Abiterò il tuo pensiero
così fragile il cristallo d'acqua che divide
un ghiaccio rotto mille volte e altri mille inverni
approdati sui muri di una notte senza
dove tu
eri l'altra luna, ed io
in altri cieli
coloravo le stagioni
Il fiume passa
e lo specchio non veste più il tuo sguardo
è tornato nei tuoi occhi
che ora guardano l'alba
dietro le mie nuvole
In quali domani
silenziano le tue carezze
nel tuo pensiero che torna
mentre
mi segue a casa il buio
che in questa primavera d'autunno
rincorre il vento.
C'è la danza
dietro la luce
delle mie persiane socchiuse
di quattro foglie nel cortile.
Non sarà difficile dirti addio
e come un canto, liberatorio
parlerò anzi griderò amica
avvolgendo dolce la realtà.
Non sarà difficile dirti addio
adesso che, l’erba accarezza
la rabbia di notti assonnate,
affogati da miasma e alcool.
Non sarà difficile dirti addio
inseguendo orme mai usate,
viziando la cute, con il miele
ridando pelle d'oca, alla vita.
Quando il sole bacerà l'orizzonte
le pieghe del mare
saranno il lenzuolo degli amanti
mentre il vento vaneggia sibili.
Non è silenzio
a fulminarmi l'anima
ed allo sfinimento invoco amore
fra le labbra mute.
Immergo gli occhi in questo inchiostro,
e tingo le notti dello stesso blu.
Amore non è quiete,
amore è fiato e non averlo,
è fiamme di passione sulla pelle umida
è sprofondare nei tuoi occhi soggiocati dai miei
e bramarti fra le braccia vuote
fra mille occhi inconsapevoli
L'ovale del lago
è un tutt'uno col cielo,
con gli occhi delle suore,
nel velluto sbiadito
tutto è pioggia.
L'ho visto appena,
nel carbone che fuma
respirato dai vagoni,
sembra una grossa lacrima
uscita da un ospedale!
Passeggiata
senza ombrello;
alle anatre
dona il pane.
(2011)
Tempo che schiacci ogni cosa
e disperdi,
nel lento tuo viaggiare,
i ricordi del mondo:
potessi fermarti
e scrutarti di dentro!
Celeresti geloso
ogni sguardo
e ruberesti in un lampo
anche i miei occhi.
Su tutto tu passi.
Tutto esaurisci.
Anche te stesso consumi.
Ed io,
non senza dolore, affronto
in silenzio
la fine del giorno.
Appassite rose,
semi incerti e terra bruciata;
appassite speranze,
piovono scheggie su questi petali;
appassite
le voglie nei labirinti d'una attesa
Scivolano
pezze su occhi cechi da morali,
che il pulire
briciole di desideri non arresi,
affama
detonante frequenza liberale.
Bagliori,
feriti fervori urlan accesi,
mostrando
emersi controcorrente sociale,
rive
dove scolpire i nostri percorsi.
Pasta fresca
sbattuta in faccia
mi ha fatto comprimere l'aria nell'abitacolo
acqua
farina
uova
un pizzico di sale
e le tue mani
e da gran illuso la stendo
fino allo spessore più sottile
immensa tanto da coprirmi
mattarello delle mie brame
fa' che la trama non laceri la speranza
che la sfoglia sia liscia come velluto
grande
ancora e ancora
che copra la mia casa
quella senza tetto
e come lenzuolo color grano
sul filo disteso tra il vento
cuoce al sole
ora che la sua ombra sovrasta la valle
lo rileggo tornando a respirare:
" m i m a n c h i "
dovrei cercare
sperare di trovare
e recuperare
quel ricordo
quando il padre della madre
bagnava i suoi campi estivi
e l'acqua ghiacciata
fuggiva
da cilindri carcerieri
rinfrescando la terra
e dita caoline
di mani e piedi
di un bimbo
che voleva inquinarsi
di vita...
...afferravano la leva del comando
per spargere linfa chiara
sull'argilla ancor secca
sole riposa
e lascia bere
le zolle assetate
dell'anima di fosso
che circonda
il mio gioco
Che bella sei,
al sicuro da rughe,
col viso appoggiato
addosso all’anima che ho,
dal dentro,
che rammemori di te,
non di un giorno più vecchia
di quando t’incontrò.
Bella e sicura,
dal suo dentro come dietro a un vetro
mentre il tempo tutto sarà passato
proprio come la pioggia
che in gocce i vetri bacia
ma solo da un lato.
Una mattina come tante
con il sole che entra
tra le persiane
lei nuda su quel letto
stimola la mia fantasia.
Mio Dio come la desidero!
Spio le sue forme sensuali
e un brivido mi assale intenso.
La voglio mia e subito.
Con prepotenza
la stringo forte a me
lei si lascia strapazzare
e si concede dolcemente
non resisto
adesso
la voglio mia!








