnere la memoria
della medaglia Carlo Borsani.
quel lieve tremolare è fascio d’ambra non altro
Si spiega così una luna ferma ed i pini
uno sopra l’altro e poi il ghigno non disgiunto dalla persiana
-di vipera credo in formalina-
C’è la mia orchidea inorridita dalla notte.
Tutto quel luccichio di stelle, ammassata sulla statale
e nella via rumore di lucciole.
Danzano?
Fanno l’amore ma non si liberano dalla tormenta
che mena la sua coda sulla zanzariera.
Poi la apro, entra qualcosa che mi avvolge
sono le luci dell’alba, singoli raggi simili a capestri
stufi di scaldare, pronti a schizzare nero e scappare come polpi.
Agosto agita pinne dorsali senza accorgersi
che il suo delirio mi è visibile e schiumeggia tra un filo d’erba
e una colomba che azzarda voli nel bagnato di pece universale.
Ed è incredibile come il tempo non si liberi ancora
e sappia di sangue e polvere e binari e ombre impenetrabili.
-Si era giovani allora.
È l’unica banalità che s’intravvede in un angolo remoto del Sud.
Italia, la stessa credo.-
Siamo stati noi
i primi a fingere
protagonisti della vita
che toglie fiato, toglie colore
che strappa amore.
quale sia il vero scopo
non lo sapremo mai
eppure guardiamo con occhi diversi
lo scorrere incompreso
di pensieri senza costrutto
e prevale l'impotenza
di poter risentire dentro
l'innocenza di un amore
sconfinato e proletario.
così restiamo senza respiro
incapaci di connetterci al momento
e al vero scopo di questo nostro andare.
zombie su i passi
che come orologio che batte
segna i minuti senza fermare
l'attimo per respirarci.










