Un sognatore illuso, un giocoliere.
Un bambino folle
drogato di malinconie.
Uccidi il poeta, se lo incontri.
Cova dentro il pericolo recato dall'innocenza.
La maledizione atavica della bellezza.
Un suo grave difetto l'anima.
Che insostenibile leggerezza !
Da parole nude plasma forme, immagini,
un piccolo mago , innocui artifici,
ma non per tutti sai...
Uccidi il poeta, se i suoi occhi ti sfiorano.
Uccidilo se ti legge attraverso.
Se ti legge attraverso.
So che non è vero
ma tra gli ostacoli di una parola e l’altra
io mi perdo giuro
io ci sono, resto qui torno tra un po’.
Giuro che vi sento, aspetto
ho visto cose che voi umani...
ho visto già, ma come ve lo spiego?
Io so già tutto.
Circuiti in panne dicono,
il corpo è lì ma non c è niente dentro
se solo il silenzio,
potessi io parlare senza diventare vento,
ma come fermo tutto questo movimento?
in due posti nello stesso momento,
mi nascondo
non una parola, aspetto
non ci sono ma vedo e sento,
ferma su una sedia sto correndo,
se solo il silenzio.
Basta poco prendo in mano il mio presente,
sto tornando, suda freddo il corpo
non ha digerito il viaggio.
In un attimo ho vissuto un’altra vita
e nessuno se n’è accorto.
Mi guardo dall'interno
e sono un movimento convulso
di nervi e sangue.
Da dentro sembro solo marea
E vedo un involucro di pelle
illuso nella sua forma
che cerca di contenermi, invano.
Straripo, fiume di sudore.
Sono in lotta con questa gabbia
dalle sbarre d'ossa e carne.
Eppure amo il mio carceriere.
Da dentro sembro solo marea.
E mi sento splendida.
se, nel raccontar l’ultimo sogno,
io cado come sempre prigioniero
sull’amaca d’inafferrabile mistero.
Tutto ciò che in una notte accade…
Rivedere gli occhi di mia madre.
Tutto ciò che in una notte accade
non è il frutto di una bizzarria.
È la speranza che mi fa un cenno.
Sono quella che non mi aspettavo più.
Quella che si abbraccia nella notte e si racconta favole.
Quella che non conosco, rigirandomi nel letto dei mie dubbi.
Cerco ancora quella me che non so dove sia.
Sento tutto l’amore dell’universo riversarsi in me ma non conosco amore.
Non ancora.
Vago sempre vago.
Forse vaneggio.
Forse la mia immaginazione galoppa così veloce che tutto ciò che vedo mi sembra reale.
Non comprendo il mio essere qui.
Non comprendo perchè vivo queste emozioni.
Il caos regna in me.
Regina di un paradiso perduto nei meandri della mia follia.
Custode di un segreto che chissà quando uscirà allo scoperto.
Vile vita che non mi dai una mano.
Scompensata mentalmente mi ritrovo ancora nei miei viaggi assurdi.
Violacei pensieri mi inducono a guardare oltre.
Non mi capacito di questo sentire.
Questa energia d’amore che mi percuote.
Sento il cambiare del tempo come i gatti il temporale.
Cullata dal mio divagare resto in balìa di questo mare in tempesta.
Onde si infrangono sui miei sensi.
Lasciandomi piccoli lividi nel cuore.
rimase il mare a fargli compagnia
ed acqua vide maltrattare l’acqua
con l’alba urgente e assai lontana.
Levò da riva la barca dei suoi sogni,
la incastrò nel ventre di una duna
e contro vento, contro sé e tutto
la ripulì dell’ultima infezione.
Lavò il cuore nel cono di lampara
per darlo in pasto ad una nuova era
e contro pioggia, contro sé e tutto
lo ripulì dell’ultima catarsi.
Guardò la notte a filo d’una lama,
smorzò ferite a lungo trascurate,
a certi unguenti la cipria mescolò
e finalmente il nuovo giorno scorse.
Si domandò se fosse stata colpa
di quella scarsa luce che l’invase,
se basta una carezza della quiete
per accettarsi, tutto, a tutti i costi…
Lenzuola intatte, non si suda.
Lei dorme e forse sogna il cielo
mentre io, vinto alla grande il sonno,
guardo un lento muoversi di curva,
raggio di luna entrato nella stanza
a separare chiari e scuri alla parete.
Mi accorgo che ci sono anch'io
tra i riflessi del pacifico silenzio.
Il giorno andato mi rilascia vita
da accatastare ai ricordi miei.
L'alba forse ritarderà l'arrivo,
regala più tempo per le verifiche.
Le dita esplorano la dura pelle
cogliendo qua e là scaglie di credito.
Sto pensando che mi voglio bene,
ci sono anch'io mentre lei dorme.
anche oggi ti devo raccontare
di una giornata uguale alle altre,
di chilometri, di ansie, di sospiri
e facce tristi nelle tristi strade.
È da un po’ che non ti scrivo,
che non ti chiedo come stai,
come procedono i tuoi sogni,
in quale paradiso ora ti trovi
Beato te che trovi il tempo
di ammazzarlo, questo tempo,
con l’arma aguzza della fantasia
viaggiando gaio a mille all’ora,
di qua le curve d’una donna bella
di là segmenti tra nuvole lontane
al ritmo di certi versi irresistibili
che avrai composto in arcobaleno
Caro me che né ti vedo né ti sento
nell'atto di sincronizzare l’ora
o nei bollenti fumi dei caffè
che io consumo per sentirmi vivo.
Salutami l’immobile carrubo
sotto la cui ombra m’assopivo
in quei speciali caldi pomeriggi
che il mare tuo e mio tradivo.

Immagine dal web.
A Te ci si rivolge da figli,
In Te ho trovato un Padre.
Tu hai messo una luce nel nostro cuore,
Tu più di noi conosci la bellezza la profondità del nostro sentimento.
Tu puoi tenerci per mano lo hai sempre fatto,
la mia donna ha sussurrato "Lui ti ascolta".
Ha ragione Tu ascolti sono io che ho smesso di parlarti.
Perdonami ora voglio esserti vicino...
io da figlio mi sento meno solo.
Noi da innamorati rifletteremo la luce che hai posto nel nostro cuore ed i passi che faremo saranno più luminosi.
forte e rigoglioso
necessita di luce
acqua e vento
linfa divina
ma se arriva la tempesta
l’albero scuote i suoi rami.
Alcuni saranno spezzati
e poi moriranno.
Rami che diverranno secchi.
Anche in amore
la tempesta
fa cadere i rami secchi.
Persone
che ci hanno amato
e che con un soffio di vento
sono volate via
spazzando
le nostre certezze.
Mai e poi mai
permetterò accada nuovamente.
La felicità la costruisco da me
senza attendere.
Sarò la mia luce e la mia acqua
e il respiro sarà tutto quello che mi necessita
perchè quello che mi serve è solo
essere.
Echi di voci perdute
si smembrano nell'etere,
riverberi di persone scomparse
ed io cerco i tuoi colori
contrastando dissolvenze.
Pallida la rosa sopravvissuta
nei giardini del tempo.
Perlacea lacrima di rugiada.
Antico il profumo contaminato
da polvere e impurità
attraversa le narici
e passa greve al cuore.
L'essenza del sangue resta visibile
anche quando esso è secco.
E la morte ha, perfino lei,
un' oscura grazia danzante.
chiudo orecchi e cuore,
cammino,
tra le vie di una città di luci appena sfuocate,
sollevo sulle punte la mia anima inquieta,
sfiorando il selciato che s'adombra.
Cammino senza fretta,
con in tasca i miei pensieri,
dolce peso che non duole,
e respiro questa aria umida di pioggia,
che ricopre come velo ricamato.
Da lontano giunge il rumore delle onde
che mi chiama,
silenzioso, tutto è nitido e pulito,
sotto la volta scura.
Nella notte mi nascondo
mentre cerco di non incontrare la mia paura.
So che un giorno arriverà,
e i suoi occhi saranno gelo...






