Lasciami il tempo di annusare questa terra,
digerire montagne di pietre e scavare corridoi
e tane,
disseminando posaceneri e urina.
Lasciami modo di memorizzare le tue modeste
poesie,
sollevare nel vento le pupille bagnate
e soffocare incertezze e valigie,
trascinandole negli angoli acuti.
Lasciami forza per dire goodbye,
salutare grandezze di paglia e tepori da nido,
disegnare con gli occhi una fuga riuscita
e sparire,
confuso e stonato,
rinnegando un passato mondano.
5 commenti
Volano alte, come le idee più basse
oppure precipitano assenti,
attraverso l’incoerenza
dell’età maggiore.
La intravedo nella tempesta di coriandoli,
camminare sola lungo l’autunno
che reca conforto.
L’aspetto ubriaco di poesia,
drogato da frammenti di pensieri,
incapace di rubare la malizia dei suoi occhi.
Volano dritte, come i binari del destino
oppure si scontrano,
finalizzando l’annunciato imprevisto.
Ti sento mia, irresponsabile donna,
e mi incammino regale,
verso il figlio che culli nel ventre.
E ti guardano per un minuto
sguardo vuoto di un bambino
indaco punteggiato d'argento
cadenza del mio sguardo,
come si blocca
sulla riva irregolare del tuo viso
si crea musica <ignare cacofonie>
dello spazio-tempo,
la geografia e l'alienazione
mi sono fermato perché qualcosa ha sussurrato
che questa possibilità di incontro
ha tolto alla realtà
una possibilità in più di respirare
una scusa in più per gettare le braccia in aria
e urlare .... mà
sulla mia schiena placida
è il calore del tuo respiro
la vostra presenza un utero
e le vostre lacrime un oceano
di serenità che mi liberano
lavarmi in abito di freschezza
sono stordito con gratitudine
così il silenzio è
il linguaggio parlo
sono vivo dentro i confini della morte.
Quasi un eterno caos,
qualcosa di scoinvolgente,
in una serata qualunque,
di quelle che ispirano
i pensieri più strani,
mentre cerchi di non riflettere,
col volto spiaccicato sullo schermo...
Fotogrammi sporchi
di un passato pulito,
rimasto nefando
seppur le tracce
non si vedano...
Una goccia di fango
mi scende sul petto
e mi manda in poltiglia:
pozzanghera asciutta,
soltanto questo
potevo diventare...
Soltanto un castello di sabbia,
mi ero costruito:
ieri sera
volevo distruggere
una finestrella,
per vedere
la principessa
caduta nel limo,
in quella spiaggia deserta...
In realtà,
ho rafforzato i calcinacci,
con la mia mano pesante,
ma una parete portante
si è sgretolata,
si è scontrata
con la calma
delle mie dita...
Un'onda anomala
si è portata con sè
i granelli di quelle mura
e ha riempito
quella banale
pozzanghera
che ero diventato,
come nessun'altra pioggia
avrebbe saputo fare...
qualcosa di scoinvolgente,
in una serata qualunque,
di quelle che ispirano
i pensieri più strani,
mentre cerchi di non riflettere,
col volto spiaccicato sullo schermo...
Fotogrammi sporchi
di un passato pulito,
rimasto nefando
seppur le tracce
non si vedano...
Una goccia di fango
mi scende sul petto
e mi manda in poltiglia:
pozzanghera asciutta,
soltanto questo
potevo diventare...
Soltanto un castello di sabbia,
mi ero costruito:
ieri sera
volevo distruggere
una finestrella,
per vedere
la principessa
caduta nel limo,
in quella spiaggia deserta...
In realtà,
ho rafforzato i calcinacci,
con la mia mano pesante,
ma una parete portante
si è sgretolata,
si è scontrata
con la calma
delle mie dita...
Un'onda anomala
si è portata con sè
i granelli di quelle mura
e ha riempito
quella banale
pozzanghera
che ero diventato,
come nessun'altra pioggia
avrebbe saputo fare...
Conosco quello sguardo
disperato, smarrito, rassegnato
come chi non si riconosce
e non riconoscendosi vive
con la furia di chi ingoia
inquietudine e alienazione
ma per inerzia va avanti
continua rinunciando
ogni giorno a capire
senza più gambe
senza più braccia.
Conosco quello sguardo
tra mille lo riconoscerei
di chi non smette
di credere nel sogno
e credendo muore
illuso che sia vero
masticando ingenuità
come chewgum
ridotta a massa insapore
sputata fuori madida di sangue
e lotta contro mulini a vento
per essere un eroe risucchiato
nella folla tutta uguale
conformata
manipolata
come goccia nel mare.
Conosco quello sguardo
che cerca consapevolezza e significato
in una vita stronza
desiderandone la fine
terminata la rabbia
che pur faceva sentire
odiandosi
nella rassegnazione di restare
continuando a respirare
l'impossibilità di poter volare.
Conosco quello sguardo
di chi sa di farsi del male
e nonostante tutto
non gliene frega niente
lasciando a memoria
un testamento maledetto, bastardo
con una morte acerba
di vita vissuta intensamente
da profeta che urla il suo vangelo.
Una croce giganteggia sul Golgota
con su scritto .....
" Ma tu davvero pensi che io aspetti ancora una risposta ? "
.
disperato, smarrito, rassegnato
come chi non si riconosce
e non riconoscendosi vive
con la furia di chi ingoia
inquietudine e alienazione
ma per inerzia va avanti
continua rinunciando
ogni giorno a capire
senza più gambe
senza più braccia.
Conosco quello sguardo
tra mille lo riconoscerei
di chi non smette
di credere nel sogno
e credendo muore
illuso che sia vero
masticando ingenuità
come chewgum
ridotta a massa insapore
sputata fuori madida di sangue
e lotta contro mulini a vento
per essere un eroe risucchiato
nella folla tutta uguale
conformata
manipolata
come goccia nel mare.
Conosco quello sguardo
che cerca consapevolezza e significato
in una vita stronza
desiderandone la fine
terminata la rabbia
che pur faceva sentire
odiandosi
nella rassegnazione di restare
continuando a respirare
l'impossibilità di poter volare.
Conosco quello sguardo
di chi sa di farsi del male
e nonostante tutto
non gliene frega niente
lasciando a memoria
un testamento maledetto, bastardo
con una morte acerba
di vita vissuta intensamente
da profeta che urla il suo vangelo.
Una croce giganteggia sul Golgota
con su scritto .....
" Ma tu davvero pensi che io aspetti ancora una risposta ? "
.
Come ricamava quel nome
mi piaceva guardare
gestiva il talento
straordinariamente
trattando i clienti
accogliendoli bene
nel mostrare i suoi articoli
in serie
esposti con grazia
nel sorriso sincero
che mi guardava
avendo intuito quell'accento
di dov'era
simile a quello di sua madre
meridionale
per questo piaciuto
e seguito
vedendolo allontanarsi
dal luogo della passione
che io rivedrò
Lontana verità,
che mi ascolti dalle cime innevate di qualche terra lontana,
ascolta il mio irraggiungibile sogno.
Torna nel mondo,
torna tra le acque limpide della Terra.
Dal cielo le stelle ti invocano,
ma chi qui ti chiama sono più
di tutti gli astri del cielo.
La guerra non si dà pace.
Nomina il tuo no,
t'implora di tornare.
Queste parole non sono una pretesa,
sono solo una dolce preghiera del cuore.
che mi ascolti dalle cime innevate di qualche terra lontana,
ascolta il mio irraggiungibile sogno.
Torna nel mondo,
torna tra le acque limpide della Terra.
Dal cielo le stelle ti invocano,
ma chi qui ti chiama sono più
di tutti gli astri del cielo.
La guerra non si dà pace.
Nomina il tuo no,
t'implora di tornare.
Queste parole non sono una pretesa,
sono solo una dolce preghiera del cuore.
Statua di
decadente condottier
perso nel tempo
con immobile urlo
leva
usurata spada
rabbiosa al cielo,
dritta punta
stelle scintillanti
di lucente esercito,
combattendo secolare
battaglia contro
spazi celesti.
Notte di quieta
primavera
risalta
pallore lunare,
pianeta di mistica
bellezza irradia
cerei raggi a
rischiarar
un campo* ovattato
dal silenzio
della notte.
Disturbato
da ultimi clienti
di un bar
inebriati dal finir
di goder
pieni bicchieri
d’entusiasmo alcolico.
Allietato
dal suono armonioso
di labbra
avide di passione.
Ai suoi piedi
baci di giovani
amanti
domano
il bronzeo soldato,
velleità di guerrier
non spegne
sensuale incendio.
Luce bianca illumina
superficie metallica
di vecchio pozzo,
disvela
tormenti, paure
dubbi scritti da
giovanili mani
sul freddo
coperchio.
Immagini sacre
animano la vera,
ancestrale martirio
reca monito al
futile battagliero
eroismo
di una
statua.
*Campo: nome con cui viene indicata la piazza a Venezia.







