non lo faro' con te.
Accomodati
lasceremo parlare gli occhi.
Abbracciami con lo sguardo
stringimi forte
riempimi la pelle di te
senza limiti noi
senza freni.
Addosso
con tutte le ferite da rimarginare.
Cocci delle stesse vite.
Silenzi che ci urlano dentro
ma ora non dire niente
solo sospiriamoci in questo momento.
Un anelito di passione che ci inzuppi le ossa.
Un piccolo sorso di vita
per ritemprarci dalla lunga corsa verso noi
in quel per sempre tanto agognato
prestar le curve ed un suo fianco
al solito capriccio del mio mare
prima d’essere invaghito a mille
di un nuovissimo tramonto lento.
Andrò a rivederla dileguarsi
nel primo arrendersi del liso giorno
che consegnandosi al suo dio tempo
da verde a nera la fa diventare
così che con la notte io la confonda.
Questi occhi distrarrò nell'amaranto
d’antico cielo tutto riversato
nell'ultima pretesa di quel sole
che pur morendo nell'ingenuo inganno
vuol dare vita al replicar del mare.
Le lacrime perdono forza,
Urlo alla vita
Impedisco ai passi
Aspetterò senza sapere cosa,
I sogni di una notte

Oltre i vetri della mia finestra
il cielo sta esagerando un po’
e, quante volte gliel’ho detto,
non deve lui proporsi comprimario.
Appena finirà di piovere
farò entrare l’aria in questa stanza
e spegnerò la lampada in salotto
sul quale ho sonnecchiato sveglio.
Da parte lascerò la solitudine,
sopra il lavello la caffettiera vuota
e, fischiettando mezzo pomeriggio,
un libro, aperto al primo capoverso.
Dopo, scenderò nella mia strada
ad inchiodare nuovi riverberi di sole
e alzando gli occhi io lo saluterò.
Appena finirà di piovere…

dove le ombre danzano
su un ritornello funebre
e gli echi dei silenzi
sorpresi e interrotti
spalancano le loro bocche.
Qui dove gli orologi
contano i respiri e non il tempo.
O forse è lo stesso.
Ti accompagno
dove la morte è un sospiro
e nulla più di questo,
E gli occhi chiusi
continuano a vedere.
Un treno scomparso
in una stazione fantasma
mentre la banchina
si dissolve nel vapore
di una nebbia soprannaturale.
Solo un istante prima
i passeggeri ridevano
con addosso le maschere
fabbricate dalla notte.
Ognuno con la sua storia ignota
e una destinazione
altrettanto sconosciuta.
Ed ora mi chiedo
se i viaggiatori fossero sogni
oppure se lo fosse il viaggio...
O forse entrambi,
chiusi nei vagoni del nulla.
Intanto il fumo inghiotte
qualcuno senza più nome.
Cammino e sono più deserta
di queste strade mute.
lenta e monotonamente scorre.
Non si usura col tempo,
ma argina e pontifica.
Limita senza straripare,
trasborda senza ungere,
nutre senza saziare,
da acqua senza dissetare.
Puoi scorgerla in cielo,
ove ti par di vedere
grappoli di stelle,
che simili a stormi di uccelli
si raccolgono noiosamente
in preghiera.
Passo dopo passo,
lentamente agonizza,
spesso implode.
Puoi scorgerla ripiegata su
se stessa: spossata e ricoperta
di consunte vesti impregnate
di noia.
Come di consuetudine,
consumandoti come cera:
fra impercettibili fremiti,
senza far rumore,
prima tace e poi con un flebile
gemito lentamente ti spegne...
con una delicatezza infinita e arresa sulle labbra
una piccola piega di felicità intorno ad un cortile d'ombra e
voci minute sull'erba fresca.
Ora l'essenza si è dispersa in un campo di leggerezza
io l'ho racchiusa in un pugno di sole
mentre ti ho qui in un' Estate che conta le parole .
Una, due , tre ... le nuvole passano
mentre accarezzo il cielo
ti somiglia quella morbida in ritorno dal mare
serena si lascia cadere
in una goccia d'amore .
dal web
Conserva i tuoi sogni non puoi sapere quando ne avrai bisogno,
aggrappati ai ricordi segneranno la strada di ciò che sarai,
vivi l'oggi con la speranza nel cuore la gioia del passato e l'amore immenso del presente.
Non sono un ingegnere sono un poeta
il futuro lo sento
il presente lo vivo
il passato lo dipingo
ma sempre so chi ho per mano: tu oes
le tue note di tramontana
avessero l'aria ferma dello scirocco
quando incendia di viola le montagne
per avere poi tra uno specchio di stelle e un pensiero di luna
un venticello in ogni parola.
Ti rubo agli inverni e agli echi dei gabbiani , amore mio!
Possa tu avere senza tempo
l'anima affollata di vento
fugace in ogni fiato del cielo e fresco di schiuma di mare
un tocco leggero .
Dal Websi abbandonano ai monti.
che ha consumato i tuoi anni
e come un rituale
diventa
rumore o silenzio .

Dal Web
è diversa dalla mia.
Beccheggia tra le invitanti strade
fin troppo larghe perché anch'io
non le guadagni come gli altri.
Mi metterò, quindi,
lo zaino delle smanie in spalla,
provando a oltrepassare indenne
la folta siepe che separa me
dall'uniformità.
Quando sorrido e quando no,
avverto al cuore un’onda lunga
più o meno avendo l’impressione
d’essere io, io solo al mondo,
a saperlo fare.
In più,
chiudo gli occhi a quanto gira attorno
e li apro ai menestrelli della vita
col grave errore
di perdermi chissà che cosa della ruota.
No!
Non devo più nascondermi
nel collo altissimo di un dolce vita,
tra il pulviscolo di questo nuovo cielo,
in grembo a riccioli di nuvole
che… non sono mie!
No!
Non devo più nascondermi
nelle cantine delle dolci orme,
in pance di scintille di bellezza
o aggrappato come rospo raro
all’àncora scaduta d’annegati sguardi.







