E' arrivato il giorno
davanti a me
il tuo viso di donna
pieno di ombre
eppure cosi' vivo.
Avrei voluto che il calore
sciogliese il gelo
del tuo cuore,
stringerti
e non farti sentire piu'sola.
Il tuo essere donna
quella gioia nascosta
sempre pronta a rivivere.
Le tue ombre
amica mia
sono una sconfitta,
per chi come me
impotente
ti guarda
e vede il tuo viso
appassire senza carezze, amore...
Come il tuo dolce cuore merita
e che questa ingrata vita ti priva.
Sei il germe della vita
dolce tenero fiore
di un'amica.
con gli occhi pieni di nostalgia
dietro ad un lume acceso.
Sai di crepuscolo e d'inchiostro
sigillato su un foglio infinito
a Dicembre.
Ti tengo cosi,
steso come si tiene il cielo,
rubando le stelle
posso intuire i tuoi pensieri
e raccogliere i bagliori
distratti e caduti
dove cade la neve.
le persone hanno gli abiti tirati sù
per cogliere i primi raggi
Donne pallide in viso
con gli ombrellini
bambini che giocano a riva
con enormi castelli di sabbia
un po'instabili
e la fatalità del momento
come se questi istanti
non potranno avere seguito
Il mare ancora scuro
un Sole a squarciare le nubi
dipinge ciò che accade
L'armonia pervade gli animi
la gioia per la nuova stagione
nell'idilio di colori e profumi
L'onda riversa
le sue perle
conchiglie pesci
ragazzini
con le gambe bianche
tentano di catturarli
l'acqua è ancora fredda
i loro tentativi sono goffi
le mamme sorridono
tutto risponde
alle aspettative
dei partecipanti
Cani che corrono giocosi
le signore stanno attente
che i loro figli non esagerino
tutto è così tranquillizzante
un lungo rifiatare
dopo gli affanni dell'inverno.
«Se gli architetti che hanno costruito Genova avessero avuto spazio, se avessero potuto abbandonarsi alla fantasia e senza ostacoli ai loro capricci, non avrebbero potuto trovare le infinite risorse e la multipla varietà di motivi, di disegni e disposizioni ai quali la facciata dei loro palazzi deve un'originalità di carattere, e che introduce in ogni anfratto l'inatteso della grandezza.»
(cit. Louis Enault)
Oggi che piove, vecchia mia,
e che l’odore del tuo mare
si fonde con quello dei fiumi,
forse potrei dormire anch’io:
fino a pomeriggio inoltrato,
soggiogato dalle vibrazioni
proprie del poeta di razza.
In balia come sempre
del tuo respiro
e della tua complessità,
potrei persino essere io
l’uomo che pensa e che riposa:
con l’orecchio a ridosso delle mura,
nel susseguirsi di botteghe buie e sporche,
nel vociare di osterie e magazzini,
di vele e catrame,
e con l’occhio rivolto ai ragazzi
dalle magliette a righe.
Sono loro i miei piccoli acrobati,
che come tante stradine intricate
in declivio su tetti di ardesia,
rimandano il cuore
al cupo silenzio del giorno dopo,
alla quiete del post disfatta.
Ma se fossi nato prima,
durante “El siglo de los Genoveses”,
potrei essere stato anche io, come te,
superbo per uomini e mura,
con i miei carruggi e le mie spianate,
i miei sagrati, le mie ville e i miei palazzi.
Se così fosse stato,
avrei incendiato la casa del Boia,
e poi cosparso le strade
di petali e fiori
per dare asilo alla povera gente.
Sono loro in realtà
il nero serpentinite, il bianco quarzo
e il rosso diaspro,
sono loro l’unico risseu carrabile,
gli unici ciottoli di cui si può
andare orgogliosi:
le mura del Malapaga
in prossimità dell’asilo notturno,
dell’opera pia del Massoero,
tra le macerie di ieri
e le troppe lapidi
di oggi.
Genova, amore,
tu mi appari
solo in sogno.
come sacerdote assiro,
emetto pensieri cuneiformi
che legano l'anima
ai tuoi modi gentili
mentre sorseggi nel giorno
l'ultimo thè
seduto sul trono della solitudine.
Cerimoniali sotteranei
di cuori anonimi.
Punto e a capo:
non mi resta
che una virgola di luce
nelle viscere di una notizia
che non inquieta nessuno.
Nelle mie impronte tracce di te.
Ogni tuo sguardo, ogni tua carezza,
ogni tua offesa, mi dà nuova forma.
Io non sono più io, eppure mi riconosco:
son di noi l'immagine composita.
Io non sono più io, eppure sono integro:
son di noi l'insieme degli elementi.
Io non sono più io, eppure ho vecchie radici:
son di noi il seme germogliato.
Nessuno di noi si dica solo,
non guardando le proprie mani.
Ciascuno di noi si dica unico,
si liberi dal desiderio
di fondersi negli altri.
--
In my hands marks of you
In my fingerprints traces of you
each glance, each caress of you,
each offence, gives me new shape.
I am not me any longer, and yet I recognize myself:
I am the image of us together.
I am not me any longer, and yet I am one:
I am the set of our elements.
I am not me any longer, and yet I have old roots:
I am our bud that has germinated.
no one of us can say he is alone,
at least not looking at his hands.
each one of us is unique
just needs to free oneself
from the desire
to melt into the others.
Senza fretta, piego il capo
e mentre si alza la tempesta
un raggio di sole
riesce ad attraversare la finestra
inondando di luce la stanza
dove ogni cosa è inermefuori dal mondo.
E sento levarsi la voglia di piangere
mentre sempre più cattivo
l’odore di muffa attacca i sensi
e si impadronisce dei pensieri
allontanando il sorgere del sole.
Niente ruota più intorno
la realtà continua a scorrere
sfuggente, astratta e come un parassita
aspetta il notturno sbocciare
per intrecciarsi, con il buio dell’anima mia.
Dietro… i ricordi.
Davanti… nessuna speranza.
Ora… l’attesa che più mi spaventa
che come un fiore appassisce
lontano dal tuo cuore.
Unisco questa busta aperta con dovizia di lentezza
a un desiderio di non leggervi che frivolezza di stelle,
polverine magiche che han perso il loro potere
lasciando in terra camminamenti piccini di lepidotteri nati in noci cadute.
Mentre dal lato opposto, in una produzione eterea a me sconosciuta
tu vai a piedi scalzi su riva di cocco profumato
del suo dolce, del pensiero di Valeria.

«Da soli o in coppia - quelli che davvero ti amano - camminano su e giù al di là del muro - alcuni mano nella mano - alcuni in gruppo - i cuori sanguinanti e gli artisti - fanno la loro comparsa - e quando ti avranno dato il meglio di loro stessi - qualcuno barcollerà e cadrà - non è facile dopotutto - picchiare il tuo cuore contro un fottuto muro.»
(Roger Waters)
Ai tempi di Pink, la rockstar,
avevamo almeno il conforto dato
dall’essere tutti cinti
da un unico muro.
Ma poi lui si è salvato
lasciandoci soli col dubbio,
con il facile enigma della guerra
e l’inestricabile rebus
dei rapporti affettivi.
Non importa, sai,
se non potrò mai avere
il budino,
o se sarò ancora tradito,
o se le mie poesie
suoneranno un giorno
come un pianto stonato.
Non importa,
tanto voi non lo sapete
che musica batte
al di qua
del mio
muro.
«Niente di meglio: congratulazioni! Hai appena scoperto il messaggio segreto. Per favore, spedisci la tua risposta al "Vecchio Pink", presso la "Funny Farm", a Chalfont»
(Roger Waters)
Succede ogni volta
che ti sfioro le mani
tu mi lasci un pezzo del tuo cuore
ed io invece vorrei donarti l'infinito.
Poi ti guardo e penso che l'infinito
ha inizio nelle tue braccia.
Dimentichiamo l'alba e il tepore della stanza,
tra le cose che parlano di noi
sei tu a sussurrarmi ti amo
e fragile il giorno avanza.
E la sogni.
Ora la baci così…
Dolcemente,
facendo del suo respiro un fiore
dove puoi adagiare le ali
delicato come una farfalla.
Gusti il suo sapore
è così dolce!
Ora puoi riaprirli
Lei è lì ad aspettarti
la baci ancora.
E’ importante…
Un piccolo fiore
in un manto d’amore.
se il cuore annega
nella carità
e i gesti vanno
a scaldare quell'uomo
infreddolito
con la solitudine nel cuore.
E' Natale
se riesci a far sorridere
chi da tempo
è impietrito dal dolore
di non saper
come vivere.
E' Natale solo
se l'amore penetra
dalle tue persiane.
Il medaglione in tasca
e troppa luce davanti
e qualcuno urla il nome
Uno di strada
e il presentatore di lato
Un bimbo l'hai fatto addormentare
La sfortuna che porti lontano
Sì ma poi a chi?
Si vede che era descritta in un catalogo
Un neo è già troppo
per chi ha paura del buio
e la ninnananna
un buio glielo fa vedere
Nel medaglione
la foto è sbiadita
per colpa del tempo sull'altra parete
Ne avresti ancora voglia
ma il cliente ha altre pretese
Nel piatto d'argento
sputano il troppo cotto e il troppo crudo
Ma la canzone va avanti:
proprio come fa la sfortuna
tu canti ad occhi chiusi
se nisconneva er granne imbrojo,
sta città nun cià manco più er cordojo,
quei siggnori se spartiveno tutto, oltre ar portafojo.
Sto copione cià sempre lo stesso reggista,
macché bene comune, dirige l'affarista,
questi nun sò ommini, sò pescecani,
boni a lucrà su li pori cristi e li gitani.
De giorno se scanneno, de notte la mazzetta è condivisa,
robba da fa impallidì puro li ladri de Pisa.
Vengheno da sinistra, dar centro, da destra,
ma è sempre la stessa minestra,
pe' cui sò pregati d'annassene, de prescia,
ma no da la porta, da la finestra.










