tacciono nei
silenti sospiri,
di ricordi celati
in maschere di livori.
Mute le sfumature del compianto
di una vita vissuta
di armonica sinfonia.
Strade rivolte
in un’altra via
senza scelta
senza fine,
ma solo racchiuse
in baratri di follie.
togliesti a me la gioia di rivederti ancor;
rapita, dal sonno del mistero
riposti l’anima al Redentor.
Or una tristezza ombra il d’intorno gramo
e un pensier ravviva la vita della Tua vita
e cerca il sole e quelle lunghe stagioni,
i grandi passi,le strade brulle,le miglior ragioni
dell’ostile viver che aleggiava allor.
Anche il meriggio di diverso fuoco appare
e un vento adagia la voce al d’intorno colle,
affligge subito e punteggia l’animo,
sparge il suo dir e il venir che volle.
Ora solo un ricordo intriso al pianto
e una scritta pietra sul Sacrale Campo
copre il corpo nell’ugual destino;
l’Anima è alta, e... a Dio vicino.
La scriissi quando mori mia mamma 20 anni fà.
Il sovraffollamento
Una testa piccola
non può contenere
un grande cervello,
altrimenti
nel sovraffollamento,
i neuroni
farebbero scintille,
e andando in corto
farebbero disastri.
È inutile pensare
a un trapianto,
sarebbe solo
fatica sprecata.
Non c’è alternativa!
“Non ti curar di lor
ma guarda e passa”.
Buon Natale a tutti di pace, serenità e comprensione, sempre e nonostante tutto.
e strazianti gomitoli di poesia,
zagare d' apostasia d' emozione
e trapunta d' un vascello di stelle,
fazzoletti labiali d' incanto
e segmento d' intarsi d' abbraccio,
come piuma d' una rosa d' inverno
scarcerata dal miele del silenzio
così le radici del tempo dimenticai.
maestria d'inchiostro concessa
a chi ha il cuore a falce di luna
sentinelle dell'anima che spaventano
che si mascherano e recitano
La scena che si ripete all'alba ogni mattina
e noi con la penna in mano
e che meraviglia
quel rosa antico e azzurro del cielo
i contrasti nelle vallate
Poeti scalzi di una "VITA"
di uno splendor diamantato
questo nostro
Sommo Tempio di Poesia,
che ci aggrega, che ci unisce,
che ci celebra!
Cosparger tutt’intorno
di fumeggianti incensi
e profumi celestiali;
di parole argentee
che risplendon come luci …
Poesia addobbata a festa!
con ghirlande e fiocchi d’oro
che or ci chiede
di leggere ognun col proprio
cuore e la lucida ragione,
il confuso cammino
di questa nostra vita…
… Natale,
di dolcezza infinita,
nostalgia di capanna,
di casa, di grembo,
bisogno di quel puro originario segno.
Di quel Dio
che nella povertà si rivelò,
spoglio d’ogni cosa.
Vertice supremo
della sua umile e fulgida verità.
Inizio semplice e potente,
senza alcuna vanità,
sfarzo, arroganza,
o falsità.
Progetto futuro, di fede
e amore smisurato,
stupefacente incanto
pronto a rinascer sempre…
Or… Silenzio!
In seno al Tempio,
in punta di piedi si dovrà avanzare.
C’’è quel bimbo addormentato
di luce che ti abbaglia,
l’asino e il bue
con le orecchie puntate
verso il cielo, con stelle
che sembran nuovi soli;
Poi di umiltà suprema
i volti candidi,
di Giuseppe e di Maria
e ancor,
tutti i presenti
i più semplici,
capaci di scorger meraviglia
testimoni d’ascolto
di volontà, di salvezza.
Attoniti assistono
al grande, unico miracolo…
… E’ Lo spettacolo più avvincente della nostra
intera storia!
Con questi miei semplici ed umili versi, colgo l’occasione di fare a tutti voi , cari amici del Club, un poetico quanto sentito augurio di Buon Natale e poi, lo sapete già… Baci infinti da … HERA.
tutte quelle domande,
ma ci prendevi la mano
e con quella la vita.
Certo
a riavvolgere il nastro
cambierei molte frasi,
non rifarei
alcuni inutili gesti,
però non sarei più io
e te non saresti
mio figlio.
E' dura
arrivati fin qui,
ammettere
che potevo fare
molto di più
e qualcosa di meglio.
Ma vorrei che accettassi
lo stesso
tutto quello che è stato.
Ti sarà di conforto
nella vita sperata.
vo dico con er core appassionato,
a voi che me seguite io vorrei
davve n’bacione come ‘n fidanzato !
Oggi è la festa der Redentore,
si nun ce credi n’te resta c’abbozzà,
ma puro tu sei dentro de me
t’auguro tanta, tanta felicità.
Sotto la Croce me so ripromesso
d’essere bono e non dare più er fesso,
d’accettare ogni compromesso
pe donavve er core che nun ho promesso.
Ne la giornata da resurrezione,
vogliate perdonà il vostro istrione
che scrive in romano, sue pretese,
essendo sol un picciol...calabrese.
L’ho fatto pe strappavve un soriso,
na lacrima di gioia giù dal viso.
Vedevve ride sempre resterà
motivo de gran felicità.
Che v’amo ve l’ho detto e chi lo sa
se dei mie errori niuno riderà !
Vorrei inondavve de migliaia de fiori
sperando giungano i miei modesti...Auguri ! ! !
Ar sor Enzo Martini in particolare
un augurio semplice e speciale.
Ce sappia sempre sopportà
anche se a vorte...lo famo da n’cazzà !
Ti ricordo, io bambina, piccolo certo,
ma dai mille e caldi colori,
allegro, ricco di sani valori.
Gente comune viveva ogni tuo angolo,
con semplicità, gente che si accontentava di poco
e felice del poco che aveva.
Quanta nostalgia dell’atmosfera oramai andata!
Penso al Natale, l’odore dei forni accesi per i dolci,
bambini e giovincelli, allora tanti, fremevano festanti
aspettando, a sera, la piccola banda suonare
la soave musica per le vie.
L’inconfondibile profumo di primavera,
che a Pasqua si mescolava a quello delle “cuzzupe.”
La Pasqua poi, con il Fuoco Santo nella notte
e la Passione di Gesù, per le tue vie.
In ogni angolo, quanta gente ti popolava!
Le spensierate vacanze estive,
l’aria fresca della sera, che smorzava
l’afa delle ore più calde,
le soste rigeneranti alla tua “Vecchia Fontana”.
La piccola piazza, amata da grande e piccini,
salotto all’aria aperta, sotto il cielo d’agosto
e complice d’incontri e nuove amicizie.
I tuoi figli tornavano tutti felici,
ancora una volta, per rivivere e
condividere l’amore e la gioia per quella
Grande Festa che, nella “cunfrunti ”,
raggiungeva l’apice della commozione,
e gli occhi di molti brillavano come diamanti al sole.
Paese mio, come eri bello cosi!
Che fortuna la mia,
averti vissuto nei tuoi migliori anni.
Risento l’eco degli anziani narrare
della tua vita, ancor prima,
impregnata di fame, povertà, malattie.
Un forte senso di solidarietà fraterna
regnava in ogni vicolo,
a sostegno di chi aveva più bisogno.
Intrecci d’amore che il benessere,
pian piano, ha trasformato
in gelosia, invidia e indifferenza.
Perché ora tutto è mutato?
Paese mio sei cambiato, non ti riconosco più!
Sonnecchi come un uomo stanco, ,
provato dal duro lavoro,
un vecchio indebolito dal peso degli anni!
Come lumini smorzati dal vento
si spengono, una dopo l’altra, le luci dei focolari,
si chiudono gli usci di case, botteghe, scuola,
segni tristi della vita che non si rigenera.
E mentre i giovani progettano viaggi di sola andata
qui restano i tristi rintocchi delle campane
che sovente segnano la vita che trapassa.
Perché? Perchè le tue strade divennero solitarie,
e pochi gli echi festanti di quei superstiti bimbi,
che per svago, usano i pochi spazi pubblici.
Solo le rondini, che puntualmente ritornano,
sembrano rompere il silenzio,
auspicando l’arrivo dell’estate,
il ritorno dei tuoi figli, e forse,
di un tempo migliore.
Dove lo trova,
ognuno vive come può,
non sempre si ha fortuna con le donne,
e non tutti siamo dei fusti,
come Casanova;
solo nei romanzi e nelle storie
rosa,
l’amore è facile,
e si hanno occasioni
a josa;
trovare l’amore,
non è facile,
in un mondo come questo;
dove c’è più odio che amore,
bene, ma anche tanto male.
Non è facile farsi sentire,
farsi capire,
trovare le parole giuste,
e tutto è affidato al caso,
molto più
che nei film;
possiamo non essere capiti,
né visti,
non è facile.
dai monti, il tramonto superbo
donava l' esteso verbo dell' ombra
e il pallido aère copriva amore
e il tacito d' un volto al vento
dipingeva il vello di tutt' intorno.
Tenue il vessillo colma la notte…
canta fanciulla il tuo sogno d' amore
prima ancor che il dì passi gli anni tuoi
ridenti e vivi,
prima ancor che la via del fatato costume
riempia di buio questa vita che cambia.
Ora la notte si colma di sogno
e sorridente la dea Luna
illumina i sogni.
perle ammantate di zucchero,
son cristalli scarabocchiati di neve
e matite insaziabili di nebbia di lana,
lattea camicia d' inverno
e d' un cavaliere canuto mantello,
sciroppo d' un vello d' alba ghiacciato
mescolato ad un peregrinar solstizio viandante
tra solitarie passeggiate lunari
intrappolate nel fulgido segreto
d' un frammento di cicatrice d' universo.












