Ricamare arabeschi con le parole,
orizzonti infiniti di cieli azzurri,
rondini di mare si tuffano in onde,
oceani di silenzi parlanti,
profondità d’incontri segreti,
creature dallo sguardo incantato
fra coralli graffianti.
Occhi specchi di un anima,
che ricerca il suo io
fra le pieghe del tempo.
Goccia di lacrima,
increspa il lago silente,
mentre il cigno morente
dolce nirvana,
spalanca un ultima volta le ali.
Frugare fra antichi ricordi,
il dolce avanzare dell’oggi
di un domani incerto,
speranza dell’attimo d’amore,
nella nascita di un fiore
sbocciato in quel breve sospiro.
Gli arabeschi disegno parole
incise sui cuori feriti
nei desideri sognati
e mai realizzati.
Camminare fra di essi,
sentire il respiro sulla pelle
di chi soavemente s’illude
in un canto d’amore.
L’anima posseduta,
ultimo ma non ultimo arabesco
che l’essere ha di vero
di suo.
Forse la vita è nel mio sfidare
le correnti,
sopra le voci esili della luce,
nell'ultimo canto di una stagione
confusa.
Passano ombre dentro i miei giorni
come mani affamate di speranza.
Cerco di non abbandonarmi
tra le pareti di un silenzio ingombrante
e raccolgo tutto il bene
che la terra mi offre.
Attraverso lo specchio dell'anima
riconosco il mio umile respiro,
sono ad un passo dal destino.
Ecco la luna che mi cammina
accanto, ecco le ali di un fratello
candido.
Tornano i miei cari a cullare
il mio pianto,
ricomincio a giocare con il ventre
del tempo.
Scopro che l'esistere assomiglia
ad una lunga strada di nuvole,
è un'antica promessa che non
si può fermare.
La nebbia respiro della terra,
foglia farfalla cullata dal vento
si posa nel silenzio sull’acqua del lago.
Si inchina il bambù al tempo,
mentre l’onda brilla nel crescente
sorgere del sole,
dove la risacca s’infrange sulla sabbia.
Orme lambite segno il passaggio
tra la notte silente e il giorno assolato.
Fiore di giglio,
di corpi allacciati
scoperti dal sole nascente.
Vela bianca richiama
antichi velieri,
racconti rinchiusi
nei sogni del signore del tempo
mentre io,
fanciulla danzo
per lui
rinchiusa
nel cuore
d’eterno infinito.
03/09/11
O forse sono io a non volere più aspettare,
a non vedere stelle nella notte,
a non rispettare più i silenzi…
O forse sono io a non credere nel domani,
tetro presagio del patema che mi porto dentro,
del dolore senza fine…
O forse sono io ancora qui a sperare
nel tuo candido sorriso,
un bagliore nel mio cuore,
un istante di piacere,
un motivo per continuare.
Ci sono dodici cuori in ogni cuore.
Il primo è quello esterno, quello che contiene tutti gli altri.
Il secondo cuore ascolta, e assorbe i ricordi.
Il terzo pulsa, e scandisce il ritmo degli affetti.
Il quarto trasforma l'amore in calore.
Il quinto cuore guarda, e può rimanere stregato.
Il sesto cuore ha gli occhi chiusi, perchè pensa.
Il settimo cuore è il più solo, il più triste e il più bello.
L'ottavo fa sogni strani, è quello più inquieto.
Il nono cuore ha le mani, si sa difendere.
Il decimo è cosi piccolo che forse non esiste.
L'undicesimo non si trova mai, è quello che ci hanno rubato.
Il dodicesimo è quello che si dona e si riceve,
quello che stabilisce se si è felici.
Il mio dodicesimo cuore è il tuo?
Occhi rapiti dal tuo candore.
Nella bruma del mattino sento
Il tuo respiro, dolce come il miele,
Salutare gli astri della notte.
Nel silenzio dell'aurora
Lascio che a baciarti sia il vento:
Accarezzerà i tuoi occhi come vele
e ti guiderà per nuove rotte.
Meraviglia senza tempo!
Potranno i miei occhi fuggire il tuo sguardo?
Si posa altero sopra il cuore
Sospendendo il mio pensiero
M’incatena al tuo sorriso,
Imprigionando le mie forze,
Illudendo il mio pensiero.
Nuova luce ha il nuovo giorno.
Senza veli di nebbie
da un sole ardente
mi lascerei illuminare
tra le mani il mare
e sulla bocca l’aroma di una voce
che non sbiadisce
Non parlerei neppure al vento
per non farmi strappare
quelle note preziose
Gli lancerei invece
stille di rugiada
che m’hanno riempito gli occhi
come semi d’amore da far crescere
dopo che il mio di più non potrà
Ruberei l’armonia a un pittore
per farne alba e tramonto
e scegliere di che morire
se non mi cingeranno più le braccia
del mio sogno impossibile
Mi lascerò innamorare
anche se serve
a poco.
Mi lascerò innamorare
perchè utile!
Mi lascerò innamorare
perchè la vita
è bella tanto
quanto è bastarda.
Mi lascerò innamorare
perchè sennò
mi annoio
parecchio.
Mi lascerò innamorare
perchè sono contento.
Mi lascerò innamorare
perchè vorrei
fare l’ amore.
Mi lascerò innamorare
perchè sono
un uomo normale.
Mi lascerò innamorare
perchè vorrei
una donna all’ ultimo
grido.
E non la lascerò
più.
Frangiflutti
Coni in cemento
Mare nero
Nubi pesanti
Nel porto tra lingue di nebbia
gabbiani sfiorano acqua di petrolio
Strade spazzate da venti
attendono tormente
Nel giorno sempre più notte
una donna tende la mano per mezzo kroon
Aria gelida increspa un mare
sempre più scuro
Brillano luci di Tallinn
Cristalli di stelle
caduti nell'acqua
Luce mi fa socchiuder gli occhi
e alzare una mano al cielo.
Sorrido nella mente,
sei arrivata tu:
stagione che preannunci
la maturità.
Da un volo di gabbiani
apprendo che sei qua.
Gioisco nel profondo.
Se il raggio che mi colpisce
disegna la mia ombra,
basta ch’io mi sdrai a terra
per sentire ancora il suono
del mio cuore.
Tenebre della notte. Finestre della mente che si chiudono.
Vita che scivola nel sonno.
Per vedere oltre il buio dei pensieri.
Cavalli corrono sulla collina. Sembrano voler essere tutti altrove.
Li seguo con lo sguardo. Vorrei essere come loro.
Nero. Rumore di zoccoli.
Indomita criniera che si spezza in mille fili impetuosi. Sembra un’onda.
Lui mi vede e si avvicina. Sono io in altra forma.
Denti. Bocca che mi parla ed io non comprendo.
Calpestìo di zoccoli.
Sguardo che penetra nel fondo degli occhi.
Un lampo nella tempesta dei pensieri.
Non paura, né disagio. Solo voglia di essere altrove.
In altra forma.
Luce del giorno. Finestre della mente che accolgono luce.
Vita che accompagna ogni stanco giorno.
Per vedere oltre il buio dei pensieri.






