Ci sono spose che non puoi più toccare
ma ti confessano la verità
un minuto prima dell'altare
In quelle camere sperdute
dove il profumo delle rose vola via
per le finestre spalancate
lasciando da sola una bugia
Ci sono spose dal velo incenerito
che fingono che vedersi prima porti male
per prendersi un ultimo minuto
per aspettare un ultimo segnale
e sulle altalene del passato
si rileggono una promessa costruita
Ma ormai è tutto già pagato
resta solo il caro prezzo della vita
La tinta forse copre un poco la paura
e di lui ti innamorerai col tempo
Ma un istante quello no non lo si cura
Un istante è la verità in miniatura
E' un istante la magia che non dà scampo
Per quelle spose è il tempo dei saluti
Sono quelle cose
fra finti sconosciuti
E il camerino profuma
di dettagli e rimedi forzati
Forse questo è un gioco (proprio come prima)
e quelli felici dei talenti mancati
ma ti confessano la verità
un minuto prima dell'altare
In quelle camere sperdute
dove il profumo delle rose vola via
per le finestre spalancate
lasciando da sola una bugia
Ci sono spose dal velo incenerito
che fingono che vedersi prima porti male
per prendersi un ultimo minuto
per aspettare un ultimo segnale
e sulle altalene del passato
si rileggono una promessa costruita
Ma ormai è tutto già pagato
resta solo il caro prezzo della vita
La tinta forse copre un poco la paura
e di lui ti innamorerai col tempo
Ma un istante quello no non lo si cura
Un istante è la verità in miniatura
E' un istante la magia che non dà scampo
Per quelle spose è il tempo dei saluti
Sono quelle cose
fra finti sconosciuti
E il camerino profuma
di dettagli e rimedi forzati
Forse questo è un gioco (proprio come prima)
e quelli felici dei talenti mancati
2 commenti
E basta!
Ma l’istat è pagata
per farci disperare!
Non c’è una giornata
in cui si può sperare,
Cassandre della morte
uccelli del malaugurio
elencano la sorte
dei matti in un tugurio,
e vomitano allarmi
da brutta pelle d’oca
affilano le armi
del vai sotto chi tocca,
i poveri in aumento
il lavoro che va via
i giovani nel vento
di brutta malattia,
i tristi pensionati
che muoiono di fame
e sono sotterrati
da metri di catrame,
le fabbriche distrutte
la scuola in confusione
soltanto cose brutte
a morte l’illusione.
E basta!
Le devono mostrare
codeste sconcerìe
a quel parlamentare
che spara fesserie,
a quelli che comandano
e ridono beffardi
che rubano e che scaldano
schifosi e anche codardi
i banchi degli eletti
onorevoli e ministri
e capi maledetti
malevoli e sinistri,
a loro devon dire
che tutto è a catafascio
e al popolo fornire
il perché di questo sfascio,
perché noi poverini
siam come Cristo in Croce
già martiri meschini
e umani senza voce .
Ma l’istat è pagata
per farci disperare!
Non c’è una giornata
in cui si può sperare,
Cassandre della morte
uccelli del malaugurio
elencano la sorte
dei matti in un tugurio,
e vomitano allarmi
da brutta pelle d’oca
affilano le armi
del vai sotto chi tocca,
i poveri in aumento
il lavoro che va via
i giovani nel vento
di brutta malattia,
i tristi pensionati
che muoiono di fame
e sono sotterrati
da metri di catrame,
le fabbriche distrutte
la scuola in confusione
soltanto cose brutte
a morte l’illusione.
E basta!
Le devono mostrare
codeste sconcerìe
a quel parlamentare
che spara fesserie,
a quelli che comandano
e ridono beffardi
che rubano e che scaldano
schifosi e anche codardi
i banchi degli eletti
onorevoli e ministri
e capi maledetti
malevoli e sinistri,
a loro devon dire
che tutto è a catafascio
e al popolo fornire
il perché di questo sfascio,
perché noi poverini
siam come Cristo in Croce
già martiri meschini
e umani senza voce .
A mio figlio a scuola lo bocceranno
così come io sono stato bocciato dalla vita.
Mio figlio è il prodotto dei miei esami
e quando porterà a casa la pagella
non potrò neanche sgridarlo
o portarmi ad esempio
perché sono stato io ad aver creato tutto questo.
Mio figlio sarà respinto
così come la vita mi ha prescritto
non tanto per i demeriti
ma per avere sputato sulle opportunità.
Ho pensato di seguire scie luminose
ho disertato interrogazioni
sono fuggito davanti ai problemi
e oggi lo sguardo di mio padre
m'insegue come una lucertola
nei cunicoli delle perplessità
Mio figlio a scuola sarà bocciato
così come è già stato per me
alla sua età volevo fare il calciatore
preferivo un campo da gioco
al lavoro, studio, sudore e sacrificio
o forse non sapevo bene cosa volevo
e l’ho accettato chinando il capo
respirando il puzzo del lavoro.
Adesso che ho mezzo secolo di vita
con il viso stanco e piegato su me stesso
guardo il mondo
che sta crollando alle mie spalle
in bocca si sciolgono le parole
e camminando sul filo delle mie banalità
fatico a capire se sono io il figlio o il papà.
così come io sono stato bocciato dalla vita.
Mio figlio è il prodotto dei miei esami
e quando porterà a casa la pagella
non potrò neanche sgridarlo
o portarmi ad esempio
perché sono stato io ad aver creato tutto questo.
Mio figlio sarà respinto
così come la vita mi ha prescritto
non tanto per i demeriti
ma per avere sputato sulle opportunità.
Ho pensato di seguire scie luminose
ho disertato interrogazioni
sono fuggito davanti ai problemi
e oggi lo sguardo di mio padre
m'insegue come una lucertola
nei cunicoli delle perplessità
Mio figlio a scuola sarà bocciato
così come è già stato per me
alla sua età volevo fare il calciatore
preferivo un campo da gioco
al lavoro, studio, sudore e sacrificio
o forse non sapevo bene cosa volevo
e l’ho accettato chinando il capo
respirando il puzzo del lavoro.
Adesso che ho mezzo secolo di vita
con il viso stanco e piegato su me stesso
guardo il mondo
che sta crollando alle mie spalle
in bocca si sciolgono le parole
e camminando sul filo delle mie banalità
fatico a capire se sono io il figlio o il papà.
Migrano il sangue e le foglie
calpestati da orme non più capaci di volare
Resta una bruma di ieri,
assiderato respiro
-gole chiuse nel canto d'autunno che ha sgozzato il tramonto
Del ramo ricordo il congiungersi al sole
come il nostro equilibrio inventato
senza legge, in uno strato
più alto
Oggi non sono più il migliore amico,
ma solo un patrigno ed un nemico.
Così mi vedi,figlio mio,purtroppo,
ed io piango con in gola il groppo.
Quand'io morrò e non parlerò più,
allora,forse,ti ricorderai di me,
assiso dietro il tavolo sudato,
su cui la mente mia in gioventù
coi pensieri e con gli affanni,ahimè,
ho per tant'anni con lena logorato.
Or tu non comprendi,ma bontà
c'è in me e tanto affetto,
che mi spinge con difficoltà
a renderti uomo e non abietto.
Or stanco mi sento ed anche affranto,
di tutto mi rimane un gran rimpianto.
In me ho solo te ed un affanno
di lasciarti in eredità un grave danno.
Nel mio cuore c'è tanta amarezza,
in te freddezza e tanta indifferenza,
perchè non t'offro della vita una certezza,
la cui assenza produce delinquenza.
Nel mio cuore c'è tanta amarezza,
con cui convivo insieme con tristezza,
perchè non t'offro un posto di lavoro,
che per l'uomo è vita e pur decoro;
perchè vien meno il soldo giornaliero,
perchè ti educo al benfar sincero,
perchè non sono compare dei compari,
ovvero spazzola degli abiti talari;
perchè il ricatto aborro ed il compromesso,
perchè non voglio vederti genuflesso,
perchè solo il diritto pratico e t'insegno,
che distingue l'uomo probo dall'indegno,
dall'individuo dal fare scellerato,
che da parassita campa indisturbato.
Quando nascesti mi sentii più forte,
ma poi s'affievolì questa figura,
che non volle nuotar nel mar di fango,
che appesta,ahimè,l'Italia a morte,
che produce tra gli uomini frattura,
mentr'io stanco sul mio scritto piango.
Ricordo ancora tanti bei momenti,
i momenti,in cui,piccolo,dormivi
ed io nella fioca luce ti guardavo,
vedendoti già uomo d'alti intenti.
Un padre oggi non è più tal tra i vivi,
se non s'ammorba nell'appestato favo,
se non si vende ai politicanti
ovvero al basso clero gabbasanti.
ma solo un patrigno ed un nemico.
Così mi vedi,figlio mio,purtroppo,
ed io piango con in gola il groppo.
Quand'io morrò e non parlerò più,
allora,forse,ti ricorderai di me,
assiso dietro il tavolo sudato,
su cui la mente mia in gioventù
coi pensieri e con gli affanni,ahimè,
ho per tant'anni con lena logorato.
Or tu non comprendi,ma bontà
c'è in me e tanto affetto,
che mi spinge con difficoltà
a renderti uomo e non abietto.
Or stanco mi sento ed anche affranto,
di tutto mi rimane un gran rimpianto.
In me ho solo te ed un affanno
di lasciarti in eredità un grave danno.
Nel mio cuore c'è tanta amarezza,
in te freddezza e tanta indifferenza,
perchè non t'offro della vita una certezza,
la cui assenza produce delinquenza.
Nel mio cuore c'è tanta amarezza,
con cui convivo insieme con tristezza,
perchè non t'offro un posto di lavoro,
che per l'uomo è vita e pur decoro;
perchè vien meno il soldo giornaliero,
perchè ti educo al benfar sincero,
perchè non sono compare dei compari,
ovvero spazzola degli abiti talari;
perchè il ricatto aborro ed il compromesso,
perchè non voglio vederti genuflesso,
perchè solo il diritto pratico e t'insegno,
che distingue l'uomo probo dall'indegno,
dall'individuo dal fare scellerato,
che da parassita campa indisturbato.
Quando nascesti mi sentii più forte,
ma poi s'affievolì questa figura,
che non volle nuotar nel mar di fango,
che appesta,ahimè,l'Italia a morte,
che produce tra gli uomini frattura,
mentr'io stanco sul mio scritto piango.
Ricordo ancora tanti bei momenti,
i momenti,in cui,piccolo,dormivi
ed io nella fioca luce ti guardavo,
vedendoti già uomo d'alti intenti.
Un padre oggi non è più tal tra i vivi,
se non s'ammorba nell'appestato favo,
se non si vende ai politicanti
ovvero al basso clero gabbasanti.
Ascolto lo scrosciare della pioggia
mentre nella tarda ora di questa notte
vivo, vampiro assetato
di pace, di amore rosso sangue
Pensieri come ingranaggi maledetti
mulinano nella mente,
operativi in moto perpetuo …
bandirli voglio nel vento,
disperderli come foglie morte
che tornare indietro mai potranno
Tutto di me, dal corpo, all'anima
anela angosciosamente
sentire le tue braccia avvolgermi,
dieci anni di vita darei per un solo abbraccio da te
Da te, amore, che osservo dormire
ed il tuo respiro è musica nel silenzio intorno,
il tuo bel viso arreso al sonno
disteso e sereno bello come i sole
Ricordi salgono dal cuore
come l'edera si avvinghia al tronco dell'albero
essi le mie membra catturano,
brividi sulla pelle di gioia,
lacrime amare dalle palpebre pesanti
Ripongo tutto ciò che sono nelle mani di Dio,
aggrappandomi ad ogni piccolo appiglio,
scalando questo monte impervio
che è la vita, solo con una corda e
con le mie mani colme d'amore e buon volontà
«Forse tremate più voi nel pronunciare contro di me questa sentenza che io nell'ascoltarla.» Cit. Giordano Bruno
Non si può più discutere, avevi ragione,
dopo aver rifiutato i conforti religiosi,
dopo aver detto di no al crocefisso.
Sarà cosi anche per me.
Però tu che sei l’antieroe,
la distorsione soggettiva
dell'osservatore,
e la mia unica idea:
portami in un Universo infinito,
dove il mondo può essere amato
come si può amar solo Dio.
Non abbiamo nulla di cui doversi pentire, noi,
se non forse l’insofferenza al dogma,
e all’osservanza di una vita con la lingua in giova:
serrata da una morsa perché non possa parlare.
Te l’avevo detto che avrei camminato con te
verso la piazza del Campo de’ Fiori
sulla via della trasformazione interiore,
denudato, poi legato
e arso vivo.
Come quando amavamo alla follia:
tu ogni singola particella di Dio,
ed io la pluralità del cosmo.
Come quando eravamo giovani
e ci chiedevamo
quale fosse la domanda,
se l’universo era la risposta.
E senza dubbio tu lo sapevi,
che quello era l’ordine
che partiva dal caos.
Che era il principio
dal quale sgorgava la vita.
Anche io li vedevo, sai?
Gli spiriti senza forma
che prima trascendono
e poi ci pressano.
Ma dov’è ora che sono invecchiato
il principio da cui scaturisce la conoscenza?
Il panteismo di pensiero e materia?
Lo spirito che pervade ogni cosa?
Dove sono il sole, la luna,
le stelle e gli astri tutti?
Se non nel punto di rientro
del ciclo di tutte le cose?
È una possibilità di interpretazione,
questa che ho avuto:
dell'infinita attività del divino
e del suo eterno emanare vita,
luce e conoscenza.
Ad un corpo fisico, certo,
ma ad un’anima
immortale.
Così gli interessi mondani
che mi pressavano da ogni parte,
come succede a chi è martire
del libero pensiero,
non sono stati mai
le nove nobili virtù.
Perché ho coraggio e so mentire,
in una condizione confusa
semicosciente,
nello stato di paura del male.
Dirò addio ai nove incarichi,
all’autostima e alla perseveranza,
all’amico fidato,
ai decreti e agli incarichi-
e vivrò in un’idea realizzata.
Sarò l’origine di un evento a catena
e l’ideoplasia dell’uomo cocciuto,
così che per gioco potrò anche io capire
come ci si sente ad essere Dio.
E tutto questo accadrà
in un solo fotogramma di esistenza:
e sarà come valicare limiti
che non dovrebbero essere valicati,
come scherzare con la natura.
Come un presunto
fenomeno paranormale.
Resterò nelle tue ossessioni io.
Dall’era del Cro Magnon,
lungo crononi e busoni,
attraverso l’era Yuga,
e verso il collasso quantico;
durante un apparente blocco
dello scorrere del tempo.
Anima, mente, e spirito
come gruppi di quark colore,
dove tutti gli eventi accadono
solo contemporaneamente:
tutto è più facile
da quando ho capito,
da quando la mia percezione
si è palesata virtuale
e la mente visita eventi
che in realtà non esistono;
mentre io leggo la vita,
una pagina alla volta,
e non mi accorgo
che il libro è tutto lì:
in un unico istante.
Eccolo lo schema di credenze,
di attitudini emotive e comportamenti abituali
che ho già definito come “me stesso”,
il profilo dell’Enneagramma Quattro
che sarà il ritorno al mito.
La fotografia atemporale
dell’universo
e le cento otto tipologie
di personalità-
Le divinità induiste
e i grani del mala-
Tutto,
fino alla perfetta
consapevolezza intuitiva.
Mi troverai lì,
attraverso le vibrazioni
di ogni atomo del corpo,
nello spazio che non separa;
dove quarantadue budda pacifici
e cinquantotto irati
potranno finalmente
manifestarsi.
Sarò contemporaneamente il tutto:
il soggetto che crea illusioni,
e il significato delle alternative
che si possedevano
quando esisteva la linea
del tempo.
Come te percepirò stimoli
che non ci saranno,
e non percepirò quelli presenti,
il battito cardiaco
o il ritmo respiratorio.
Ma non importa.
Saranno le emozioni,
la risposta ad ogni momento
della mia esistenza,
come mille falsi positivi,
come la tua pseudoscienza;
una immotivata visione di connessioni
accompagnata da una anormale significatività.
Sono quelle le 108 tentazioni materiali
cui una persona deve resistere
per raggiungere il Nirvana.
Ma non aver paura:
sono tante le significative particelle
che sono qui per costruire il nostro presente,
e il nostro passato, in un futuro elusivo.
Non è uno scherzo,
la conclusione è definitiva:
siamo noi Dio.
Cos'è questa attesa
velata di luce,
cos'è questa nota
che sfiora un pensiero non detto.
Questo silenzio che
inchioda i tuoi occhi di ghiaccio,
poi lasciarmi la sera nelle narici
un odore d'inchiostro.
Si annoverano i pensieri
nel ricamo di un verso,
un vento fresco mi bacia la guancia,
ha il sapore dell'erba dopo la pioggia
dentro i cassetti il profumo di lavanda
confeziona scambi d'aria.
Ripongo
tre mandate di versi accurati,
gli accenti e le sillabe suggerite dal cuore
e bislacca ti tengo sul comò!
velata di luce,
cos'è questa nota
che sfiora un pensiero non detto.
Questo silenzio che
inchioda i tuoi occhi di ghiaccio,
poi lasciarmi la sera nelle narici
un odore d'inchiostro.
Si annoverano i pensieri
nel ricamo di un verso,
un vento fresco mi bacia la guancia,
ha il sapore dell'erba dopo la pioggia
dentro i cassetti il profumo di lavanda
confeziona scambi d'aria.
Ripongo
tre mandate di versi accurati,
gli accenti e le sillabe suggerite dal cuore
e bislacca ti tengo sul comò!
Tu laceri il mio petto, lo squarci, lo ferisci. La tua mano affonda la lama.
Il tuo è un colpo preciso: non così profondo da raggiungere il cuore.
Tu vuoi ch'io sopravviva. Non è un colpo letale.
Vuoi aprire una ferita, vedere se sanguina, capire se sono vivo, se il mio cuore palpita.
Ti sto di fronte, ammaliato dal tuo sguardo che anestetizza il dolore e mi penetra, così come la tua ferocia. Non mi tiro indietro e tu non ritrai la tua lama.
La tua mano, il tuo braccio, compiono un gesto preciso: lacerano la mia carne da un punto ad un altro. Una misura precisa, calcolata, quella che basta alla tua mano per penetrare e strapparmi via il cuore.
--
You tear my chest, rip it, hurt it. Your hand plunges the blade.
Your blow is precise: not as deep as to reach the heart.
You want me to survive. It is no lethal blow.
You just want to open a wound, see if it bleeds, understand if I am alive, if my heart still beats.
I am in front of you, enchanted by your glance which anaesthetizes the sorrow and penetrates me as well as your cruelty. I do not draw back nor you withdraw your blade.
Your hand, your arm make a sharp gesture: they tear my flesh from one end to the other. An exact cut, calculated, the one that is sufficient to penetrate and strip my heart.
Il tuo è un colpo preciso: non così profondo da raggiungere il cuore.
Tu vuoi ch'io sopravviva. Non è un colpo letale.
Vuoi aprire una ferita, vedere se sanguina, capire se sono vivo, se il mio cuore palpita.
Ti sto di fronte, ammaliato dal tuo sguardo che anestetizza il dolore e mi penetra, così come la tua ferocia. Non mi tiro indietro e tu non ritrai la tua lama.
La tua mano, il tuo braccio, compiono un gesto preciso: lacerano la mia carne da un punto ad un altro. Una misura precisa, calcolata, quella che basta alla tua mano per penetrare e strapparmi via il cuore.
--
You tear my chest, rip it, hurt it. Your hand plunges the blade.
Your blow is precise: not as deep as to reach the heart.
You want me to survive. It is no lethal blow.
You just want to open a wound, see if it bleeds, understand if I am alive, if my heart still beats.
I am in front of you, enchanted by your glance which anaesthetizes the sorrow and penetrates me as well as your cruelty. I do not draw back nor you withdraw your blade.
Your hand, your arm make a sharp gesture: they tear my flesh from one end to the other. An exact cut, calculated, the one that is sufficient to penetrate and strip my heart.
Lu vuliri di lu casteddu di Petrapirzia
( Palori a lu ventu )
( Palori a lu ventu )
Appujatu a 'na puntara antica
'ncapu un cozzu dormi un casteddu,
la festa oramai cci la fa l'ardica,
pirchì nun havi vrachi nni cappeddu.
La so storia la ficiru ddi genti,
chi sudura nni jittaru tanti e tanti,
chi pri manteniri li patruna cuntenti
tanti voti la so panza era vacanti.
Di stu casteddu appartinutu a latruna
s'hannu fattu tanti studii e ricerchi
pri sapiri cui furu ddi nobbiluna,
chi 'n facci si meritavanu li merchi.
Tuttu si fici pirchì ddi strunza,
furu sì strunza,ma di merda blu;
genti chi si 'inchì sacchetti e panza
sfruttannu puvireddi e servitù.
Lu casteddu,pri tant'anni abbannunatu,
chi havi quattru mura e nenti cchiù,
taliannu ddi alluccuti allittirati,
s'arrigorda nni ddi longhi nuttati,
mentri un jacobbu a lu scuru facìa chiù
e 'na pigula chiangiva a lu so latu,
di ddi sfrazzi di ddu anticu cetu
chi havìa 'n culu e 'n testa tantu fetu.
Ma dicchiù penza a sti cchiù minghia d'ora,
chi cunsintìru d'addumarici la cannila.
Lu casteddu penza e s'impurrisci ancora,
pirchì nun havi mancu causi di tila,
pirchì nuddu lu talià quann'era bonu
e certi genti 'ntra un lampu e un tronu,
quannu poi pri so sfurtuna cadì malatu,
ucchiati li petri e lu marmu prigiatu,
vidennu ca 'na cazzola nun ci iava mai,
spissu l'alliggiriru di ddi pesanti guai.
Tuttu fu fattu,amici,si fa pri diri,
pri nun ci dari a lu casteddu lu duluri
d'assistiri a picca a picca a lu so dannu,
chi putìa fari lu malutempu in avveniri.
Tanti lu visitaru e cci ieru sicuri,
chistu è lu fattu e tutti lu sannu
ca a spugghiari ddu malatu granni
fu lu forti amuri di tant'anni.
Tanti lu visitaru ddu granni malatu
e,chiangennu e currennu senza ciatu,
cu duluri si purtaru li rigala
cu li carcagna 'n culu scala scala.
Oggi lu casteddu è riduttu mali,
nun havi cchìù ossa e mancu peddi;
ma li ministri,chi 'n testa hannu sali,
lu ciriveddu cravaccaru a tri seddi
e,consultati l'architetti e l'ingignera,
vidennu ca quarchi schinga l'havi ancora,
ca rusicannu si pò sempri spurpari,
tri cazzulati cci li ficiru jittari
e poi,pirchì la petra havi a fruttari,
ci addumaru 'na luci accussì forti,
tantu ca ddi quattru petri cu ddi fari
s'affruntaru di prisintari la so sorti.
Infatti,scurciati e nudi comu sunnu,
forma di casteddu cchiù nun hannu:
unni c'eranu triccentusissantacincu vani,
ora cci sunnu sulu li strunza di li cani.
Lu casteddu chiamatu,ma è un casalinu,
sensali a forza d'un patruni mmistinu,
si putissi parrari,gridassi accussì:
"Jittatimi a lu scuru,è cosa megghia,
cu sta luci m'aviti fattu vrigugnari,
lu me tempu bellu oramai finì,
lassatimi stari cca 'mmenzu sta negghia,
sugnu un scheletru e nenti pozzu dari.
Si vuliti cu mia fari tanti dinari,
di jornu,si v'arrinesci,li putiti fari,
ma di notti a lu scuru vogghiu stari
cu l’occhi chiusi pri nun taliari;
vui nun spinniti accussì sordi di currenti
e iu cercu di dormiri,senza pinzari a nenti.
'Ntra tant'anni guai 'nn haju vistu assai,
nuddu m'havi taliatu e,purritu oramai,
stinnicchiatu 'nn sta rocca vogghiu stari
tanticchiedda sirenu,mi vogghiu arripusari.
Addumati li cannili a quarchi santu
pri aiutarivi a nun ingannari tantu
sti paisani nostri tantu onesti:
giuvineddi afflitti,omini da beni
e matruzzi anziani,chi sannu sulu peni,
chi nun canuscinu ferii nni festi,
chi emigranu la duminica e lu luni
pri circarisi a fatica lu so pani,
ma tanti voti restanu a dijuni
fora di casa e raminghi comu cani,
facennu sempri lu modu e la manera
di stari luntanu assai di la galera.
Lu cori mi si strazza e nenti pozzu,
pirchì sulu quattru petri mi ristaru,
oramai sugnu mortu nni stu cozzu,
nun mi 'nteressanu li stiddi nni lu faru.
Ma si vui,amministratura di stu cazzu,
mentri tanti figghiareddi si nni vannu,
vi faciti la varva e poi lu pizzu
e v'arricchiti cu so gravi dannu,
iu vi dicu di cca 'ncapu sulu
addumativi la cannila 'nta lu culu".
L'auturi di sti siciliani versi
cu la spranza ca nun vannu persi,
chiddu chi dissi nun lu dissi pri d'iddu,
ma pri lu prossimu,pri chiddu,pri chiddu
e poi pri farsi pirdunari quarchi sbagghiu
chi havi sicuramenti stu travagghiu,
a li prisenti,chi capiscinu sti cosi
li ringrazia a tutti e ci offri tanti rosi.
Tutti i miei scritti, inseriti in questo sito, sono stati già pubblicati da vari Editori dal 1971 al 2014.
'ncapu un cozzu dormi un casteddu,
la festa oramai cci la fa l'ardica,
pirchì nun havi vrachi nni cappeddu.
La so storia la ficiru ddi genti,
chi sudura nni jittaru tanti e tanti,
chi pri manteniri li patruna cuntenti
tanti voti la so panza era vacanti.
Di stu casteddu appartinutu a latruna
s'hannu fattu tanti studii e ricerchi
pri sapiri cui furu ddi nobbiluna,
chi 'n facci si meritavanu li merchi.
Tuttu si fici pirchì ddi strunza,
furu sì strunza,ma di merda blu;
genti chi si 'inchì sacchetti e panza
sfruttannu puvireddi e servitù.
Lu casteddu,pri tant'anni abbannunatu,
chi havi quattru mura e nenti cchiù,
taliannu ddi alluccuti allittirati,
s'arrigorda nni ddi longhi nuttati,
mentri un jacobbu a lu scuru facìa chiù
e 'na pigula chiangiva a lu so latu,
di ddi sfrazzi di ddu anticu cetu
chi havìa 'n culu e 'n testa tantu fetu.
Ma dicchiù penza a sti cchiù minghia d'ora,
chi cunsintìru d'addumarici la cannila.
Lu casteddu penza e s'impurrisci ancora,
pirchì nun havi mancu causi di tila,
pirchì nuddu lu talià quann'era bonu
e certi genti 'ntra un lampu e un tronu,
quannu poi pri so sfurtuna cadì malatu,
ucchiati li petri e lu marmu prigiatu,
vidennu ca 'na cazzola nun ci iava mai,
spissu l'alliggiriru di ddi pesanti guai.
Tuttu fu fattu,amici,si fa pri diri,
pri nun ci dari a lu casteddu lu duluri
d'assistiri a picca a picca a lu so dannu,
chi putìa fari lu malutempu in avveniri.
Tanti lu visitaru e cci ieru sicuri,
chistu è lu fattu e tutti lu sannu
ca a spugghiari ddu malatu granni
fu lu forti amuri di tant'anni.
Tanti lu visitaru ddu granni malatu
e,chiangennu e currennu senza ciatu,
cu duluri si purtaru li rigala
cu li carcagna 'n culu scala scala.
Oggi lu casteddu è riduttu mali,
nun havi cchìù ossa e mancu peddi;
ma li ministri,chi 'n testa hannu sali,
lu ciriveddu cravaccaru a tri seddi
e,consultati l'architetti e l'ingignera,
vidennu ca quarchi schinga l'havi ancora,
ca rusicannu si pò sempri spurpari,
tri cazzulati cci li ficiru jittari
e poi,pirchì la petra havi a fruttari,
ci addumaru 'na luci accussì forti,
tantu ca ddi quattru petri cu ddi fari
s'affruntaru di prisintari la so sorti.
Infatti,scurciati e nudi comu sunnu,
forma di casteddu cchiù nun hannu:
unni c'eranu triccentusissantacincu vani,
ora cci sunnu sulu li strunza di li cani.
Lu casteddu chiamatu,ma è un casalinu,
sensali a forza d'un patruni mmistinu,
si putissi parrari,gridassi accussì:
"Jittatimi a lu scuru,è cosa megghia,
cu sta luci m'aviti fattu vrigugnari,
lu me tempu bellu oramai finì,
lassatimi stari cca 'mmenzu sta negghia,
sugnu un scheletru e nenti pozzu dari.
Si vuliti cu mia fari tanti dinari,
di jornu,si v'arrinesci,li putiti fari,
ma di notti a lu scuru vogghiu stari
cu l’occhi chiusi pri nun taliari;
vui nun spinniti accussì sordi di currenti
e iu cercu di dormiri,senza pinzari a nenti.
'Ntra tant'anni guai 'nn haju vistu assai,
nuddu m'havi taliatu e,purritu oramai,
stinnicchiatu 'nn sta rocca vogghiu stari
tanticchiedda sirenu,mi vogghiu arripusari.
Addumati li cannili a quarchi santu
pri aiutarivi a nun ingannari tantu
sti paisani nostri tantu onesti:
giuvineddi afflitti,omini da beni
e matruzzi anziani,chi sannu sulu peni,
chi nun canuscinu ferii nni festi,
chi emigranu la duminica e lu luni
pri circarisi a fatica lu so pani,
ma tanti voti restanu a dijuni
fora di casa e raminghi comu cani,
facennu sempri lu modu e la manera
di stari luntanu assai di la galera.
Lu cori mi si strazza e nenti pozzu,
pirchì sulu quattru petri mi ristaru,
oramai sugnu mortu nni stu cozzu,
nun mi 'nteressanu li stiddi nni lu faru.
Ma si vui,amministratura di stu cazzu,
mentri tanti figghiareddi si nni vannu,
vi faciti la varva e poi lu pizzu
e v'arricchiti cu so gravi dannu,
iu vi dicu di cca 'ncapu sulu
addumativi la cannila 'nta lu culu".
L'auturi di sti siciliani versi
cu la spranza ca nun vannu persi,
chiddu chi dissi nun lu dissi pri d'iddu,
ma pri lu prossimu,pri chiddu,pri chiddu
e poi pri farsi pirdunari quarchi sbagghiu
chi havi sicuramenti stu travagghiu,
a li prisenti,chi capiscinu sti cosi
li ringrazia a tutti e ci offri tanti rosi.
Tutti i miei scritti, inseriti in questo sito, sono stati già pubblicati da vari Editori dal 1971 al 2014.
Fitti abeti
Schierati guerrieri
Verde muraglia
con sottobosco quasi senza spazio
per conficcarvi i tronchi
Il cielo cambia
Nere nuvole veloci
bucate dal sole all’improvviso
Scrosci d’acqua
gonfiano ruscelli
fiumiciattoli e laghetti
Battiti d’ali
Richiamo di metallo
dell’urogallo folle
Poi silenzio
Per miglia e miglia
solo foresta
E a guardar bene
eccoli lì
gli gnomi gli elfi le fate
In questo regno di Wotan
Schierati guerrieri
Verde muraglia
con sottobosco quasi senza spazio
per conficcarvi i tronchi
Il cielo cambia
Nere nuvole veloci
bucate dal sole all’improvviso
Scrosci d’acqua
gonfiano ruscelli
fiumiciattoli e laghetti
Battiti d’ali
Richiamo di metallo
dell’urogallo folle
Poi silenzio
Per miglia e miglia
solo foresta
E a guardar bene
eccoli lì
gli gnomi gli elfi le fate
In questo regno di Wotan
Dentro ai segreti del mare
ho riposto i miei pensieri,
in quelle onde
offuscati i sentimenti,
intinti nelle nuvole grigie
le voci del vento.
Dov'era l'Autunno
ora abita una lacrima e l'inverno,
nuda appare la sera
e tiene il tuo parlare
e il cielo commuove l'assenza.
ho riposto i miei pensieri,
in quelle onde
offuscati i sentimenti,
intinti nelle nuvole grigie
le voci del vento.
Dov'era l'Autunno
ora abita una lacrima e l'inverno,
nuda appare la sera
e tiene il tuo parlare
e il cielo commuove l'assenza.










