o delle melodie strozzate dal temporale dei corni,
e dei vetri di permanganato mezzo tramontato -
non ne resterà che il gozzo.
Lacrime rientrate, risalire a forza.
E su, via, tornare, come pastori
dello sfolgorìo bruciante
nella centrale elettrica.
Non sono un letterato
l'unica cultura
è il sangue che mi cola
dagli occhi e dalla fronte
quando perdo il filo
e s'intreccia il mio respiro.
Non sono uno scrittore
poeta o drammaturgo
l'unica poesia
è la rabbia e la malinconia
che offende il mio aspettare.
Non sono filosofia
filantropo o illusionista
veggente o saltimbanco
sono solo un corpo estraneo
che sguazza dentro se stesso
cercando il lampo nel mare della noia.
Non sono perchè mai vorrei essere
o forse lo sono inavvertitamente
e non accetto incoscientemente
questo mio essere trascendente.
E allora ascolto e vedo
comprimo e scopro
scavo e sotterro
vinco e perdo
muto
gesticolo il passato
e poi vado
verso mete sconosciute
miraggi e illusioni
apparenza, Paradiso.
che guarda il cielo,
un'emozione che diventa esistenza,
un'onda che a riva impazza
un urlo che al cielo singhiozza.
Vivi di poesia
e il tuo spettacolo è infinito,
marosi argentati assetati,
sussulti alla luna,
sorseggi notti d'amore
e intrecci echi e paure.
Ora immagina,
si ti è concesso....
Immagina di camminare scalzo
nel cuore di una fanciulla e di
spaziare libero e leggero.
Lei è la tua favola,
la Primavera,
la rosa rossa
il sogno e il tuo pensiero.
All'improvviso
con un gemito confuso
cambi rotta in balia dell'inquietudine,
come una foglia soffri il gelo,
soffri le ombre,
il rifiuto e piove,
piove di amarezza...
Rimani nascosto
nelle ombre dei lamenti,
vorresti tornare!
Ma lei ora è come un'altalena
e tu dondoli
nell'indifferenza del suo cuore.
gli do a quest'utente con amore,
in fondo provo un senso di dolore
per tutta la mia vita di lavoro;
non sono proprio stato un gran tesoro
però mi dispiace che dirigo
la vela della barca dove affiggo
la torbida vecchiaia tenebrosa,
non so se dare retta a quella rosa
che spinge verso il maggio profumato
ma è certo che da qui non esco matto
entrando al mondo vivido e sereno,
di tutto sono sazio e sono pieno
addio alle chiamate rabbuianti
or voglio solo vivere di canti
di suoni di chitarra e fantasia
che sprizzino soltanto poesia.
ore 17,08 10 aprile 2007
l'ho scritta proprio appena chiusa l'ultima chiamata del mio ultimo utente del call center, dopo migliaia di chiamate negli ultimi miei 17 anni di lavoro.
sentimenti di rabbia, di delusioni, di simbiosi con il computer, di spersonalizzazione, di annullamento della volontà, di percezione di essere soltanto un numero,
ma anche la tremenda realizzazione di andare verso la vecchiaia. ma quell'utente non aveva nessuna colpa. grazie.
Flussi e flutti
alambicchi
e gocce di mare
Nuvole spremute
Stridulo il tempo
ora che dicembre
è da poco virato
sullo scoglio
Fossi pietra
anch’io
e cobalto
non avrei molli pensieri
non vedrebbero gli altri
la scia, la mucosa
la lacrima
il dente bianco del riso
la pelle, la muta
La stagione
sulla punta del piede
liberata
da una maglia
di sconcerto
va pensiero…
leggero come un elefante
in assenza di gravità.
come nella donna gravita
squallido è lo champagne
va pensiero…
dolce come il taglio
di un vetro aperto
nelle rughe di un marinaio
comme il fallo spoglio
va pensiero…
e resta pure esiliato
come un cane malato
utile come il pane
il pane per un celiaco
va pensiero…
imperfetto!!!
Guardare indietro
nel tempo.
Occhi che frugano
cercano.....
Un sorriso aleggia.
Cosi' lontano il tempo
della giovinezza
senza desiderarlo,
sentirne il sapore.
Occhi che trovano
Sguardi che sposano
il passato con il presente:
Aleggia un sorriso
nella nostra vita.
Un presente vissuto come futuro
Occhi maliziosi sorridono
pian piano si socchiudono
vedendo andare via
la malinconia..........
giornata grigia,
Stupore
senza limiti e confini.
Ripensare al passato
Ripensare
Tempi andati
La tristezza apre
Quel nodo alla gola che ritorna
Lacrime
Tempi andati
Stupirsi della malinconia
La danza incessante
degli atomi
nel buio della mente
crea illusioni e vortici dolorosi,
e noi, come treni veloci
sui binari tristi,
in fuga
verso mete imperscrutabili,
mete di orgasmi
in fuga dalla notte.
Noi,
personaggi di un quadro
senza autore, senza colore,
senza amore,
creati dalle danze
vorticose e casuali
di timidi elementi
figli della terra.
“Je suis desja d'amour tanné, ma tres doulce Valentinée…”
Venticinque anni di prigionia
e chissà quante poesie,
quante valentine
hanno percorso
la lunga strada
che dal dentro
porta al fuori-
Chissà. Chissà.
Tu eri lontana,
Milady,
quando io
baciavo la carta,
quando la carne
era fredda
e il cuore
nobile.
Milady, pensaci:
sono stato Cupido io,
il tuo Amorino,
il bambino che ti scriveva
delle sue ali sulla schiena,
del suo arco e delle frecce,
e che adesso
è più solo che mai.
Stringila forte ti prego,
quella mia vecchia lettera;
lascia entrare la notte,
e ancora una volta
verrà San Valentino.
Poi ricorda di noi
della nostra promessa:
ché se l’amor
non sarà più cortese,
gioioso e pieno,
come potremo allontanarci
ancor riconciliati?
Dovrò aspettar l’epilogo
allor io,
questo ho capito,
la fine dei Lupercali
e la notte di San Faustino.
Non credo che ci sarà un angelo
al mio capezzale,
o che tu vorrai chiedergli
di non essere mai più
separata
da me.
Sarebbe la morte,
hai detto,
quella che io
chiamo rinascita.
Creata e concepita
Da spirito d’amore
In mondi lontanissimi
Estesi fra le stelle
In seno alle galassie
Immense e misteriose
Che ovunque sistemate
Rasentano l’eterno;
Non so se la mia anima
Perduta in quegli spazi
Riesce a concepire
La grande commozione
Dell’opera di Dio.








