Dal tuo letto
mi guardi con amore
mentre ti racconto
l'emozione vissuta
negli abbracci e sorrisi
strette di mano calorose
con gli amici incontrati
a Roma
Uno sguardo e quel qualcosa
in più che il vedersi
di persona, il contatto
oltre il web dona
scaturiva dai cuori
come acqua di fonte
La gioia vissuta
nella recitazione udita
da voce viva
di emozioni in versi
la mia voce tremante
nel recitare la storia
del mio amore
Ti racconto
l'atmosfera magica
che sulla pelle e nell'anima
ho trattenuta
per portarla sempre con me,
di quel sabato pomeriggio
che tanto ho atteso
e vissuto ho intensamente
Mentre la mano ti stringo
ti racconto
la maestosità della Basilica di S. Pietro
delle lacrime versate
nell'accogliere nel cuore
le parole del Santo Padre
all'Angelus
percepivo la presenza di Dio
nella moltitudine e a mani giunte
pregava all'unisono
Non dormire mamma, ascolta
quanto bella è la Fontana di Trevi
dove la monetina ho gettato
esprimendo un desiderio
che ascoltato è stato
anche se non era quello espresso ….
perchè sei qui mentre
ti racconto Roma,
sorridi di nuovo
a fatica mi abbracci
e con parole stentate mi dici
“ti voglio bene”
Ho dovuto partire da Roma la domenica mettina presto
mia mamma era stata ricoverata nella notte in ospedale,
650 km sono eterni vissuti nella paura di non arrivare in tempo....
Non ho visto San Pietro ne la Fontana di Trevi, ma ho vissuto
veramente tutte le emozioni della prima parte della poesia
e ringrazio tutti e Dio che mi ha permesso questo
e lasciato mia mamma con me ancora .....
Che male che male
il colore del ramo
e il solista somaro
che porta il sombrero
o il solingo ostellante
dell’etnologa ciurma
che sceglie l’oceano
già avvezza all’azione.
Sementa tascabile
di tattile tregua
rivolgi un pensiero
al putrido porto
all’incomodo io
all’egemone come.
Sospira ed appaia
l’oppresso e il pastore
che il ladro lamenta
grassezza e decoro,
che il viscido re
puntuale punisce.
Pulviscolo e pendolo
scandiscono gli anni
dolore e nemici
negoziano il latte
ma il ghetto di getto
fecondo di febbre
fedele al fattore
innalza la falce,
pacato ed ossuto
per mera ovazione
laconico e diavolo
evoca il castigo.
L’eletta donzella
di doppia parvenza
dal madido portico
di quiete galere
imposta col gesso
un’elisse emblematica.
O pargolo mese
di misera croce
la vedi la donna ?
l’abulica arpia ?
è empia e desnuda
ermetica e comoda
paesana crisalide
abbigliata di abbracci.
Non pigne o castagne
compensano il dardo
dantesco divorzio
che paghi in dobloni.
Divori il diverbio
sfamata perlina
e il lingotto e il linoleum
che menano un miglio
postillano un monito
al probe soldato.
Poi miagola il gatto
e il mio occhio procrea
ramingo e provato
dal collo al cuscino
si schiude all’aborto
il dispetto dolcissimo.
Catene e castighi
di un tempo lontano
apologo e prologo
di un bischero bimbo
di un grande ammiraglio
abusivo all’addome.
Racconto che amo
carezzo ed ammiro
racconto che parla
di un cencio celeste
racconto che allatta
il micino impaurito.
come rugiada dal petalo di rosa
gioca col silenzio dei placidi pensieri
accarezzando la guancia del tempo
ferma la sabbia nella spietata clessidra
in attesa che si compia la beata speranza
dell'uomo di veder la vita intrisa
dello spirito di Dio, con le parole danza
peccando d'indifferenza nell'oltraggio
confidando nel perdono del Pio saggio
con fare sfrontato, il poeta, entra nell'inferno del cuore
come peccatore nudo si nutre di peccato
perdona, divenuto sacerdote, in poesia con l'amore.
stupido gioco
perdi quegli occhi
innamorati di te
che attendono.
Strapazzando
di egoismo d'amore,
dimentichi
l'incantesimo
dei suoi baci,
la pelle morbida
che fa vibrare
sfiorandola di carezze.
Per gioco
stupido gioco,
adesso la cerchi
nel silenzio della sera
quando il mondo dorme
e tu muori
dentro il tuo amore.
Ho lavato la polvere dai tuoi occhi,
ogni lacrima una poesia.
La tenerezza del tuo viso
riflette giorni lontani,
isole sognate.
Non sentirti estranea
ai disegni del mondo .
Tu sei la tessera più preziosa di un mosaico
che lo Spirito unisce,
giorno dopo giorno.
Gli uomini hanno il coraggio
che li sorprende tra gli eserciti,
in un giorno perfetto per morire.
Le donne invece no,
loro hanno la forza per spingere fuori la vita
in un giorno perfetto per nascere.
Accarezzarti le gambe
è come ripercorrere la mia vita.
Ogni ferita una caduta
di quelle che ci si rialza
ma sempre più stanchi.
Le tue ciglia
sono l’ultimo fiore sul precipizio,
a te mi posso aggrappare.
Le sfioro
e rimane tra le mani il tuo odore
come un arancio sbucciato.
in un mare
di freddo inverno
respiro
corto
tagliato dal gelo
coltello
che affetta l’aria
il tuono
suona la sua melodia.
Immagini costanti
in una mente
velata di ricordi
piacevole malinconia
bagnata dalla pioggia
desiderosa
di essere toccata
da un sole
troppo timido
per risplendere.
Non è tempo per fiori
e pallide illusioni
velate d’ottimismo
sogni spezzati
diventano ruggine
visioni distorte
di un domani
inavvicinabile
si perdono
nella danza di gocce
in una pozzanghera.
Lontani suoni passati
vengono scanditi dall’oblio
appartenenti a sentimenti
che sembravano
essere per sempre
poco calore
rimane
delle cose
lontane
copre
i rimpianti
una lacrimosa
pioggia.
tra il limite del tempo
in un corpo rattrappito
che vaga inesorabilmente
tra i cortili trincerati
e casermoni evanescenti
dove i sentimenti esplodono
tra i cuori infranti dai ricordi
e le passioni si dileguano
nel dimenticare l’infinito amore.
Sarò pioggia
battente al suolo
e diverrò ghiaccio
per gelare sorrisi
diventerò brina
per essere portato dal vento
e tornerò lacrima sul mio viso
per essere di nuovo pioggia
e non avrò pace se non
riuscirò a rubarti un sorriso.
Sarò nuvola per coprire il cielo
dandoti una carezza con la mia ombra
restando immobile vegliando su tuoi passi
cullando le tue notti
restando immobile
regalandoti i miei raggi tra mille stelle.
Ascolterò il tuo respiro dentro me
rilasciando
lacrime per farmi amare
lasciando parlare il vento
di
parole altrui senza senso.
Sarà il tempo la nostra vita
la luna
la nostra culla
e nel cuore deposito
la chiave
del nostro scrigno.
Case di pietra
raggrumate su un colle,
gente povera.
Una piazza,
una chiesa,
un ritaglio di storia.
La masseria dei nonni,
un ciuffo di basilico,
un cespuglio di rosmarino,
l’androne delle scale.
Un odore,
un ricordo,
un colore,
un amore.
Il naso dentro
le pagine di un libro nuovo,
non ancora sfogliato.
Belle visioni nel cuore
e un bozzolo di quiete.
Cade il vestito
ai tuoi piedi
indugian le sue mani
sul tuo corpo acerbo,
lui ti sorride
lo guardi rapita,
un brivido sulla schiena
il sole alto nel cielo
il viso arrossato
ti senti insicura,
gioca nervosa
la mano
sui tuoi capelli,
ma poi chiudi gli occhi
ti abbandoni
è questo l'amore.
non si muove
se tira il vento
è inerme.
Potrebbe spezzarsi
per poi cadere a terra
seccarsi...
E' solo un ramo!
Diranno gli stolti.
Un ramo....
Che un giorno di primavera
mostrava spavaldo splendore
pareva fosse onnipotente,
eterno.
Ma venne la pioggia,il vento,
cadde a terra.
Il sole lo seccò,
rimase un povero ramo
nessuno lo pianse,
tanto è solo un ramo!
mossi da un soffio
che innalza la potenza
e il verde delle fronde...
Ibrido
tra staticità
e dinamismo,
parte un usignolo
e se ne va,
per mete sconosciute...
Tra le pareti
della mia finestra
vedo la fuga
dei petali:
scappano allegri
tra l'afa del mezzodì,
sfiorano avidi
il torpore asfissiante...
In silenzio
se ne stanno
nel giardino,
muovono le verdi labbra
tra i soffi del vento:
dominate dal mutismo,
si fermano a pensare
e scatenano i loro colori,
con la foga del pittore...
Ho bisogno di un piccolo ritorno
e cado nell'intervallo di specchi
tra due stanze,
e poi al di là
come rimangono immobili
due aironi a grandezza naturale,
perduti sulle zampe di metallo blu,
la loro lampada serpentina
che ritrova finalmente le rose.
Parole scritte a matita
stanno lasciando piano il tempo,
evaporate da un cruciverba,
andranno ad aprire
tra un millennio
una conchiglia rugosa ed argentina.










