Non sempre servono le parole,
spesso sono gli occhi a parlare,
le labbra.
Il calore di un abbraccio.
Sogno di sentire i tuoi pensieri
il tuo profumo
si intreccia con il mio.
Un piccolo spazio.
L'immenso trapela
nel silenzio
uno sguardo illumina il sogno.
spesso sono gli occhi a parlare,
le labbra.
Il calore di un abbraccio.
Sogno di sentire i tuoi pensieri
il tuo profumo
si intreccia con il mio.
Un piccolo spazio.
L'immenso trapela
nel silenzio
uno sguardo illumina il sogno.
17 commenti
Graffia i miei pensieri d’amore
ed imbiancherò sinapsi stellari
fra vernice di respiri e panchine,
parole di zucchero e girasoli lunari.
Graffia la mia pelle d’amore
ed il mio cuore sarà volo d’aquilone,
tavolozza di brina affrescata dal sole,
cicatrice di nuvola grandinata fra le gole.
ed imbiancherò sinapsi stellari
fra vernice di respiri e panchine,
parole di zucchero e girasoli lunari.
Graffia la mia pelle d’amore
ed il mio cuore sarà volo d’aquilone,
tavolozza di brina affrescata dal sole,
cicatrice di nuvola grandinata fra le gole.
Lenta, l’inquietudine abbandona la mente
nel cuore riversa gocce d’amore
qualche arteria, colma
reclama una tregua
rinnega il dolore.
Tulipani di seta
un tempo carta bruciata
maturano nei campi
fertili da ceneri
di pagine strappate.
Nel suo tragitto
il cuore sereno, adesso
prosegue silenzioso
nell’oggettiva pace illusoria.
Ti lascerò bruciare
nella fiamma scarlatta
di un ricordo ardente
la combustione del cuore
sulle braci di un amore
e ti soffierò via
in un lampo di sole
in un'alba al sapore d'addio
nell'ultimo abbraccio cocente
di un'anima in fuoco nel vento
poi di me non resterà nulla di più
di ciò che mi è rimasto di te
cenere
nella fiamma scarlatta
di un ricordo ardente
la combustione del cuore
sulle braci di un amore
e ti soffierò via
in un lampo di sole
in un'alba al sapore d'addio
nell'ultimo abbraccio cocente
di un'anima in fuoco nel vento
poi di me non resterà nulla di più
di ciò che mi è rimasto di te
cenere
Ho visto la mia ombra a chilometri di distanza
e la luna dal più profondo cratere della terra
ho preso appunti con una matita d’oro
e scritto versi con il sangue di mille soldati morti
ho gelato il fuoco e riscaldato i ghiacciai eterni
dopo avere guardato nella mia palla di vetro
sono stato idiota a volte e altre scaltro
ho trascorso estati al freddo e inverni
a suonare l’armonica, ho cercato dotti
perché mi spiegassero dov’è il ristoro
e la gloria, ma ciò che vedo è solo guerra
lotte intestine, scelte senza speranza.
Sono stato lontano quando c’era luce nei vicoli
della felicità e vicino quando il buio si nutriva
di schegge di paura, ho cercato il diverso e l’uguale
prima di capire che non c’è segnale che possa
indicarne la differenza, ho fatto bene e male
tanto è lo stesso, l’unica differenza è in come
lo vedono gli altri, ho visto un barlume
di speranza nell’amore e poi un tale
impiccato perché aveva amato una rossa
scolpita nel ghiaccio del cuore, il sole
è scomparso da questi orizzonti, chi apriva
le porte del paradiso ora gioca negli scapoli.
Sono stato un uomo di pezza con i forti
e un duro con i deboli e pure il contrario
ho recitato il rosario quando mi ci hanno
costretto da bambino, ho fatto e ne ho pagato le spese
e poi disfatto, amato e odiato, le leggi le ho lette
rispettarle non è nel mio stile, se sono scorrette
o ingiuste non gli dò retta. Le vie sono strette
i sentieri raramente portano su vette
incantate, quasi sempre sono discese
a velocità folle verso il dolore e il sonno
ho studiato molto e sbarcato il lunario
ovunque, gli spettri li ho visti e sono storti.
Rinuncerò all’amore
perché la virgola del tuo sguardo
è solo un cielo sfitto
di stelle innevate impolverate,
non è quel graffio di grano salino
che allatta l’onda in tempesta,
non è quel solstizio d’un papavero
che dolci grafemi d’inchiostro infuoca.
Rinuncerò all’amore
perché la virgola del tuo sguardo
è solo gracile ghiaccio impagliato nel sole,
bugiardo silenzio fra sorsi d’amaro caffè.
perché la virgola del tuo sguardo
è solo un cielo sfitto
di stelle innevate impolverate,
non è quel graffio di grano salino
che allatta l’onda in tempesta,
non è quel solstizio d’un papavero
che dolci grafemi d’inchiostro infuoca.
Rinuncerò all’amore
perché la virgola del tuo sguardo
è solo gracile ghiaccio impagliato nel sole,
bugiardo silenzio fra sorsi d’amaro caffè.
Ferma la mano alla bottiglia
tremava il fondo del bicchiere
e l’animo delle cose attorno
Il fruscio dei pensieri
presenti/assenti,
è ora di fermare l’ orologio.
Il cambio della rotta
l’ inversione della vita
l’ avversione all’ instabilità …
E quei sorrisi amari in sottofondo
mentre scendevo le scale
per toccare il fondo …
In fondo è li che tutto comincia,
Avete mai visto radici
piantate nell’ aria?
Così mi svegliai dal torpore
con mille speranze sul comodino
diecimila capelli sopra il cuscino
e un’ occasione dietro la porta
Avevo intravisto la siccità
il veleno dei fiori
il fuoco in bianco e nero,
il diavolo era rimasto tra i capelli
e finalmente potevo scappare
dalle tradizioni di rito
e il malcontento popolare
In fondo siamo tutti figli del mondo
e di un Dio che non ci riconosce.
Voglio…
l’ombra giovane del giorno
tra cespugli d’aria fresca,
per ritornare nuova.
Cherubini d’anima sognanti
nello scrigno d’ebano,
e una chiave d’oro
che apra abbracci senza fine.
Palpiti, color magenta
che muovano le vene,
e come febbre alta
spingano le vie del cuore:
Amiamo! Amiamo!
Che in questo tempo d'invadenza
serve linfa pura …che sale,
di vero fiore…che nasce.
Amate! Amate!
Ardentemente e follemente…

l’ombra giovane del giorno
tra cespugli d’aria fresca,
per ritornare nuova.
Cherubini d’anima sognanti
nello scrigno d’ebano,
e una chiave d’oro
che apra abbracci senza fine.
Palpiti, color magenta
che muovano le vene,
e come febbre alta
spingano le vie del cuore:
Amiamo! Amiamo!
Che in questo tempo d'invadenza
serve linfa pura …che sale,
di vero fiore…che nasce.
Amate! Amate!
Ardentemente e follemente…

Tu farfalla innocente
che nel tuo decentrato volo
non trovi mai fiori ma ortiche,
cerchi di suggere quel nettare
né puro, né dolce che spesso ti nausea
ma che per non morire
devi tuo malgrado ingerire.
Farfalla ch'esplori sordidi sentieri
volando in cieli infimi e perversi
sopravvivi in discariche maleodoranti,
non respiri mai aria pulita
e non segui mai la scia del sole fulgente.
La notte vivi in laidi gironi
accostandoti ad anime impure
che contaminano sprezzanti le tue fragili ali
macchiando levità e leggerezza
per il tuo amore venduto.
Vestirò il tuo dolore
di silenzi piangenti
lacrime senza lamenti
Non sprecherò parole
sillabe vuote
Nulla da spiegare
La voce del tuo male interiore
si assopirà in una mia carezza
spegnerò le urla
di ogni tua ferita
nel raccoglimento
di silenzi piangenti
a difendere le tue fragili intimità
a preservare sofferenze segrete
solo tue, solo mie
di silenzi piangenti
lacrime senza lamenti
Non sprecherò parole
sillabe vuote
Nulla da spiegare
La voce del tuo male interiore
si assopirà in una mia carezza
spegnerò le urla
di ogni tua ferita
nel raccoglimento
di silenzi piangenti
a difendere le tue fragili intimità
a preservare sofferenze segrete
solo tue, solo mie
Nella luce fragile
Ore di incensi accesi si dileguano
Vibra l’eco della nebbia
E le nostre forme intorno all’anima
Mendicano il taglio di una voce
Bisbigliata da boschi d’abbandono
Ridestano orizzonti secondari
E profumi immortali, le foglie assenti
Batuffoli di brina
sciamano al crepuscolo
come danzanti parole
d’uragano e di muschio,
grano di perla ghiacciato,
amache letterarie tinte d’azzurro.
Violini d’infuocato cristallo
ricamano le foglie sul prato,
batuffoli di brina
orchestrano la luce del silenzio
e son spifferi di nuda marea,
labbra stellate di petali caduti
fra i capelli acconciati di una dea.
sciamano al crepuscolo
come danzanti parole
d’uragano e di muschio,
grano di perla ghiacciato,
amache letterarie tinte d’azzurro.
Violini d’infuocato cristallo
ricamano le foglie sul prato,
batuffoli di brina
orchestrano la luce del silenzio
e son spifferi di nuda marea,
labbra stellate di petali caduti
fra i capelli acconciati di una dea.










