senza fine.
Attraverso prati verdi
con fiori di tutti i colori.
Terreni abbandonati
deserti.
Montagne rocciose
insormontabili.
Penso “ non c'è la farò mai ”
“ non arriverò mai alla fine ”
Non troverò mai la strada
mi perderò.
Fra le vette
di queste montagne.
Troverò un riparo
dove passare la notte.
Dove attendere
una vita migliore.
Come zagare al vento il tuo volto spandi ,
in puri palpiti il sentimento vola ,
vola nel sonoro tempio …
Ov’io incontro gli innocenti tonfi.
Si, sei tu la musa !
E non posso immaginarti nuvola ,
o pioggia , o fantasma …
Tu esisti ed io ti vedo .
Vivo quando ci sei !
Ti sento sai …
Dentro me ,dentro te ,
già tuonano gli ormoni ,
bizzarri impazziscono
al pensiero di un bacio .
Io che vivo solo quando ci sei
è una sensazione unica !
È come essere trascinati in volo ,
infondermi nell’immutabile bagliore ;
tra sospiri ti rivelo i miei segreti .
Tu la frontiera invalicabile !
Di seta vesti la fresca rosa ,
vieni in me nell’alba scura ;
appari radiosa e piena di vittoria .
Porti con te la tenue corolla ,
ove proteggi il buio dall’inverno :
mi dai luce e mai potrai toccarmi .
Vivo quando ci sei …
È come vederti da vicino ,
rincorrerti come fanno i bambini ;
sotto un manto di stelle ,
al chiaro della luna .
Mentre la luna ramata sorveglia
Sogni fra le stelle, macchiati da
Spruzzi liquidi in caduta libera
Dalla fontana che nella bocca
Balbetta tremolante:
Singhiozzo di fuoco che corrode,
Il miraggio di un letto e di un po' d'acqua
Diventano l'unica ragione di vita.
Su un marciapiede scomodo
Disteso, clichè di poeta ubriaco decadente
e della dispersione,
ombre che riempiono la valle,
vestigia del destino.
Spettri sinistri,
serpenti d’antri assurdi
e d’emozioni perdute.
Incoerenze di sogni
aleggiano come pipistrelli
sulle passività dell’anima
e come vampiri
succhiano il sangue della sottomissione.
La mia esistenza
si perde nei miraggi,
nella vergogna delle cose reali
e nella miseria d’una vita dignitosa,
come un abisso scuro e vischioso.
Creo una filosofia
e la uso come un abito,
sogno una religione
e la indosso come una maschera.
La malizia dei giorni
e i capricci degli eventi
precipitano nel cuore,
avvelenandolo.
Al suono della grande orchestra
passo nel vortice delle danze
e nelle conversazioni del riposo
sotto gli sguardi sdegnosi ed estranei
degli organizzatori dello spettacolo.
Le urla dei bambini in strada
hanno preso il posto
tra i banchi di scuola.
Alba scura
tramonto veloce
ricordo di te estate.
Di un lontano mare di azzurro
rivestito di grigio,
con lo sguardo di occhi
di un prossimo
arrivederci
te ne vai
all' ebbrezza del vento
di sera.
nel mio Giugno
combattendo il vento della piana
per giungere salva
al Luglio del nostro viaggio
accettando il falciare dei tuoi steli
ed il donare dei tuoi semi
alle stagioni di quest'uomo
che già coltivò
con l'oro fra i capelli
la paglia nelle mani
l'attesa dei giorni maturi
d'acqua sudata
disteso come terra
La sera, spesso, è una perfida consigliera.
Ti chiama fesso, ti sussurra qualcosa da dire o fare nell'orecchio
e tu, facendolo, ti impantani in una figura di merda colossale.
Poi ti giri e la vedi sbellicarsi dalle risate.
Le stelle come un'arcata di denti sbiancata dal dentista,
la luna come il naso storto di qualche burlone,
gli occhi lucidi come qualche nube rimasta sola.
Tu vuoi andare a letto,
ma lei è strafatta di caffeina.
Salta, si agita, gioca in cucina sporcando di farina il suo vestito nero.
Non è così seria, lo è il giorno che ha la luce delle certezze in pugno.
Ma lei no, se ne frega, se ne frega se non vede dove va a sbattere,
racconta barzellette, piange sui film, apre le gabbie delle tigri nel costato.
Qualche volta la sera diventa notte:
silenziosa, ti fa disegni buffi sulla faccia mentre dormi.
il sole alle finestre,
larghe fasce di luce sulle corteccie,
sulle strade e nelle vie.
Corre poi un silenzio
fatto a pezzi dai colori di Settembre.
Vorresti rumore
e intorno hai solo la quiete,
vorresti parole e senti solo le tue!
Il cadere un coperchietto la cuoca
il muoversi a segmenti corti
sull'orlo della Musa
di una cavalletta di stanchezza bruna
solo una canzone mai canto né silenzio.
Muraglia onda di foglie libera il cimitero
mentre il sole accoglie i passi senza sangue
di chi adesso ne esce senza timore.
poesia figlia dell'infinito,
scritta così al momento
tra una gioa e un tormento!
Gioia di un momento inerme
a metà tra un drago e un verme,
eco di giorni lontami di festa
eco di un rombo alla testa,
te ne vai sola derelitta
mentre sbatto la porta di fretta.
La missione critica del poeta :
a metà tra diavolo e asceta,
si alza libero per volare
ma chiede solo un sogno per amare.
Mi annientano i versi dolci e perfetti
Di tutti voi pronti a cantare il creato
Di quello che fatte di quello che è stato
Di filosofia o di stati d’amore
Di lacrime gioia e di duro dolore
Di giorni passati a capire chi siamo
E perché siamo qui e a che cosa viviamo,
Ma io che rientro da un altro pensare
Di chi non aveva nient’altro da fare
Che bere scordando le pene infernali
Di chi da notizie ai vari giornali
Mi fermo a pensare che vita è mai questa
Per dire così che alla fine ci resta,
Stordirsi e cercare comunque a finire
Il giorno che passa ed andare a dormire.








