Sarò pioggia
battente al suolo
e diverrò ghiaccio
per gelare sorrisi
diventerò brina
per essere portato dal vento
e tornerò lacrima sul mio viso
per essere di nuovo pioggia
e non avrò pace se non
riuscirò a rubarti un sorriso.
Sarò nuvola per coprire il cielo
dandoti una carezza con la mia ombra
restando immobile vegliando su tuoi passi
cullando le tue notti
restando immobile
regalandoti i miei raggi tra mille stelle.
Ascolterò il tuo respiro dentro me
rilasciando
lacrime per farmi amare
lasciando parlare il vento
di
parole altrui senza senso.
Sarà il tempo la nostra vita
la luna
la nostra culla
e nel cuore deposito
la chiave
del nostro scrigno.
Case di pietra
raggrumate su un colle,
gente povera.
Una piazza,
una chiesa,
un ritaglio di storia.
La masseria dei nonni,
un ciuffo di basilico,
un cespuglio di rosmarino,
l’androne delle scale.
Un odore,
un ricordo,
un colore,
un amore.
Il naso dentro
le pagine di un libro nuovo,
non ancora sfogliato.
Belle visioni nel cuore
e un bozzolo di quiete.
Cade il vestito
ai tuoi piedi
indugian le sue mani
sul tuo corpo acerbo,
lui ti sorride
lo guardi rapita,
un brivido sulla schiena
il sole alto nel cielo
il viso arrossato
ti senti insicura,
gioca nervosa
la mano
sui tuoi capelli,
ma poi chiudi gli occhi
ti abbandoni
è questo l'amore.
non si muove
se tira il vento
è inerme.
Potrebbe spezzarsi
per poi cadere a terra
seccarsi...
E' solo un ramo!
Diranno gli stolti.
Un ramo....
Che un giorno di primavera
mostrava spavaldo splendore
pareva fosse onnipotente,
eterno.
Ma venne la pioggia,il vento,
cadde a terra.
Il sole lo seccò,
rimase un povero ramo
nessuno lo pianse,
tanto è solo un ramo!
mossi da un soffio
che innalza la potenza
e il verde delle fronde...
Ibrido
tra staticità
e dinamismo,
parte un usignolo
e se ne va,
per mete sconosciute...
Tra le pareti
della mia finestra
vedo la fuga
dei petali:
scappano allegri
tra l'afa del mezzodì,
sfiorano avidi
il torpore asfissiante...
In silenzio
se ne stanno
nel giardino,
muovono le verdi labbra
tra i soffi del vento:
dominate dal mutismo,
si fermano a pensare
e scatenano i loro colori,
con la foga del pittore...
Ho bisogno di un piccolo ritorno
e cado nell'intervallo di specchi
tra due stanze,
e poi al di là
come rimangono immobili
due aironi a grandezza naturale,
perduti sulle zampe di metallo blu,
la loro lampada serpentina
che ritrova finalmente le rose.
Parole scritte a matita
stanno lasciando piano il tempo,
evaporate da un cruciverba,
andranno ad aprire
tra un millennio
una conchiglia rugosa ed argentina.
ha turbato il mio risveglio
ad ogni respiro
Bulimia d'aria!
Vomito verde
triste esibizione
di evanescenti colori
assume sembianza di
timidi pagliacci
proiettati verso
un colorato
oblio.
Disperata risata
lascia
il palco, copre
frastuono di
applausi bugiardi,
rimbombanti
come
rumore di ipocrita
grancassa.
Ultimo volteggio
in lente
piroette
di mesti acrobati
incombe
su lacrime
di bimbi,
verdi foglie piangenti
trasportati via
dal vento
di un’arida
età adulta.
Spettacolo finisce
in deserto
di sentimenti,
sgomenti figuranti
implorano
un ultimo
inutile bis.
Amari calici
d’amor
bevono
attori consumati
dall’annoiato
erotismo
di attrici
vanitose, mentre
un mimo,
maschera
dolce di
gemente Pierrot,
sparge nell’aria
commoventi gesti
ad una
assente platea vuota.
Luci,
fiamme incandescenti
di oscuro
mangiafuoco
rischiarano
palchi dismessi
incapaci di dar
senso
ad un addio
non più
ipotetico.
Attore recita
l’ultima sua parte
con in testa mille
pensieri, armadio
pieno di valigie
spegne
il trasporto dionisiaco,
fredda esibizione
rende più amaro
il gusto
dell’addio.
Fuori
gelida alba
di un ottuso mondo
accoglie
afflitta carovana,
ballerine senza
volto guidano
le danze
di una grigia
partenza, carri
vanno lungo
sentieri da
compassionevoli alberi
costeggiati,
lenta marcia
di saltimbanchi
accompagna
docili muli trainanti
tutto il peso
di uno spettacolo
morente.
Vestita di bianco
lo specchio s'incanta
suonan le campanelle
soavi melodie
bella
come a primavera
tu
regina del regno
con sguardo adorante
e fiato mancante
lui ti tiene le mani
un anello al dito
in pegno d'amore
eterno
un bacio a sigillo
poi ti prende in braccio
e sei sua
nel giorno più bello
l’ultimo grido non è una moda
dal frastuono più facili schianti
presumendo esistenze di terra
ancora terra che muore, piove
su di te saliva dai sospiri, lieve
dalla gola il bolo secco a picco
libero da trasformazione odora
di personalità in crisi, gorgheggi
da un doppiaggio border-line fra l’ascolto e la carie del falsetto
l’angoscia tartaro sul cuscino sfonda il materasso, s’abbandona
all’esaurimento della prima infanzia, la preziosità di un secondo
solo per te.
Potrebbe essere eternità
il disamore folle per ogni singola parte che t’inchioda
alla vita che rapisce e non sequestra e non costringe
penetrazioni non lubrificate, in galere sempre figlie
il rifiuto s’acuisce, succhiandoti il midollo cronicizza.
Come la mancanza d’entusiasmo
conoscendomi potrei uscire per cercare senza slancio
resti in luoghi comuni che forgiano e non mi sovrasti.
Ho i miei sogni avvolto in un panno di seta,
li misi in una scatola d'oro;
quando tempo si aggrappano le labbra della falena,
ho i miei sogni avvolto in un panno di seta;
non nascondo odio,
qui sono in calma
avvolto dal respiro della terra ;
ho i miei sogni avvolto in un panno di seta,
e li misi in una scatola d'oro.
Quì
sono i miei giorni vivaci
quando era una parola semplice,
non sapevo
ho fatto un passo con suole consumate
su una strada al chiaro di luna
e senza un suono sento un ritmo
potevo sentire ogni battito
fuori dalla mia spontanea volontà
vorrei ballare le strade senza fine
mentre guardavo
i passanti
e gelose erano le stelle della mia luminosità
anche se brillavano
ma io ero luminescente
vorrei danzare attraverso paesi e città
senza lasciare traccia
nessuna foto vecchia nelle tasche
solo granelli di sabbia caldi
frà le mie dita
ero arrivato a un mare
e senza fatica ora posso trascendere
ora sento
io sono libero
lasciando alle spalle strade infinite
che mi hanno cullato e ferito
ora...
c'è spazio per me
e intangibile
attacca violenta
con schiaffi maestosi:
distrugge le nostre case,
solleva i nostri volti,
scoperchia i rifugi
dove pregan i credenti...
Ci mette in ginocchio
tra le spine del mondo,
ci manda il malocchio
e un pugno giocondo...
E poi ritorna,
ineffabile,
a sollevar lo sgomento:
ci mostra
con ardore
le bellezze di un momento...
E poi si maschera
tra crudi alfieri
per dare il matto
al Re della Vita...
E noi che facciamo?
Posizioniamo le pedine
e lottiamo,
per amare questa Madre
e le vittorie che ci dà...






