Ho cercato di emergere
mostrandomi
al tuo cuore
quando il sipario
dei tuoi occhi
si apri
esibii i movimenti più dolci
ti mostrai le mie paure
fiducioso del tuo supporto
misi a nudo
il mio piccolo corpo
non avevo
muscoli possenti
solo idee
nitide
del nostro futuro
e del bello
che avremmo creato
il sipario sta per chiudersi
ma nuovi attori
finiranno
la nostra
favola.
Sento
che questa
è certo la strada giusta,
le larghe scale di pietra
dalle quali scenderai;
nelle pagode
ai tuoi piedi
uccelli azzurri e girasoli
ruotano incurabili
dai petali come bandiere,
mentre aspetto
- marionetta -
un tuo movimento.
(2011)
Tace il tempo
e sera si fa
le nostre parole arrivano
e malumori si placano
al sol
guardandoci nel dubbio
degli anni
giorni
sprecati
soffocando nelle voci
che non sentivamo più
alle fermate del tram
dei nostri passi
che si allontanavano
e la pioggia
cadeva
su di noi
in una pagina
chiusa
cercando la luce
un'idea
per zittire l'eco
rumoroso
dalle persiane
socchiuse
Ricamare arabeschi con le parole,
orizzonti infiniti di cieli azzurri,
rondini di mare si tuffano in onde,
oceani di silenzi parlanti,
profondità d’incontri segreti,
creature dallo sguardo incantato
fra coralli graffianti.
Occhi specchi di un anima,
che ricerca il suo io
fra le pieghe del tempo.
Goccia di lacrima,
increspa il lago silente,
mentre il cigno morente
dolce nirvana,
spalanca un ultima volta le ali.
Frugare fra antichi ricordi,
il dolce avanzare dell’oggi
di un domani incerto,
speranza dell’attimo d’amore,
nella nascita di un fiore
sbocciato in quel breve sospiro.
Gli arabeschi disegno parole
incise sui cuori feriti
nei desideri sognati
e mai realizzati.
Camminare fra di essi,
sentire il respiro sulla pelle
di chi soavemente s’illude
in un canto d’amore.
L’anima posseduta,
ultimo ma non ultimo arabesco
che l’essere ha di vero
di suo.
Forse la vita è nel mio sfidare
le correnti,
sopra le voci esili della luce,
nell'ultimo canto di una stagione
confusa.
Passano ombre dentro i miei giorni
come mani affamate di speranza.
Cerco di non abbandonarmi
tra le pareti di un silenzio ingombrante
e raccolgo tutto il bene
che la terra mi offre.
Attraverso lo specchio dell'anima
riconosco il mio umile respiro,
sono ad un passo dal destino.
Ecco la luna che mi cammina
accanto, ecco le ali di un fratello
candido.
Tornano i miei cari a cullare
il mio pianto,
ricomincio a giocare con il ventre
del tempo.
Scopro che l'esistere assomiglia
ad una lunga strada di nuvole,
è un'antica promessa che non
si può fermare.
La nebbia respiro della terra,
foglia farfalla cullata dal vento
si posa nel silenzio sull’acqua del lago.
Si inchina il bambù al tempo,
mentre l’onda brilla nel crescente
sorgere del sole,
dove la risacca s’infrange sulla sabbia.
Orme lambite segno il passaggio
tra la notte silente e il giorno assolato.
Fiore di giglio,
di corpi allacciati
scoperti dal sole nascente.
Vela bianca richiama
antichi velieri,
racconti rinchiusi
nei sogni del signore del tempo
mentre io,
fanciulla danzo
per lui
rinchiusa
nel cuore
d’eterno infinito.
03/09/11
O forse sono io a non volere più aspettare,
a non vedere stelle nella notte,
a non rispettare più i silenzi…
O forse sono io a non credere nel domani,
tetro presagio del patema che mi porto dentro,
del dolore senza fine…
O forse sono io ancora qui a sperare
nel tuo candido sorriso,
un bagliore nel mio cuore,
un istante di piacere,
un motivo per continuare.
Ci sono dodici cuori in ogni cuore.
Il primo è quello esterno, quello che contiene tutti gli altri.
Il secondo cuore ascolta, e assorbe i ricordi.
Il terzo pulsa, e scandisce il ritmo degli affetti.
Il quarto trasforma l'amore in calore.
Il quinto cuore guarda, e può rimanere stregato.
Il sesto cuore ha gli occhi chiusi, perchè pensa.
Il settimo cuore è il più solo, il più triste e il più bello.
L'ottavo fa sogni strani, è quello più inquieto.
Il nono cuore ha le mani, si sa difendere.
Il decimo è cosi piccolo che forse non esiste.
L'undicesimo non si trova mai, è quello che ci hanno rubato.
Il dodicesimo è quello che si dona e si riceve,
quello che stabilisce se si è felici.
Il mio dodicesimo cuore è il tuo?
Occhi rapiti dal tuo candore.
Nella bruma del mattino sento
Il tuo respiro, dolce come il miele,
Salutare gli astri della notte.
Nel silenzio dell'aurora
Lascio che a baciarti sia il vento:
Accarezzerà i tuoi occhi come vele
e ti guiderà per nuove rotte.
Meraviglia senza tempo!
Potranno i miei occhi fuggire il tuo sguardo?
Si posa altero sopra il cuore
Sospendendo il mio pensiero
M’incatena al tuo sorriso,
Imprigionando le mie forze,
Illudendo il mio pensiero.
Nuova luce ha il nuovo giorno.
Senza veli di nebbie
da un sole ardente
mi lascerei illuminare
tra le mani il mare
e sulla bocca l’aroma di una voce
che non sbiadisce
Non parlerei neppure al vento
per non farmi strappare
quelle note preziose
Gli lancerei invece
stille di rugiada
che m’hanno riempito gli occhi
come semi d’amore da far crescere
dopo che il mio di più non potrà
Ruberei l’armonia a un pittore
per farne alba e tramonto
e scegliere di che morire
se non mi cingeranno più le braccia
del mio sogno impossibile







