In quella chiesa
sulla collina
le vostre lacrime
scendono
lei è lì
distesa e senza vita.
Il dolore
vi sta spaccando
il cuore.
Era vostra madre
e vi supplica
di asciugare quelle lacrime
e domani vuole il sorriso
sulle vostre labbra.
Il dolore è forte
era la luce dei vostri occhi
la guida dei giorni.
Era vostra madre
e sarà al vostro fianco
asciugate le lacrime
è dentro il vostro cuore
e vi guiderà nel lungo viaggio
della vita!
Quanta tristezza è dovuta?
L’anima si spreca nel dolore della pace ;
ostinata non ha un vero scopo e tra le lenzuola si quieta
si inibisce mansueta cerca amore e a stenti logora paure.
Il perdono degli amanti non ha una precisa fine
cuori che si amano desiderosi d’avventura;
alla fine d’una storia respirano sollievo?
Cadono nel profano e si logorano la vita .
Ed io innamorato dell’amore combatto la mia di storia!
quella ch’ho sognato e avuto consumato e abbandonata ,
l’amante avventuriero che chiede solo il vero
un perdono sconsiderato per non aver capito.
Nel tempo molti cuori piangono ,muoiono di dolore!
si ricredono ma è troppo il tardi ,
si struggono in inutili rimpianti
cercano un trascorso e resta l’inutile sentimento.
È tu amante profumata dove eri quando ti dissi t’amo?
Mi sentivi e lo capivi ne compiacevi il fugace,
ora vaghi nell’ignoto sconosciuto e ti struggi di pallori
dalla sconsolata anima dannata !
Non perderti per me gli ultimi giorni della tua vita .
Il perdono degli amanti è tra la terapia degli illusi :
Credersi convinti dalle parole affermate ;
soluzione intuitiva generatrice di illusioni
resta l’abbandono e attimi di sospiri.
Come un gabbiano dall'ala spezzata
è un uomo senza l’amore.
Un’entità incompleta
che non sa volare
che non può volare
…perché volar da soli è solamente un’illusione…
…senza sapore, senza colore…
Due mezze metà,
create per unirsi
che da sole arrancano a sollevarsi,
come vele senza vento
come albatri impacciati
costretti a terra,
in un triste lamento…
In un pomeriggio uggioso
avvolto nell’oblio
di un recondito nascondiglio
mi ritrovo in modo repentino
sotto un cielo terso.
Circondato da un’accozzaglia
e da un infinito ciarpame umano,
continuo a blaterare in modo becero
al pari di colui che brama la vittoria della disputa
come panacea del nefando periodo.
Da zotico agiato, con abile stratagemma,
in modo furtivo mi trasformo
nel cocciuto artefice del mio destino
assaporando ebbro di gloria
il ghiotto boccone dell’amara vittoria,
Che con sagace eloquio riesco ad ingollare
ormai madido di sudore
al culmine dell’arduo compito.
La mia indole mi porta spesso ad agognare
ogni venale risorsa in un bailamme di pensieri
trasformandomi in un bislacco e ceruleo manichino
duttile e intonso, che con passo blando
e linguaggio forbito trasforma ogni cavillo
In un ineffabile abominio.
La vaghezza della mia idea si trasforma
in un tedio ghiribizzo
riportandomi in un luogo ameno e angusto,
ma consono,un luogo dove potrò vessare
le mie emozioni, con la flebile speranza
di svegliare la mia coscienza
in un mondo meglio di così
senza quella caterva di personaggi
che con dovizia di particolari
vogliono farci credere
a tutta un’altra storia
Scendo attraverso il flusso
delle tue lacrime
ne sono essenza
mi flagello
l'anima
lungo quel fiume
ho lasciato ferite
aperte
esonda
il mio perdono
orfano
delle tue sponde
senza sfiorarti
arrivo al mare
che disperde
i miei
errori
dissolto
nel sale
dei tuoi
occhi.
Cessata quella musica,
risuonava ancora
da qualche parte dentro me
da qualche angolo o fessura
sentivo circa un sibilo svegliarsi,
ma grave. Un rombo antico,
un ventilar di note susseguirsi,
avvicinarsi..
come un eco sempre meno lontano
quasi la vedevo, si levava
lieve dal suolo,
come la nebbia al mattino,
posata, dissolveva in volo
pareva un mugghio infuso nel vento,
qualcosa di raro, come se
se stesse giungendo il mare
traboccando..
per poi andarsene - lo sentivo -
in un momento.
le pagine raccontano i tuoi occhi
vedo il colore
vedo le tue labbra
non sento dolore
ora
voglio arrivare alla fine
non dimenticare
quel colore
che
illumina il sogno
si
paesaggi verdi illusori
distolgono il razionale
non mi accorgo
della mancanza
ne cavalco la scia
senza svegliarmi
cerco quel punto
che interromperà
il dolore.
Ho trovato un tuo capello
sul mio maglione nero
l’altro giorno.
Pensavo fosse mio, all’inizio,
ma poi ho guardato meglio
e l’ho toccato.
Una lunga inconsistente e sottile linea di te--
sopravissuta al passare del tempo,
aggrappata a me fino
all’ultimo momento.
L’energia statica delle due forze
sembrava essere praticamente indissolubile.
Un legame speciale li legava
come se la forza di una mano
non fosse sufficiente
per separarli.
Ad una delle estremità, improvvisamente,
il tuo capello si è poi liberato
ed io, ho esitato un momento,
prima di lasciarlo
cadere
nel vento.
Ho dentro di me, una pagina vuota. Potrei disegnarla con colori effervescenti, con poesie che escono dal cuore.
Potrei dire che va tutto bene, che è tutto perfetto.
Potrei accontentarmi di quel che ho. Oppure dare due schiaffi, a chi, è stupido dentro. Smetterla di voler cambiare, per nulla. Capire che siamo tutti imperfetti e corruttibili, che facciamo baldoria mentre i nostri figli guardano la tv.
Che i nostri figli lo faranno anche loro,quando cresceranno.
Che le donne prendono quello che trovano e quello che vogliono.
Ma in fin dei conti nemmeno me ne frega tanto.
Potrei scrivere tutto questo, ma mi rimarebbe solo questa inutile pagina sporca.
Vicino all’incredibile, ad un passo dal mare,
una lampada si accende e si spegne, nevrotica.
La vedi da lontano, o forse la immagini, perché non esiste.
Lui spalanca gli occhi pensando a Parigi, a le Champs Elysees, a Montmatre,
alle sigarette, agli stivali, allo scotch, alla spiaggia e alla capanna che sogna da sobrio.
Lei si confronta coi colori del cielo,
coi terzi e coi secondi, coi giorni finiti,
con gli intrugli sul vetro o il cristallo,
col mondo che ride, che gioca, ed invecchia.
Ci si trova più stanchi, alteri e impacciati, ogni volta che il mondo ci accusa.
Ci si trova leggeri, insicuri e felici, nelle lune che il sole ci eclissa.
Ma è stringendo le spalle e la cinta che il futuro ti viene a cercare,
per lasciarti un ricordo che pesa, un biliardo una stecca e la otto.
E se è pioggia soltanto, chi mai lo sa dire?
E se credo o non credo, lo puoi prevedere?
Senza dubbio mi costa un proverbio
tutto quello che riesco a capire,
e il fastidio che provi ogni notte
quando un sogno nel sonno svanisce.
La luna riesce a malapena
A rischiarare quel buio intenso
Nel silenzio della notte
Ombre
Figure oscure.
Poco lontano
un luccichio incerto,
un ritmato andare di passi…
se appartenessero a delle persone?
Chi va là?....
Chi va là?..
Chi va là?....
Dove vai proiettile?
Dove vai?...
Vai?...
Vai?....
Sembra facile andare avanti…
Andare avanti…
Nascosto dietro un fucile.
Si sente ovunque
Il sapore della morte….morte,
e il triste torpore del rimorso.
Tra quei cupi presagi,
il ricordo del paese lontano,
l’allegra campagna…
il dolce rintocco delle sette
quando incontrava
la sua dolce amata.
Ti hanno tolto lo studio, il lavoro..
Stanno distruggendo
I tuoi anni migliori..
Vorresti stendere la mano
Donare un sincero sorriso,ma… Quel fucile…
Quel proiettile…
Quel proiettile…
Fonte d’illusoria sicurezza..
Quel proiettile…proiettile..
Darà a una vedova
L’interrogativo
Di una morte senza perché.
Quel fucile
L’ombra di un’amore sfumato..
Chi va là?
Una società nuova
Una fila di croci, …di tombe.
Nel corridoio,
Nella stanza…
Nella penombra.
Ieri,
Oggi…
Domani…
Chi va là?
L’incertezza, la paura…
Il proiettile…
Il rimorso dell’amore.






