E affrontare il giorno senza desiderare un verso
A metafore spente si è pari all’azzerarsi del conto bancario
così sperduto sono in balia d’ obesi:
affaristi e borghesi a cui dare da mangiare
-Povero te, amico.
C’è un amministratore che non perdona
e ti giochi il conto in un’aria da buco nero
Seduto al tavolo di guerra c’è Trump
sull’altro fronte cigola la mia esistenza
era salda sai? Faceva pendant
col ricredermi sul comunismo
Il presente ha maturato il botulino
era per la vecchiaia la sorpresa
Tutto sommato il più solido dei niente
ha attraversato
La mia vita
Ora spara a salve
contro una copia di Wall Street
e ora cerca il mare,
prova a scaldarti al sole
e a sentire vivido
su di te il suo calore.
Tra le ciglia dei tuoi occhi
chiusi
danza la sabbia,
come mille dervisci rotanti
sulle ali del vento,
biancheggia
come ali di farfalle

che lievi ti sfiorano la pelle.
Cerca dietro le ciglia chiuse
Il luccichio delle onde,
e il delicato crepitio
quando piccole e spumose
ai tuoi piedi lasciano
conchiglie e chimere
da inseguire.
Nel balenio di luci
dietro i tuoi occhi chiusi,
si infrangono le onde
e il corpo ora si espande,
a ritrovare posto
tra le infinite stelle.
accartocciate sul cuore,
fior nel buio recisi
da una lacrima di stupore.
Mareggiate nella mente
struggono le spiagge mute,
riverberano accenti di stagioni,
e sei assenza e spora di passioni,
bouquet di giorni astronomici,
farina del silenzio rovente.
Se la notte colorasse il tempo,
come petali di cristallo,
il sussurro del vento di marzo
abiterebbe i tuoi occhi
di luna e zafferano di nuvola,
e saresti ancora tu,
inchiostro d’amore
nelle mie stupide ore sole.
Pensavo fosse bianco il tepore dell'alma fra piume candide a merlo di un cigno
Dimmi ove sorge il paese del bianco che lacca ogni sguardo
ogni riso
dove sorge il canto del sole staccandosi da lacrima adulta
Adultera
Adulta nella goffaggine sua dimensione d'essere
e nessun palmo devoto ad un'asciutta carezza
dove guadi il sorriso piccante di una tenera e ossuta carne
Ho visto il mare.
O forse no!
Lui, ha visto me!
Lo sentivo,
nel mormorio
delle onde,
mentre calpestavo
la bassa marea.
Lo sentivo
che mi accompagnava,
verso la diga
e là... fino al faro,
a salutare
i pescherecci.
E lo sentivo
quando ormai a sera,
mi pregava
di tornare.
O forse, ero solo io,
che non volevo andare!
il mare calmo delle sere d’estate,
dove facevamo interminabili passeggiate.
Il sole che si incendiava verso il tramonto
sembrava guardarci e volerci salutare,
riflettendosi sull’orizzonte del mare.
La spuma delle onde ci bagnava i piedi,
impronte di sabbia trattengo nei miei pensieri,
quello me lo ricordo come fosse ieri.
I gabbiani volavano sopra di noi,
come aspettassero di sentirci cantare,
una canzone da dedicare alla bellezza del mare.
Il sole ormai è calato e io da te sono lontano ma,
immenso mare, queste parole ti voglio dedicare,
perché nel mio cuore sai restare.
l’aver perduto il giusto accento
di favella. Cercare cosa?
Un neo sognante, un segno di rimbalzo
ripiego al sangue
che ti fu dono, stesso soffio
fluente nei ventricoli.
E sfrango notti. Dubito del sonno
ristoratore, degli effetti
che inducono la lacrima a brillare.
Il figlio arrivato senza le doglie
della moglie, -serpeggia il sospetto-
un’altra miracolata? Che epidemia!
Pure mia zia l’altro giorno, sarà il farmaco
del secolo dice il giornalista ruffiano
è in via di sperimentazione una versione
aggiornata, una variante blanda dell’oppio.
Eppure già li vedi sgomenti quelli col cappio
al collo, i poeti che nuotano nello zabaione
al calar della notte, il ballerino gitano
senza pubblico pagante, il baco
nella mente degli innamorati, l’anemia
di rabbia dei disfattisti, il dispetto
dei ladri di parole allo spuntare delle foglie.
Dicesti strani arpeggi
Piccoli grumi di parole
tornano all'orecchio
sono voci di bambina
come rondine cinguetta
il suo dire rivolto
a un barboncino nero
cuore di pezza
con un piccolo difetto
in piedi non restava
gli sorride, lo abbraccia
e' alto una spanna più di lei
quanto affetto per quegli occhi
che non sanno parlare
ma tanto amore da donare
ora la voce in pianto e' diventata
non vi è più il tuo sguardo buono
che diceva io ci sono
per gli adulti non piu' degno
e nel buio sei tornato
tra la polvere in soffitta
che ricopre della mano
la sua impronta è una lacrima versata.

Non basta la Messa
e il Sacramento della riconciliazione.
Occorre andarper le strade
e spargere esempio
che trae più delle parole.
Una misericordia colma di amore.
La gioventù sola,traviata,depressa.
Il cor di Giovannino sanguina con essa.
Giovannino è insuperabile giocoliere:
salgono e scendono i birilli,
con collaudata maestrìa,
senza toccar mai terra.
Don Bosco
ha il potere di sconfiggere nell'anima
la guerra.
Il giovinastro spaccone,
getta al macero,con decisione,
la carta della irriferibile bestemmia.
Una indimenticabile passeggiata
per le vie della città.
Un nutrito gruppo
di giovani carcerati
girovaga,
senza manette e tutori dell'ordine.
Tutti in fila
dietro Giovannino.
A sera inoltrata
risponderanno orgogliosi al contrappello:
"Presente!"
soltanto io, che vi ho conosciuto
ed amato nel tempo concesso,
ancora vi scorgo camminare,
accennare un sorriso
anche solo illusorio, mi basta,
poi tornate nella dimensione
che sfugge alla condizione umana
Un pensiero alle ombre dolci
mai scure nè invadenti,
riflessi di vita antica negli specchi.
La mano amorevole di una madre
tale resta come fantasma
all'immaginarla fugace sul viso
come una brezza di primavera,
il ricordo degli occhi buoni di un padre
non può mutare mai in altro,
resta sempre in qualche modo luce
Un pensiero alle ombre dolci
che s'appoggiano al mio cuore
scivolando lungo il mio
personale muro del pianto...







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