Si fa tardi…
il sole all’orizzonte
accende le luci della notte.
Stelle grandi pulsano
trasmettendo nello spazio
lampi di luce
spezzando il giorno che muore.
E domani…
alle prime luci dell’alba
quando il sole riapparirà
all’orizzonte…
il mio animo riaccenderà
ancora
sentimenti mai sopiti!
il sole all’orizzonte
accende le luci della notte.
Stelle grandi pulsano
trasmettendo nello spazio
lampi di luce
spezzando il giorno che muore.
E domani…
alle prime luci dell’alba
quando il sole riapparirà
all’orizzonte…
il mio animo riaccenderà
ancora
sentimenti mai sopiti!

3 commenti
Però non fa più così caldo,
io tento di non definire
lo stato delle piante con troppi aggettivi -
sembrano liete nel vento
libere da proibizioni,
la luce si modifica in meglio
e saluta ogni promessa
viene, lei, fin nella prigione
viene, lei, fin nella prigione
a parlare quasi di quel che rigioirà.
Puri come sabbia bianca di coste a sud
come l'onda a stropicciarsi in bollicine
come l'ispirazione di un poeta
Così appaiono i bimbi se li guardo alla mia vita
Mani che si fan maestre -veloci al primo mese-
curiose
ad inventarsi occhi nell'aprirli ai nostri giorni
dove l'orologio segna punti in fendenti
e genitori lasciano fuggire il passo lesto
Dolci come acerbi umori in sogno
che slittano la vita come neve
come l'onda a stropicciarsi in bollicine
come l'ispirazione di un poeta
Così appaiono i bimbi se li guardo alla mia vita
Mani che si fan maestre -veloci al primo mese-
curiose
ad inventarsi occhi nell'aprirli ai nostri giorni
dove l'orologio segna punti in fendenti
e genitori lasciano fuggire il passo lesto
Dolci come acerbi umori in sogno
che slittano la vita come neve
Poesia?
Un punto di partenza!
Polivalenza.
Disperata.
Disperata.
Tenera.
Assassina.
Necessaria.
Assassina.
Necessaria.
Come la vita.
E si scava nel reale,
reperendo verità:
tutto è anomalo,
chissà?
Tutto è diverso,
Chissà?
Se ne capisce bene
l’ora,
tra un maledetto ordine
e la non-rivoluzione,
l’ora,
di una sacra conclusione.
Per ricominciare.
Una tappa nuova.
A ritroso.
D’avanguardia.
Un altro tempo e nuove foci,
un’identità vera di voci.
Ripetersi e non ripetersi.
Continuare.
Ridiventare.
Non- momento.
Ma duraturo tempo.
Nuova comprensione,
Nuova comprensione,
nuovamente e all’improvviso:
nel niente
nel niente
ci basterebbe anche un sorriso.
Rimirare,
con tenerezza e dolce sapienza
con tenerezza e dolce sapienza
questo ridotto mondo,
unico punto di domanda.
Unico punto di partenza.
La scuola di Atene. Raffaello

Unico punto di partenza.
La scuola di Atene. Raffaello

La linea degli occhi
mi arriva alle labbra
quando ti allunghi
a baciarmi il collo
(si può anche impazzire per i baci di grano
quando le arsure prendono il volo)
Diventa un incastro
senza spazio agli indugi
mentre sui muri siamo le ombre
nella danza perfetta
- e toccarsi, sfiorarsi e poi
prendersi, rimanendoci dentro -
Sui capelli le onde del mare
Negli abbracci la forza
Per un Noi senza Tempo
… mentre le rondini, orchestrano grida
mi arriva alle labbra
quando ti allunghi
a baciarmi il collo
(si può anche impazzire per i baci di grano
quando le arsure prendono il volo)
Diventa un incastro
senza spazio agli indugi
mentre sui muri siamo le ombre
nella danza perfetta
- e toccarsi, sfiorarsi e poi
prendersi, rimanendoci dentro -
Sui capelli le onde del mare
Negli abbracci la forza
Per un Noi senza Tempo
… mentre le rondini, orchestrano grida
A mezza bocca: un sorriso.
E me ne andai fuggendo.
L'eco di quel tuo chiamarmi
-nelle notti- l'orecchio mi percuote.
Perché non mi voltai?
Il cuore -maledetto, inopportuno-
me lo chiede a volte...
Ma io conto Soli e Lune
e mai rispondo.
Ho fissato la mia rotta.
Ora vivo legata all'albero maestro.
E me ne andai fuggendo.
L'eco di quel tuo chiamarmi
-nelle notti- l'orecchio mi percuote.
Perché non mi voltai?
Il cuore -maledetto, inopportuno-
me lo chiede a volte...
Ma io conto Soli e Lune
e mai rispondo.
Ho fissato la mia rotta.
Ora vivo legata all'albero maestro.
Ultima lacrima nata,
cristallina e delicata,
che dagli occhi, sei scivolata,
prosciugando così il cuore
scendendo, lentamente,
su una guancia già bagnata.
Inesorabilmente senti la tua fine arrivare,
tra le labbra dischiuse,
dove soffocare e poi morire,
poiché è finito il tempo per gioire.
Tiepida lacrima salata, triste ed umiliata,
versata per chi ha già spiccato il volo,
per altri lidi e lo ha lasciato solo,
nella disperazione, a combattere il dolore,
affinché tu sia davvero l'ultima lacrima
che sgorga direttamente dal suo cuore.
che dagli occhi, sei scivolata,
prosciugando così il cuore
scendendo, lentamente,
su una guancia già bagnata.
Inesorabilmente senti la tua fine arrivare,
tra le labbra dischiuse,
dove soffocare e poi morire,
poiché è finito il tempo per gioire.
Tiepida lacrima salata, triste ed umiliata,
versata per chi ha già spiccato il volo,
per altri lidi e lo ha lasciato solo,
nella disperazione, a combattere il dolore,
affinché tu sia davvero l'ultima lacrima
che sgorga direttamente dal suo cuore.
L'aria ha movimento
nelle sere
dove le grida
non hanno più fascino
nell'ebbrezza di un' eresia
che sa dare respiro
Vivono di giorni nuovi
le parole
nei segni degli sguardi
del tuo Tempo a venire
dove le Piramidi
sanno di un amore e di guerre
per cercare un inganno !
nelle sere
dove le grida
non hanno più fascino
nell'ebbrezza di un' eresia
che sa dare respiro
Vivono di giorni nuovi
le parole
nei segni degli sguardi
del tuo Tempo a venire
dove le Piramidi
sanno di un amore e di guerre
per cercare un inganno !
Mi vesto di selvagge spoglie
tra fitti arbusti sentii vociare
tra lacci trappole e fucilate,
con il cuore in gola
passan le giornate,
al chiarore della notte
di corvino mi spennello,
correndo il brutale rischio del balzello,
tra rorido bagnato, disegno costante mio tracciato,
dicon tutti non si pole... ma a mirar
son proprio tersarole, unica speranza solo quella,
di trovar un buon cuore che padella,
provate a vestire nei miei panni,
e giudicare all'impazzata
cospiqui danni.

tra fitti arbusti sentii vociare
tra lacci trappole e fucilate,
con il cuore in gola
passan le giornate,
al chiarore della notte
di corvino mi spennello,
correndo il brutale rischio del balzello,
tra rorido bagnato, disegno costante mio tracciato,
dicon tutti non si pole... ma a mirar
son proprio tersarole, unica speranza solo quella,
di trovar un buon cuore che padella,
provate a vestire nei miei panni,
e giudicare all'impazzata
cospiqui danni.

Allacciati i corpi, unite la sinistra e la destra
delle mani, un braccio dietro la schiena nuda
e la fisarmonica che suona malinconia
le movenze del sesso figurato, il passo che gira
e le bocche sfiorate, un bacio che albeggia
lo stacco e lo spacco, perché no? una rosa
tra i denti, il suono sincopato dell’emozione
ai confini della notte, se ti perdi nel peccato
puoi tornare dal cuore triste che aspetta
un tuo segnale, perché non c’è fretta
ad amare un’ultima volta. Hai osato
hai danzato il tuo tango della cancellazione
della colpa, ora sarà tuo il futuro da sposa
in bianco, gli occhi spenti, solo una spiaggia
dove scaldare al sole il corpo che si ritira
dalla vibrazione. E poi quel suono che ti spia
da dentro- danza balla abbraccia- la coda
della musica che rallenta e rientra dalla finestra.
La tua vita
erano queste odi alla Terra
quelle visioni
lievi e incredule
di praterie senza confini,
le carezze agli alberi
figli antichi
del tuo passaggio
La tua vita era pioggia
che dà gioia al fiume
ad ogni sasso
riposo del cielo
era il sogno
un cavallo di vento
senza padroni
La tua vita era
veder rigogliare il bene
sotto il piede ruvido
dell’aridità
Quell'attimo quell'istante
in cui il sogno
diviene realtà,
ed esplode la tempesta
dentro di me.
Confusione
fra gioia
e lacrime.
Quel tocco,
sfiorare la carta,
un suono,
una melodia,
sognata da molto tempo,
immaginata,
pensata.
Accarezzo dolcemente la carta
fuori,
dentro,
porto le mani sul viso
sento quell'odore
d'inchiostro
e di carta
è sublime.
Resterà dentro di me
per l'eternità,
quel vortice di emozioni
e colori
odori,
brividi,
lacrime che sfociano
in un arcobaleno
di sentimenti e pensieri
divenuti realtà.
Tutto è deciso
dal mero frullìo dei numeri,
l'ora della partenza
la traiettoria del neutrino;
così posso salire
sul treno filante a spasmi
di fatto inafferrabile
e abbandonarmi al movimento immobile
di venti stagnanti,
pattinando tra binari e cielo
sotto un sole che scuoce.
Scambi cruenti sviano discorsi
dirottano contemplazioni;
nascono corpi al primo colpo
che son lì tutti
congelati in posture accattivanti.
Sul sedile ci sono tracce
di mandragora masticata
e un medico in camice
dal biancore suddiviso in cubetti;
rinasce poi la sera e il ritorno,
rapido come rinculo di fucile,
con scintille fuse
nella carne nera del cosmo.













